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IL 26 MAGGIO A BOLOGNA REFERENDUM SUI FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA PRIVATA

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A Bologna il 26 maggio si tiene un referendum consultivo sui finanziamenti alla scuola privata ,

 

IL QUESITO

 

Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d’infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell’infanzia?
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali
b) utilizzarle per le scuole paritarie private

 

http://referendum.articolo33.org/info/

 

Sulla scuola privata dopo il referendum di Bologna

 

L' amico Edera Rossa ci propone questo ampio commento di un altro amico di facebook , con una sua osservazione finale per finire le osservazioni di Giuseppe Vinci e Antares 

A urne chiuse e referendum vinto dai fautori di una scuola pubblica e aconfessionale ciascuno farà i commenti di rito. A me sembra più utile attribuire il premio per la dichiarazione meno fondata e plausibile tra quelle che si sono divise il campo della propaganda prima che le urne si chiudessero.
Il premio va indiscutibilmente al Ministro per l'Istruzione, università e ricerca scientifica, Maria Chiara Carrozza.
In cosa le sue dichiarazioni si distinguono da quelle di altri illustri esponenti del PD, partito inutilmente restio a dare ascolto alla parte preponderante del suo elettorato? Anche il ministro Carrozza ha scelto la linea della tutela dell'esistente, che a suo dire sarebbe l'unico mezzo per garantire a quanti più bambini possibile l'accesso alla scuola materna; anche lei ha fatto dichiarazioni contro "l'ideologia" che dimentica "il concreto" della scuola che inizierà a settembre; in che cosa dunque eccelle rispetto a Merola?
In questa frase: «Peraltro, come ricordato da studiosi tra cui Giulio Sapelli e Stefano Zamagni, la stessa teoria dei “beni comuni” prevede che forme educative non statali adempiano a fini pubblici. Su questo è necessario fare chiarezza. La sussidiarietà, nell’ambito del sistema bolognese e della legge 62/2000, non è in nessuna maniera una forma di privatizzazione, ma un modo con cui l’organizzazione delle persone risponde a una domanda della società, realizzando un contributo dal basso che è in linea con gli standard europei»
Per informazione del ministro, non esiste alcuna "teoria dei beni comuni", non esiste alcuna impostazione dottrinale condivisa sull'argomento: in una parola, non esiste nulla che abbia maggiore obiettività di un'opinione, quale è del resto la stessa idea di sussidiarietà, che non è prescritta né imposta dalla l. 62/2000. Esiste gente abituata a spacciare la propria opinione (nella specie il proprio credo religioso e il modello di società che vuole imporre) per qualcosa di vero, inconfutabile, oggettivo. Quando si parla contro il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali si parla di "natura"; quando non si può scomodare la natura, come nel caso della scuola (una scuola "naturale" ricorderebbe al più Tarzan), ecco far capolino il "bene comune".
Da questo a pensare che esista una teoria dei "beni comuni" che abbia la stessa validità della relatività generale o della gravitazione universale è più o meno come credere che esista un tunnel dal Gran Sasso al Cern.
Nel che si dimostra che i professori universitari possono diventare come i loro meno titolati predecessori quando smettono di fare ciò che dovrebbero fare meglio: documentarsi.

Raffaele Volante

" Ad un profano di diritto costituzionale quale il sottoscritto sorge un dubbio: se, a forza di rigirare la frittata, viene fuori che anche le scuole che un tempo venivano semplicemente chiamate private non sarebbero altro che scuole diversamente pubbliche , a quali scuole si riferiva il costituente quando parlava di "senza oneri per lo stato"?"

Edera Rossa

 

Al referendum consultivo di Bologna sui finanziamenti alla  scuola privata, vince il fronte (che brutta definizione!) della scuola pubblica. Ovviamente PD e PDL erano dalla parte sbagliata. Del risultato non posso che esserne contento e resto della convinzione che la scuola privata debba finanziarsi per conto proprio. Per quanto, il risultato globale della partecipazione è del tutto deludente. Ha votato il 28,71% dell’elettorato attivo (286.000 elettori c.a), in tutto 85.934 bolognesi su una popolazione di 373.000 abitanti circa. I no ai finanziamenti per la scuola privata sono stati 50.500. Pochi, troppo pochi, per poter parlare di una vera e propria partecipazione popolare. Ciò nonostante il referendum resta valido e l’amministrazione comunale dovrà tenerne conto.

