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DONNE PROTAGONISTE NON SOLO L' 8 MARZO .

 

Erano altri tempi

di

Giuseppe Cotta

 

Eccomi all’appuntamento annuale con l’otto marzo, quasi tutto il fiore di mimosa è stato raccolto e le piante - femmine mutilate - sono lì a ricordarci che tutto ciò che attiene alla reale emancipazione della donna permane.

Non voglio fare un riepilogo delle “puntate precedenti” ma purtroppo dobbiamo prendere atto che

tutto ciò che si verificava quando “erano altri tempi” si è solo un po’modificato nel complesso ma per alcuni versi rimane invariato quando non accentuato. A fare la differenza ci pensano i social network e le televisioni di tutto il mondo, che oggi si possono vedere e ci trasmettono immagini in aggiunta a quelle che prima erano solo notizie lette di corsa perché ritenute poco importanti.

Sempre senza voler far sfoggio di una cultura che oltretutto purtroppo non ho, propongo due punti di un elenco delle condizioni in cui le donne si sono trovate esposte ad umiliazioni e condanne solo perché femmine.

Non vorrei partire da troppo lontano, quindi non farò riferimento a Elena, rea di essere stata rapita e portata a Troia, con tutto quello che ne è seguito anche nell’uso improprio del nome della città. Non farò riferimento alla mai pienamente identificata Maddalena dei tempi di Cristo; mi riferisco comunque a quella “peccatrice” e penitente salvata - lei - dalla lapidazione con la frase “chi è senza colpa lanci la prima pietra”.

«eppoi, al fine – direbbe il saggio – quelli erano altri tempi.»

 

Non riparlerò neppure delle “streghe di Triora”della fine del 1500, di tutte quelle alle quali fu data la caccia in Europa, ne di quelle di Salem, nel Massachussetts; parte delle Nuova Inghilterra, della fine del 1600

Mi fermerò a parlare invece, non avendone ancora fatto riferimento nei miei scritti, della Sig.ra Hester Prynne, si proprio lei; quella de La Lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne

Non strega ma adultera, per ciò stesso ritenuta altrettanto infame.

- Fate largo, buona gente, fate largo, in nome di Sua Maestà! Lasciate passare; e affe' mia, la signora Prynne sarà messa in un luogo, che permetterà agli uomini, alle donne e ai bambini di vedersi a tutt'agio il suo addobbo sgargiante, da questo momento fino a un'ora dopo mezzodì.

Benedetta la giusta colonia del Massachusetts, in cui l'iniquità è trascinata alla luce del sole! Venite

avanti, madama Hester, e mostrate la vostra lettera scarlatta sulla piazza del mercato!

Sul petto di lei, in bel tessuto scarlatto, bordato di complicati ricami e bizzarri rabeschi dorati, appariva la lettera A, iniziale di adultera.

- Questa donna ci ha coperte d'infamia tutte quante, e dovrebbe morire. Non c'è una legge apposta? Sì che c'è, tanto nella Scrittura che nello Statuto. Ringrazino dunque se stessi, i magistrati che l'hanno annullata, se le mogli e le figlie prenderanno una brutta strada!

In ciascun caso, - afferma Hawthorne - gli spettatori manifestavano quasi sempre la medesima

solennità di portamento; quale si addiceva a una gente per cui la religione e la legge erano

pressoché identiche, e nel cui carattere entrambe si confondevano a tal segno, che gli atti più miti e

più severi della pubblica disciplina eran resi ugualmente venerandi e paurosi.

Come sa chi ha letto il romanzo si trattava di una donna che aveva avuto una figlia da un rapporto extra coniugale; anche se il marito era assente ormai da molti anni, prigioniero di pellirossa e che non voleva dire il nome del padre. Il rifiuto, con tutte le conseguenze, compresa quella di essere esposta al pubblico ludibrio; portare la lettera alfabetica, A, cucita sul petto del vestito e la figlia in braccio, derivava dal fatto che il padre della bambina era il reverendo Dimmesdale, un giovane sacerdote venuto da una grande università d’Inghilterra.

Si potrebbe aggiungere qualcosa di quello scritto da Victor Hugo nel suo “I Miserabili”² sulle condizioni delle suore nei conventi religiosi e più ancora in quelli di clausura.

«eppoi, al fine – direbbe il saggio – quelli erano altri tempi.»

 

E oggi? Che tempi sono quelli di oggi?

