Salta navigazione.
Home
sito repubblicano nella sinistra

MANIFESTAZIONI DELL' AMI

 
 
 
 
l'Associazione Mazziniana di Bologna organizza un confronto sul risorgimento che si preannuncia particolarmente frizzante, invitiano tutti gli amici ad essere presenti
 
 
 
 
 

 

A.M.I. - Associazione Mazziniana Italiana

 

 

L' AMI Bologna sui Martiri di Belfiore

 

L' AMI di Bologna ha celebrato con qualche giorno di ritardo la giornata del 9 febbraio .Venerdì 20 febbraio a Budrio infatti si è tenuta l'annuale cena conviviale dell' organizzazione . Introdotto dal presidente Lamberto Magnani è stato ospite della serata il prof Luigi Gualtieri , presidente dellì AMI di Mantova e autori di numerosi saggi sul risorgiemnto , specie nel Mantovano . Il prof Gualtieri a tenuto un' apprezzattissima riflessione sulla vicenda dei "martiri di Belfiore" . Come è noto la vicenda vide protagonisti un gruppo di patrioti di ispirazione mazziniana coordianti dal sacerdoti don Enrico tazzoli che nell immediato periodo successivo alla prima guerra di  indipendenza tentarono di minare la presenza autriaca in Mantova. Scoperti i principali esponenti tra cui Tazzoli furono condannati a morte e giustiziati. Il prof Gualtieri ha fr al' altro illustrato una riflessione sulle distorizioni della storiagrafia imperante dall' epoca sino ai gironi nostri sulla effettiva natura del gruppo di patrioti. In epoca monarchiaca e ancora di più fascista , fu illustrato solo il fine nazionale tacendo di quello repubblicano e sociale , ma anche ai giorni nostir in particoalre da parte cattolica si è teso a comprimere il forte legame con il mazzinianesimo , incontestabile anche per gli esponenti ecclesiastici , ad iniziare dal Tazzoli. Alla manifestazione hanno partecipato una cinquantina di aderenti all' AMi e numerosi cittadina , particoalrmente papprezzata la presenza del sindaco della cittadina bolognese ,Giulio Pierini.

http://it.wikipedia.org/wiki/Martiri_di_Belfiore

Roma, 13 12 2014 VI° COLLOQUIO MAZZINIANO

 

 

VI° COLLOQUIO MAZZINIANO

 

Sabato 13 Dicembre 2014

ROMA – Sala Margana – Piazza Margana, 41

 

 

 

ore 10 Saluto al monumento a Mazzini all’Aventino

ore 11 Apertura dei lavori: Mario Di Napoli. presidente Naz.le A.M.I.

I° Sessione: Economia e Società

stato e mercato nella crisi italiana ed europea

Intervengono: Antonio Caponetto, Luca Einaudi

ore 14 Pausa pranzo

ore 15,30 II° Sessione : Politica e Istituzioni

c’è un futuro per i partiti politici?

intervengono : Nicola Lupo, Federico Picca Orlandi

ore 18,30 Termine dei lavori

ore 20,30 Cena sociale a buffet (Via del Babuino, 41 Palazzo Sterbini, scala A int. 3)

Pregasi comunicare partecipazione al VI° Colloquio Mazziniano ed alla cena sociale

entro la giornata di Giovedì 11 dicembre p.v. comunicandolo al 320.6213983 oppure tramite e-mail a: ami.segreteria@libero.it

invito

Associazione Mazziniana a Piombino per il 20 settembre

 

SALA CONSILIARE – Palazzo Comunale di Piombino (LI)
(Via Ferruccio 4, Primo Piano)


20 SETTEMBRE 2014 – ore 17

SEMPRE sulla BRECCIA 
Conferenza pubblica su Laicità e Istituzioni 
(Celebrazione 144° anniversario della Presa di Roma)

Introduce il dibattito: 
Franco Calzolari (Presidente A.M.I. Piombino)

Relatore:
Daniele Massarri (Sezione A.M.I. “G. Bovio”)

Interverranno:
Massimo Giuliani, Gianni Anselmi, Margherita Di Giorgi, 
Anna Tempestini, Paola Pellegrini, Ovidio Dellomodarme 

Chiusura dibattito e Cerimonia di consegna delle Onorificenze:
Alessandro Andreini (Presidente A.M.I. Livorno)

* Al termine della cerimonia - dopo la suggestiva esecuzione del Silenzio di ordinanza – sarà osservato un minuto di raccoglimento per ricordare tutti i caduti in nome della Libertà e dei Diritti Civili.

AMI BOLOGNA PER IL 2 GIUGNO

 

Associazione Mazziniana Italiana

Sezione di Bologna

 

Invito ad un incontro

 

Viva l’Italia

Alle radici della storia della nostra Patria

 

 

2 giugno 2014. Festa nazionale della Repubblica italiana.

Incontro patriottico di patrioti emiliani e toscani in uno dei luoghi ove il passaggio di Giuseppe Garibaldi lasciò un segno profondo.

 

Albergo Ristorante Gualtieri .Via Santa Lucia 5. Loc.tà Santa Lucia

Strada Statale Della Futa e della Raticosa

 

50031 Barberino di Mugello. Firenze

Tel. 055 8423163

 

Programma

Ore 10,30 Incontro dei partecipanti sul piazzale antistante il Ristorante Gualtieri, sulla Strada della Futa. Distribuzione ai presenti di una copia del libro “I doveri dell’uomo” di G. Mazzini e di una riproduzione di un documento storico: il testo integrale dell’Inno di Mameli, allora conosciuto come “Inno degli Italiani”.,

Ore 11,00 Alzabandiera ed Inno nazionale. Deposizione di una corona d’alloro sulla lapide che ricorda l’evento.

Ore 11,05 Apre la giornata il benvenuto di Lamberto Magnani Presidente Ass. Mazz. Bologna

Ore 11,45 All’interno dello storico locale lo studioso Fabio Bachini da Pontedera (Pi) illustrerà in modo circostanziato e con l’ausilio di ricco materiale fotografico, gli avvenimenti che portarono Garibaldi in quei luoghi . Di particolare interesse e di una certa novità, sarà il riferimento ai luoghi ed alle persone del luogo che in quella circostanza salvarono l’Eroe dalla cattura e dalla morte certa.

Ore 12,30 Brindisi augurale e pranzo all’interno dell’Albergo Ristorante Gualtieri.

Ore 15,30 Chiusura della Prima parte dell’incontro.

Ore 15,35 Guidati da Fabio Bachini, trasferimento dei presenti che lo vorranno in località Filigare, in Comune di Monghidoro (Già Scaricalasino), ove in prossimità del grande complesso monumentale della Dogana Granducale si trova la casa ove Garibaldi in fuga ed inseguito da tre eserciti trovò rifugio.

I presenti osservano un minuto di raccoglimento.

Ore 17 circa chiusura definitiva dell’incontro.

P.S. Costo del pranzo costituito da specialità toscane: Euro 25

 

Quel 25 agosto 1849 non era un buon giorno per Giuseppe Garibaldi. La Repubblica Romana, nonostante un’eroica difesa dei suoi Volontari, era caduta e l’esercito dei patrioti era in ritirata. Attraverso le montagne la truppa si dirigeva verso Venezia, che ancora resisteva agli austriaci. Si scioglierà poi in territorio pontificio, anzi meglio, nella Repubblica di San Marino, che generosamente accolse ed assistette quei figli d’Italia.

Garibaldi, si era distaccato dal grosso dell’esercito e si trovò isolato (era notte? Pioveva?) mentre cercava di raggiungere il territorio pontificio.

Da lì poi ebbe origine l’odissea dolorosa che, con la morte di Anita, lo portò in Romagna, da dove, vista l’impossibilità dell’impresa, ripiegò per raggiungere la Toscana attraverso l’Appennino.

Le pattuglie pontificie ed austriache si aggiravano nei paraggi, ma i cittadini locali subito si mobilitarono e protessero l’Eroe che riuscì a sfuggire alla cattura e raggiungere il confine fra lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana in località Filigare. Fu appunto da lì che il 25 agosto riprese il cammino e, dopo pochi chilometri, vista una isolata trattoria, allora si chiamava Santa Lucia allo Stale vi entrò e fu immediatamente riconosciuto dai popolani presenti.

Fu appunto attraverso i luoghi indicati che Garibaldi poté poi raggiungere Cala Martina nel grossettano. Era salvo.

