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Contenuti, programmi, capacità di governo ? non servono per le elezioni

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 Perchè dopo due anni di campagna elettorale ci si chiede cosa voglia fare adesso Renzi?

Sul Blog di Franco Trento sul fatto quotidiano è apparso un articolo dal titolo “programmi economici , quanto contano le promesse in campagna elettorale” , l'ex direttore del centro studi di Confindustria dopo aver compiuto la solita analisi sulle primarie “Cuperlo parlava alla sinistra tradizionale, Renzi come Berlusconi a tutti” . Poi però l' analisi si è fatta più precisa , e coglie il punto del problema :

 

Matteo Renzi, che pure è molto bravo nell’uso delle parole e dei gesti, non entra mai nel merito delle sue proposte, non articola mai le sue ricette, si ferma sempre all’enunciazione di alcuni spunti generali. Questo al momento è il suo grande limite ma è parte stessa della sua strategia vincente. ….Un dato di fatto è che le elezioni in Italia non si vincono con i programmi. Punto. Questa è l’intuizione fondamentale di Berlusconi che dal 1993 ha capito che non gli serviva una strategia di egemonia culturale fondata sugli intellettuali, come invece ha sempre fatto la sinistra italiana. Per vincere le elezioni bisogna toccare il cuore della gente (gente, non gli intellettuali) e sollevare alcune parole d’ordine che diano il senso della direzione....Servono i programmi? Sì ma per governare non per vincere le elezioni. Serve invece la capacità di far intuire alle persone che si è in grado di parlare non solo al proprio pubblico di sostenitori ma anche oltre il recinto. ...Ora tocca a Renzi dirci cosa vuole fare, come pensa di portare il paese fuori dalla palude ventennale di bassa crescita e disagio sociale diffuso, di bassa innovazione e intenso familismo, di caste chiuse, di poca concorrenza e poca meritocrazia, di poco rispetto per i deboli, di apartheid per i giovani. Non bastano più le battute.”

 

Trento parla di Promesse e programmi , come repubblicani possiamo usare il termine contenuti, che comprende anche la capacità di governare dimostrata .

Ora è veramente agghiacciante leggere un' analisi , sicuramente veritiera , che trovi normale che si vinca una competizione in base alla capacità di far intuire alle persone che si è in grado di parlare non solo al proprio pubblico e solo dopo chiedere al vincitore cosa vuole fare, come pensa di portare il paese fuori dalla palude. Perchè qui non parliamo della signora Pina che ormai non ascolta più i discorsi troppo complicati di Cuperlo, qui parliamo di un autorevole commentatore di un diffuso quotidiano che come la stragrande maggioranza dei suoi colleghi ad ogni elezione interna ai partiti o istituzionale non chiede cosa vogliano fare i candidati per il paese , ma quanto riesce a parlare fuori del recinto . Renzi è in campagna elettorale da due anni, amato ed osannato da tutta la stampa e i commentatori liberal ed un ex direttore del centro studi della confindustria si chiede adesso “cosa farà per il paese”. 

Scegliamo chi sa camonuicare , se poi saprà anche governare ... che fortuna !

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/12/politici-quanto-contano-i-programmi-in-campagna-elettorale/810976/

 

la mancanza di capacità di governo

L' amico Paolo Sassetti ci segnal questo importante articolo di di Piergiorgio Gawronsky che si chiede perchè le proposte di cui si discute spesso non trovino eco nelle scelte di governo , questo il succo dell' articolo :

" È inutile scrivere sui giornali di economia. Non c’è nessuno che ascolta, al governo. I politici non sono, mai e in nessun luogo, in grado di valutare proposte tecnicamente avanzate. Perciò chi governa una nazione evoluta – oggi come ieri – è la pubblica amministrazione. Diceva Max Weber: ‘Non c’è Stato senza burocrazia’. I politici arrivano a Roma con idee generiche, filosofiche. “Mettere il lavoro al centro!”; “Battere i pugni in Europa!”: due frasi tipiche di questi anni. Ma quando va in Europa persino ‘Leone Palle d’Acciaio’ bela. Come mai? Perché non ha una proposta da mettere sul tavolo. Perciò in Europa alzano le spalle e tirano dritto." 

