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CONTRO LO SCONTRO DI CIVILTA'

Qualche giorno fa è apparso su Repubblica questo articolo di Gilles Kepel esperto dell' islamismo radicale e già consigliere di Chirac  , ove racconta dei suoi scontri con Hungington e suoi seguaci , riportiamo in calce anche il link ad un commento di Limes

 

Le profezie sbagliate sull'islamismo

di GILLES KEPEL

Mi ricordo una colazione al Club dei Professori di Harvard con Samuel Huntington, qualche anno dopo la pubblicazione del suo famoso articolo, poi del suo libro, sullo Scontro delle civiltà. Avevo voluto vederlo perché, per elaborare il suo argomento, aveva usato fra l'altro il mio libro La rivincita di Dio. In quelle pagine spiegavo come, negli Anni Settanta, si fossero sviluppati i movimenti politici religiosi all'interno del Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islam. Avevo voluto tracciare dei paralleli trans-religiosi fra quei fenomeni; dimostrare come, benché in modo diverso, ciascuno dei tre fosse nato in reazione alla crisi della modernità e del mondo industriale, all'indebolimento delle solidarietà sindacali e operaie dopo la scomparsa del lavoro in fabbrica, l'aumento della disoccupazione, e così via.

Paradossalmente, però, Huntington aveva attinto soltanto alla parte islamica del mio libro, usandola per argomentare il carattere eccezionale dell'Islam. Su questo aveva fondato una visione univoca dell'Islam senza capire che all'interno di quella fede si opponevano varie forze, si scontravano per controllarlo, o per imporre una divisione tra il riferimento laico e quello religioso nella lotta politica e nello spazio pubblico. La discussione con lui quel giorno fu cortese, ma affiorarono posizioni radicalmente diverse.

Qualche anno dopo arrivò l'11 settembre 2001. Huntington conobbe un secondo trionfo: gli attentati di Al Qaeda, agli occhi di gran parte dei commentatori, convalidavano le sue tesi e il carattere assolutista dell'Islam; trasformavano la gran massa dei fedeli in seguaci di Bin Laden.

Dal canto mio, nel libro "Jihad, ascesa e declino dell'islamismo", avevo cercato di spiegare che l'islamismo attraversava, appunto, un declino. Infatti, si era spaccato. Da un lato, vi erano i gruppi radicali destinati a usare sempre più la violenza, nella speranza che quella avrebbe svegliato le masse e innescato la rivoluzione islamica. Quei gruppi erano una versione musulmana delle Brigate rosse, o della Rote Armee Fraktion tedesca. Dall'altro lato, vi erano islamisti come l'Akp turco, pronti a partecipare al sistema politico, destinati poi a vedere la propria dottrina dissolversi nel pluralismo, e a riconoscere che la sovranità deriva dal popolo e non da Allah: la democrazia. Il 12 settembre, mentre Huntington trionfava nei media, certi giornalisti francesi chiesero la mia rimozione dalla cattedra, tanto i miei scritti parevano a loro privi di senso.

Eppure oggi, che sono trascorsi 10 anni, quell'analisi mi sembra giusta. L'estremismo islamico, di cui Bin Laden era l'emblema, non è riuscito a trascinare le masse del mondo musulmano. Al Qaeda è ridotto a una setta priva di fecondità politica. D'altro canto, i regimi autoritari e dittatoriali dei vari Mubarak e Ben Ali, ritenuti dagli occidentali "baluardi" contro l'estremismo islamico, sono anch'essi diventati obsoleti. Oggi i popoli arabi sono emersi da quel dilemma - stretti fra Ben Ali o Bin Laden. Hanno fatto di nuovo ingresso in una storia universale che ha visto cadere le dittature in America Latina, i regimi comunisti nell'Europa orientale, e anche i regimi militari nei Paesi musulmani non arabi, come l'Indonesia e la Turchia. Di conseguenza, gli islamisti che proponevano la partecipazione politica all'interno di un sistema pluralista sul modello turco, oggi prevalgono, anche se in Egitto non sono stati capaci di imporre il proprio vocabolario politico, e sono costretti - senza pregiudicare gli sviluppi futuri - a seguire le rivoluzioni democratiche arabe, anziché invocare la sovranità di Allah. Perciò, credo che il sociologo politico abbia avuto ragione rispetto a certi studi che riducevano la società a dei testi ideologici.