Questo avvenne per il concorso di un numero enorme di cittadini che, in gruppi assai bene organizzati e con vari mezzi di locomozione (carri, cavalli, guide appiedate) portarono a destinazione l’Eroe. Ciò che è indicato è importante, perché non è frequente la testimonianza della partecipazione popolare ed organizzata ai fatti risorgimentali, abitualmente descritti unicamente come opera di re, conti e marchesi.

Oggi il luogo è meta di studiosi e patrioti che rendono omaggio alle antiche ed eroiche memorie . Naturalmente il sito storico è stato ammodernato, ma non si allontana più di tanto dalla foggia originale del 1849.

Sulla fronte dell’edificio, prospiciente la Strada della Futa è applicata una targa marmorea che ricorda l’evento storico che, a ben guardare, fu determinante, nella storia del nostro Paese. All’interno, gelosamente conservato ed attentamente restaurato da mani sapienti, si trova il grande tavolo in legno massiccio su cui Garibaldi fu rifocillato dagli abitanti di S.Lucia. Al centro del tavolo una targa bronzea testimonia l’antico e glorioso episodio.

 

 

Ottima riuscita per L'AMI a Piombino

 

-Il Tirreno-

PIOMBINO

Ottima riuscita dell’evento che si è svolto nella sala consiliare per il 144° anniversario della Breccia di Porta Pia, con la conferenza pubblica sul tema “Laicità e istituzioni” e la consegna degli attestati di benemerenza all’ex sindaco Gianni Anselmi, agli ex assessori Anna Tempestini e Ovidio Dell’Omodarme da parte dell’avvocato Alessandro Andreini dell’Associazione mazziniana italiana, promotrice e organizzatrice di questa iniziativa dall’evocativo titolo “Sempre sulla Breccia”.

L’evento si è svolto sotto il patrocinio del Comune e con la partecipazione del sindaco Massimo Giuliani, degli assessori Paola Pellegrini, Margherita Di Giorgi, Stefano Ferrini e del presidente del consiglio comunale Angelo Trotta. La sezione Ami “Giovanni Bovio” esprime la più viva soddisfazione per il successo che ha riscosso l’iniziativa sebbene, come ha ricordato anche il presidente Franco Calzolari, «la data del 20 settembre e l’avvenuta presa di Roma sotto il vessillo sabaudo non rappresenta certo una data strettamente legata al mazzinianesimo repubblicano. Essa rappresenta però il culmine del lungo processo storico che prese le mosse dalla Giovine Italia e che riuscì finalmente a dare al nostro Paese, con il sangue dei caduti nelle varie battaglie, l’unità e la libertà fino ad allora negate, quindi è per noi doveroso celebrarla».

E' proprio con la suggestiva esecuzione del Silenzio di ordinanza e un minuto di raccoglimento per i caduti in nome della libertà e dei diritti civili che si è conclusa la giornata, al centro della quale si è svolta la conferenza in cui si sono succeduti gli interventi da parte dei vecchi e dei nuovi volti dell’amministrazione comunale. «Tutti contributi di alto livello e apprezzati dal pubblico - si legge in una nota - come sottolineato dai tanti applausi provenienti da una sala piuttosto gremita, e tutti concordi nel sottolineare l’importanza della laicità intesa come autonomia decisionale rispetto a ogni tipo di condizionamento ideologico, morale o religioso e soprattutto fuori da ogni strumentalizzazione politico-ideologica e da ogni spicciolo e anacronistico anticlericalismo».

«Essere sempre sulla Breccia - ha ricordato infine Daniele Massarri, relatore della conferenza - per noi mazziniani significa non solo essere portatori di un’etica inossidabile e di antichi principi di inalterata attualità, ma anche dare impulso alla ricostruzione di una nuova e comune coscienza civile, per restituire dignità al principio di laicità dello Stato, nel suo significato di garanzia e rispetto della libertà di coscienza e del sentire di ogni cittadino, che si concretizza nell’espressione dell'assoluta autonomia dei principi, dei valori e delle leggi dello Stato da qualsiasi tipo di chiesa o di fede religiosa».

http://www.comune.piombino.li.it/epress/archivio16_epress-contenuti_0_26209_0_6.html#.VCWrwirfV3A.facebook

ANTARES ai monarchici che ancora imperversano

FESTA DEL 2 GIUGNO: IL RICORDO DI UNA DATA CHE DIVISE L'ITALIA

Su tutte le televisioni nazionali stiamo assistendo da qualche tempo ad uno spot propagandistico in cui una donna, in una svuotata piazza del Popolo, con la propria mimica facciale esprime soddisfazione - e quasi godimento - mentre in sottofondo si sente un radiogiornale dell’epoca in cui viene annunciata la proclamazione della repubblica, avvenimento storicamente falso in quanto nessuno ufficialmente mai proclamò la repubblica se non la Carta Costituzionale entrata in vigore il 1 gennaio 1948.
Oggi la celebrano come una festa ma allora fu una data che divise profondamente l’Italia, che la portò sull’orlo di una nuova guerra civile e fu solo per il supremo sacrificio del Re Umberto II che si evitò l’ennesimo spargimento di sangue. Ma il sangue venne comunque versato in molte città. A Napoli la polizia ausiliaria del Ministero dell’Interno, guidato da Giuseppe Romita, non esitò a sparare sulla folla che acclamava il Re nei giorni immediatamente successivi al referendum istituzionale. Il più giovane dei caduti, Carlo Russo, aveva appena 14 anni. Questa data è per noi un doloroso momento di riflessione.
Ci dispiace che la più importante sfilata delle Forze Armate, una delle poche Istituzioni ancora gloriose della nostra povera Italia, sia stata fatta coincidere con questa data e non con altre più significative, che rappresentano davvero un momento di unità per tutti gli Italiani. Evidentemente questa repubblica, conscia delle proprie origini fraudolente, ha bisogno di circondarsi delle Forze Armate per trovare un motivo d’orgoglio. In effetti l’orgoglio che proviamo per i nostri militari ha origini lontane, le loro radici stanno nello Stato creato da Casa Savoia che ha realizzato il sogno dell’Unità nazionale. Almeno questo non ce lo possono cancellare.
Intanto abbiamo pensato di realizzare un breve video di risposta a quello realizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Davide Colombo, Segretario nazionale U.M.I.

Roma, 2 giugno 2014

Questo è il comunicato ufficiale scritto e pubblicato dal Segretario nazionale dell’Unione Monarchica Italiana, una delle più antiche associazioni monarchiche esistenti voluta dall’ultimo re d’Italia Umberto II per raggruppare quanti, seppur di diversa fede politica, fossero di onesti e genuini sentimenti monarchici.

Permettetemi amici repubblicani di utilizzare questo post per rinfrescare la memoria ai nostri “avversari” istituzionali.
Come già scritto in un post precedente, pubblicato non molto tempo fa, il processo risorgimentale che portò il nostro Paese a essere nazione una e indivisibile fu, quanto meno un processo di piemontesizzazione selvaggio e sfacciato guidato dalla dinastia sabauda che, aggrappandosi al vero senso di patriottismo di tantissimi patrioti ed eroi risorgimentali, raggiunse un traguardo insperato: diventare una dinastia nazionale dopo, essere diventata una dinastia locale con il Trattato di Utrecht che pose fine alla guerra di successione spagnola in cui i Savoia da duchi, divennero, dapprima re di Sicilia e poi re di Sardegna.

Nel comunicato dell’UMI si parla delle “origini fraudolente” della Repubblica italiana dimenticando quelle altrettanto fraudolente della monarchia italiana che al sud trionfò squallidamente con accertati brogli plebiscitari, di cui ho parlato in precedenza. Si esalta il ricordo dei “martiri di Via Medina” che caddero sotto i colpi della polizia mentre erano intenti a manifestare a favore del re e anche qui, si dimentica che a Napoli all’indomani del referendum, la sede locale del Partito Comunista Italiano che esponeva legittimamente il tricolore epurato dallo stemma sabaudo, fu assaltato da pseudo manifestanti monarchici.