Temo che non sia dovuto alla mia distrazione se solo oggi; perché il governo Irlandese ha chiesto formalmente scusa alle oltre quarantamila persone coinvolte, ho avuto notizia dei Magdalene Laundries: ovvero della storia di oltre diecimila donne che nel corso di secoli ma anche dall’indipendenza dell’Irlanda, ossia nel periodo dal 1922 al 1996 sono state obbligate a lavorare in lavanderie conventuali (di suore), dopo essere state private dei figli da esse nati a seguito di rapporti sessuali (non importa se condivisi o subiti) avuti al di fuori del matrimonio, con la complicità delle famiglie e con l’unico fine di salvarne la dignità.

Facendo ancora una volta riferimento a “I Doveri dell’Uomo” senza tuttavia ripetere frasi già dette, mi metto nelle mani di Anna Maria Isastia che, nell’edizione di quest’anno della Banca Carige e dalla Fondazione Carige intitolata: Mazzini, Vita, Avventure e pensiero di un italiano europeo,³ riprendendo le parole del Maestro ci dice che: «il suo concetto di uguaglianza va oltre il comune significato politico-giuridico. E aggiunge che per l’Apostolo tale principio non è pareggiamento degli individui, ma il diritto di ognuno di non trovare vincoli legali, né sociali alla propria crescita.

La donna deve emanciparsi e rivendicare i suoi diritti, non per ottenere quanto già ottenuto dall’uomo, ma perché i diritti devono essere uguali per tutti gli esseri umani.»

Benigni, in una delle sue lezioni ci ha esortato chiedendosi e chiedendoci: e l’uomo dov’è? Le donne scendono in piazza per far valere i loro diritti e l’uomo dov’è?

L’uomo c’è, eccome se c’è. L’uomo c’è quando, da solo o in gruppo, aggredisce una donna, le usa violenza di vario genere e l’abbandona agonizzante. L’uomo c’è quando sostituisce le pietre con il coltello o la pistola e uccide la “sua” donna al grido di «o mia o di nessuno».

L’uomo c’è quando stabilisce che fine deve fare l’identità della donna. Sembra cosa da poco e non fa male ma vi sono Stati nel mondo in cui l’identità della donna, con il matrimonio, scompare completamente sostituita da quella del marito.

Chiudo quindi questo mio intervento, unendo la mia voce come “seconda nota dell’accordo” a quella di Corinna Pieri che con il suo “Abbiatela eguale nella vostra vita civile e politica”, apparso su L’Azione Mazziniana di novembre dello scorso anno, esorta l’Associazione Mazziniana Italiana ad un maggiore impegno per l’emancipazione femminile.

Ciò va fatto anche al fine di non deludere Giorgina Saffi, la quale affermava:

-Ho ferma fede nel trionfo finale del Vero, del Giusto, del senso morale nella coscienza del Popolo…

A Noi Mazziniani che siamo dei privilegiati del dovere spetta il piacere di raggiungere il prima possibile quel finale per proclamare il trionfo. Tuttavia lo scoglio che pare insormontabile e contro cui si infrange l’onda è quello di stabile con certezza come formare l’Umanità ma più ancora: chi forma i formatori.

Perché anche oggi purtroppo c’è il saggio; il quale non può esimersi dal dire: «eppoi, al fine, questi sono altri tempi»

Giuseppe Cotta

Socio isolato AMI nazionale

 

¹La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, Sansoni editore, collana “I capolavori”Firenze, 1965

² I miserabili di Victor Hugo, edizione Garzanti 1981, su licenza Mursia.

³Mazzini: Vita, avventure e pensiero di un italiano europeo, AA.VV. 2012 Silvana Editoriale Spa

 

 

CASTRUCCIO 4 donne e storie di Santi

Quattro simpatiche ragazze. Storie di vita vera.

 
A Roma ci sono due nuovi santi ma il mondo va avanti lo stesso. Quattro ragazze, che sono il doppio di due si danno da fare ciascuna per la sua parte. C’è chi si ribella agli orrori della vita, chi cerca di aiutare la famiglia, chi denuncia il razzismo e le ipocrisie che gli girano attorno e chi inventa nuove eliche.
Mentre Roma si preparava a celebrare e celebrava l’ascesa agli altari di due nuovi santi, che già ce ne sono pochi , il mondo ha continuato la sua quotidiana rotazione su sé stesso e contemporaneamente intorno al sole. Per fortuna. E quattro (che è il doppio di due) simpatiche ragazze con le loro azioni sono riuscite a farlo un po’ più bello e, nonostante tutto, ad ottenere un po’ di spazio sui media. Non certo proporzionato al loro merito ma d’altra parte non sono sostenute da potenti uffici stampa. Ma quel poco che è arrivato fa ben sperare per il futuro.
 
