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Contro il fanatismo il dubbio del laico

L' amico Edera Rossa commentato con una profonda riflessione la terribile strage che ha insanguinato Parigi , mettendosi su un piano molto superiore al semplice noi e loro

Certamente sono tra coloro che rivendicano la superiorità di una società basata su valori di laica convivenza; una convivenza che alla finisce per essere necessaria anche a tanta parte di quanti intendono ispirare la loro condotta personale a canoni di ordine religioso. Sono inoltre convinto che il poco od il tanto che possiamo fare per combattere gli estremismi integralisti consista , se riteniamo che spetti al laico continuar ad usare la sommessa voce della ragione dinnanzi ai tanti che vorrebbero far suonare le loro trombe e le loro campane, continuar a batterci per la libertà di tutti , continuar ad offrire modelli di tolleranza che possano , non sappiamo con quali tempi, creare esempi da ricordare anche da parte di chi potrà un giorno abbandonare il nostro paese per ritornar a vivere in un mondo dove l'essere anche solo in parte tolleranti è spesso difficile se non impossibile. Nonostante i drammi ai quali stiamo assistendo anche nel nostro vecchio continente , la vera battaglia su quale sarà l’islam del futuro , si sta combattendo altrove e le nostre azioni dovrebbero forse essere più ispirate a questa consapevolezza che non al cercar di risolvere i problemi che più immediatamente ci circondano con risposte che ,oltre che talvolta sciocche e controproducenti come sono molto spesso quelle che nascono sull’onda delle emozioni e più ancora quando nascono dal desideri o di alcuni di sfruttare politicamente le altrui emozioni , sono inadeguate rispetto al quadro mondiale nel quale si collocano. E poi è forse il caso di interrogarci se è scritto da qualche parte che necessariamente esistano delle risposte con buona probabilità di giustezza ai problemi che ci troviamo a dover affrontare, o se dobbiamo anche accettare di camminare in un terreno inesplorato con il solo ausilio del metodo con il quale siamo soliti compiere il nostro cammino, con la prudenza di chi sa di trovarsi dinnanzi a problemi forse irrisolvibili e con il fioco, ma il solo possibile, bagliore della ragione ( con la circospezione del l’Eremita direbbe forse il mio amico Francesco ) . Perché la rabbia e la frustrazione più forte non è solo per quanto succede ora a Parigi e domani chissà dove; ma anche il dover ammettere laicamente che forse grandi risposte non esistono; ma forse anche le tante voci di guerra che sembrano innalzarsi dalle città dell’occidente sono dettate , come il mio laico sconforto, più da scaramantici desideri di dimenticare la propria angoscia, il proprio senso di impotenza, che da effettiva fiducia nelle proposte bellicose che vengono avanzate

 

a tutto ciò e nello stesso senso   ci sentiamo diaggiungere una piccola nota

Di fronte alla tragedia di Parigi, alle bestialità degli assassini e ma anche alle speculazione che ne sono seguite, ricordiamo tutte le vittime le più famose come Wolinsky, ma anche le meno conosciute che possono aiutare a smontare certe strumentalizzazioni il correttore di bozze Moustapha Ourrad e il poliziotto trucidato all' esterno Ahmed Merabet

 http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/15_gennaio_07/charlie-hebdo-premonizione-direttore-altre-vittime-3123d9de-966c-11e4-9ec2-c9b18eab1a93.shtml

Greta e Vanessa : un leghista di buon senso

L'intervista all'onorevole Stucchi  presidente Leghista del comitato parlamentare per i servizi segreti, sulla vicenda della due cooperanti liberate in Siria appare piena di buon senso e dice cose senza accenanre , giustamente , a fonti di informaqzione dirette . In pratica dice che la cifra di  12 milioni di riscatto e' fuori dal mondo e comunque non sarebbero stati dati in contanti,ipotizza che  queste notizie siano diffuse da fonti forse vicine ai terroristi probabilmente per destabilizzare l'opinione pubblica occidentale. Costoro aggiungiamo noi  dove non riescono con le bombe ci provano con i comunicati, poi ci sono tanti, compresi colleghi del bravo Stucchi, che inconsapevolmente si precipitano a aiutarli

 

http://video.repubblica.it/politica/stucchi-copasir-dodici-milioni-di-riscatto-e-inverosimile/189058/187976

Cardini cosa c'è dietro l' attacco di Parigi

Franco Cardini: “Cosa c’è davanti e dietro l’assalto a Charlie Hebdo e come finirà”

intervista a Franco Cardini di Lucia Bigozzi, 09 gennaio 2015

Dalla Parigi colpita al cuore dove si trova per lavoro, Franco Cardini, storico, analizza con Intelligonews cosa c’è davanti e dietro l’assalto a Charlie Hebdo. Con una lettura singolare…

Lei crede alla teoria del complotto? La Rete sembra scettica anche considerando le modalità con cui si sono mossi gli attentatori, dalla carta di identità lasciata in auto, alla Citroen che pare non sia quella giusta, alla scarpa persa e raccolta per strada.