L’unione Monarchica dimentica e finge di dimenticare che, per tutta la durata della dinastia sabauda, essa non fu particolarmente amata, cito alcuni episodi: dopo l’attentato di Giovanni Passannante a Napoli nel 1878 e la sua condanna, in diverse città italiane esplosero violente manifestazioni repubblicane e socialiste che inneggiavano al mancato regicida e alla repubblica, represse dalla sbirraglia sabauda che fece arrestare alcuni iscritti alle società politiche e chiudere numerosi sedi bollate come covi di “agitatori politici”.
Lo stesso poeta Giovanni pascoli compose una ode all’attentatore socialista di cui rimane solo la strofa “Col cappello del cuoco faremo una bandiera!”
Tralasciando la guerra civile che imperversò al sud tra il 1861 e il 1870 in cui si notano i germi di un razzismo futuro, il re Umberto I fu ucciso a Monza da un anarchico venuto dall’America e misteriosamente e sospettosamente trovato morto nella sua cella, diversi giorni più tardi, Umberto I aveva beneficiato del collare dell’Annunziata il generale Bava Beccaris che prese a cannonate le barricate erette dai milanesi nell’estate del 1899 che le difendevano con sassi e tegole e che pretendevano pane e lavoro e ottennero polvere di sparo.

Se non bastasse va bene ricordare che la Repubblica al contrario delle voci (infondate) su brogli improbabili vinse con 2 milioni di voti di scarto e le forze repubblicane erano  la maggioranza alla Costituente. Gli stessi padri fondatori della Carta Costituzionale per rendere meno traumatico il passaggio al nuovo ordine istituzionale, decisero di porre a sette gli anni in cui il presidente della Repubblica eletto sarebbe rimasto al vertice dello stato, tra l’altro i primi due Presidenti eletti erano monarchici, meridionali e liberali (De Nicola e Einaudi) proprio per rispettare il voto espresso al sud in cui la monarchia aveva vinto in tutti i collegi. Questo i nostri “amici” monarchici si guardano bene dal dirlo.
Invece di vituperare un giorno in cui una dinastia non molto amata veniva giustamente mandata a riflettere all’estero, sarebbe il momento si riflettere sugli scandali e le monellerie compiute in quarant’anni da Juan Carlos di Borbone che oggi abdica e che, forse rischia di non vedere il figlio regnare se, in un probabile referendum istituzionale, vincerà la repubblica.

Ai morti di Via Medina va il nostro rispetto e anche la nostra memoria di repubblicani e patrioti, ma per Dio ricordiamoci anche che Giuseppe Mazzini visse esule a Londra perseguitato dalla polizia sabauda e morì con l’umiliazione di dover assumere un altro nome per poter morire in Italia, si ricordino i monarchici, dei tanti e troppi repubblicani e patrioti condannati alla damnatio memorie e alla forca per le loro idee considerate estremiste, e se in quel pomeriggio del 2 giugno 1946 si avverò una profezia di Don Bosco secondo cui “una dinastia che ruba a Dio non giunge alla quarta generazione...” un motivo ci sarà. Ai monarchici, buona riflessione.

ANTARES.

EDERA ROSSA ai monarchici che ancora imperversano 2

I filomionarchici truffarono alla grande pubblicando sulla gazzetta Ufficiale,a dispetto degli accordi presi, una legge referendaria che assegnava alla monarchia le schede bianche e nulle, dissero ai napoletani, a pochi giorni dal referendum, che le navi alleate non avrebbero sbarcato i viveri se avesse vinto la repubblica, trescarono con i separatisti, avevano gran parte delle forze dell'ordine e della magistratura dalla parte loro parte loro. alcun i carabinieri si misero in borghese per partecipare, all'indomani del voto , alle manifestazioni di piazza contro la repubblica( fortunatamente molti. la gran parte, rispettarono le scelte del popolo italiano). In queste condizioni a chi erano più facili i brogli? Basti guardare i risultati per la costituente per aver conferma , anche assegnando alla monarchia una parte dei voti dei partiti di sinistra e tenendo conto della preferenza di più della metà della DC per la Repubblica , di come quelli per la repubblica fossero voti veri e furono tanti. E non dimentichiamo che i filorepubblicani volevano per lo più che la decisione istituzionale fosse affidata alla costituente , i monarchici ottennero il referendum e poi lo offesero con la truffa sulla gazzetta Ufficiale e con le violenze di piazza. Umberto cercò di giocarsela fino alla fine, poi fu de Gasperi a metterlo dinnanzi alle sue responsabilità" O lei riconosce la repubblica o domani notte uno di noi due dormirà in galera" , altro che re dimissionario per il bene supremo della patria. Egli offese la Repubblica sino alla fine rilasciando titoli nobiliari anche dopo l'esito del referendum e poco prima di imbarcarsi ( i duchi di Ciampino furono chiamati poi con ironia) , ; ma cosa attendersi da chi aveva partecipato alla coltellata alle spalle ad una Francia ormai in mano tedesca?

La repubblica vinse due volte, nelle urne e mantenendo un atteggiamento sereno fin dove possibile e permettendo che capo provvisorio dello stato ed alcuni dei primi presidenti della repubblica fossero persone che avevano votato per la monarchia

MAURIZIO VIROLI A PADOVA CON L' AMI PER L'EUROPA

Associazione Mazziniana Italiana Onlus

“Sezione Ascoli Vitali Norsa” - Padova

 

L’Associazione Mazziniana Italiana ha l’onore di invitarla all’incontro

 

EUROPA

PATRIA DELLE PATRIE

 

che avrà luogo venerdì 9 maggio 2014, alle ore 17,  presso l’Aula Magna dell’Università di Padova.

 

RELATORE

MAURIZIO VIROLI Professore emirito all' università di Princeton

 

INTRODUCONO

Gilberto Muraro - Antonio Varsori

 

L'incontro è aperto a tutta la cittadinanza.

 

MAURIZIO VIROLI E IL PATRIOTTISMO EUROPEO

L'intervento di Maurizio Viroli alla manifestazione AMI di Padova del 9 maggio

 

 

Viroli: “Per fare l’Europa c’è bisogno di patriottismo”

13 maggio 2014

“L’Europa ha bisogno di patriottismo”. Sì, di patriottismo, prima ancora che di potere politico o di unione bancaria. Lo sostiene Maurizio Viroli, studioso di Teoria politica e di Storia del pensiero politico, emerito alla Princeton University e professore ordinario all’ateneo della Svizzera Italiana di Lugano e alla University of Texas di Austin. Ha parlato nell’aula magna dell’ateneo di Padova in occasione della Giornata dell’Europa, a ricordo del 9 maggio 1950, quando Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, propose un piano di collaborazione europea, partendo dalla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. È dal piano-Schuman che è iniziata la lunga marcia dell’Europa che ha portato al mercato unico, al Parlamento europeo, alla Comunità europea, all’eurozona.

L’appuntamento padovano, organizzato dalla associazione Mazziniana Italiana, a 180 anni dalla fondazione della Giovane Europa, si è tramutato in un forte invito a proseguire nel cammino, spesso impervio, verso gli Stati Uniti d’Europa, superando le forti difficoltà economiche del momento e le disaffezioni politiche (lo scenario è allarmante con meno dei 4% dei cittadini europei che si dichiarano soddisfatti dei partiti politici) che esse hanno determinato.

“Bisogna far rinascere il patriottismo”, ha aggiunto Viroli, contro il disfattismo dominante. In Italia non c’è crisi delle istituzioni ma crisi delle coscienze - ha ammonito -  e sotto l’apparenza della libertà domina l’animo del servo, il vuoto interiore e la fiacchezza dei sentimenti: “Non è questa la libertà che auspicavano i nostri maestri del Risorgimento e dell’antifascismo”. 

Ma quale patriottismo? C’è bisogno del tradizionale, affascinante, patriottismo repubblicano. Dove patriottismo è inteso come amore per la patria, amore per le persone, per i luoghi oltre che come volontà di servire. Non è amore per la terra, ma per il vivere libero che rifugge dal vivere servo.

