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sito repubblicano nella sinistra

AUGURI AD UN SITO CON ISPIRAZIONE MAZZINIANA

Segnaliamo molto volentieri la nascita di un sito che già nel titolo si ricollega ad un concetto a noi molto caro "la democrazia pura"

 

Le ragioni del sito logoDemPura

Janet Lange - La République. (particolare). 1848.

Janet Lange. La République (particolare).  1848.

“… perché è evidente che solo un interesse per la vita presente ci può muovere a indagare un fatto passato”

                        Benedetto Croce 1

 

 

Il sito nasce dalla volontà di riaffermare l’idea di una democrazia intesa come governo e controllo da parte dei cittadini. Questa semplice affermazione apre in realtà una questione di grande portata che riguarda il rapporto dualistico tra libertà ed eguaglianza nel pensiero occidentale. Se il liberalismo si ripropone la limitazione dei poteri dello Stato in nome della libertà individuale, la democrazia ha come obiettivo la distribuzione del potere ai cittadini in nome dell’uguaglianza2.

La crisi mondiale che stiamo vivendo ha una causa precisa ed ormai unanimemente riconosciuta: la “deregulation” del mercato economico-finanziario che ha avuto inizio ed ha raggiunto la massima espressività ideologico-operativa negli anni dell’ultraliberalismo conservatore di Reagan e della Tatcher.  Si aggiunga quanto accaduto in Italia dove la privatizzazione delle imprese pubbliche e la “liberalizzazione” dell’economia sono state portate a termine da una classe dirigente non formata nella tradizione delle democrazie occidentali. Il risultato è stato quello di un mercato niente affatto libero ma soffocato da monopoli corporativi che costituiscono oggi il principale ostacolo allo sviluppo economico del Paese ed una minaccia particolarmente pericolosa per il pluralismo politico.

Da molti punti di vista, dunque, l’idea di democrazia assume un’attualità stringente e persino urgente. E allora forse vale la pena di ripercorrere quella parte della nostra storia che narra del movimento democratico, di come esso nasce e si sviluppa in Italia e di come esso si definisce nell’ambito del pensiero occidentale.  Il passaggio cruciale di questo lungo percorso è la Repubblica Romana del 1849 che rappresenta uno di quei momenti nei quali il corso della storia rimane a lungo incerto per assumere infine una direzione tutt’altro che scontata. Quel punto di svolta risulterà decisivo per la storia d’Italia.

Il nome del sito fa riferimento all’articolo tre del decreto istitutivo della Repubblica Romana del 1849 che così recitiva: “La forma del governo dello stato romano sarà la democrazia pura”. Il senso di questa affermazione è uno dei temi che si tenterà di mettere a fuoco.

 

http://www.democraziapura.altervista.org/

LIBERALISMO E REPUBBLICANESIMO

 

Un profondo articolo su “Democrazia Pura “ a dato la possibilità di un ampio scambio di idee sulla pagina di FB Repubblica e Progresso

http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=3415

 

MASSIMO C L' articolo di democrazia pura ci spinge ad una sorta di ripasso : "Sul difficile rapporto tra liberalismo e democrazia, Bobbio sostiene che i due ideali siano compatibili solo se la democrazia viene intesa in senso formale ovvero come sistema di regole attraverso il quale distribuire il potere ai cittadini. Se invece la democrazia viene intesa nella sua accezione sostanziale, ovvero in termini di eguaglianza, allora essa è antitetica al liberalismo: una società liberale è inevitabilmente inegualitaria così come una società egualitaria è obbligatoriamente illiberale. E questo perché il liberalismo concepisce la società come “individualistica, conflittualistica, pluralista” mentre nella democrazia la società è “totalizzante, armonica, monistica”. La sola eguaglianza ammissibile nella concezione liberale è l’uguaglianza dei diritti inviolabili e l’uguaglianza di fronte alla legge.

Bobbio conclude che liberalismo e democrazia sono compatibili, ed anzi la seconda costituisce la naturale evoluzione del primo, solo se la democrazia viene intesa su un piano formale come sovranità popolare ovvero come distribuzione del potere ai cittadini. Da questo punto di vista la democrazia è un metodo attraverso il quale si estende a tutti i diritti politici (il diritto politico del voto e della rappresentatività politica) e quindi un ampliamento dello stesso stato di diritto. Questo connubio è oggi così forte che non è più pensabile realizzare, come pure è accaduto in passato, uno stato liberale non democratico o uno stato democratico non liberale: “oggi soltanto gli stati nati dalle rivoluzioni liberali sono democratici e soltanto gli stati democratici proteggono i diritti dell’uomo: tutti gli stati autoritari del mondo sono insieme antiliberali e antidemocratici”.

 

 

EDERA ROSSA mI sembra di capire che da quanto scritto Si dovrebbe dedurre che democrazia , socialismo, liberalesimo e , mi voglio rovinare, anche repubblicanesimo, anche se non citato nel testo ( e sarebbe interessante che una volta Viroli ci regalasse qualcosa di organico su Bobbio ed il repubblicanesimo) , necessitano, per vivere a pieni polmoni ,della realizzazione di una democrazia formale; mi vien anche da immaginare, come modesto corollario personale, che le diverse ragioni che portano queste concezioni politiche a necessitare della democrazia formale le portino, probabilmente, anche ad evidenziare momenti diversi della stessa e magari anche prediligere anche normative elettorali diverse anche in funzione di quel differente accostarsi alla democrazia. E qui mi fermerei, in attesa di vostri pareri in merito, anche perchè, se dovessi continuare sul come per alcuni, specie per democratici e democraticorepubblicani, si pone questo rapporto rispetto alla democrazia formale, credo finirei per dimostrarmi ancora una volta quell'estremo fazioso che so di essere e che non mi dispiace affatto di essere considerato come tale.

