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L'AUSTERITA' CRETINA

L’austerità cretina continua a produrre i suoi frutti

 di Paolo Sassetti

Più debole del previsto la congiuntura economica europea

 

La politica economica europea richiama alcune scene del film “Casanova” di Fellini.
C’è una esile e debilitata fanciulla che ha dei periodici svenimenti. Arriva il medico ed ordina un salasso a scopo terapeutico.
Ovviamente la poverina, ancor più debilitata,continua a svenire ed il medico ordina ogni volta un salasso. E così via.
L’idea che possa essere necessaria una manovra correttiva sui conti pubblici italiani – perché il PIL italiano 2014 potrebbe essere più basso delle previsioni originarie su cui si basano le previsioni di gettito fiscale – assomiglia tanto a quel salasso.
Si chiama anche “austerità cretina”. I suoi vati sono come i medici ignoranti del 1700.

* * * * *

Quando l’Istat ha annunciato i dati deludenti del PIL italiano nel primo trimestre 2014, il commento a caldo del Premier Renzi si è basato su una manipolazione dei dati rilasciati.

Infatti, egli si è soffermato sulla contrazione del PIL del primo trimestre 2014 vs. il PIL del quarto trimestre 2013 (-0,1%), giudicandolo irrilevante, mentre il dato rilevante da mettere sotto osservazione avrebbe dovuto essere quello della decrescita tendenziale (-0,5%), cioè del PIL del primo trimestre 2014 vs. il PIL del primo trimestre 2013.

Infatti, quello che rileva è la crescita o la decrescita del PIL 2014 sul PIL 2013 ed il primo trimestre pesa per ¼ di questa percentuale. A questo punto, per poter centrare il modesto obiettivo di crescita dello 0,7% nel 2014, i restanti 3 trimestri dell’anno 2014 dovrebbero registrare una crescita media dell’ 1,1%.

A ben pensare, la notizia dell’ennesimo calo del PIL non avrebbe dovuto sorprendere perché proprio nei giorni del rilascio dei dati Istat sul PIL erano pervenute le statistiche sull’accelerazione dei fallimenti di imprese italiane nel primo trimestre 2014. Alcuni quotidiani, inoltre, avevano descritto un fenomeno emblematico della crisi come quello della progressiva desertificazione commerciale nel centro di Milano che aveva parimenti subito un’accelerazione proprio nel primo trimestre 2014.

La manovra annunciata dal Governo sui salari dei lavoratori dipendenti avrà un impatto molto modesto sulla crescita. Se, anzi, la propensione marginale al risparmio di quei lavoratori dovesse incrementarsi, l’effetto netto potrebbe persino essere restrittivo. È una ipotesi improbabile ma che rende il senso della difficoltà a fare ripartire la ripresa impiegando solo politiche fiscali “a somma zero”.

I dati sintetici dell’Istat sul PIL italiani sono stati rilasciati in contemporanea a quelli Eurostat che hanno fatto giustizia di alcune credenze che si erano diffuse immotivatamente.

Non è vero che la Grecia torna a crescere

Ad esempio, sul fatto che la Grecia nel 2014 avrebbe ripreso il sentiero dello sviluppo in maniera ben più forte che l’Italia. Era una voce che pareva cadere a fagiolo per giustificare l’asprezza delle politiche di austerità messe in atto in quel Paese. Il primo trimestre, invece, segna un calo del PIL greco tendenziale del -1,1% che è omogeneo con il -0,5% segnato dall’Italia.

Ancora in collasso l’economia di Cipro (-4,1%) a dimostrazione del fatto che le cure draconiane trascinano nel tempo i loro effetti.

Abbastanza bene, invece, la Germania (+2,3% tendenziale) e fiacche Spagna (+0,6%) e Francia (+0,8%).

L’Olanda mette a segno un dato negativo (-0,5%) e pure la Finlandia (-0,8%), paesi tradizionalmente alleati politici della Germania ed oggi in chiare difficoltà, sia pur per ragioni diverse.

In sintesi, l’Europa dell’Euro a 18 paesi cresce dello 0,9% mentre l’Europa a 28 paesi dell’1,4%.

Tutta l’area euro è in piena deflazione

Questa condizione di debolezza dei paesi tradizionalmente alleati della Germania è abbinata ad un dato debole in Marzo della produzione industriale tendenziale (Marzo su Marzo) dell’Europa a 18 (-0,1% contro +0,5% dell’Europa a 28), soprattutto per un calo drastico nella produzione di energia (-11,9%) e con Olanda e Finlandia tra i paesi peggio performanti nella produzione industriale (rispettivamente -12,5% e -5,4%).