L’amore di patria. Ma non odora un po’ di fascismo? Assolutamente no: “Sono consapevole che il concetto è stato ed è travisato e piegato a sostenere politiche di aggressione e di discriminazione che ripugnano la coscienza civile. Ma questo non vale per l’idea di patria che è nella Costituzione, laddove definisce “sacro” il dovere di difenderla per sottolineare il carattere di un obbligo che non può essere imposto dalla legge ma che deve avere un fondamento ancora più solenne perché può richiedere il sacrificio della vita”.  Non c’entra niente la stirpe, né gli antenati. La patria non è il territorio. Non basta avere un luogo per avere una patria. Piero Calamandrei, nel 1940, affermava: la mia patria sono gli inglesi e i norvegesi che resistono sotto le bombe dei nazisti. Vittorio Foa dal carcere ci ricordava che la patria è stata costruita dal nostro Risorgimento: se ami la patria tendi a rispettare la libertà di altri popoli e ti impegni a sostenere la loro libertà. Il fascismo non c’entra nulla con il concetto di patria. La parola patria non esiste nemmeno nel vocabolario fascista. Il fascismo è nato dal nazionalismo. Il nazionalismo alimenta l’inimicizia e la lotta fra le nazioni.

“Noi - sostiene Viroli - dobbiamo educare dei cittadini italiani, e dei cittadini europei e cittadini del mondo. Chi ha il giusto concetto di patria diventa più facilmente cittadino d’Europa e del mondo”. Ancora: chi ama la patria nel modo giusto diventa aperto all’ideale europeo. Per avere una buona Europa bisogna avere una buona patria. E se vogliamo bene all’Europa dobbiamo sconfiggere il nazionalismo e ogni rigurgito neofascista, come insegnava Carlo Rosselli (fu fatto uccidere in Francia dai sicari di Mussolini nel maggio del 1934): “Siamo antifascisti perché in questa epoca di feroce oppressione di classe e di oscuramento dei valori umani, ci ostiniamo a volere una società libera e giusta, una società umana che distrugge le divisioni di classe e di razza e che mette la ricchezza, accentrata nelle mani dei popoli, al servizio di tutti. Siamo antifascisti perché nell’uomo riconosciamo il valore supremo, la ragione e la misura di tutte le  cose e non tolleriamo che lo si umilii a strumento di Stati, Chiese, sette, fosse pure allo scopo di farlo un giorno più ricco e felice. Siamo antifascisti perché la nostra patria a frontiere e cannoni ma coincide con il nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi”.

Per fare l’Europa servono veri “patrioti”, non dediti alla difesa della purezza etnica e religiosa dei popoli, ma all’attiva partecipazione alla vita pubblica per il bene comune e nella pratica attiva della solidarietà, sia entro che fuori dai confini nazionali.

 

nel link dell' università di Padova anche un sunto della polemica di Viroli con Jurgen Habermas sul concetto di patriottismo costituzionale

http://www.unipd.it/ilbo/content/viroli-%E2%80%9C-fare-l%E2%80%99europa-...

AMI Parma sul federalismo il 13 febbraio

 

Il Movimento Federalista Europeo , L' Associazione Mazziniana, il Movimento Liberali e il Circolo Cattaneo di Parma organizzano

SALA CONFERENZE FAMIJA PRAMZANA

V I A L E V I T T O R I A , 4 PARMA

GIOVEDI’13 FEBBRAIO 2014 ORE 17,30

IL FEDERALISMO IN ITALIA

Nuove idee per riprendere con vigore la strada del federalismo, contro le tentazioni neocentraliste illogiche e autolesioniste.

Quando mancano le idee si chiude il circolo della ricchezza”.

Dall’esperienza Svizzera come vivere la molteplicità nell’unità

RELATORI:

GIANCARLO PAGLIARINI

già Deputato, Senatore, Ministro della Repubblica

CHIARA BATTISTONI

Associazione G. Pagliarini per la Riforma federale

 

O s p i t i a l l a t a v o l a r o t o n d a

I n t r o d u z i o n e

Tiziano Catellani Circolo Culturale Carlo Cattaneo

 

M o d e r a t o r e

Edoardo Fregoso storico

 

Gianni Guido Bellini Riformisti Italiani

Eugenio Caggiati Mov. C3 Dem.

Fabrizio Barban Circolo Cattaneo Ferrara

Mauro Possanza Circolo Cattaneo Ferrara

Cinzia Camorali Tea Party Italia

Tullio Carnerini Movimento Federalista Europeo

Cristiano Calori Nuovo Centro Destra

Nicola Dall’ Olio Partito Democratico

Alessandro Olmo Movimento Liberali

Francesco Quintavalla Associazione Mazziniana Italiana

Maria Teresa Guarnieri Altra Politica

Manes Bernardini Lega Nord Padania

Marco Vagnozzi Presidente Consiglio Comunale di Parma

 

A organizzare l'incontro e' stato principalmente il Circolo cattaneo che si dichiara repubblicano federalista. Abbiamo acconsentito a che il manifesto fosse firmato anche da LIBMOV , MFE , AMI. Come potrete notare la manifestazione e' trasversale e con voci che possono apparire contrastanti. Dal momento pero' che sono presenti tutti i partiti e i movimenti abbiamo deciso di partecipare .Riteniamo infatti che dialogare sia cosa buona e giusta naturalmente senza rinunciare alle proprie posizioni.

Dopo il palese l fallimento del c.d. federalismo padano resta comunque la necessita' di pensare a un altro federalismo ancora tutto da inventare anche in una logica di Europa dei popoli con poteri centralizzati ma con evidente necessita' di ridefinire poteri e limiti delle autonomie locali.

Le proposte poi di abolizione delle provincie e delle fuunzionì e della composizione del senato (ancora nebulose) richiedono approfondimenti del tema. L'MFE poi non ha partiti di riferimento e l'occasione di spiegare e di parlare nel silenzio assordante generale e' ghiotta C'e' poi il tema delle liste direttamente europee (Proposta Verhofstad e ad esempio Tsipras un nuovo soggetto nascente che travalica le liste nazionali per le europee.
Noi non abbiamo paura di parlare con chiunque anche perche' cosi' avremo modo di illustrare le nostre idee e di qualificarci come movimento politico vero e dalle idee chiare. Non abbiate paura non retrocederemo di un passo dalle nostre idee. Spazi per dialogare non ce ne sono piu' e noi li utilizziamo tutti.

Tullio C

 

L'AMI di Padova con il Ministro Zanonato

 

 AMI DI PADOVA INCONTRO DI POLITICA ECONOMICA.
 
 a

L' AMI di Padova ha organizzato un incontro il 18 ottobre con il ministro Flavio Zanonatosul tema della ripresa economica. Le prime domande sono state poste dal prof. Maurizio Mistri , membro da lungo tempo della associazione mazziniana padovana e docente di economia internazionale presso l'università patavina ( tra l'altro autore di un recente saggio sulla Città metropolitana sul quale sarà forse il caso di soffermarsi in altro momento) , il quale ha ben inquadrato il problema italiano all'interno della situazione mondiale ed europea , ricordando , tra l'altro, come lo sviluppo della nostra economia fu possibile nella misura che sappiamo in quanto profondamente collegati all'Europa. Lo stesso ministro Zanonato è partito da questa visione ampia in cui collocare i problemi della nostra economia; cercando di smentire certe immagini di una Europa quasi desiderosa di vederci nei guai, ma ricordando come il raggiungimento di certi parametri sia necessario per non essere esportatori di inflazione in Europa e di come anche eventuali modifiche di linea economica debbano essere frutto di una comunanza di intenti a livello europeo. Ma egli ha voluto parlare soprattutto delle tante situazioni concrete che si è trovato ad affrontare partendo dal problema dell'Ilva di Taranto per la quale ha ritenuto che sia stato importante essere riusciti , con accordi con forze sindacali, autorità locali e magistratura, ad avviare un processo di trasformazione di quell'impianto, specie per quanto concerne la salvaguardia ambientale , senza arrivare ad una chiusura che avrebbe arrischiato di essere definitiva. Semmai, è sembrato rassegnato del come, come era stato fatto notare in precedenza, molto poco si parli di ciò che di positivo viene fatto. E' quindi passato ad illustrare una serie di suoi interventi , specialmente di quelli volti al campo delle fonti energetiche viste nell'ambito delle conseguenze in termini di costi e di impatto ambientale , dando l'impressione che dietro l'accumularsi di quanto riportava vi fosse un metodo laico di affrontare i singoli problemi, il gusto di una visione , che ha del resto rivendicato, della complessità ed interdipendenza dei problemi, un credere poco a quanti iniziano dicendo che la soluzione è facile. Indi una analisi delle difficoltà adoperare all'interno di un ministero in assenza di una certezza di continuità dell'azione di governo; un problema , quello dell'incidere nella macchina burocratica, che è stato anche una delle poche occasioni nelle quali si sia discostato da una posizione di puro illustratore dei problemi incontrati per invocare un diverso quadro legislativo che permetta una continuità di azione. Nell'insieme debbo dire una relazione che ho trovato interessante, anche per il rivendicare certi punti positivi della nostra industria e della nostra economia, forse per una serata un po' meno pessimismo di quanto accada di provare dopo aver sentito affrontare temi economici. Una segnalazione merita la qualità della persona, completa sia nella capacità di coniugare cultura umanistica e informazione scientifica a un livello alto, sia nel fluire ininterrotto di un italiano pacato e "stampato", sia nella pronta precisione del ricordo senza preparazione e sostegno di appunti. Convincente e sincera la confutazione del modo di procedere comune, per lamentele e insofferenze elementari, intellettualmente assai più riposanti dello sforzo di proposte all'altezza dei singoli problemi e ancor più del loro tenersi insieme (tout se tiens, diceva il conte di Cavour) .