«L’azione è stata compiuta da due persone che hanno avuto un addestramento di qualche tipo perché arrivare ad ammazzare a sangue freddo una decina di persone non è cosa di cui sono capaci tutti; serve comunque un’attrezzatura mentale e tecnica di tipo militare. Ciò premesso, tutti a botta calda devono tirare fuori cose acute e intelligenti per farsi notare, a detrimento dell’attenzione che invece andrebbe posta rispetto alla situazione, perché in questi casi è necessario studiare e invece tutti vogliono parlare. Teoria del complotto? Gruppo spontaneo? Direi che ci sono elementi che fanno pensare all’azione di un gruppetto, magari i soli due fratelli franco-algerini con l’ appoggio di qualche basista. Si dice sono fanatici: ma che vuol dire? Ci può essere un’organizzazione di tipo jhiadista, pare che uno dei due vi fosse legato ma non è sicuro; d’altra parte c’è chi pensa che dietro ci sia il Califfo dell’Isis: tutto è possibile; del resto la teoria del complotto si riassume in questo: c’è un disegno dietro? Forse ce lo diranno i prossimi giorni, ma non è detto, in fondo non abbiamo capito ancora se c’era un disegno nell’attacco dell’11 settembre ma nel frattempo tutti hanno scritto e speculato su ipotesi e letture ».

Sì, la ma sua idea qual è?

«La mia idea è che questo sia uno dei tanti gruppi che agiscono dentro la logica dello jihadismo che è un’ideologia che ha una lontana origine religiosa e che in realtà, è un’ideologia di tipo politico. Da questo punto di vista colpire Charlie Hebdo, significa colpire un bersaglio ‘eccellente’ per fare presa, sì ma su chi? ».

Lei cosa risponde?

«Io non sono d’accordo con la grande maggioranza di chi dice che questi hanno sferrato un attacco all’Occidente, alla libertà di stampa: la libertà di stampa lasciamola fare, è un’altra questione… C’è un attacco ai valori occidentali, ma mi domando: i valori occidentali erano quelli rappresentati da Charlie Hebdo? Qui in Francia conosco tante persone che oggi indossano la maglietta con la scritta ‘Je suis Charlie Hebdo’ ma fino a ieri accusavano il settimanale satirico di essere antisemita, contro la religione cattolica. A Parigi, in Place de la Republique ieri c’è stata una bellissima manifestazione con le persone che mostravano una penna simbolo della libertà di stampa e oggi la televisione francese parla della necessità di arrivare a forme di silenzio per facilitare le indagini: ma allora dove è la libertà di stampa per la quale tutti sono scesi in piazza?».

 

E proprio stamani le autorità francesi hanno invitato la stampa a non riprendere le immagini dei Raid nello stabile dove si sono asserragliati i due terroristi.

