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RENZI NON E' LA MALFA

Renzi e La Malfa ( di Guido Compagna)


Davvero raramente mi è capitato di non condividere le analisi politiche di Stefano Folli, con il quale peraltro ho la fortuna di una frequentazione giornalistica e politica che data dagli anni '70. Oggi il suo edi
toriale sul Sole si intitola: più La Malfa che Thatcher pel piano Renzi. Non lo condivido.
Da quando Renzi è diventato segretario del Pd e presidente del Consiglio mi interrogo se la sua concezione delle riforme, soprattutto quelle per risanare e salvare l'economia italiana, abbiano qualcosa a che vedere con il generoso e forse drammatico tentativo che fece il leader repubblicano (ai tempi del primo centro-sinistra) di coinvolgere i sindacati al tavolo della programmazione per affrontare insieme il superamento delle inadeguatezze della nostra economia attraverso la politica dei redditi.
La Malfa si rivolgeva soprattutto alla Cgil e a Luciano Lama e anche al partito comunista. Erano gli anni nei quali in Romagna svolse un appassionato dibattito con Ingrao e a Roma con Giorgio Amendola. L'invito di La Malfa a Lama e ai sindacati era pressochè questo: mettete da parte la conflittualità permanente che rischia di mettere in crisi le imprese e con loro la crescita e lo sviluppo della nostra economia e insieme al governo e alle forze politiche (nei limiti dei vincoli di politica estera anche al Pci) avviamo insieme la politica dei redditi. Insomma una proposta alta di concertazione. In un momento nel quale i cosiddetti totem non erano certamente l'artico 18 e le tutele dei lavoratori, ma la conflittualità permanente, la retorica degli autunni caldi, l'altissima quota di assenteismo nelle fabbriche
La proposta di La Malfa fu oggetto di attenzione e di interesse da parte della Cgil e di buona parte del Pci. Non fu invece gradita a buona parte della Uil e della Cisl a cominciare dalla Fim, (che rappresentava il vero estremismo sindacale). Anzi si accusava il leader del pri di voler ingabbiare la capacità di lotta del sindacato. Altrettanto fredda fu l'accoglienza da parte di socialisti e sinistra dc, impegnati talvolta a scavalcarsi reciprocamente a sinistra e a mettere in difficoltà il Pci, rincorrendo l'estremismo sindacale.
Quanto a Renzi a me sembra che la sua prima preoccupazione, una volta arrivato a palazzo Chigi, sia stata quella di escludere a priori ogni ipotesi di concertazione con i sindacati. Sopratttutto sui grandi temi dell'economia. Insomma se la preoccupazione di La Malfa era quella di responsabilizzare Lama e la Cgil (in buona parte riuscendovi), la preoccupazione di Renzi è stata quella di estremizzare il più possibile la Cgil e la Camusso. Si potrebbe dire: ma la Camusso non è Lama. Può essere. Ma al tempo stesso la Camusso non è una bolscevica. Viene dal Psi. E per quanto ricordo, per esperienza professionale, era la socialista che alla guida della Fiom non ricordo se della Lombardia o di Milano faceva dei buoni accordi alla Magneti Marelli, mentre a Torino sotto la spinta dei massimalisti della Fim Cisl, il sindacato conosceva la Caporetto della Fiat. Altri tempi, ma le storie, anche quelle personali contano.
Ultima considerazione. Sono d'accordo con Folli sul fatto che paragonare Renzi alla Thatcher e anche a Schroeder e Blair è operazione senza senso. Restiamo in Italia. E qui io credo che il rampante segretario del Pd, quello degli 80 euro appunto, somigli non poco al La Pira, sindaco di Firenze, che imponeva a Fanfani e all'Eni di non chiudere la fonderia del Pignone, che non al La Malfa che provò a chiedere aiuto a Lama, alla Cgil e al Pci per fare la politica dei redditi

questo l' articolo di Folli http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-21/piu-malfa-che-thatcher-piano-renzi-081104.shtml?uuid=ABQN3lvB

 

Il governo Renzi non si costituisce al processo di Trani

A Trani si sta svolgendo un processo contro le agenzie di rating , come spiega Repubblica "L'inchiesta riguarda il declassamento di due gradini del rating dell'Italia (da A a BBB+) che le agenzie di rating decisero tra il 2011 e il 2012 e che, secondo l'accusa, avrebbe provocato "una destabilizzazione dell'immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell'Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali", un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell'euro. All'epoca, l'allora premier Monti parlò di "un attacco all'euro e all'Europa"..."Manager e analisti di S&P sono accusati di aver fornito "intenzionalmente" ai mercati finanziari - tra maggio 2011 e gennaio 2012 - quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal governo italiano, "per disincentivare - secondo l'accusa - l'acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore". L'ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell'Italia di due gradini (da A a BBB+)."