Molti, con grande ingenuità, ora scrivono che l'islamismo è scomparso, che gli arabi assomigliano agli europei o agli americani. La realtà, però, è più complessa. Gli arabi, infatti, stanno costruendo una modernità, esitante. Non è un caso che la prima rivoluzione araba sia avvenuta in Tunisia, e che lo slogan più celebre sia stato espresso in francese: "Ben Ali dégage", "vattene", ripreso fedelmente dagli egiziani in un Paese dove quasi nessuno parla più il francese. Gli egiziani l'hanno ascoltato su Al Jazeera ed è divenuto uno slogan rivoluzionario. In Tunisia vi è un vero pluralismo culturale franco-arabo. Questo ci fa capire la vera natura delle rivoluzioni in corso: radicate nelle culture locali, e al tempo stesso nelle aspirazioni universali, con tutte le difficoltà che ciò comporta.

(Repubblica.it, 05 marzo 2011 )

http://www.wikio.it/article/gilles-kepel-profezie-sbagliate-islamismo-repubblica-251610651

ecco il commento di Limes

http://temi.repubblica.it/limes/una-civilta-ibrida-tra-europa-e-mondo-arabo/21042?com=21042#scrivicommenti

 

LA SPERANZA CHE VIVE CON MALALA

Castruccio questa volta ci regala un pezzo molto lirico e molto bello su come può rinascere la speranza di un mondo più civile

Malala, Elsa e tutti gli altri ragazzini che salveranno il mondo.

 

 

Malala Yousafzai è stata dimessa dalla clinica di Birmingham dove le hanno ricostruito il cranio. Non c'è stato bisogno di far nulla per la sua volontà di continuare a combattere. Che analogia nel suo fare con quanto scrisse Elsa Morante.
 
Malala ce l'ha fatta. Bene.
La ragazzina di quindici anni non ancora compiuti (è nata il 12 luglio 1997) che, rivendicando il suo diritto all'istruzione, ha sfidato i talebani sta guarendo.
Lo dice lei stessa in un video che gira nella rete: «Oggi potete vedere che io sono viva, posso vedervi, posso parlare, miglioro giorno dopo giorno. Questo è grazie alle preghiere delle persone, perché tutti, uomini, donne e bambini hanno pregato per me. Dio mi ha voluto regalare questa nuova vita».
Le pallottole che gli integralisti le hanno piazzato in testa lo scorso ottobre all'uscita dalla scuola le hanno fracassato il cranio ma non sono state sufficienti né ad ucciderla e neppure a scalfire la sua voglia di vita e la sua determinazione.
La chirurgia le ha ricostruito, con il titanio, parte del cranio ma la sua voglia di continuare a combattere per il diritto all'istruzione e alla cultura non ha avuto bisogno di alcun intervento. E' rimasta com'era: forte, salda e serena. Come di quelli che han la certezza della ragione. E questo ben lo si comprende dal seguito del suo messaggio:«E' la mia seconda vita, io voglio servire le persone. E vorrei che ogni ragazza, ogni bambino ricevesse un'educazione, per questo abbiamo creato il fondo Malala».
Accidenti, quanta leggerezza. 
Non pare neppure che parli della sua quasi morte. E neppure di un programma rivoluzionario. E neppure di voler sovvertire un ordine radicato e millenario. Anzi sembra proprio che stia dicendo di una cosa normale. La più normale per una ragazzina della sua età. Che stia quasi parlando di un gioco. E il suo tono di voce è tranquillo.
Riecheggiano nelle sue altre parole: «…Nessuno conosce veramente un altro, se non lo ama. Ciascuno di tutti gli altri,è conosciuto solo da chi lo ama. E ciascuno di tutti gli uomini e le donne, ciascuno è straordinario, è un universo favoloso, è, in fondo, senza colpa, innocente. Ma solo chi lo ama lo sa». (1)
Ora si propone la ragazzina Malala per il premio Nobel. Il Nobel per la pace assegnato a lei che vuole la rivoluzione.  E come prevede il regolamento ci si devono mettere in tre. Tre membri del parlamento svedese che hanno fatto loro la proposta di un indo-pachistano-canadese Tarek Fatah.
Gli adulti, i grandi come dicono i bambini, per darsi un senso devono, ancora una volta fare ricorso ai ragazzini perché: “ Ah, Dottori Dottori! alla vostra età! /con tutto che vi addottorate e vi baccalaureate/ e vi improfessorate nelle Università/ e la storia e la geografia studiate viaggiate vi scafate, le macchine fabbricate/ sviscerate la scienza/ inventate l’atomica e il volo lunare/però questa primaria lezione dell’esperienza/ ancora non la volete imparare?”
Ché poi come ben sanno i più saggi, che sono i bambini, non rimane altro che vivere con gioco, «…divino perché non c’è nessuna promessa/o speranza di guadagno». Perché alla fine è tutto qui.
Così, con profetica lucidità, scriveva Elsa Morante nel 1968 nel Mondo salvato dai ragazzini. Testo anomalo, forse, certamente non sempre capito che ancora oggi, dimostra la sua straordinaria forza, la sua straordinaria ragione e, per un gioco del destino anche la sua attualità. Non sarebbe male se Malala incontrasse queste righe e scoprisse che una grande rimasta ragazzina la pensava come lei. O viceversa.
E sarà bellissimo quando ricevendo il Nobel dirà, con altre parole, s'intende, qualcosa del tipo:
 