La prima a cui si vuol rendere merito è una ragazzina, giusto per essere chiari una minorenne, a malapena arriva ai sedici anni, che ha sulle spalle esperienze così vergognose e turpi che forse ci vogliono dieci vite malavitose per riuscire ad eguagliarle. Si tratta di una delle due piccole dei Parioli che ha trovato il coraggio nell’ambito del processo (rito abbreviato con conseguente sconto di pena che pure questa si spera giustamente massima) di costituirsi parte civile   sia nei confronti degli sfruttatori e dei vergognosi clienti che senz’altro tenteranno d’infangarla, sia contro la madre. Sempre che si possa definire madre la donna che l’ha partorita. S’immagina il lacerante dolore di una simile scelta che tuttavia doveva essere fatta sia per sé stessa sia per senso ed impegno civile. Fra breve tempo, auspicabilmente, la cronaca si dimenticherà di lei e della sua compagna di sventura. Si spera che entrambe possano cancellare il più possibile e magari anche in tempi non lunghi  la loro tragica storia.
 
Dall’altra parte del mondo Charlotte Bell, appena dieci anni, ha cercato di dare una mano alla famiglia. L’ha fatto durante la festa organizzata per i figli dei dipendenti della Casa Bianca consegnando il curriculum vitae del suo papà, disoccupato da tre anni, a Michelle Obama. L’ha fatto di fronte a tutti gli altri bambini, con semplicità. Forse Charlotte non otterrà niente, sembra che da quelle parti le lettere di raccomandazione non funzionino tanto, ma ha avuto il coraggio di manifestare alla Fist Lady una situazione di forte disagio, e di rendergliela tangibile e concreta. Sono problemi che chi sta al centro del potere conosce ma forse, perché non li vive sulla sua pelle, non capisce compiutamente.  Non deve essere stato facile. Un gesto innocente e magari un po’ goffo può smuovere più di tanti discorsi.
 
«Puoi dormire con i negri, puoi fare quello che vuoi con loro, l’unica cosa che ti chiedo è di non portarli alle mie partite. In Israele vengono trattati peggio dei cani» Autore del virgolettato è Donald Sterling un arzillo ottantunenne, ovviamente miliardario, e già che c’è anche proprietario di una squadra di pallacanestro, i Clippers, che gioca nel campionato Nba e che ha diversi giocatori neri.  Destinataria del delicato messaggio è stata Vanessa Stiviano, che spesso accompagna mister Sterling alle partite del suo team. Lei di anni ne ha solo 38 e si definisce messicana ed afroamericana. La risposta che Vanessa ha girato a mister Sterling è stata breve ma precisa:«Io sono nera e la cosa non ti dispiace quando mi stendo accanto a te.»  Il razzismo riesce sempre a ramazzare degli idioti e forse dovrebbe stupire che a farne parte questa volta sia uno che appartiene al popolo che nello scorso secolo a questa aberrazione ha pagato il tributo più alto. Vanessa forse non ha tutti i numeri per essere una santa ma senz’altro non è una ipocrita. E questo, visti i tempi, aiuta.
 
Katia Bertoli ha 36 anni, viene da Trento,da quattro anni insegna ingegneria meccanica applicata ad Harvard. Una bazzecola. Con il gruppo di ricercatori che dirige ha creato una figura geometrica totalmente nuova che non esiste in natura. È stata battezzata «emi-elica». In verità stavano lavorando ad un altro progetto ma come spesso capita quando si fa ricerca si è aperta una variante che ha portato a questa nuova elica.  «Ora– dice Katia con modestia - si tratta di capire in quali proprietà si traduce.» Grazie alla «emi-elica» ha ottenuto un finanziamento di 400mila dollari che impiegherà per assumere 2 ricercatori per 5 anni. Sembra di stare in Italia dove Katia Bertoli tornerà giusto per le vacanze. Forse.
 