«Ha ragione la polizia, ma allora chi manifestava o era uno sciocco oppure è stata presa in giro. Voglio dire che la realtà è più complessa di quanto si pensi. Ciò che mi sento di poter dire è che i due fratelli franco-algerini sono jihadisti convinti anche se sapere di cosa siano convinti è difficile; sono però convinti del loro militare per un Islam ‘duro e puro’. Il punto è: questo Islam ‘duro e puro ‘ contro chi sta facendo la guerra? Contro il cosiddetto Occidente? Contro la libertà di stampa? No, io credo che la guerra sia nei confronti di altri gruppi islamici per accaparrarsi il più possibile le simpatie degli estremisti a danno di altri gruppi, per dimostrare come fa il Califfo Al Baghdadi quando fa tagliare le teste in pubblico, che è il detentore dell’Islam sunnita vero e che tutti gli altri musulmani sono tiepidi, traditori, alleati degli occidentali che sono crsitiani. C’è una guerra in corso – lo sostengo io sul Mattino e lo dice Eco sul Corsera – ma bisogna capire fra chi. Noi siamo coinvolti, ma la guerra fondamentale è all’interno del mondo musulmano dove si stanno agitando forze fondamentalista che tra di loro si fanno concorrenza per dimostrare a una parte di musulmani, non certo la migliore, che loro sono i veri difensori della fede. Da questo punto di vista l’attacco a Charlie Hebdo rappresentava l’azione perfetta: da anni il settimanale era nel mirino di questi gruppi come rivista che non rispetta il Profeta. Ci sono musulmani serissimi, moderatissimi, filo-occidentali, democratici – e io ne conosco tanti – che dicono: sì, però quelli di Charlie Hebdo devono capire che se per loro è un valore assoluto la libertà di dire ciò che vogliono, noi non siamo d’accordo. E allora, in un mondo che, in generale, non simpatizza per le cose che faceva Charlie Hebdo, c’è una minoranza infima ma che politicamente può essere qualificata e pericolosa, che ritiene che quelle vignette vadano colpite, non tanto in sé e per sé, bensì per insegnare ai musulmani dove sta la verità e quali sono le forze che rivelano la verità. C’è una guerra dentro l’Islam; sciiti contro sunniti, musulmani favorevoli allo Stato-nazione e chi pensa che i Paesi islamici vanno modernizzati ma tenendo presente l’eredità della Sharia e oggi alcuni di questi Paesi sono grandi potenze mondiali. Come facciamo a non renderci conto che quando parliamo di Islam pericoloso, noi siamo alleati con alcune forze musulmano che sono politicamente e culturalmente tra le più retrive, come ad esempio gli Emirati del Golfo dove andiamo in vacanza o a fare affari e dove le donne non possono guidare la macchina, solo per fare un esempio».

C’è chi sostiene che sia in atto uno scontro tra illuminismo degenerato in libertarismo e un Islam che è una religione a vocazione egemonica. Qual è la sua valutazione?

«Anche il Cristianesimo è una religione a vocazione egemonica; d’altra parte col tempo, la storia dell’Europa e dell’Occidente ha generato forme di convivenza non sempre pacifica, non sempre perfetta tra chi è fautore di una visione illuministica o libertaria della libertà e chi è fautore di una visione in base alla quale la libertà va regolata. Ci sono tanti modi di concepire la libertà, quello concepito da Russeau o Voltaire e quello concepito dal San Tommaso d’Aquino: Charlie Hebdo è più vicini ai primi, io al secondo ma non per questo faccio le crociate. Noi dimentichiamo, autoassolvendoci, di aver per secoli sfruttato e sottomesso i paesi musulmani alla nostra politica coloniale che non era proprio una logica di libertà ma con la nostra idea di libertà noi ci crediamo i puri, i buoni e tutti gli altri i cattivi. Mi pare una lettura affrettata e semplicistica».

Ci sono proiezioni che ipotizzano nel 2050 un’Europa a maggioranza musulmana. E’ uno scenario credibile?

«I musulmani nel mondo sono un miliardo e mezzo mentre i cristiani sono due miliardi, quindi non è vero che oggi siamo minoranza. Secondo aspetto: i cristiani abitano la parte privilegiata del mondo che ha in mano i destini economici, finanziari e tecnologici dell’umanità; se usiamo male queste leve con politiche sbagliate, la responsabilità è solo nostra . In Occidente l’Islam è una minoranza e se fa proseliti lo fa all’interno dei ceti sottoproletari. Io sono cattolico e quando la domenica mi alzo presto per andare a messa, magari vedo il mio vicino di casa che sogghigna per la mia iniziativa, ma per strada non ho mai incontrato capannelli armati di musulmani che mi impediscono di entrare in chiesa, mentre ho incontrato occidentali che volevano negare ai musulmani il diritto a costruire una moschea, anche nella mia Toscana. Nel 2050 ci sarà una maggioranza musulmana? Ma sulla base di quale computo? Forse quello delle statistiche? Ma la realtà è molto diversa e ha dinamiche che non rispondono alle statistiche bensì alle condizioni di vita delle persone».

Insomma, vedremo sventolare la bandiera nera dell’Isis sulla Cupola di San Pietro?

«Il cancelliere di Hitler, uomo più colto, intelligente e dotato da tutti i punti di vista del Califfo Al Baghdadi, non pensava minimamente a issare la bandiera nazista sulla Cupola di San Pietro ma aveva buone motivi di credere che se i nazisti avessero vinto, avrebbero messo al passo le Chiese cristiane, a cominciare da quella cattolica. La realtà è che Hitler non ce l’ha fatta pur avendo corazzate e essendo a un passo dall’avere l’atomica. Il Califfo può pensare ciò che vuole; anche mia zia Rosina può pensare di diventare imperatrice ma dubito che sia il Califfo che mia zia Rosina ce la faranno».

http://www.nuovatlantide.org/franco-cardini-cosa-ce-davanti-e-dietro-lassalto-a-charlie-hebdo-e-come-finira/

Castruccio : Salvini riesce a mettere la farse nelle tragedia

L’ultima ironia di Charlie Hebdo: Matteo Salvini

 
Bacchettata a papa Francesco: non sa fare il suo lavoro. Salvini con la barba assomiglia ad un imam. Il cognome potrebbe essere una contaminazione dall’arabo El Salavin. Troppi terroristi sono passati per Milano. Ma pure molti cretini. Interviene Carlo Giovanardi.
 