Ringraziamo gli amici Edera Rossa e MassimoC per la cronaca

 

L'AMI di Roma per la memoria storica e la cultura multietnica

L' AMI di Roma celebra la festa della Repubblica Romana rinviata per maltempo con una significativa cerimonia che unisce la memoria del risorgimento a quella della resistenza e l' attualità della società multietnica

 

Associazione Mazziniana Italiana (Onlus)

Sezione di Roma”

Via Giuseppe Ferrari

Roma

 

 

 

Repubblica Romana 1849-2012

 

 

 

Lunedì 16 Aprile, ore 11.00

 

Cari Amici,

vi comunico che la nostra annuale manifestazione celebrativa della Repubblica Romana del 1849, originariamente fissata per il 9 Febbraio, e rinviata a causa del maltempo, si terrà il prossimo 16 Aprile presso la Sala Convegni della Federazione Nazionale della Stampa, Corso Vittorio 349, secondo piano. Come previsto sarà premiata la Scuola Nazario Sauro per l’alto impegno manifestato nel campo della educazione multietnica. Uno speciale riconoscimento verrà consegnato al sindaco di Amatrice in memoria della sua concittadina Anastasia Nobili in Nassi, colpita a morte il 23 luglio 1849 da un proiettile lanciato contro Roma dall’armata francese, e alla signora Rosetta Stame, Presidente dell’ANFIM, per l’opera svolta a tutela della memoria dei Martiri delle Fosse Ardeatine.

L’incontro sarà aperto dalle prolusioni della professoressa Maria Immacolata Macioti, titolare della Cattedra di Sociologia dell’Università di Roma La Sapienza, del dottor Ahmad Ejaz, membro della Consulta Islamica costituita presso il Ministero dell’Interno e della dottoressa Cecilia D’Elia Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Roma. Subito dopo il Coro della Scuola Nazario Sauro eseguirà una scelta di canti risorgimentali.

 

Comunico, inoltre, che nella stessa giornata del 16 Aprile, alle ore 20.00, ci incontreremo nel Ristorante Taverna Giulia, Vicolo dell’Oro, 2, tel. 06.6869768, dove ci verrà servito un pranzo preparato secondo le ricette della cucina genovese dell’Ottocento. La quota è stata fissata dal Ristorante in 32 Euro. Gli amici che intendono partecipare sono pregati di dare conferma a uno dei seguenti numeri:

 

Massimo Scioscioli, 3384721864; email: scioscioli@tiscali.it

Giancarlo Tartaglia, 3358103389; email: giancarlo.tartaglia@fnsi.it

 

In attesa di incontrarci invio cordiali saluti. Massimo Scioscioli

 

l' AMI di Roma per l'anniversario della morte di Mazzini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da parte dell' amico Mario Nissolino

Cari amici repubblicani del IX febbraio,

innanzitutto volevo comunicarvi che alla presentazione di venerdì scorso
degli scritti inediti di Giuseppe Mazzini, (un centinaio di lettere scritte
agli amici scozzesi e inglesi), curati da Massimo Scioscioli, la sala
Mercede in Palazzo Marino alla Camera dei Deputati in Roma era così piena
che sia io che altri siamo rimasti sorpresi. Di questi tempi, con la crisi
dell’associazionismo è cosa più unica che rara. In allegato troverete copia
dell’invito che abbiamo confezionato per l’omaggio al Maestro nel 140° della
sua morte, spero vi piaccia. Mentre sotto potete osservare la bella
iniziativa che si svolgerà invece a Pisa e che non poteva sfuggirci. La
presenza dell’autore Giancarlo De Cataldo all’Auditorium pisano con la sua
esposizione de  “L’Avventura di Mazzini” credo meriti di essere ascoltata.
Vi ringrazio per l’attenzione.

Fraternamente.

Mario Nissolino

 

 

Associazione Mazziniana Italiana

Sezione di Roma”

Via Giuseppe Ferrari

Roma

 

Giuseppe Mazzini 10 marzo 2012

 

 

 

La vita è Pensiero ed Azione: una fede rappresentata perennemente dagli atti”.

Giuseppe Mazzini 1858

 

 

 

Cari Amici,

il prossimo X marzo alle ore 9,30, nel 140° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini (Pisa 10 marzo 1872), le autorità comunali, provinciali e regionali renderanno il loro omaggio a Giuseppe Mazzini ai piedi del monumento in Piazzale Ugo La Malfa all'Aventino. Come da tradizione parteciperà alla manifestazione la “Sezione di Roma” dell'Associazione Mazziniana Italiana. Siamo certi che vorrete intervenire alla manifestazione che riveste quest'anno un particolare significato poiché in sostanza conclude le manifestazioni per il 150° Anniversario dell’Unità Nazionale Italiana.

 

 

In attesa di incontrarci invio cordiali saluti. Massimo Scioscioli

 

 

Massimo Scioscioli, 3384721864; email: scioscioli@tiscali.it

Cesare Balsamini, 3389485570; email: cesarebalsamini@libero.it

Mario Nissolino, 3356672640; email: mnissol@tin.it

 

 

PISA : L' AVVENTURA DI MAZZINI

 

Quest’anno ricorre il 140° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini ed il 60° dell’istituzione della Domus Mazziniana a Pisa e per celebrare tale ricorrenza, la Direzione nazionale dell’A.M.I. in collaborazione con la Domus Mazziniana ha organizzato nel pomeriggio di

 

sabato 10 marzo 2012

Presso l' auditorium di via Cesare Battisti 14 Pisa

 

un incontro con il magistrato/scrittore Giancarlo De Cataldo che terrà una conferenza su

L’avventura di Mazzini”

Alla sera una esibizione poetico-musicale degli allievi della Scuola di Musica “Rodolfo Del Corona”di Livorno.

 

Nelle due giornate di sabato e domenica si potrà visitare la rinnovata sede della Domus Mazziniana dopo i lavori di restauro e di ammodernamento.

 

 

 

 

AMI LANCIANO sul 10 marzo

 ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA

Sezione Amerigo Bomba - Lanciano

 

C'è a chi piace festeggiare il capodanno, il Natale o il proprio compleanno.
A noi mazziniani piace celebrare l'anniversario della Repubblica Romana
oppure, come succede oggi, la ricorrenza della morte di Giuseppe Mazzini
avvenuta 140 anni fa’.

 

Morì a Pisa, esule in Patria, perché le sue idee di democrazia, di
emancipazione delle coscienze, di emancipazione morale e civile, davano
fastidio ai regnanti dell'epoca. Anticipò e diede impulso, quasi cent'anni
prima, alla Costituzione repubblicana.

 

Invece, con soddisfazione, constatiamo che il pensiero mazziniano, escluso
dalle grandi Scuole di pensiero, ha attecchito finanche nei piccoli centri
di provincia ad opera di uomini umili che, nel silenzio e senza clamori,
hanno provveduto a farlo diventare parte dell'identità locale.

 

Siamo in piena crisi economica che non a caso nasce dalla crisi di Valori
civili; per questo non abbassiamo la guardia tenendo viva l'attenzione sulla
salvaguardia dei Diritti Civili, sull'idea di Cittadinanza, sull'idea di
essere Popolo.

 

Dalla crisi si esce non solo per Decreto ma anche, e sopratutto, recuperando
l'idea di essere italiani, quell'idea nata nel Risorgimento che unì un
Popolo in un unica realtà già coesa dalla Storia e dalla Cultura.