P.S. Certo l’evento Vaticano ha lasciato vari segni: alcuni, ma poi neanche tanti, sui media del mondo e altri più cospicui sotto i ponti del Tevere Ma di questi ultimi, per pudore, è meglio non parlare anche per il costo che il Comune di Roma dovrà sostenere per il loro ritorno alla decenza. Che non sarà l’unico costo dovendo sommarsi a questo anche lo smaltimento di quattro milioni di bottigliette d’acqua, il pagamento di straordinari a operatori ecologici, autisti Atac nonché servizi di sicurezza che fa un bel gruzzoletto di euro.  Gli organizzatori della festa se la son cavata con un semplice ringraziamento che le italiche autorità hanno molto apprezzato. Ci mancherebbe. E la storia è finita lì. D’altra parte duemila anni di storia e di retorica hanno ben lasciato una qualche traccia 
 
http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2014/04/quattro-simpatiche-ragazze-storie-di.html
 
 

CASTRUCCIO 4 donne e storie di Santi

Quattro simpatiche ragazze. Storie di vita vera.

 
A Roma ci sono due nuovi santi ma il mondo va avanti lo stesso. Quattro ragazze, che sono il doppio di due si danno da fare ciascuna per la sua parte. C’è chi si ribella agli orrori della vita, chi cerca di aiutare la famiglia, chi denuncia il razzismo e le ipocrisie che gli girano attorno e chi inventa nuove eliche.
Mentre Roma si preparava a celebrare e celebrava l’ascesa agli altari di due nuovi santi, che già ce ne sono pochi , il mondo ha continuato la sua quotidiana rotazione su sé stesso e contemporaneamente intorno al sole. Per fortuna. E quattro (che è il doppio di due) simpatiche ragazze con le loro azioni sono riuscite a farlo un po’ più bello e, nonostante tutto, ad ottenere un po’ di spazio sui media. Non certo proporzionato al loro merito ma d’altra parte non sono sostenute da potenti uffici stampa. Ma quel poco che è arrivato fa ben sperare per il futuro.
 
La prima a cui si vuol rendere merito è una ragazzina, giusto per essere chiari una minorenne, a malapena arriva ai sedici anni, che ha sulle spalle esperienze così vergognose e turpi che forse ci vogliono dieci vite malavitose per riuscire ad eguagliarle. Si tratta di una delle due piccole dei Parioli che ha trovato il coraggio nell’ambito del processo (rito abbreviato con conseguente sconto di pena che pure questa si spera giustamente massima) di costituirsi parte civile   sia nei confronti degli sfruttatori e dei vergognosi clienti che senz’altro tenteranno d’infangarla, sia contro la madre. Sempre che si possa definire madre la donna che l’ha partorita. S’immagina il lacerante dolore di una simile scelta che tuttavia doveva essere fatta sia per sé stessa sia per senso ed impegno civile. Fra breve tempo, auspicabilmente, la cronaca si dimenticherà di lei e della sua compagna di sventura. Si spera che entrambe possano cancellare il più possibile e magari anche in tempi non lunghi  la loro tragica storia.
 
Dall’altra parte del mondo Charlotte Bell, appena dieci anni, ha cercato di dare una mano alla famiglia. L’ha fatto durante la festa organizzata per i figli dei dipendenti della Casa Bianca consegnando il curriculum vitae del suo papà, disoccupato da tre anni, a Michelle Obama. L’ha fatto di fronte a tutti gli altri bambini, con semplicità. Forse Charlotte non otterrà niente, sembra che da quelle parti le lettere di raccomandazione non funzionino tanto, ma ha avuto il coraggio di manifestare alla Fist Lady una situazione di forte disagio, e di rendergliela tangibile e concreta. Sono problemi che chi sta al centro del potere conosce ma forse, perché non li vive sulla sua pelle, non capisce compiutamente.  Non deve essere stato facile. Un gesto innocente e magari un po’ goffo può smuovere più di tanti discorsi.
 
«Puoi dormire con i negri, puoi fare quello che vuoi con loro, l’unica cosa che ti chiedo è di non portarli alle mie partite. In Israele vengono trattati peggio dei cani» Autore del virgolettato è Donald Sterling un arzillo ottantunenne, ovviamente miliardario, e già che c’è anche proprietario di una squadra di pallacanestro, i Clippers, che gioca nel campionato Nba e che ha diversi giocatori neri.  Destinataria del delicato messaggio è stata Vanessa Stiviano, che spesso accompagna mister Sterling alle partite del suo team. Lei di anni ne ha solo 38 e si definisce messicana ed afroamericana. La risposta che Vanessa ha girato a mister Sterling è stata breve ma precisa:«Io sono nera e la cosa non ti dispiace quando mi stendo accanto a te.»  Il razzismo riesce sempre a ramazzare degli idioti e forse dovrebbe stupire che a farne parte questa volta sia uno che appartiene al popolo che nello scorso secolo a questa aberrazione ha pagato il tributo più alto. Vanessa forse non ha tutti i numeri per essere una santa ma senz’altro non è una ipocrita. E questo, visti i tempi, aiuta.
 