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"Gli altri paesi Ocse hanno intorno al Capo del Potere Esecutivo un nucleo tecnico di economisti (almeno venti, spesso molti di più) che lo assiste. L’Italia tentò di dotarsi di una simile Policy Unit nel 1999: si arrivò all’assunzione di 35 economisti. Ma nell’inverno 2000-2001, prima delle elezioni, Tremonti mise una condizione a Berlusconi: ‘niente contraltari a Palazzo Chigi’; la Policy Unit andava sciolta. La ‘finanza creativa’ non ammette verifiche neppure ‘interne’. Per lo stesso motivo Tremonti chiuse l’Isae (troppo indipendente); e mise pressione sull’Istat e alcuni funzionari italiani della Commissione Europea.

Tornata al governo, la sinistra segue logiche simili. La P.A. in Italia ormai è ‘nominata’, dai vertici in giù, dalla politica, e perciò con criteri politici. Il tecnico in grado di fare valutazioni indipendenti  – e che tende a resistere alla politicizzazione –  è malvisto, spesso ricattato o rimosso. Il mal governo comincia qui. La P.A. è un settore-chiave che la politica ha sottratto alla Costituzione: la quale prevede invece assunzioni basate sui concorsi pubblici, e carriere meritocratiche."

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/22/proposte-economiche-inutile-scrivere-non-ce-nessuno-che-ascolti/822584/

Il tema è molto importante e condivisibile con due integrazioni

Gawronsky ripone molte aspettative nel sistema dei concorsi , ma sin quando la selelzione si baserà sul sapere e non sul saper fare questa è una pia illusione : in quale impresa piccola o grande che sia  sarà mai scelto un manager sulla base diq uanto ha studiato sui libri e nonsu quello che ha dimostrato di saper fare in quell' impresa o in un 'altra ? Il problema è che il giudizio sui curricula presuppone molta discrezionalità da aprte degli esaminatori e quindi ora la moda di eliminare ogni discrezionalità  ( e quindi responsabilità ) dalla PA portà a selezionare più dei don ferrante che dei tecnici (non penso che il nucleo tencnio che aiuta il capo dell' esecutivo negli altri apesi OCSE di cui palra Gawronsky sia scelto per concorso)

Un altro punto  (che è l'altra faccia dell amedaglia del primo)  è nella selezione classe politica : l' opinione pubblica, ampiamente aiutata dai mass media senza eccezioni compreso quello su cui scrive Gawronsky , incitano a selezionare  sulla base di tanti criteri , dalla brillantezza nei talk show , l' immagine di sè, la semplicità delle proposte, molto raramente la capacità dimostrato di gestire la res pubblica , anzi il rinnovamento è osannato come il portare a governarci chi nella vita ha fatto tutt'altro , un pò come se qualcuno dicesse , "vado a farmi un operazione e sono felicissimo , mi opera un chirurgo che fino a poco tempo fa non sapeva neppure cosa fosse un bisturi."

 

la strada facile del populismo

Su repubblica di oggi 19/12 Giancarlo Bosetti presenta una vasta riflessione sul populismo , a latere viene proposta la definizione che ne dava Slavoj Zizek “l populismo è intrinsecamente mistificatorio : il suo gesto basilare consiste nel rifiuto di confrontarsi con la complessità della situazione, nel ridurla ad una lotta chiara contro al figura di un “nemico” pseudo concreta , dalla burocrazia di Bruxelles fino agli immigrati illegali. .”

Bosetti amplia il concetto “La vena populista del momento punta più sui nemici che sulle politiche da farsi , più sui cattivi che sull' identità dei buoni , il “noi” di riferimento , il popolo del populista è molto confuso, la nazione? La professione? La curva sud? Il gruppo che scende in piazza? “

Sono definizioni molto convincenti , trovare un nemico unificante esime dalla fatica di cercare delle soluzioni , l'importante è odiare, assalire insultare il nemico, come uscire dai danni che il “nemico” avrebbe causato non è un problema, basta combattere il nemico.

Ma se queste rozze risposte ad una crisi reale e drammatica si stanno diffondendo non pensiamo che la responsabilità sia solo delle vittime di quella crisi che sfogano la loro disperazione in un vociare astioso e senza proposte.. L' “intellighentia” di questo paese sono lustri che accarezza tutte le passioni popolari, che raccomanda di tener conto della pancia della gente, che sminuisce la complessità a favore delle “risposte chiare”. Se poi questa chiarezza si esprime con i forconi qualcuno un esame di coscienza dovrebbe farlo