L’inflazione dei paesi Euro è assai bassa (+0,7% in Aprile contro +1,2% di un anno fa) e non molto lontana da quella dell’intera Europa a 28 (+0,8%), ma con alcuni paesi ormai già in piena deflazione (Grecia -1,6%, Bulgaria -1,3% ecc.).

Inoltre, se ci sofferma sui soli e più significativi prezzi alla produzione industriale, tutta l’area Euro è ormai in piena deflazione (-0,2%) con Olanda (-0,9%), Finlandia (-0,7%) e Francia (-0,5%) a guidare il fenomeno, ma senza escludere Italia e Germania (-0,2%).

Acquisti dalla BCE di obbligazioni private?

D’altra parte, non deve sorprendere l’accumularsi di dati negativi sul PIL europeo in considerazione del fatto che la BCE non aveva escluso una ulteriore riduzione dei tassi di riferimento. Tale ventilata riduzione era difficilmente compatibile con lo scenario di ripresa economica prefigurato dal Governo.

È in questo contesto che filtra la notizia che la Bundesbank avrebbe dato il via libera alla BCE all’avvio di un acquisto massiccio di obbligazioni private. Una manovra comunque “convenzionale” che difficilmente potrà rappresentare l’approdo finale della politica monetaria europea.

Appena l’Istat avrà la premura di pubblicare i dati oggetto del suo comunicato stampa, avrò cura di analizzarli in dettaglio nelle sue varie componenti.

di Paolo Sassetti

 

 http://www.lafinanzasulweb.it/2014/lausterita-cretina-continua-a-produrre-i-suoi-frutti/

 

L' amico Paolo Sassetti ha pubblicato su Fb l' episodio che segue a dimostrazioen come purtroppo i dogmatismi in politica economica diventino al norma anche nella campagna elettorale

Sono stato alla presentazione della lista elettorale europea dei liberali. E' stata una conferenza stampa dove sono stati illustrati concetti non banali. In sostanza, posso dire di aver condiviso quasi tutto quello che è stato detto (specialmente il rifiuto di uscire dall'euro), ma di essere molto preoccupato per le omissioni fatte.

Siccome non c'è stato contraddittorio (era un conferenza stampa senza contraddittorio), alla fine ho avvicinato un paio di relatori.

Per primo l'economista Michele Boldrin. Il quale mi ha ascoltato con grande sufficienza, con l'aria di dire "Perché rompi i coglioni? Ti ho appena fatto una lectio magistralis". "Scusi, ma la politica congiunturale come rientra nel programma dei liberali europei?" Risposta: "L'economia insegna che la politica congiunturale non funziona". In tre secondi mi annichilisce il pensiero keynesiano e l'opera di Franklin Delano Rooosvelt.

Allora avvicino l'on. Tabacci. "On. Tabacci, ma le pare che il fiscal compact sia implementabile sic e simpliciter o che non ci porti ad aggravare la situazione?" La risposta è stata in sostanza che - poichè l'Italia non ha più alcuna credibilità - non possiamo rinegoziare i trattati europei. "Ma, ad esempio, Giorgio La Malfa - che lei conosce benissimo - sostiene che .... " "Giorgio La Malfa sa benissimo che gli Italiani hanno sempre fatto dei trucchetti .... Quasi un Tabakkien anzichè un Tabacci ...

Insomma, ho visto dei liberali oscillanti tra dogmatismo economico e realpolitik di basso profilo.

Questi liberali rischiano, assieme ai popolari ed ai socialisti, di stendere un tappeto rosso al rinascere dei fascismi.

 

L’Europa e il fallimento dell’austerità

Un articolo di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini su la Repubblica del 17 giugno 2014

Le elezioni europee hanno certificato il fallimento dell’austerità che ha fatto aumentare i disoccupati e ha prodotto nuovi poveri alimentando rabbia e disperazione nella maggior parte dei Paesi dell’Euro.

I Partiti Socialisti Europei non hanno sfondato poiché si sono appiattiti sulla politica del rigore promossa dal Partito Popolare, che ha subito un netto ridimensionamento.  E così sono cresciute, anche se molto al di sotto delle clamorose previsioni, le forze nazionaliste e le forze favorevoli a un’altra Europa federale e solidale. I gruppi fortemente critici dell’Europa dell’austerità a guida tedesca hanno ottenuto quasi il 20% dei seggi, contro il 9% del 2009, e, sebbene non  riusciranno mai a costruire un fronte unico,  hanno, però, la possibilità di sabotare le politiche economiche del blocco di maggioranza costituito da popolari e socialisti. Questi due grandi partiti ora dovranno governare insieme come accade in Germania, e bisognerà vedere se i rapporti di forza cambieranno e se il Partito Popolare Europeo sarà costretto a promuovere nuove politiche economiche per lo sviluppo e l’occupazione.