Anche i fatti più dolorosi e drammatici dimostrano di avere una venatura ironica e irridente. Senz’altro se Stéphane Charbonnier e gli altri di Charlie Hebdo potessero leggere i giornali di questi giorni si sganascerebbero. E molto probabilmente comincerebbe proprio da quelli italici. Comici ce ne sono ovunque ma battute frizzanti come quelle dei politici dello Stivale ce ne sono pochi. Al confronto anche Fronçois Hollande è da serie B.
 
L’ultima delle “perle” ci viene nentepopodimenoche da Matteo Salvini, quello che cantava «senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani.» Se l’è presa con papa Francesco: severa bacchettata. Il vescovo di Roma è stato accusato di non occuparsi dei “suoi” e quindi di non fare bene il suo lavoro. Per Salvini papa Francesco è troppo dialogante, troppo conciliante e, in definitiva, troppo cattolico. By the way cattolico deriva dal greco katholikós e significa per l’appunto universale. Ma forse il Matteo quando era al liceo s’è perso le lezioni di greco. O non le ha capite. Più facile. Quindi ha invitato papa Francesco ad occuparsi solo dei suoi cattolici. Che, ha sottinteso, se ci fosse lui la musica cambierebbe all’istante. Magari, con originalità, proporrebbe crociate al grido di «Dio lo vuole». E anche di bruciare le fattucchiere, impalare i gatti neri, reintrodurre l’inquisizione, la schiavitù e le pene corporali.
 
Da che è diventato segretario della Lega ha deciso di darsi una ripulita ed un tono ecumenico. Poi qualcuno gli spiegherà il senso della parola. Ha aperto ai romani ed ai meridionali sostenendo che i ladri non sono loro (poco originale, lo si sapeva già) ma la Roma dei palazzi. Ha sorvolato che in quelli la Lega ci sta comoda-comoda da oltre vent’anni e alcuni dei suoi sono stati beccati con le mani nella marmellata. Poi ha sostenuto con coraggio che non tutti i mussulmani sono terroristi. Anche questo era noto.  Nel di mezzo per rendere credibile le sue affermazioni si è fatto crescere la barba che un po’ la fa somigliare ad un imam. E questo non sembra il solo tratto somatico che lo allontana dalla tipiche fattezze dei gallo-celti: non è biondo non ha gli occhi azzurri e anche quanto a carnagione è un po' scuretto. Mica come la Le Pen Marine: candida come la neve. Vuoi mai mettere che a scavare nel suo albero genealogico si scopre che ha ascendenza magrebine? E magari che il cognome italico sia una contaminazione dall’arabo di  El Salavin? Che quindi per intero sarebbe Matta El Salavin. Con un djellaba ed un turbante verrebbe difficile distinguerlo da un figlio del maghreb.
 
Comunque per rimanere sulle pagine dei giornali non resta che sparare bischerate che, notoriamente, non conoscono nazionalità, razza, religione e fanno audience . E lui, Matta El Salavin sa bene la parte e la fa da par suo. Per tenersi in allenamento ha definito imbecilli gli ottantottomila poliziotti che danno la caccia ai terroristi che se ci fosse lui già starebbero al fresco e si è scagliato contro la costruzione di moschee a Milano.  «Spero e penso – verbo impegnativo in bocca sua -  che il sindaco Pisapia blocchi qualsiasi concessione.» E questo perché, ha aggiunto:«  Da Milano sono passati troppi terroristi.» Se è per questo non sono gli unici. Ci sono passati anche molti cretini e troppi continuano a stazionarci.
 
Comunque, poiché la vita è divertente le uscite di Matta El Salavin (per l’occidente Matteo Salvini) hanno resuscitato (metaforicamente) anche Carlo Giovanardi, non lo si sentiva da tempo, che ha detto: «non c’è limite alla volgarità ed al degrado morale di questo personaggio». Che se lo dice Giovanardi è una garanzia.
 

I ragazzi di Charlie Hebdo hanno colpito ancora.