A questi dati, poi, si aggiungono i dati delle amministrative per le quali il calo dell’affluenza degli elettori alle urne è netto. Roma è capofila di questo segno negativo. Si teme il massimo picco storico della disaffezione alle urne. Non ci sono partiti, movimenti e lotte che tengano. Sembra quasi che a noi italiani, della partecipazione democratica, più o meno diretta, delle sorti del paese non freghi più di tanto. E se il panorama attuale non offra nulla di più convincente, all’orizzonte non si scorge altro. Servilismo e delega in bianco, ancora una volta prevalgono. 

Ho come l’impressione (va facendosi convinzione mano a mano che passano gli anni) che si vada dritti verso la peggiore riedizione del tempo dei padroni. Perché quando la partecipazione e la condivisione delle scelte politiche vengono meno e per quanto possa essere legittima ogni forma di consultazione e risultato, a fronte dell’assenza dei più, i padroni saranno sempre più convincenti, soprattutto sulle masse in difficoltà, facili prede del ricatto. E allora si, toccherà scappellarsi fieri, verso il signor padrone, con il tipico e reverenziale italico “signorsì”. E chi sa, magari, questo scenario, sarà fonte d’ispirazione all’ennesimo regista del contro regime per il film “Fame, muffa e dignità”.

Giuseppe Vinci da Le trame del divenire

http://www.trameindivenire.it/

A Bologna in queste ore si è tenuto un referendum comunale per chiedere in maniera consultiva e dunque (guarda un po’!) senza conseguenze applicative,se i cittadini della “Dotta” erano favorevoli oppure contrari a mantenere in piedi il finanziamento pubblico (soldi dei cittadini) verso le scuole materne private paritarie.
Il referendum consultivo che non prevedeva dunque il limite del quorum ha consegnato due dati significativi su cui voglio soffermarmi:
1) La partecipazione è stata alquanto disastrosa facendo segnare un record negativo di votanti sceso sotto il 30%
2) Chi ha risposto alla chiamata sul quesito referendario ha dato una netta risposta con un 60% di coloro che volevano abolire il finanziamento.
La scadente affluenza alle urne al referendum comunale bolognese sta a mio avviso,nel fatto che il referendum in maniera squallida lo si è preferito (volutamente) consultivo,così,in modo tale da “privare” i cittadini della possibilità e della libertà di decidere e scegliere. Dunque un’arma spuntata con polveri bagnate. Giusto un parere da chiedere e non una richiesta di decidere sul tema. Congratulazioni.
Personalmente sono contrario a priori a qualunque finanziamento pubblico a scuole o enti privati che devono autofinanziarsi e non tirare per la giacca i cittadini già alle prese con un servizio pubblico scadente e che è arma di propaganda dei liberisti da marciapiede.
Il servizio pubblico che va rivoluzionato all’interno (per esempio decurtando stipendi e, in casi gravi i contributi previdenziali agli sfaccendati e agli assenteisti) rischia di essere cancellato se, qualcuno da Sinistra chiudendo gli occhi rende possibile lo smantellamento con la tesi vera ma,confutabile del “il servizio pubblico non può più essere mantenuto,privatizziamolo”.
Innanzitutto vorrei e vorremmo sapere: quale teorema stabilisce che il servizio pubblico non può essere mantenuto? La causa è l’evasione fiscale? Siamo tutti tutte orecchie. Qualcuno ci illumini.
Altra questione è l’affermazione lanciata dal Presidente del Governaccio Letta che ha affermato,che il governaccio sta esaminando l’ipotesi di eliminare il finanziamento pubblico ai partiti. Desolazione.
Il finanziamento pubblico ai partiti è stato eliminato con un referendum popolare durante gli anni di tangentopoli con un consenso plebiscitario, salvo tornare sotto le mentite spoglie del “rimborso elettorale” dunque prendendo in giro i cittadini che, nonostante la volontà non hanno mai visto eradicato il finanziamento.
Bene l’intenzione di eliminare il “rimborso elettorale” ( a Letta voglio perdonare il lapsus...) a patto che:
1) Non sia l’ennesima presa per i fondelli e la solita promessa da marinaio
2) Il finanziamento pubblico non sia sostituito (come credo) da finanziamenti privati che renderebbero la politica schiava di lobbies finanziarie
3) Un eventuale legge abrogativa stabilisca precisamente che: i partiti politici devono autofinanziarsi, è vietata qualunque forma di finanziamento pubblico e privato ai partiti politici, si stabilisca il reato di finanziamento pubblico e privato di corruzione pubblica e privata, qualsiasi pagamento sia tracciabile e reso immediatamente pubblico e disponibile alle autorità giudiziarie.
Ovviamente non accadrà nulla di quanto chiesto con forza dal sottoscritto e avremo i finanziamenti pubblici alle scuole materne private e il finanziamento pubblico ai partiti,e magari anche un aiutino dai privati con le conseguenze sopra indicate.....

