Navigando su internet ci siamo imbattuti in questo interessante articolo che affronta un argomento che ci sta particolarmente a cuore: l’Educazione Civica. Il sito di riferimento è www.gliscomunicati.it  e l’autrice si chiama Emilia Urso Anfuso.

Diversi anni fa in Italia, nelle scuole medie e superiori, vi era l’obbligo di insegnare l’Educazione Civica. L’ora di educazione civica, fu introdotta da Aldo Moro nel 1958 e fu soppressa d’improvviso, durante l’anno scolastico 1990/91. Non fu l’effetto di una riforma della scuola statale, ma l’inizio penoso dei tagli finanziari al comparto scolastico che – fino al 1990 – poteva contare su una notevole fetta del bilancio nazionale,  pari al 10,3% del totale della spesa pubblica. Una riforma scolastica ci fu, nel 1990, ma dedicata solo alla scuola primaria. Le motivazioni addotte all’epoca a supporto dell’eliminazione dell’ora di Educazione Civica furono veramente incoerenti o comunque, prive di significato. Si disse semplicemente” che nella società ormai “evoluta” (…) l’insegnamento di ciò che è o dovrebbe essere il comportamento di ogni singolo cittadino nei confronti della nazione che abita, a cominciare dallo studio approfondito di cosa sia la nazione, le sue istituzioni e la Costituzione che ne è il libretto di istruzioni fondamentale, non fossero prioritari.

Ciò consentì di ridurre, da un lato una parte della spesa economica ma dall’altro sostenne la  riduzione del sensi civico che per ovvie ragioni di “evoluzione” avrebbe sistematicamente portato una nazione civile verso la china dell’assoluta inciviltà – che significa in questo caso, perdita di cultura fondata sui valori – col beneplacito delle istituzioni che – probabilmente – ordivano già all’epoca una sorta di programma di sovvertimento del sistema civile.

In sintesi: se la popolazione non viene istruita sul senso civico, la conseguenza diretta sarà di avere una popolazione poco civica, con un basso senso del dovere e con una scarsa conoscenza delle Istituzioni, cosa atipica alquanto in un regime Democratico, che invece dovrebbe sostenere al massimo proprio la cultura e quindi la conoscenza della Repubblica – nel nostro caso – allo scopo di creare generazioni di persone consce dei propri diritti e – di conseguenza – dei propri doveri verso il popolo e quindi, la nazione.

Oggi, molte persone che hanno a suo tempo avuto nel loro programma di studi l’ora di Educazione Civica, la ricordano come “L’ora più noiosa della settimana“. Peccato, perché probabilmente quelle persone, sono oggi i cinquantenni che sbraitano contro il “sistema” che – a loro dire – li ha penalizzati, vessati, uccisi, traditi “Forse” se durante l’ora di Educazione Civica, invece di lanciare aeroplanini di carta e palline contro i compagni del primo banco che seguivano assorti la lezione, oggi questi cittadini incazzati, oltre ad avere un livello di cultura che avrebbe consentito loro di saper scegliere negli anni le soluzioni migliori per il paese, partecipando attivamente alla vita istituzionale – proprio come veniva spiegato durante quell’ora “noiosa” – ci troveremmo tutti in una condizione diversa, semplicemente perché tutti ci sentiremmo forti delle nostre ragioni per il solo fatto che essere consapevoli di ciò che è un diritto e di come  un dovere non sia mai da evitare, sapendo che l’osservazione pedissequa del dovere ci ritorna sempre in una serie infinita di diritti.

Invece, l’ora di Educazione Civica sparì, con sommo gaudio di milioni di citrulli interessati più all’ora di ricreazione che allo studio e quindi all’alimentazione fondamentale – che non è quella a base di pizzette e bombe alla crema – della sapienza, che in Italia è divenuta fonte di scherno al solo nominarne la parola. Incredibilmente, persino all’interno della Riforma Gelmini stilata e messa in vigore fra il 2008 ed il 2009 per le scuole di primo e secondo grado, vi fu un tentativo di reintroduzione dell’ora di Educazione Civica – con altro nome però, come per adeguarsi ai tempi “civili”, materia rinominata con “Cittadinanza e Costituzione“. Nella realtà dei fatti però in qualsiasi maniera la si voglia chiamare, la reintroduzione non attecchì, proprio come l’innesto di un verde virgulto in un ramo ormai del tutto rinsecchito.