 
Sarebbe una magnifica stravaganza
di scavalcare tutti insieme i tempi brutti

 

in un allegro finale: FELICI TUTTI!

 

Forse, il primo segreto essenziale

 

della felicità si potrebbe ancora ritrovare.

 

L’importante sarebbe di rimettersi a cercare.

 

 
E forse crescerà il numero dei F(elici) P(ochi).
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  1. E. Morante, Opere, Mondadori, Milano, 1990, vol. I, p. LXIII.
  2. E. Morante, il Mondo salvato dai ragazzini, La canzone degli Infelici Molti e dei Felici Pochi

 

http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2013/02/malala-elsa-e-tutti-gli-altri-ragazzini.html

Integralisti che si meritano un grazie dagli islamofobi

 

GLI INTEGRALISTI DI TIMBUCTU SI MERITANO UN GRAZIE DAGLI ISLAMOFOBI

Barbari ! Il semplice ed efficacie commento di un amico su FB di fronte alla stupida e criminale ignoranza del gruppo Ansar Adine affiliato ad Al Qaeda che sta distruggendo monumenti dichiarati patrimonio dell'umanità a Timbuctù.

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/23/news/islamisti_mali_timbuctu-49341545/

Questa gente si merita un grazie da parte di tutti gli islamofobi del mondo non solo perchè alimenta la nomea di inciviltà per tutti i seguaci del Corano , ma perchè contribuisce a distruggere il ricordo delle realizzazioni di un grande periodo di fioritura di un raffinatissimo impero Mussulmano.

Le motivazioni della decisione dell' UNESCO che riportiamo qui sotto ricordano come quelle realizzazioni furono compiute tra il XV e XVI secolo iniziate durante il regno del sultano Kankan Moussa e terminate su impulso di un Qadì , quando Timbuctù aveva 100.000 abitanti , con 25.000 studenti coranici .

http://whc.unesco.org/en/list/119

Ma la furia degli analfabeti di Ansar Adine vede in quelle opere d'arte dedidicate a "Santi Mussulmani"un nesso con tradizioni del periodo pre islamico e quindi da distruggere

http://www.repubblica.it/esteri/2012/07/02/news/mali_integralisti_distruggono_una_moschea_a_timbuctu-38373211/

In realtà come testimonia E.Rogan nel recente "Gli Arabi" i salafiti da cui discende Al Qaeda riuscirono a affermarsi   nel XVII e XIX secolo in Arabia  in alleanza con le tribù Saudite , tra l' altro distruggendo con la medesima motivazione mausolei di santi e predicatori mussulmani in nome della purezza religiosa .

Gli islamofobi ringraziano

 

Donne arabe sul web per l' uguaglianza e il progresso

Mouse in pugno, donne arabe dal web chiamano alla lotta

In dieci giorni migliaia di adesioni a campagna uguaglianza

12 ottobre, 15:43

 


Le donne del Cairo, da Piazza Tahrir alle piazze digitali


 

(di Maria Novella Topi) (ANSAmed) - ROMA, 12 OTT – Si chiamano Yasmina e Nur, Dalia e Asma, Hana e Zadra, e ci mettono la faccia. Sono solo alcune delle migliaia di donne che stanno aderendo con ritmo sempre piu' incalzante alla campagna lanciata sul web il primo ottobre con il titolo ''The uprising of women in the Arab world'' per l'uguaglianza e la pari dignita' nei paesi arabi.