ANTARES

 

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EDERA ROSSA nella scuola pubblica la formazione al pluralismo

 

Non credo che in discussione sia la libertà delle scuole private e nemmeno il giudizio sulla qualità delle stesse. Si tratta di stabilire se una amministrazione comunale debba o meno finanziare delle scuole gestite da privati .

 

Va detto subito che esiste il dettato costituzionale che parla di libertà di istruzione senza oneri per lo stato; e tenendo conto del sistema finanziario era allora, ma sostanzialmente anche adesso, basato principalmente sulla traslazione di denaro dallo stato agli enti locali, è abbastanza chiaro come tale norma si debba intendere ( ma non solo per questo) estensiva per l'intera pubblica amministrazione. E , comunque, credo si debba considerare che solo una amministrazione locale che non necessiti di denaro dallo stato potrebbe immaginare di poter far fronte ad una spesa non istituzionalmente di sua competenza , anche per spese che la costituzione dichiara di non doversi. porre a carico dello stato.

 

Del resto non mi sembra che vi siano altre situazioni nelle quali le amministrazioni locali si facciano carico di spese alle quali non possa per legge farsi carico anche lo stato.

 

Ma lasciamo pur da parte questo aspetto, rimane la domanda perchè la collettività dovrebbe farsi carico di una istruzione affidata a persone che non devono rispondere a leggi dello stato nella stessa misura dei dipendenti della pubblica istruzione ,ma che, fin dall'inizio, vengono scelte con criteri che a volte non solo sono diversi, ma a volte addirittura in contrasto con i principi professati da uno stato laico.

 

Nessuno può impedire che un insegnante di una scuola privata venga assunto tenendo anche conto delle sue propensioni religiose o filosofiche, dei suoi comportamenti nella vita privata andando anche ben oltre al puro rispetto delle leggi dello stato, ma entrando in scelte quali possono essere quelle di una convivenza, della adesione ad un partito politico, di una pratica religiosa o di una propensione sessuale. Lo stato, od una amministrazione comunale, dovrebbero finanziare una scuola che compia dette discriminazioni ?

 

 

 

E dovrebbe finanziare, una amministrazione comunale, una scuola nella quale gli allievi vengono selezionati con criteri difformi da quelli che vengono adottati nella scuola pubblica ? Legittimo, sulla base della nostra Costituzione, che il genitore cattolico preferisca una scuola che lo rassicuri dal punto di vista religioso ,è legittimo che il cittadino libertario scelga per il figlio una scuola che lo garantisca da eccessi di autoritarismo e da imbonimenti clericali, è legittimo che un cittadino scelga per il proprio figlio una scuola sulla base di una serie di altre considerazioni ancora sia di tipo religioso, che filosofico, pedagogico, ed altro ancora; ma sono i cittadini nel loro insieme che devono farsi carico di tali esigenze?