Si esce dando centralità alla Scuola pubblica ed all'Università quale fucìna
della classe dirigente del futuro.

 

Amare l'Italia come l'amò Giuseppe Mazzini; ridare senso all'attività
suprema per un cittadino e cioè alla Politica che da sempre ha nobilitato
l'attività umana, ridare "senso collettivo" alla politica economica, alla
gestione dell'ambiente e dei luoghi.

 

Dobbiamo rimettere al centro la Città che, al di là degli schieramenti,
possa tornare ad essere il perno di una rinascita politica, sociale ed
economica che i partiti, così come le sovrastrutture amministrative,
stentano ad interpretare.

 

Auspichiamo un Paese ed una Città diversa e dei politici diversi: non più
politicanti che con il loro falso buonismo, specie quando sono maggioranza,
dimenticano il fine della loro missione: OCCUPARSI E RISOLVERE i problemi
dei cittadini! Vogliamo sottolineare, che anche i cittadini - uomini e donne
- hanno una missione da compiere forse ancor più importante:quella di
liberarsi dai pregiudizi, dal pressapochismo, dall'ignoranza e dal
fanatismo.

 

Viva Giuseppe Mazzini, Viva l'Italia !

Lanciano, X marzo 2012

AMI Treviso Sdegnata denuncia delle mistificazioni leghiste

L' AMI di Treviso ha preso spunto dalla incredibile  assenza del "governatore" Zaia ad un incontro istituzionale per denunciare  le mistificazioni della Lega ,in una lettera aperta in cui tutti potranno vedere la spontaneità travolgente di un vero sdegno.

 

Lettera aperta  9/12/2011

Dai nostri periodici incontri emerge oramai l'impossibilità di tollerare ulteriormente  le malefatte dei nostri governanti regionali e non solo.

A nostro parere infatti non è più accettabile il vilipendio alle istituzioni da da parte di coloro che rappresentano le istituzioni stesse. Come ha fatto il Presidente della Regione Veneto, non partecipando ad un determinante incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri , per partecipare invece alla farsa denominata "Parlamento Padano".

Sembrano dimenticare di essere cittadini italiani residenti in Veneto, dal quale , per quanto ci riguarda, se vogliono possono anche emigrare . Ma come potrebbero? Perderebbero tutti i privilegi e le prebende vergognosamente accumulate .

Infatti , come sappiamo, quando riescono a mettere le mani sul potere , occupano tutti, ma proprio tutti i posti di comando., piazzando gli amici , gli amici degli amici, se non addirittura parenti, fratelli o figli, come fra l'altro ha fatto il loro Capo, persona del tutto inadeguata a svolgere qualsiasi ruolo pubblico.

Siamo di fornte ad un vuoto simulacro al quale danno voce, come si diceva , moglie , figli e famigli vari.

La Lega ha governato l' Italia avallando tutte le scelte del governo di destra , comprese quelle suddette salvaladri i tanto vituperati ( a parale ) finanziamenti al Sud.

E' ormai tempo di smascherare questi mistificatori .

Mandiamoli a casa prima che facciano ulteriori danni a questa nostra Italia

per l AMI Treviso  Circolo "Toto Tessari"

  Sergio Dal Zilio

 

Due sezioni ANPI in Sardegna intitolate a due Repubblicani

 

Con molto piacere diffondiamo questa informazione che ci viene dall' amico Aldo Borghesi
Questa settimana le neocostituite sezioni ANPI di Cagliari e Sassari hanno scelto le loro intitolazioni: Cagliari a Silvio Mastio, mazziniano e militante repubblicano e antifascista, caduto in combattimento nel 1931 per la libertà del Venezuela; Sassari a Bastianina Musu Martini, mazziniana sassarese vissuta a Roma, militante del PRI nel primo dopoguerra, antifascista e collaboratrice della Resistenza, una delle donne chiamate a far parte della Consulta Nazionale nel 1945.

 

Mazzini e la Musica

Gli amici dell' AMI di Lanciano ci segnalano questa rara occasione per approfondire un aspetto meno conosciuto di Giuseppe Mazzini

 

domenica 4 dicembre alle 17.30
nella Sala di Musica di Palazzo Corvo Ortona
Seminario Concerto
i“Quando Mazzini suonava la chitarra…”
 
 
chitarrista Marco Battaglia,
proprietario di una chitarra del 1811 appartenuta a Mazzini, proveniente dalla celebre bottega “Gennaro Fabricatore” di Napoli.

 

 

 

Termina l’AUTUNNO LIUTARIO, manifestazione biennale dell’Istituto Nazionale Tostiano di Ortona, dedicata agli strumenti, alla musica e ai musicisti legati al Risorgimento italiano e alle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, con il seminario di domenica 4 dicembre alle 17.30 nella Sala di Musica di Palazzo Corvo, intitolato “Quando Mazzini suonava la chitarra…” tenuto dal noto chitarrista Marco Battaglia, proprietario di una chitarra del 1811 appartenuta a Mazzini, proveniente dalla celebre bottega “Gennaro Fabricatore” di Napoli.
Non è molto noto che Giuseppe Mazzini fosse profondamente sensibile al linguaggio musicale e che oltre ad essere appassionato spettatore di concerti e di opere liriche fosse egli stesso buon dilettante del canto e della chitarra. Il patriota si dimostrò anche fine esteta della musica, come appare scorrendo le brevi ma illuminanti pagine del suo testo dal titolo “Filosofia della musica”. Nelle lettere che inviò dai suoi esilii ad amici e soprattutto alla madre, Mazzini a volte accennò ai suoi interessi musicali e soprattutto chitarristici, citando, con competenza sorprendente, autori e opere che sono considerati unanimemente capisaldi della storia della chitarra dell’Ottocento. A Mazzini si attribuisce la proprietà di alcune chitarre, di cui una è sicuramente conservata nell’Istituto Mazziniano del Comune di Genova, posto nella sede della storica dimora natale di Giuseppe Mazzini. Nel 2005 Marco Battaglia ha acquistato un’altra chitarra appartenuta a Giuseppe Mazzini (nella foto) che, secondo la tradizione orale, fu donata dal patriota al Marchese Gaspare Ordoño de Rosales. Tale strumento, del celebre liutaio napoletano Gennaro Fabricatore, lo stesso che realizzò la chitarra conservata a Genova, è datato 1811, ed è quindi di dieci anni precedente l’altro strumento (1821). Che tale chitarra sia appartenuta a Mazzini è attestato da una dichiarazione sottoscritta dalla vedova di Luigi Rosales, il cui bisnonno fu il Marchese citato, il quale fu egli stesso patriota e aiutò molto anche finanziariamente Mazzini, nonché, indirettamente, da alcune lettere, in cui si scrive anche di musica, da lui inviate proprio nei giorni in cui scrisse al Marchese.
Nel seminario, vengono proposti brani di autori che Mazzini amò, con lo scopo di “raccontare” quale significato ebbero per lui la musica, che definì “profumo dell’universo”, e in particolare la chitarra, la cui importanza fu già sottolineata da Maria Rita Brondi nel suo libro Il liuto e la chitarra (Torino – 1926): “la chitarra, così intima, tutta personale, che riflette meglio di qualsiasi strumento l’anima di chi la suona (…) era per Mazzini parte della sua vita stessa”.
L’ingresso e libero e gratuito.

 

per documentazione proponiamo un interessante pagina sull' opera di Mazzini " la filosofia della Musica " il cui sneso pensiamo possa essere racchiuso in questa citazione "

"E l'Arte non è la fantasia, il capriccio d'un individuo: è la grande voce del mondo e di Dio, raccolta da un'anima eletta e versata agli uomini in armonia [...] L'arte non è un fenomeno isolato, sconnesso, inesplicabile; essa vive della vita dell'Universo

http://www.piranesi150.altervista.org/pagina-62061.html

 

notevole anche questa esibizione musicale che utilizza la chitarra di Mazzini , e l'interpretazione della concezione Mazzinina della Musica come anticipatrice della World music

http://youtu.be/-ab9-T8UVyg

 

AMI Ravenna su Garibaldi in Romagna

ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA - SEZIONE "SAURO CAMPRINI" - RAVENNA

COOPERATIVA “GOFFREDO MAMELI”

MARTEDI’ 29 NOVEMBRE 2011
Ore 20.45
Circolo ENDAS “Tonino Spazzoli”
Via Ravegnana,851 - Coccolia - Ravenna

150° UNITA’ D’ITALIA. Ricordando la Trafila garibaldina

1 a PARTE
Presentazione del libro

“QUELLO CHE ANCORA VIVE – IL SALVAMENTO DEL GENERALE GARIBALDI NELLE TERRE DI ROMAGNA”
di Maurizio Maggiani

Interverranno:
GIANNANTONIO MINGOZZI, Vice Sindaco del Comune di Ravenna
SARA SAMORI’, Vice Presidente Regionale Associazione Mazziniana Italiana
CLAUDIA FOSCHINI, Consigliere della Cooperativa “Goffredo Mameli” di Coccolia

Durante la serata ORAZIO MARCHI, Consigliere del CAI di Forlì, presenterà la pubblicazione:
SENTIERO GARIBALDI – Lungo la “Trafila Garibaldina da Forlì a Modigliana”
Il volume sarà consegnato in omaggio ai presenti.