Da quando l'attivista Diala Haidar (libanese) e le sue compagne Yalda Younes (libanese), Farah Barqawi (palestinese) e Sally Zohney (egiziana) hanno creato una pagina Facebook perche' tutte le donne interessate potessero esprimere solidarieta' e condivisione, un tumultuoso torrente di consensi ha quasi travolto le organizzatrici. In pochi giorni le adesioni sono arrivate quasi a quota 40 mila e continuano a crescere.

L'impressione e' che l'iniziativa e le adesioni siano nate soprattutto dal timore che, accantonate le primavere arabe, i nuovi governi sorti dopo le cacciate dei dittatori, dissipassero in breve i contenuti di democrazia e uguaglianza che avevano riempito le piazze. Le donne sono scese nelle strade del Cairo e di Tunisi, a Beirut e a Sanaa, a Gaza e ad Algeri insieme con i loro compagni, mariti, fratelli, spesso brutalmente picchiate proprio come gli uomini. E il terrore ora e' che sia in atto un colpo di coda intransigente e acido contro quell'universo femminile che finora non si e' dotato di voce e peso propri. E se poi si guarda a cio' che continua ad accadere in Paesi come la Tunisia e l'Egitto si possono comprendere questi timori: il mese scorso a Tunisi una ragazza che era stata violentata da due poliziotti si e' vista accusare di 'comportamente indecente'. In Egitto le frange piu' integraliste stanno proponendo di inserire nella nuova costituzione norme come il matrimonio per le bambine, la legalizzazione delle mutilazioni genitali, l'attacco ai diritti delle donne soprattutto nei settori lavorativi e dell'istruzione.

Ecco allora che dalle piazze reali le organizzatrici della protesta hanno portato le donne nella piazza virtuale, perche’ si esprimessero e mostrassero sul web quello che non possono mostrare nella societa' e rispondessero al perche' si schierano con la ''Rivolta delle donne del mondo arabo''.

Un elenco interminabile di 'Mi piace' ha allora occupato il sito, ragazze giovani e sorridenti, donne meno giovani talvolta con il velo, ma tutte con gli occhi ben diritti in quelli che le osservano. Senza nascondersi, ma anzi mettendoci la faccia, inalberando cartelli e lasciando pensieri e opinioni. A valanga i post (anche di molti uomini, uno di loro si nasconde perche' dice di vergognarsi) chiedono voce per le donne, uguaglianza, rifiutano le imposizioni, il velo, restare indietro, nell'ombra. In arabo, ma anche in inglese e francese, le ragazze scrivono: ''Rifiuto l'idea di dover dire se sono o meno vergine prima di sposarmi...''; ''Basta con gli uomini con la mentalita' dell'eta' della pietra...''; ''Le donne sono fatte per essere amate, non usate; le donne sono fatte per essere coccolate, non abusate, le violenze sessuali devono essere punite, non scusate...''.

Tutto questo, afferma Haidar, ci fa ben sperare perche' ''si rafforzi la Dichiarazione Universale per i diritti umani e la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne (Cedaw)'', e si affida ad uno degli slogan della campagna: ''Dobbiamo continuare la rivoluzione per eliminare lo sciovinismo maschile che trasforma ogni uomo in un dittatore nei confronti di sua moglie, sua figlia, sua sorella e persino di sua madre''. (ANSAmed).

 

Questo il sito FB di Uprising of women in Arab World

http://www.facebook.com/intifadat.almar2a

New York : libertà di opinione e incitamento all'odio

Anche a New York c'è chi soffia sul fuoco dell' islamofobia , in questo caso un gruppo filoisraeliano, molto importante ci sembra la presa di distanza di un importante Rabbino

 

Islam: dipinge su poster anti-jihad, egiziana arrestata a NY

Columnist Mona Eltahway, la mia era protesta non violenta

26 settembre, 17:17

 

 

(ANSAmed) - NEW YORK, 26 SET - La columnist americana di origine egiziana Mona Eltahway e' stata arrestata a New York per aver sfregiato con vernice a spruzzo rossa uno dei poster anti-islamici affissi in snodi centrali della metropolitana di New York da un gruppo pro-Israele, l'American Freedom Defense Institute.

''In ogni guerra tra l'uomo civilizzato e il selvaggio appoggi l'uomo civilizzato. Appoggia Israele. Sconfiggi la Jihad'', si legge sui manifesti affissi in dieci stazioni tra cui Grand Central e Times Square, nel cuore di Manhattan,.