 

Ed è conveniente per la società nel suo insieme che i ragazzi siano allevati in recinti separati a seconda del tipo pastore che i genitori desiderano per i loro figli? E' conveniente che non vi sia quella educazione generale al pluralismo di cui la scuola pubblica dovrebbe essere, anche per la sua stessa composizione, portatrice; ma che invece ci si abitui fin da ragazzi a sentirsi altro rispetto alla società nel suo insieme per una diversità di frequentazioni , più di quanto comunque non avverrebbe , ma altro anche per le possibilità ricevute di avere una istruzione funzionale a delle differenze ( di ceto, di religione, di cultura) che finirebbero ancor più con il cristallizzarsi nelle giovini coscienze? Ed è il caso che tali scelte, che i genitori compiono per l'educazione dei loro figli, ricevano anche un contributo pubblico che avrebbe anche il senso di un avallo che andrebbe oltre la semplice dichiarazione di legittimità di una possibilità pur prevista da leggi e Costituzione? Credo che , comunque la si pensi sulle scuole private, debba. comunque, essere chiaro a tutti che il futuro del nostro paese di gioca principalmente sulla qualità della scuola pubblica, che è dalla capacità della scuola pubblica di formare cittadini tecnicamente, culturalmente e civilmente preparati che dipende il futuro dell'Italia; credo che il no al finanziamento delle scuole private , sia il solo modo possibile per dire un grande SI alla speranza di una scuola migliore per tutti gli italiani.

 

 

 

Castruccio : un approccio razionale su scuola privata

Attenzione a far d'ogni erba un fascio, come direbbe Gasparri Il fatto che poi l'attenzione sia concentrata sui denari, elemento sovrastrutturale e non sui contenuti mi mette in imbarazzo. Provando ad essere serio, almeno per una volta, direi che il problema così come è posto è cornuto. Nel senso che fissa il dilemma solo su due, quante sono appunto le corna, categorie. La scuola pubblica e quella privata. La scuola pubblica ha il grandissimo merito di essere pubblica e per tutti e non pone (quasi) mai barriere di tipo economico all'ingresso ed è di prossimità. Quindi radicata nel territorio. Ha il grande (issimo) svantaggio di non essere omogenea: può capitare l'insegnante bravo e quello gelminiano. Il metodo può variare da sezione a sezione e addirittura all'interno della stessa classe da insegnante ad insegnante. Non c'è certezza di qualità"distribuita". Il mondo delle non-pubbliche è assai vasto e complesso. Per schematizzare se ne possono considerare di due tipi: quelle confessionali (che tutti conoscono) e quelle laiche. In genere le confessionali e le laiche garantiscono metodi omogenei. Tra queste ultime mi piace citare le montessori o le steiner che non a caso si definiscono libere e non private. Queste due in particolare praticano una pedagogia che se pur impostata agli inizi del secolo passato è attualissima e modernissima e non sarebbe male se la pedagogia di stato si confrontasse con questi sistemi.Magari prendendone non pochi capisaldi. In Germania vi sono molte scuole pubbliche che praticano la pedagogia steineriana altre quelle più convenzionali e i genitori sono liberi di scegliere. Personalmente sono un estimatore ed un sostenitore della pedagogia di Rudolf Steiner. Le scuole Steiner accolgono bimbi di tutti i ceti sociali e hanno, in genere, rette differenziate sulla base del reddito: chi più ha più paga. Sistema non sempre facile da spiegare ma che generalmente funziona. Talvolta con qualche mugugno poiché neppure i genitori che mandano i figli alla scuola steiner hanno il monopolio del senso buono e civico. Qualche berlusconiano sta pure tra loro. Tutto ciò posto se fossi a Bologna (ed eventualmente mandando i bimbi alla scuola steiner) voterei perché i denari della collettività andassero alle scuole pubbliche pur dispiacendomi del fatto che solo bimbi di famiglie tendenzialmente abbienti possano beneficiare (e godere) di sistemi educativi assai avanzati e formativi come quelli delle due scuole di pensiero dianzi citate. Si tratterebbe quindi di voto utile nel metodo (istruzione per tutti) con non poche riserve mentali nel merito: qualità dell'insegnamento.

Castruccio Castracani su  FB