Coordinerà:
GABRIELE ZELLI

2a PARTE
CONCERTO

Esecutori:
TEDDI IFTODE, 1° Violino, RADU IFTODE, 2° Violino e VLAD IFTODE, Pianoforte

Saranno eseguiti brani patriottici, risorgimentali e di Carlo Brighi (Zaclèn)

I cittadini sono invitati

Al termine buffet

Ingresso libero

 

PESCARA GIORNATA MAZZINIANA DELLA SCUOLA

 

      GIORNATA MAZZINIANA DELLA SCUOLA
      Giovedì 10 novembre 2011/ ore 10-13-30
      ISTITUTO TECNICO STATALE “TITO ACERBO”
      Aula “Federico Caffè”/via Pizzoferrato, 1 -

      PRESENTAZIONE:
      Annateresa Rocchi Dirigente Istituto Tecnico Statale “Tito Acerbo”
      Pasquale Miniero Presidente sezione AMI di Pescara

      INTERVENTI
      Da “ Dei doveri dell’Uomo” di Giuseppe Mazzini il Presidente nazionale dell’ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA onlus Mario Di Napoli tratterà il tema:
      Educazione e Istruzione = Libertà
      ·Letizia Guerra con la sua chitarra classica con musiche del primo ottocento dal repertorio usuale di Mazzini

      Giovanni Benedicenti Dall’arte per l’arte alla funzione educatrice delle arti

      ·Benito Lorigiola La conquista della libertà

      DISCUSSIONE

      Nell’occasione della manifestazione sarà inaugurata la mostra itinerante “La conquista della libertà” sulla nascita delle Costituzioni, realizzata a cura di Benito Lorigiola dal Comitato padovano per il 150° dell’Unità D’Italia

      La mostra resterà esposta nell’aula magna dedicata a Federico Caffè dell’Istituto tecnico statale “Tito Acerbo” dal 10 al 20 novembre 2011 nei giorni dalle 10 alle 13 e nei giorni --- dalle 15 alle 17.

  •  

AMI Cervia il contributo mazziniano al risorgimento

CERVIA. In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’Ami proporrà una riflessione sul contributo d’azione e di pensiero dei mazziniani. «Una riflessione controversa - afferma la presidente Loretta Lacchini - che accomuna l’entusiasmo sul progetto di unità nazionale, alla delusione per la mancata realizzazione del progetto politico repubblicano. Una testimonianza che, a partire dalle speranze alimentate dall’esperienza della Repubblica Romana, ha mantenuto viva l’idea di libertà, fraternità ed uguaglianza, oltre che i valori della sovranità popolare, fino alla proclamazione della Repubblica Italiana». L’associazione Mazziniani ritiene quindi «doveroso affermare l’attualità del pensiero che, in quel fatidico periodo storico, animò l’azione di tanti patrioti e personaggi d’ispirazione mazziniana». I cittadini sono invitati all’inaugurazione della mostra garibaldina in programma oggi alle 9.30, nella sala “Rubicone” dei Magazzini del sale, alla presenza del sindaco Roberto Zoffoli.

http://corriereromagna.it/ravenna/cervia/2011-10-06/mostra-su-garibaldi-alla-sala-rubicone

 

GIOVEDI' 13 OTTOBRE ORE 20.30

sala “Rubicone” dei Magazzini del sale,

CERVIA 

il convegno

“Il contributo dei mazziniani nel Risorgimento per l’unità d’Italia”

Loretta Lacchini , Presidente AMI Cervia

Pietro Caruso direttore Pensiero Mazziniano 

Claudia Foschini. Ass "Pensiero e Azione" Ravenna 

 

il dibattito dell' AMI, come è andato ?

All’ incontro hanno assistito circa un centinaio di persone. Opinioni divergenti , ma clima molto misurato.
Del Boca (che come ho spiegato ad una mia cortese vicina di posto non è quello che ha scritto dell’ occupazione italiana dell’ africa , la vicina è apparsa molto sollevata da ciò) ha uno stile molto immediato, e un po’ sommario, esempi eclatanti contraddittori della vulgata risorgimentale classica, dai paesi rasi al suolo dalle truppe piemontesi (furono le SS dell’ 800) , a Garibaldi mercante di schiavi… ha proposto la visione tipica del revisionismo : l’ unità d’ Italia ha avuto molti difetti e molte contraddizioni , che spesso sono state coperte dalla storiografia ufficiale, questo mette in dubbio , la bontà dell’ ideale stesso di unificazione anche perché negli stati preunitari non si stava così male , come dimostra ad esempio le ricche riserve monetarie del regno borbonico.
Di Napoli a mio avviso è rimasto danneggiato dal fatto che fosse un dibattito a due e non a tre , mancava un filo monarchico o un fan di Cavour (alla Gianerrico Rusconi per dire) e sull’ argomento dell’ occupazione piemontese del mezzogiorno si è trovato nell’ imbarazzante situazione di difendere i Savoia. Nel prosieguo del dibattito si è ripreso molto , con un’ oratoria molto piana , documentata , senza effetti speciali e assai convincente. Ha rivendicato l’ idea differente del risorgimento della scuola democratica con i punti migliori quando ha ricordato che la grande liquidà del regno borbonico era indice non di ricchezza ma di incapacità a spendere ed investire , contestando i giudizi di Montanelli (Mazzini lontano dal popolo, quando proprio l’azione mazziniana segna l’ inzio delle organizzazioni di massa italiana ) e di Nicola Matteucci ( Mazzini ormai superato , quando dalla socialità non classista all’ europeismo e al governo mondiale dimostra l’ attualità). Molto significativa anche l inversione del celebre motto di D’Azeglio , Gli italiani ci sono a detto Di Napoli, ora bisogna fare l’ Italia , nel senso che ormai l’ unificazione dei cittadini esiste , manca una classe politica e dirigente che sappia indicare una prospettiva diversa dai particolarismi, i localismi e i corporativismi. Questa riflessione sarebbe stata sufficiente a giustificare la presenza al dibattito.

i partecipanti

Per meglio inquadrare i due oratori del convegno segnaliamo un intervento di Mario di Napoli sull' eredità Garibaldina e un ampio commento al libro di Lorenzo del Boca "Maledetti Savoia" 