Il crollo del Partito Socialista Francese è impressionante, ma non è affatto sorprendente: la Francia si trova da anni in una crisi da cui non accenna a riprendersi. Hollande ha tradito tutte le promesse che aveva fatto nella campagna elettorale del 2012 e cioé la riforma della Banca Centrale Europea sul modello della Federal Reserve americana e il lancio degli Eurobond. All’epoca Hollande aveva dichiarato: «È inverosimile – che la Bce inondi il mercato di liquidità, con le banche che si finanziano all’1% e poi prestano agli Stati al 6%. A un certo punto simili posizioni di rendita non sono più accettabili. Sarebbe più giudizioso, più efficace, più rapido che la Bce diventi prestatore di prima e ultima istanza. Com’è peraltro il caso negli Stati Uniti e in Gran Bretagna». E ancora, Hollande era a favore della mutualizzazione del debito pubblico mediante obbligazioni europee considerate come l’unico modo per sostenere i Paesi in difficoltà e per far tornare la fiducia degli investitori internazionali negli Stati più a rischio. Nulla di tutto questo si è realizzato, ma, fatto ancora più grave, non c’è stato neppure l’impegno a sostenere una battaglia su questi fronti.

Ora l’Europa si trova di fronte ad un bivio: o diventa uno Stato realmente federale e adotta politiche espansive con l’obiettivo di una piena occupazione equamente retribuita oppure le forze antieuropeiste sono destinate a crescere mettendo a rischio la sopravvivenza della moneta unica.

Per questo motivo il semestre di Presidenza italiana rappresenta una grande occasione: il successo delle forze critiche dell’Europa dell’austerità potrebbe rappresentare uno stimolo prezioso se sarà utilizzato per attuare una svolta radicale nella politica del Vecchio Continente.

 

 http://www.syloslabini.info/online/leuropa-e-il-fallimento-dellausterita/

Dopo due anni di riforme... l'Italia perde competitività

Sono circa due anni che governi variamente costituiti , ad iniziare da quello di professori dagli altisonanti blasoni di accademici lìberal , liberàl liberisti impongono le onnipotenti e salvifiche riforme strutturali per ridare competitività al paese . Qualsiasi sacrificio e giustificato, pensioni , tutele , welfare, chi si oppone - ci hanno speigato i riformisti  lìberal , liberàl liberisti è un conservatore , un egoista e forse pure figlio 'n drocchia

Poi scopriamo che in quest  due anni il nostro bel Paese ha perso 6 posizioni dal 40 al 46 posto almeno secondo il rapporto elaborato dal World Competitiveness Center dell’Imd, la famosa business school di Losanna che ogni anno stila la classifica mondiale della competitività, l

I nostri punti di debolezza

la bassa crescita del Pil (siamo penultimi su una classifica dei 60 paesi maggiormente sviluppati), prezzi dei carburanti (55), disoccupazione giovanile (54), debito pubblico ed evasione fiscale (58), credito, servizi finanziari e presenza di grandi gruppi (56), investimenti pubblici e privati in infrastrutture (59), sviluppo e applicazione delle tecnologie (57) . E siamo ultimi in assoluto, sessantesimo posto su 60 paesi, per pressione fiscale reale.

In particolare peggiora la nostra performance economica, passiamo dal 50° al 53° posto; quindi perdiamo tre posti (dal 30 a 33esimo) nella classifica sulle infrastrutture, ne guadagniamo uno nel campo dell’efficienza economica, dove siamo comunque 45esimi, mentre restiamo stabili, nella non certo lusinghiera 55esima posizione, in fatto di efficienza del governo

però abbiamo qualche punto positivo

Tra i punti di forza dell’Italia l’Imd indica soprattutto l’export (siamo secondi in quanto a focalizzazione delle produzioni e decimi per focalizzazione dei partner), bassa inflazione (19), numero di giorni per avviare una start up (15) e fattori di produzione (11). 

I nostri governi non brillano per efficienza, eppure l’Italia conquista un primato mondiale tra gli interventi attribuiti alle politiche pubbliche, è quello dei costi legati ai licenziamenti. Che evidentemente sono i più bassi in assoluto (e questo non necessariamente è un buon primato, ma certo è molto apprezzato dalle imprese)

 

Avete letto bene dopo anni e anni che ci ripetono che il nostro problema è la poca flessibilità in entrata ... le cose stanno così

http://www.lastampa.it/2014/05/21/economia/competitivit-litalia-arranca-in-due-anni-perse-sei-posizioni-OOrzmIVT2DgIPxAV6Uo04O/pagina.html