''La mia e' una protesta non violenta: un atto di libera espressione'', dice la Eltahaway, una columnist del Guardian, in un video diffuso sul sito web del New York Post in cui si vedono due poliziotti che la arrestano.

''Sono egiziana-americana e rifiuto l'odio. Ma ecco cosa succede in questo paese quando protesti in modo non violento'', dice la giovane donna diventata famosa in giugno per un saggio su Foreign Policy intitolato ''Perche' ci odiano'' sulla condizione della donna nel mondo islamico.

I manifesti erano stati affissi con l'imprimatur di un tribunale di New York che li aveva giudicati una espressione ''politica'', pertanto protetta dal Primo Emendamento della Costituzione che vigila sulla liberta' di parola.

L'operazione ha scatenato proteste a tutto campo, comprese quelle di esponenti della comunita' ebraica newyorchese: oggi sul New York Times il rabbino Rick Jacobs, della Union for Reform Judaisms, li ha condannati come un ''incitamento all'odio dei musulmani''. Secondo Jacobs, i poster ''servono anche a rafforzare un terribile stereotipo, presentando me e altri che amano Israele come gente che si considera superiore ai musulmani. Questa caratterizzazione non serve che a incitare all'odio degli ebrei''

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/egitto/2012/09/26/Islam-dipinge-poster-anti-jihad-egiziana-arrestata-NY_7535039.html

L'estrema destra tedesca propaganda il film antiislamico

 

Come riporta il Guardian un gruppo di estrema destra tedesco si prepara a diffondere il film “innocenza dell' islam”


http://www.guardian.co.uk/world/2012/sep/16/germany-group-anti-islamic-film

Una previsione: filo nazi e cripto nazi in giro per il mondo propaganderanno il film , dopo aver collazionato dichiarazioni varie sulla libertà di espressione , il rifiuto dell'odiosa censura, Voltairre e l' illuminismo , ritorneranno a chiedere che la libertà di espressione, il rifiuto dell' odiosa censura, Voltaire e l'illuminismo siano applicati alla loro ancor più vomitevole propaganda negazionista dell'olocauso

La strage di Bengasi , i Fratelli mussulmani e la Santanchè

 

Il vicepresidente dei Fratelli Mussulmani ha inviato una lettera al governo americano per i tragici fatti di Bengasi e delle altre città arabe . lettera auspicabilmente sincera che non manca di toni e accenni di tolleranza, relativismo , responsabilità individuale non estensibile collettivamente …Riportiamo anche il commento della on Daniela Santanchè ex membro del governo Berlusconi, esponente del partito italiano più rappresentato in Parlamento e stando a ciò che si dice , ascoltata consigliera dell' ex premier , nonché opinion leader invitata a numerosi talk show televisivi

 

 

Il mondo di oggi è un villaggio globale, le nazioni non sono mai state così vicine. In un mondo come questo, il rispetto per i valori e i simboli – religiosi e di ogni altro genere – che le nazioni hanno a cuore è un requisito fondamentale per poter costruire relazioni sostenibili e reciprocamente vantaggiose.
Nonostante il nostro dispiacere per la produzione di pellicole come quella che ha scatenato le violenze dei giorni scorsi, non riteniamo che il governo degli Stati Uniti o i suoi cittadini siano responsabili per il comportamento dei pochi che abusano della legge che protegge la libertà di espressione.
In un nuovo Egitto democratico, i cittadini egiziani hanno il diritto di far sentire la propria rabbia per questi fatti, e si aspettano che il loro governo protegga e sostenga la loro libertà di manifestare. In ogni caso, va fatto in modo pacifico e nel rispetto della legge.
L’intrusione dei manifestanti egiziani nei locali dell’ambasciata degli Stati Uniti è illegale secondo il diritto internazionale. Il fallimento della protezione da parte delle guardie di sicurezza dovrà essere indagato.
Siamo felici che non sia rimasto coinvolto nessun funzionario del personale dell’ambasciata del Cairo. L’Egitto sta attraversando un periodo di rivoluzione e cambiamento, e la rabbia del popolo deve essere affrontata in modo responsabile e con cautela. Le nostre condoglianze vanno al popolo americano per la perdita del loro ambasciatore e degli altri tre membri dell’ambasciata in Libia.
Ci auguriamo che le relazioni che sia gli americani che gli egiziani hanno costruito con il lavoro negli ultimi due mesi siano abbastanza solide da superare le turbolenze di questa settimana. Le nostre nazioni hanno molto da imparare reciprocamente nella costruzione di un nuovo Egitto.
Khairat El-Shater
Vicepresidente dei Fratelli Musulmani
Il Cairo, 13 settembre 2012

http://www.iljournal.it/2012/i-fratelli-musulmani-egiziani-scrivono-agli-americani/388581