http://www.ereditadigaribaldi.net/annexes.php?annex=intervento_pdn

http://www.cataniacultura.com/154-risorgimento-vero.htm

un contributo di Antares alla discussione

Si fa un gran parlare per i preparativi per i festeggiamenti del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Da più parti si è levato il giusto e giustificato allarme sui preparativi che sembrano essere attuati con lentezza e con non poche difficoltà visto sia uno spettrale scarso interesse,sia le recenti difficoltà economiche e finanziarie a con cui bisogna fare i conti.
Eppure è una occasione a dir poco irripetibile: festeggiare in maniera adeguata un avvenimento accaduto un secolo e mezzo fa significherebbe rendere onore e omaggio doveroso a tutti coloro che morirono per perseguire l'unità nazionale e chi,anche non avendo pagato con la vita,ma avendo impegnato tempo,denaro e intelletto riuscì a compiere un impresa sbalorditiva.
La storiografia ufficiale vuole siano quattro i cosiddetti "Padri della Patria" il Re Vittorio Emanuele II,il conte Camillo Benso Cavour,Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.
Cavour,senza alcun dubbio è stato un eccezionale statista e uomo di grandissime capacità politiche:egli è riuscito,grazie al suo innato talento,a far si che con azzeccate alleanze e un intreccio di relazioni diplomatiche lungimiranti a portare a compimento una unità nazionale necessaria,doverosa,non più rimandabile alle calende greche.
Giuseppe Garibaldi è stata l'anima del Risorgimento,lo "strumento"usato dalla politica piemontese per arrivare al compimento materiale dell'Unità,con grandissimo coraggio è riuscito a scolpire il suo nome a imperitura memoria,le sue tattiche e il suo eroismo fuori dal mondo sono lodate da chiunque e la sua memoria vivissima la si vede in piazze,statue,busti,vie  che portano il suo nome;è solito dire in Italia "A parlare male di Garibaldi si fa peccato".
Giuseppe Mazzini è stato colui che con ostinazione e determinazione proponeva una Italia unita ma con un ordinamento diverso da quello monarchico,ovvero un ordinamento repubblicano;la sua ostinazione,pari al suo amor patrio,gli sono costati anni di esilio,un arresto e una persecuzione a tratti sadica che,come uomo e come persona di spicco non meritava assolutamente. Celeberrimo il suo rifiuto di giurare sullo statuto Albertino essendo l'"alfiere" del principio repubblicano in Italia.
Vittorio Emanuele II primo re d'Italia è stato un personaggio discusso a lungo;gran conquistatore,in senso sentimentale del termine,sensibile all'idea di unità nazionale progetto che ha "ereditato" oltre che alla corona dal padre sfortunato nel perseguire il nobile fine e che certo non disponeva del talento del primo ministro Cavour.
Ovviamente non bisogna dimenticare altri importantissimi patrioti:i fratelli Bandiera che pagarono con la vita il loro tentativo di provocare una insurrezione nel regno delle Due Sicilie e che portarono sempre altro il tricolore  simbolo del nuovo stato unitario; oppure il compositore Goffredo Mameli autore dell'inno della Repubblica Italiana,scelto proprio per il suo contenuto "repubblicano" ma mai reso ufficiale,ma ufficialmente provvisorio,tutti coloro che con opere e azioni permisero al nuovo stato Italiano di nascere e finalmente rendere concreta una idea che sembrava decenni addietro amaramente irrealizzabile o perlomeno,di difficile attuazione.
La storia dei libri racconta dell'eroica e incredibile impresa di Garibaldi nel regno delle Due Sicilie e con i suoi mille di camicia rossa vestita che in poche settimane affondarono un Regno ormai giunto da tempo al capolinea e che era retaggio del vecchio regime e di una mentalità sorpassata,ci raccontano dell'abilità del Cavour nello stringere alleanze proficue e di rendere il Regno di Sardegna un Regno altamente industrializzato e competitivo sullo scacchiere internazionale e industriale,ci raccontano dei gesti eroici e commoventi dei patrioti morti per il giusto fine,delle insurrezioni delle città italiane vedi:Milano,Brescia,Venezia,Palermo etc ormai intolleranti a un governo straniero,oppressivo,per nulla rappresentativo,di plebisciti entusiastici e della gioia italiana nell'aver ritrovato dopo un millennio e mezzo la tanto agoniata unità territoriale. Niente da obiettare,l'unità nazionale era da attuare sarebbe stato inconcepibile nella seconda metà dell'Ottocento un paese diviso e smembrato incapace di ottenere unità e indipendenza.
Attenzione.
Se i libri di storia raccontano le gloriose imprese e gli storici italiani enfatizzano giustamente e doverosamente tutto il percorso del Risorgimento di cui molti dicono che con la Grande Guerra sia stato scritto l'ultimo capitolo altrettanto facilmente e frettolosamente si vuole chiosare su una pagina triste del risorgimento,o meglio del post risorgimento:il brigantaggio meridionale e sulle operazioni che portarono al disfacimento del Regno delle Due Sicilie.
Non si parla,a mio avviso a sufficienza dell'aiuto che le navi militari inglesi diedero alle truppe di Garibaldi per far si che si attuasse uno sbarco,le navi inglesi impedirono a quelle borboniche di apririe il fuoco sui garibaldini che indisturbati sbarcarono a Marsala,non si parla dell'aiuto fornito dai picciotti siciliani alle truppe in camicia rossa che riuscirono a conquistare l'isola,stranamente non si parla di episodi di corruzione che coinvolsero generali borbonici e un ministro duosiciliano Liborio Romano,che durante l'impresa dei Mille aveva la testa rivolta al suo nuovo incarico all'interno dello stato unitario,in particolare non si parla di un episodio che vide coinvolto un generale borbonico comprato,con l'oro dalla politica piemontese che avendo la forza dei numeri e degli armamenti avrebbe potuto sconfiggere Garibaldi e le sue truppe animate da eroismo,ideali ma male armate,quell'ufficiale borbonico non solo non diede l'ordine di attaccare ,ma incredibilmente diede ordine di ritirarsi,la strada per Napoli era aperta,l'inutile battaglia del Volturno sancì finalmente l'annessione de facto dell'ex regno napoletano,al neo costituito Regno d'Italia.
Ma per una impresa che andò a buon fine si aprì per il meridione un tragico capitolo:il brigantaggio.
Siamo abituati a leggere sui libri di storia che ex ufficiali dell'esercito borbonico ormai disciolto,disoccupati,renitenti alla leva forzata,criminali formarono bande per combattere il nuovo Stato Italiano e riportare sul trono Francesco II di Borbone,legittimo sovrano di quella zona d'Italia.
C'era anche un aspetto dinastico a d animare l'insurrezione di molta parte del territorio meridionale contro il neo Regno Unitario,ci saranno anche stati ( è inutile negarlo) uomini d'onore che volevano riportare il vecchio sovrano borbonico fedeli alla vecchia dinastia regnante come è vero che parte delle bande armate che infestarono il mezzogiorno erano composte da criminali,delinquenti d'ogni risma e ordine.
Ma ciò che si vuole in qualche modo negare è che la causa scatenante di quella insurrezione che vide impegnate truppe,sabaude,carabinieri,guardie nazionali per oltre cinque anni,fu essenzialmente una sola: il fatto che l'abolizione del latifondo e la riforma agraria promessa da Garibaldi,non fu,per necessità politica,attuata.
Per annettere il Regno delle Due Sicilie non serviva tanto l'appoggio della popolazione analfabeta e ignorante che degli affari della politica non si interessava e comunque non riusciva a comprenderne i motivi,quanto serviva l'appoggio dei grandi proprietari terrieri,della grande nobiltà,insomma della classe politica "dominante". E per ottenerla fu molto probabilmente promesso a quella classe politica che,niente sarebbe stato modificato,cambiato o rimosso;i privilegi sarebbero rimasti in piedi a dispetto delle promesse di facciata che Garibaldi più in là (in buona fede o meno,non lo sappiamo) avrebbe fatto alla gente entusiasta.
Per il sud fu un periodo,quello post risorgimentale veramente traumatico,sappiamo tutti quello che accadde:deportazioni,massacri,rappresaglie,leggi speciali,deportazioni vere e proprie crimini di guerra di ogni genere. Il sud fu pacificato col sangue ma i problemi rimasero e divennero più gravi ed evidenti,ai meridionali "scornati" non restava che emigrare.
Eccetto alcuni libri che riportano le vicende di quel determinato periodo storico con una punta di revisionismo bello e buono,su questo periodo si tace.
Non voglio fare il revisionista,la storia alla fine non si fa con ni se e con i ma ed è ridicolo mettere tutto in discussione per guadagnare popolarità,non si discute sul fatto che l'Italia doveva unirsi in maniera sacrosanta,ma voglio lanciare un appello: cogliamo l'occasione per festeggiare il compleanno della nostra Patria per fare i conti con vicende di cui non serve tenerle nascoste,facciamo i conti con un verità storica che nulla toglie a un evento straordinario,guardiamo in faccia la realtà delle cose,fare gli struzzi non serve o forse non è mai servito,semmai serve a qualche revisionista per metterci in imbarazzo con la coscienza dei nostri "padri fondatori" e allora una volta per tutte affrontiamo di petto e con coraggio le verità che per tanti,troppi anni sono state nascoste,come un parente scomodo di cui è meglio,addirittura,in alcuni casi, non rivelarne l'esistenza.
Solo così possiamo festeggiare in maniera rispettosa e adeguata il traguardo per cui moltissimi italiani morirono credendo fermamante nel loro ideale di Italia Unita. ANTARES