E’ interessante riflettere contemporaneamente su un altro punto: l’ora di religione. Che proprio durante gli anni di disfacimento culturale del senso civico italiano attraverso l’abbattimento di una cultura globale, ha trovato grande
adesione e sostegno all’interno della scuola pubblica, quasi a compimento di una trasformazione, una traduzione fra laicità dello Stato e conseguenti diritti dei cittadini laici e religiosità frammista a politica, che esige fino ad imporre la propria assoluta visione ortodossa che tutto avviluppa, a cominciare dalla libertà di pensiero.

Notevole di contro ricordare come – in special modo negli ultimi anni – la costante dei tagli finanziari alla scuola pubblica sia sempre corrisposta a generosi trasferimenti economici al comparto della scuola paritaria: nel nostro
paese quasi totalmente in mano agli istituti religiosi. Un esempio per tutti: gli 8mln di euro passati in un attimo dal comparto pubblico a quello paritario durante l’ultimo governo Berlusconi… Dissero che era per “agevolare le famiglie nella scelta – più ampia – di istituti scolastici”…

Tornando all’Educazione Civica e al processo di debellazione del senso civico in Italia: tutto ciò cui stiamo assistendo oggi, è anche frutto di questo diritto /  dovere negato agli italiani che, inconsapevoli ormai di un senso civico condiviso, non sono più in grado ormai da anni di avere netto in mente il senso del bene e del male, con la conseguenza aberrante che – la maggior parte della popolazione – non è più in grado di poter porre veti a metodi e azioni che proprio dalle istituzioni partono contro la popolazione stessa che non è stata così più in grado di essere consapevole di cosa sia concesso fare e cosa non lo sia. Rendendo possibile ogni misfatto. Chi conosce, chi ha cultura civica, sa come rispettare le regole per farle rispettare di conseguenza a proprio vantaggio. Creando così un vantaggio per tutta la comunità. E’ un anello infinito che non si spezza o meglio: non si sarebbe spezzato.

Eccoci qui invece, a patire l’assurdo. Non si comprende più chi siano i “cattivi” e chi i “buoni”. Non si capisce se è la popolazione ad aver inciuciato per anni i fattarelli propri lasciando così che le istituzioni a loro volta inciuciassero i fattarelli loro, che proprio fattarelli loro non sono, visto che gestiscono da sempre i soldi nostri…

Ecco, l’Italiano medio è così. Ha tutto a portata di mano, tutto il meglio, ma non sa mai cosa farsene. Getta alle ortiche la cultura, preferisce la “fede” calcistica a quella verso il diritto di ognuno di esistere dignitosamente, passa anni ed anni a sonnecchiare mentre tutto va in pezzi per poi – sempre – svegliarsi all’ultimo momento, accorgersi che il treno è molto lontano ormai e mettersi a bestemmiare contro un fantasma che a mio parere non ne può davvero più di essere preso a parolacce da tutti: è il fantasma del “sistema”, che serve a tutti quanti a lavarsi la coscienza dai misfatti compiuti per anni ed anni ogni giorno, contro tutto, contro se stessi. Forse, piuttosto che il reinserimento dell’ora di Educazione Civica, oggi questa nazione ha necessità urgentissima di un’altra materia: la coerenza. La parola “coerente” è riferita a persona che non contraddice né disdice ciò che ha fatto o detto. Semplicemente. Se quindi vogliamo essere coerenti con noi stessi e con la nazione in cui viviamo, dobbiamo armarci dell’unica arma possibile e legalmente utilizzabile: la cultura dell’etica civica.

Bisognerebbe insegnar tutto questo fin dall’asilo. Probabilmente, fra un paio di secoli, questo paese potrebbe davvero cambiare in meglio…

Emilia Urso Anfuso

http://www.garibaldini.org/2013/08/educazione-civica/