D'altra aprte come ricorda Rizzo sul Corriere " La pubblica accusa ha sottolineato che dopo il declassamento da parte di Standard & Poor’s da A a BBB+ del debito italiano, il governo di Mario Monti dovette pagare in base a una clausola del contratto di finanziamento ben 2,5 miliardi di euro alla Morgan Stanley. Banca d’affari americana che è fra gli azionisti di Mc Graw Hill, proprietario della medesima agenzia di rating."

E' pur vero continua Rizzo "che all’epoca dei fatti nessun leader politico di spicco prese la faccenda sul serio: né a destra, né a sinistra. D avanti al fatto che a indagare fosse un pubblico ministero, Michele Ruggiero, di una procura di periferia come quella di Trani, facevano tutti spallucce. Tutti, tranne il deputato del Pd Francesco Boccia, pugliese, che invocò invano la costituzione di un’agenzia di rating europea per liberarsi dal giogo delle società americane, e tranne il suo collega del Pdl Francesco Paolo Sisto, pugliese anch’egli, che capitanò un manipolo di onorevoli del centrodestra pronti a costituirsi loro parte civile."

Ma ora il processo è avviato e se ne può valutare tutta l' importanza . Perchè il governo renzi non si è costituto parte civile. Rizzo liquida come abbastanza risibile i sospetti che tutto sia legato al presunto complotto per detronizzare Berlusconi, ma da maggior credito ad un altra ipotesi "Esiste davvero una profonda e inconfessata sudditanza del nostro potere politico, di quale orientamento poco importa, nei confronti della grande finanza internazionale? Un atteggiamento che potrebbe essere motivato dai 160 miliardi di derivati emessi da quei soggetti che il Tesoro ha in portafoglio, e come sta a dimostrare il caso Morgan Stanley possono rivelarsi una bomba a orologeria: meglio allora non farli arrabbiare. Comprensibile, forse. Impossibile, però, non notare come molti dei nostri ex ministri ed ex direttori generali del Tesoro, per non parlare di qualche ex presidente del Consiglio, abbiano avuto in passato o abbiano tuttora rapporti di consulenza o dipendenza con le merchant bank che ci hanno finanziato o hanno prestato servizi lautamente retribuiti dallo Stato italiano. Anche questo aspetto andrebbe chiarito una volta per tutte."

 http://www.repubblica.it/economia/2015/02/04/news/trani_agenzie_di_rating_a_processo_consob_e_bankitalia_parti_offese_il_tesoro_no-106540403/

http://www.corriere.it/economia/15_marzo_09/processo-domande-scomode-6b17371a-c620-11e4-80fc-ae05ebe65fb1.shtml

Due video inbarazzanti per la nostra presenza all'estero

 

Senza farne necessariamente una tragedia nazionale, ma il presidente del consiglio Renzi dovrebbe capire che dopo l' esperienza di Berlusconi non possiamo permetterci che il nostro rappresentante all' estero consolidi l' immagine dell italiano inadatto a qualsiasi rispetto delle forme . Specie il secondo video , sostiene una certa malvolenza del commentatore nel sottolineare che le numerose gaffe sono fatte da un italiano , il che è spiacevole , ma bisognerebbe non dargli corda

No Renzi non è La Malfa

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=JaIMaILqsMo

http://www.lastampa.it/2015/01/16/multimedia/italia/schulz-scherza-sui-ritardi-di-renzi-alla-tv-francese-WTUzVOlCaZ6BXhl76UtFzO/pagina.html

 

La mistificazione sull' art 18

Tempi , periodico considerato  vicino a Comunione e liberazione (anche se quando organizzò la raccolta di firme contro la legge

sull'omofobia fu CL a prendere le distanze) scende in campo a favore di Renzi e la modifca dell' art 18.

Per farlo , manco a dirlo, prende spunto da un'iniziativa di Pietro Ichino.