 

Daniela Santanchè replica a modo suo alla morte dell’ambasciatore Usa a Bengasi. Per l’esponente del Pdl “l’islam è una religione assassina” e quanto accaduto per la proiezione del film sulla vita di Maometto ne è la prova. “Ciò sia un monito anche in Italia – aggiunge – a quanti hanno fatto festa per la cosiddetta ‘primavera araba‘ come risveglio della democrazia e si ostinano a non considerare l’Islam come una minaccia per la libertà dell’Occidente”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/12/libia-santanche-islam-religione-assassina/349924/

 

Edera Rossa : il pluralismo religioso secondo "il Giornale"

Il punto al quale dovrebbero rispondere i giornalisti del Giornale credo sia quello relativo al loro impegno a favore della difesa della laicità nei paesi mussulmani. Fino ad adesso abbiamo visto più che altro proteste per la presunta mancanza di reciprocità intesa unicamente come diritto dei mussulmani in Italia collegato ai diritti dei cattolici nei paesi mussulmani.

A parte l'assurdità di una tale impostazione( in virtù della quale in un paese gli immigrati avrebbero diritti a seconda del paese di provenienza e che farebbe sì che una persona, scappata dal suo paese perchè perseguitato , questa non potrebbe intervenire nel dibattito politico come fosse corresponsabile proprio di quanto fanno quelli da cui ha dovuto scappare ) ii giornalisti del Giornale, ma più in generale quanti condividono la detta impostazione , dovrebbero dire se sono favorevoli a che le eventuali richieste italiane ai paesi mussulmani riguardino non solo la libertà dei cattolici , ma anche quella di protestanti, ebrei, atei, buddisti, e così via. Se invece si continua a chiedere maggior libertà solo, o soprattutto, per i cattolici , questo significa che il loro attacco agli atei e razionalisti per l'indifferenza alle manifestazioni religiose dei mussulmani in Italia, non è frutto di una idea di parità di diritti fra le religioni, ma solo una occasione per attaccare degli avversari del cattolicesimo.

Il punto , si è ormai capito, non è quello di sapere se i membri dell'UAAR sono per la parità di diritti fra tutte le religioni e non sbilanciati in senso anticattolico; lo scopo di questi attacchi è voler creare una cortina di fumo per nascondere i veri interessi di cui sono portatori certi giornali e chi ci sta dietro : il cattolicesimo di stato come baluardo di interessi conservatori e di giochi politici dal respiro più corto possibile, perchè ogni giorno deve avere il suo baratto, e lo stato laico può attendere.

EDERA ROSSA

 

 

L'UAAR dà una lezione di civiltà al Giornale

Il "Giornale" della famiglia Berlusconi fornisce un' ennesima prova di come fare polemica assimilando vicende del tutto differenti. In questo caso si tratta dell' accusa all'Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti di criticare i raduni cattolici ma non quelli islamici. Facciamo seguire la replica dell' Uaar , in fondo il link all' articolo del giornale

 

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L’Uaar ha paura dell’islam? Una replica al “Giornale”

Il Gior­na­le ha bac­chet­ta­to l’Uaar per non non aver cri­ti­ca­to il ra­du­no de­gli isla­mi­ci di Mi­la­no, al con­tra­rio di quan­to fece in oc­ca­sio­ne del­la vi­si­ta del papa di giu­gno. Come se i due even­ti fos­se­ro pa­ra­go­na­bi­li.

Mas­si­mo M. Ve­ro­ne­se ha in­fat­ti in­si­nua­to che il no­stro at­teg­gia­men­to (dif­fu­so a suo dire an­che tra le or­ga­niz­za­zio­ni fem­mi­ni­ste e omo­ses­sua­li) sia do­vu­to alla “sgag­gia de­gli eroi”. Ep­pu­re non è così dif­fi­ci­le ca­pi­re che l’Uaar si at­ti­va cri­ti­ca­men­te nei con­fron­ti di una re­li­gio­ne sol­tan­to in oc­ca­sio­ne di com­por­ta­men­ti che mi­na­no (po­ten­zial­men­te o con­cre­ta­men­te) i di­rit­ti dei cit­ta­di­ni non cre­den­ti e/o la lai­cità del­lo Sta­to.