Katia Bertoli ha 36 anni, viene da Trento,da quattro anni insegna ingegneria meccanica applicata ad Harvard. Una bazzecola. Con il gruppo di ricercatori che dirige ha creato una figura geometrica totalmente nuova che non esiste in natura. È stata battezzata «emi-elica». In verità stavano lavorando ad un altro progetto ma come spesso capita quando si fa ricerca si è aperta una variante che ha portato a questa nuova elica.  «Ora– dice Katia con modestia - si tratta di capire in quali proprietà si traduce.» Grazie alla «emi-elica» ha ottenuto un finanziamento di 400mila dollari che impiegherà per assumere 2 ricercatori per 5 anni. Sembra di stare in Italia dove Katia Bertoli tornerà giusto per le vacanze. Forse.
 
P.S. Certo l’evento Vaticano ha lasciato vari segni: alcuni, ma poi neanche tanti, sui media del mondo e altri più cospicui sotto i ponti del Tevere Ma di questi ultimi, per pudore, è meglio non parlare anche per il costo che il Comune di Roma dovrà sostenere per il loro ritorno alla decenza. Che non sarà l’unico costo dovendo sommarsi a questo anche lo smaltimento di quattro milioni di bottigliette d’acqua, il pagamento di straordinari a operatori ecologici, autisti Atac nonché servizi di sicurezza che fa un bel gruzzoletto di euro.  Gli organizzatori della festa se la son cavata con un semplice ringraziamento che le italiche autorità hanno molto apprezzato. Ci mancherebbe. E la storia è finita lì. D’altra parte duemila anni di storia e di retorica hanno ben lasciato una qualche traccia 
 
http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2014/04/quattro-simpatiche-ragazze-storie-di.html
 
 

G.Cotta, Ricordare i delitti contro la donna

L' amico Giuseppe Cotta , Mazziniano , residente in Liguria e cittadino del mondo per l' 8 marzo ci ha inviato questa ricostruzione storica di una dei tanti delitti di massa contro le donne

DONNE DI CONFORTO

Post n°147 pubblicato il 07 Marzo 2014 da Giuseppe_Cotta

 
Foto di Giuseppe_Cotta

 

 

 

 

 

Come sempre l’8 marzo dedico la mia mimosa virtuale alle donne. Chi avesse pazienza di leggere i precedenti lavori presenti sul mio blog al Tag 8 marzo, avrebbe modo di prendere vista di cosa intendo io come festa delle donne. Niente cene, niente balli, niente regali ma solo pensieri: pensieri su come ci siamo comportati noi, maschi; nei confronti dell’altra metà dell’umanità. Quello che è ancora più grave è che non si tratta di alcuni maschi, di una certa religione, di un certo Stato, di una determinata era o secolo ma di maschi di tutto il globo terrestre e a volt; Vedere il film Filomena, non si tratta di soli maschi.

 

 

 

E’ apparso proprio oggi 8 marzo un servizio giornalistico su Euronews, relativo ad una statua rappresentate una giovane donna seduta su di una sedia e il racconto di una signora che diceva che il monumento, come tanti, era stato voluto perche la gente non dimenticasse; il monumento è dedicato alle “donne di conforto” delle quali si servivano i militari giapponesi sino alla fine della guerra di Corea ma delle quali il Giappone iniziò a parlarne solo nel 1965, con la ripresa dei contatti con la Corea del Sud.

 

Il primo "centro del comfort" venne istituito nella concessione giapponese di Shanghai, nel 1932.

 

Le prime comfort women erano prostitute giapponesi, che si offrirono volontarie per questo servizio. Tuttavia, con il proseguimento della campagna d'espansione giapponese, i militari giapponesi si trovarono a corto di volontarie così decisero di sfruttare le donne che vivevano nelle zone invase. Molte donne accettarono le richieste di lavoro fatte dai giapponesi per operaie o infermiere, non sapendo che sarebbero state costrette ad essere schiave sessuali.