Costui ha raccolto nientepopodimenoche le dichairazioni di Bersani, Chiti, D'Alema ... per la modfica di detto articolo, e l'impavido

organo del clericalismo militante subito le pubblica per dimostrare quanto ha ragione Renzi

il problem è che tutti costoro  si dimenticano  di un piccolo particolare l'art 18 a proposito del quale furono tatte quelle dichiarazioni

 non è quello di cui si parla oggi. Nel 2012 è stato pesantemente modificato, sia pure non tanto quanto volevano Monti e Berlusconi

( e probabilmente anche Ichino) ), il compromesso fu trovato su iniziativa del PD (segreteria Bersani) proprio su alcune estensioni alle ipotesi di reintegra

che ora Renzi vuol togliere . Dire che la difesa di quel compromesso dopo appena 20 mesi è una contraddizione  sembra per lo meno azzardato .

Ma tanto l'importante è buttarla in caciara

 

http://www.tempi.it/bersani-chiti-dalema-riforma-articolo-18-i-sindacati-sono-miopi#.VCwgp2IaySM

 

 

Il mercato del lavoro in italia è meno rigido che in Germania

Il mercato del lavoro in italia è meno rigido che in Germania , a dirlo non è un qualche scalmanato sindacalista della

conservatrice CGIL che preferisce difendere le ideologie che i lavoratori precari , ma l' OCSE, che nelle precedenti dichiarazioni

si era sbaglaita perchè aveva calcolato il TFR come un risarcimento per i licenziamenti , il che sommato alle tutele reali fece schizzare 

l'indice di rigidità.

http://www.huffingtonpost.it/2014/09/25/lavoro-italia-meno-tutele-che-in-germania_n_5880278.html?utm_hp_ref=italy

 

 

L'art 18 nei contenuti

La maggior parte  , se non la totalità , delle discussioni sull'articolo 18 prescinde dal testo o anche dal contenuto del medesimo.

In effeti il testo scaturito dalla riforma Fornero è un monstrum incomprensibile ai più . Una cosa è chiara pur mantenendo il divieto di licenziamento discriminatorio lo ha reso più facile perché

torna ad eliminare l'inversione dell'onere della prova, è il lavoratore che deve dimostrare la discriminazione e non magari un'isufficiente motivazione economica, in questo caso scatta il risarcimento e il lavoratore è fuori.

Si parte da qui , ma il governo Renzi non ha aperto una discussione sulle prime risultanze di questa asserita riforma e su come renderla più chiara ma ha iniziato una battaglia ideologica accusando la norma in questione di essere irrilevante e contemporaneamente di bloccare

lo sviluppo e l'ugualianza (lascio agli amici il giudizio su una simile accoppiata) .

Chi gli si è opposto spesso ha replicato con argomentazioni altrettanto ideologiche , il che è controproducente oltre che sbagliato,

ma ignorare chi ha iniziato la battaglia ideologica è pura menzogna."

http://www.edscuola.it/archivio/norme/leggi/l300_70.html

questa invece appare una scematizzazione abbastanza chiara , magari con qualche imperfezione

sarebbe interessante sapere cosa bisognerebbe rimodulare per accontentare i riformisti 

http://www.wikilabour.it/tutela%20reale.ashx

Chi ha tutto secondo Deborah Serracchiani

Deborah Serracchiani vicesegretario del Partito Demoicratico è stata intervistata

da Repubblica  sulle polemiche interne al PD, in merito alla riforma del mercato

del lavoro . Di particolare rilievo questo passaggio

Volete cacciare la minoranza dal partito?
"No, bisogna dire con nettezza che viviamo in un paese in cui pochi hanno tutto

e molti non hanno nulla. È arrivato il momento di scardinare questo sistema.

Naturalmente discutendo con i sindacati, con la sinistra dem. Ma siamo determinati ad andare fino in fondo".

 

Ma chi saranno i pochi che hanno tutto ? Nello stesso numero di Repubblica a

pag 5 del supplemento Alberto Statera ci informa che negli ultimi 12 mesi i

miliardari italiani sono passati da 29 a 33 e la loro ricchezza è aumentata del

18% , una volta è mezza la media dei loro colleghi mondiali ( ricordiamo che l'

Italia è l' unica economia del G7 in recessione, ma non per tutti ). Su

novefebbraio.it abbiamo dato conto anche 203.200 italiani con ricchezze

finanziare sopra il milione di dollari (erano 175.8 dei 00 del 2012).

 

Ma la vicesegretaria dell' unico partito significativo della sinistra italiana ,

membro del PSE ritiene che “coloro che hanno tutto” , siano i lavoratori protetti

dall' art 18 (protetti per modo di dire dopo le modifiche della Fornero) ,

compresi gli operai turnisti a 1200 euro al mese .

Così va la vita.

 

http://www.repubblica.it/politica/2014/09/22/news/serracchiani_non_siamo_una_ditta_n_una_bocciofila_qui_le_decisioni_si_devono_rispettare-96387866/