 

CARLO DE L Nel "Dialogo intorno alla Repubblica (Laterza)", pubblicato insieme a Viroli, Bobbio mostra un'evidente riluttanza ad accettare il repubblicanesimo come tradizione politica autonoma. D'altronde in "Liberalismo e Democrazia", che costituisce l'ossatura della lettura sul liberalismo da me proposta per conto di Democrazia pura, Bobbio non tratta minimamente (e sorprendentemente) il pensiero di John Rawls che pure all'epoca aveva già pubblicato i suoi due testi fondamentali (Una teoria della giustizia e Liberalismo politico). Francamente non conosco tutto ciò che ha scritto Bobbio e quindi non posso escludere che abbia trattato Rawls in altri testi. Comunque nella lettura proposta ho ritenuto di aggiungere al percorso di Bobbio una breve trattazione del pensiero di Rawls che ritengo un autore fondamentale perchè tratta la compatibilità del liberalismo con l'egualitarismo sociale (che egli intende come equità). La mia idea personale è che la Democrazia nasce dall'incontro dell'idea di libertà con l'egualitarismo. Ill concetto di uguaglianza si afferma ideologicamente ed irrompe sulla scena politica con la rivoluzione francese. Dopo di allora tutte le correnti di pensiero dovranno fare i conti con questo nuovo principio, per rifiutarlo, accoglierlo o modularlo. Solo l'idea repubblicana di libertà è in grado di accogliere l'egualitarismo. La libertà repubblicana è molto diversa da quella liberale sia che venga intesa nella forma positiva individuata da J. G. A. Pocock sia che venga interpretata secondo la versione negativa di P. Pettit e Q. Skinner. La diversità consiste proprio nella valorizzazione della partecipazione attiva e consapevole del cittadino alla vita della comunità: lo zoon politikon della concezione aristotelica, la politica della Roma repubblicana, la virtù di Machiavelli, la coscienza civile dei rivoluzionari inglesi e americani. Proprio la necessità che l’individuo ha di rapportarsi con gli altri per la crescita civile e politica della comunità rende il repubblicanesimo particolarmente sensibile al concetto di uguaglianza e tecnicamente in grado di recepirne l’innesto. Questo innesto si concretizza in due modi:
- nel condizionare l’ampliamento dello stato di diritto che nella concezione liberale è limitato ai diritti civili, quelli considerati inviolabili. La necessità della partecipazione attiva del cittadino alla vita civile contiene in sé il concetto di sovranità popolare e di uguaglianza dei diritti politici. Così il repubblicanesimo introduce nel liberalismo i diritti politici.
- nell’accettazione dell’eguaglianza delle opportunità. Mentre il liberalismo può spingersi ad ammettere l’uguaglianza giuridica (pari fruizione dei diritti) e quella politica (sovranità popolare), il repubblicanesimo per sua formazione è in grado di recepire anche l’eguaglianza sociale almeno sulla linea di partenza se non su quella di arrivo (il concetto di pari opportunità). A mio avviso è in Mazzini che l'idea repubblicana di libertà si interfaccia con l'egualitarismo. Ma questo è un altro discorso.

 

EDERA ROSSA era proprio a quel saggio , di cui non ricordavo il nome che stavo pensando quando ho scritto a proposito di Bobbio e Viroli. Secondo me Viroli stacca un po' troppo il repubblicanesimo dalla più generale scuola democratica ; e questo soprattutto se si pensa alla prassi politica del repubblicanesimo per come si è andato storicamente configurando ed alla centralità che il problema della democrazia ha sempre assunto nei pensatori repubblicani. Perchè se è vero che vi sono diritti che neanche il voto di una maggioranza ha il diritto di sopprimere non è che poi si possa immaginare un sistema politico autenticamente repubblicano nel quale i diritti della maggioranza non finiscano, magari con procedure particolarmente complesse, , col prevalere. Certamente si può anche affermare che vi sono diritti fondamentali che nella loro caduta portano anche la caduta della Costituzione che li fa propri e che pertanto le maggioranze possono creare nuove costituzioni; ma non modificare più di tanto costituzioni esistenti senza travisarne lo spirito repubblicano; ma ho difficoltà ad individuare situazioni concrete nelle quali il pensiero politico che si rifà più genericamente alla scuola democratica non finisce col difendere le stesse cose che difendono i repubblicani. E concordo sull'interfacciarsi di repubblicanesimo ( e non solo mazziniano direi) con l'egualitarismo. Notava anni or sono una esponente politica proveniente dal Pci ( di cui mi è facile ricordare il nome in quanto assomiglia al mio, si chiamava Pennacchini) che l'egualitarismo non è un patrimonio del comunismo quanto del pensiero democratico ( non ricordo se dicesse ancora della democrazia borghese) penso avesse ragione.