 

Nelle prime fasi della guerra, le autorità giapponesi reclutarono le prostitute con metodi convenzionali. Nelle aree urbane, venne usata la pubblicità convenzionale, attraverso intermediari i quali misero degli annunci sui giornali che circolavano in Giappone, Corea, Taiwan, Manciukuò e in Cina. Queste soluzioni ben presto, specialmente in Giappone, esurirono il numero delle volontarie. Il Ministero degli Affari Esteri resistette all'ulteriore rilascio di visti di viaggio per le prostitute giapponesi, credendo che il fatto avrebbe danneggiato l'immagine dell'Impero del Giappone. I militari cominciarono così a cercare le comfort women al di fuori del Giappone, soprattutto in Corea e nella Cina occupata. ma quello che prevalse fu il sequestro. Molte donne furono ingannate e truffate e quindi costrette ad aggregarsi ai bordelli militari.

 

La situazione peggiorò con il proseguimento della guerra. A causa dello sforzo bellico, i militari non furono più in grado di rifornire le unità giapponesi; i militari allora si rifornirono dai locali, esigendo o saccheggiando le loro risorse. Lungo la linea del fronte, soprattutto nelle campagne dove vivevano meno persone, i militari giapponesi esigevano spesso che i governanti locali fornissero loro le donne per i bordelli. Quando la popolazione locale, specialmente i cinesi, erano considerati

 

ostili, i soldati eseguirono la Sanko sakusen (Politica dei Tre Tutto - Uccidi Tutti, Saccheggia Tutto, Distruggi Tutto), che includeva il sequestro e lo stupro indiscriminato dei civili.

 

L' Office of War Information degli Stati Uniti documentò le interviste a venti comfort women a Burma nelle quali si affermava, che le ragazze venivano persuase con l'offerta di molti soldi, un'opportunità per pagare i debiti di famiglia, per avere un lavoro facile e la prospettiva di una nuova vita in una nuova terra; Singapore. Con queste falsità molte ragazze vennero reclutate per il servizio oltremare e pagate con un anticipo di poche centinaia di yen.

 

La carenza di documenti ufficiali rese difficile stimare il totale delle comfort women; se vi era una documentazione, probabilmente fu distrutta dal governo giapponese alla fine della guerra, per evitare responsabilità su diversi avvenimenti. Gli storici sono giunti a varie stime, studiando i documenti sopravvissuti, che indicano i movimenti di soldati in una particolare area e la variazione del numero donne. Lo storico Yoshiaki Yoshimi, che dedicò il primo studio accademico che mise in luce l'argomento, stimò il numero totale tra le 50 e le 200 000 donne.

 

Basandosi su questa stima, la maggior parte delle fonti mediatiche internazionali parlano di circa 200 000 donne reclutate o rapite dai soldati per servire nei bordelli militari. La BBC cita "da 200 000 a 300 000" donne, mentre la Commissione Internazionale dei Giuristi cita le "stime degli storici di 100 000 - 200 000 donne."

 

Il 17 aprile 2007, Yoshiaki Yoshimi e Hirofumi Hayashi annunciarono la scoperta, negli archivi relativi al processo di Tokyo, di sette documenti ufficiali dai quali emerge, che le forze militari imperiali, come la polizia militare della Marina, obbligavano le donne, i cui padri avevano attaccato la polizia militare dell'Esercito a lavorare nei bordelli del fronte cinese, indocinese ed indonesiano. Questi documenti furono resi pubblici al processo per i crimini di guerra. In uno dei documenti, si cita un tenente, che confessò di aver organizzato un bordello e di essersene servito egli stesso. Un'altra fonte afferma che gli uomini del Tokeitai avevano arrestato alcune donne per strada e, dopo esami medici coatti, le avevano costrette a lavorare nei bordelli.

 

Il 12 maggio 2007 il giornalista Taichiro Kajimura annunciò di aver scoperto trenta documenti del governo olandese, che furono presentati al processi di guerra a Tokyo come prove di un caso di prostituzione forzata nel 1944 a Mageland.

 

Voglio chiudere qui anche se il racconto sarebbe ancora lungo. Non vorrei eccitare qualche persona che leggendolo facesse commenti su quanto erano “bravi” e come sapevano trattare “bene” le donne i soldati giapponesi.

 

 

 

La maggior parte della notizia è stata presa da Wikipedia ma verificata su altri siti storici, compreso Euronews.

 

http://blog.libero.it/CaseCarmeli6/?nocache=1394464430