Nel caso con­cre­to, l’Uaar cri­ticò l’In­con­tro mon­dia­le del­le Fa­mi­glie sia per i co­spi­cui fi­nan­zia­men­ti pub­bli­ci ri­ce­vu­ti (qua­si die­ci mi­lio­ni di euro), sia per la vel­leità del­le ge­rar­chie ec­cle­sia­sti­che di im­por­re a tut­ti un uni­co mo­del­lo di fa­mi­glia “vera” che è or­mai tale sol­tan­to all’in­ter­no del­la loro dot­tri­na. La realtà è as­sai più di­ver­si­fi­ca­ta, e sa­reb­be tem­po che ne pren­des­se atto an­che la leg­ge ita­lia­na, sola tra i pae­si nell’Eu­ro­pa oc­ci­den­ta­le a uni­for­mar­si an­co­ra al mo­del­lo uni­co di stam­po cat­to­li­co.

Tut­ta­via, l’Uaar non ha mai cri­ti­ca­to i me­ga­ra­du­ni con­fes­sio­na­li com­ple­ta­men­te au­to­fi­nan­zia­ti, sia­no essi cat­to­li­ci, dei te­sti­mo­ni di Geo­va o mu­sul­ma­ni. Il no­stro pun­to di vi­sta è mol­to sem­pli­ce: i cit­ta­di­ni sono ugua­li di fron­te alla leg­ge in­di­pen­den­te­men­te dal­le loro con­vin­zio­ni in ma­te­ria di fede, e le re­li­gio­ni de­vo­no es­se­re con­si­de­ra­te or­ga­niz­za­zio­ni pri­va­te che si de­vo­no man­te­ne­re con i pro­pri mez­zi, esat­ta­men­te come tut­te le al­tre or­ga­niz­za­zio­ni pri­va­te.

Il Gior­na­le può le­git­ti­ma­men­te non con­di­vi­de­re tale im­po­sta­zio­ne, ma non può rap­pre­sen­ta­re in modo fal­so un’as­so­cia­zio­ne che, tal­vol­ta an­che eco­no­mi­ca­men­te, so­stie­ne co­lo­ro che in pae­si a mag­gio­ran­za isla­mi­ca si bat­to­no per le ra­gio­ni del­la lai­cità, del­la ra­zio­na­lità e del­la li­bertà di espres­sio­ne, spes­so met­ten­do a re­pen­ta­glio la pro­pria li­bertà per­so­na­le, se non la pro­pria vita.

Non fac­cia­mo scon­ti a nes­su­no, noi.

Raf­fae­le Car­ca­no, se­gre­ta­rio Uaar

 

www.uaar.it/news/2012/08/21/uaar-ha-paura-dell-islam-una-replica-al-giornale/

 

www.ilgiornale.it/news/milano/i-miracoli-dellislam-spariti-femministe-atei-e-indignados-830601.html

 

 

 

Italiani in Tunisia per la difesa della rivoluzione democratica

Una famiglia italiana in Tunisia ha costituito un blog "gli italiani di Cartagine" che come spiegano nella home page

“Gli Italiani di Cartagine” è il nome datoci dai nostri vicini nelle giornate in cui il popolo tunisino proteggeva se stesso e chiunque fosse loro vicino - compresi la nostra famiglia- dalle milizie di Ben Ali. Italiani di cartagine e' oggi uno spazio libero per raccontare la "nuova" Tunisia attraverso gli occhi un gruppo di amici italiani residenti e impegnati sulle due sponde del mediterraneo.

Un blog coraggioso , attualmente impegnato nella difesa dei diritti delle donne a cui va tutto il nostro augurio e sostegno

italianidicartagine.blogspot.it/

 

it.wikipedia.org/wiki/Non_ho_pi%C3%B9_paura

 

 

Non ho Piu Paura, Tunisia Diario di Una Rivoluzione

Non ho Piu Paura, Tunisia Diario di Una Rivoluzione
Il primo libro di Italiani di Cartagine in tutte le librerie d'Italia e in Tunisia

 

 

 

Una speranza da Tunisi

Il 1 maggio una grande e pacifica manifestazione sindacale a Tunisi sembra riequilibrare i timori sull' evoluzione politica di quel paese causati da recenti episodi di intolleranza

 

PRIMO MAGGIO A TUNISI

di Paolo Hutter
 

Le bandiere tunisine son già rosse di per sé e frusciavano leggere alla brezza ormai quasi estiva. C’erano ragazze che giravano avvolte. Il secondo Primo Maggio dopo la Rivoluzione è stato il primo veramente sentito, un appuntamento vissuto con un crescendo persino esagerato di crucialità politica.

Al di là del numero cospicuo di partecipanti, è stato un trionfo – sotto tutti i punti di vista – della Ugtt, (Unione generale dei lavoratori tunisini) lo storico sindacato tunisino già così importante nella indipendenza dalla Francia come nell’abbattimento del regime di Ben Alì. Ed è stata una soddisfazione per tutti, perché la giornata si è svolta senza incidenti nonostante le abbondanti “gufate” da più parti. La vittoria tattica della Ugtt era già stata evidente nei giorni precedenti, quando – mentre ancora i partiti laici di governo esitavano – il gruppo dirigente di Ennahda, il partito islamista di maggioranza, decideva di invitare la sua base a partecipare, senza bandiere di partito, al corteo della Ugtt.

In breve la storia era stata la seguente: dopo alcuni episodi di scontri ( per la verità non gravissimi) tra salafiti e laici, il Ministero degli Interni aveva avuto la pensata, a fine marzo, di proibire la Avenue Bourguiba alle manifestazioni. Il 9 aprile si era scatenata addirittura la violenza poliziesca, comprese aggressioni a giornalisti. La Ugtt aveva dichiarato l’intenzione di svolgere comunque il suo Primo Maggio nella Avenue Bourguiba. Erano fioccate le adesioni di tutti gli ambienti della opposizione e della società civile, desiderosi di rifarsi del 9 aprile. Tutte le cause aperte di questo secondo anno di “Primavera Araba” sono confluite sotto l’ombrello della Ugtt, dai “martiri” della Rivoluzione in attesa di indenizzo ai “Diplomati Disoccupati” ai giornalisti per l’indipendenza dei media , dalle città del Sud sempre un po’ in subbuglio alle femministe e ai laici in genere, ai partiti della opposizione.

Il Primo maggio stava diventando appannaggio dell’opposizione e Ennadha – che pure è ancora fortissima nei sondaggi – non poteva permetterselo. Così, dopo che il Governo ha autorizzato la manifestazione, il partito ha chiamato a essere in piazza. E gruppi combattivi ma pacifici e beneducati di suoi militanti si sono piazzati presto sotto la sede del Ministero degli Interni e dell’adiacente sindacato dei poliziotti, scandendo slogan semplici ma sottili per disinnescare i conflitti, tipo “Il popolo vuole l’Unità nazionale” o “Il lavoro è una dignità dell’uomo”. (Singolare il cartello di uno dei Diplomati Disoccupati:”oggi ci sentiamo come gli orfani alla Festa della Mamma”).
Poche ore prima della manifestazione il segretario generale aggiunto Ahmed Dhifalli mi aveva dichiarato “non abbiamo nulla contro gli islamisti, purchè rispettino il nostro ruolo e siamo sempre pronti a collaborare col governo, purchè davvero intervenga per il lavoro. Abbiamo 700 mila iscritti! (I tunisini sono in tutto poco più di 10 milioni).”

Al tempo stesso la Ugtt faceva uscire un bilancio molto critico sui primi mesi del governo capeggiato da Hamadi Jebali, accusandolo di non aver mantenuto le promesse di impegno sociale. Sulla difensiva, il primo ministro, che sa di non avere molte risorse da investire per fronteggiare la disoccupazione, ha lanciato un Fondo Nazionale per l’impiego, da finanziarsi attraverso sottoscrizioni volontarie. Con molta pressione verso il settore pubblico. Per dare l’esempio i ministri devolveranno l’equivalente di 6 giornate mensili del loro stipendio.

Forte del successo del 1 maggio la Ugtt non si accontenterà di collette. C’è chi la invoca come unica possibilità di mettere insieme le disperse forze della sinistra laica e costruire un’alternativa competitiva a Ennadha per le prossime elezioni. Ma il nuovo gruppo dirigente Ugtt vuole giocare il ruolo sociale del sindacato fino in fondo, al riparo da fortune politico –elettorali. E gode del rispetto del padronato locale. Addirittura la Utica, la Confindustria tunisina , ha creato una commissione mista paritetica con la Ugtt, senza presenza del governo, per un confronto diretto sui principali problemi sociali ed economici del paese.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/maggio-tunisi/216076/