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ELEZIONI EUROPEE 2014 ALLA PROVA DELLO SCETTICISMO

 (01/07/2009)

 

Il prossimo anno tra il 22 e il 25 maggio  si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo , e conseguentemente della Commmissione . Avvengono in un momento in cui accanto al tradizionale euroscetticismo di nazionalisti e isolazionisti vari sorge una diffidenza ed un ostilità generata dalla  ottusa politica di austerità che i governi conservatori europei hanno imposto a tutto il continente spesso con la giustificazione che servivano a "salvare l' Europa " o qunato meno la sua moneta

Il Parlamento europeo con la straordinaria guida del suo presidente Martin Shultz cerca di arginare le conseguenza di quella poltica demenziale sia inchiodando i governi alle loro responsabilità , sia cercando di dare più valore alle prossime elezioni .

La commisisone affari isituzionali dell' Europarlamento ha infatti votato una serie di raccomandazioni per le prossime elezioni che se fossero attuate imprimerebbero una svolta alla consapevolezza dei cittadini europei : il collegamento fra liste nazionali e partiti europei e l' indicazione da parte di questi del candidato alla presidenza della commissione

Raccomandazioni che dovranno passare al vaglio dei governi nazionali , e possiamo indicarne non pochi che cercheranno di fare di tutto per sabotare il senso di sovranazionalità insito in queste raccomandazioni

http://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/content/20130527STO10564/html/Elezioni-europee-2014-le-nuove-regole

L' amico Giuseppe Cotta ci invia alcune tristi ma realistiche considerazioni sull' argomento

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Loro, europei per convenienza!

 

Aveva visto bene colui che con la firma Allobrogo chiude il suo intervento sul Pensiero Mazziniano di giugno del 1971, a proposito dell’adesione del Regno Unito alla UE; adesione che avvenne nel 1973. Il sig. Allobrogo affermava:

Due incognite si affacciano ora. Approverà il parlamento inglese il patto? Le tendenze isolazioniste paiono assai forti, passando attraverso i confini dei partiti tradizionali. Questa è la prima: la seconda riguarda la struttura dell’Europa; con l’entrata dell’Inghilterra avremo un allargamento delle comunità economiche su scala vastissima: ma non sarà rallentato invece il processo di ordinamento federalistico politico che è nelle nostre aspirazioni?

Ancora oggi L’Inghilterra; pur avendo avuto in Winston Churchill uno dei primi ad invocare la creazione degli “Stati Uniti D’Europa”, è fuori dal trattato di Schengen, mantiene la sua moneta e sta lavorando sulla possibilità di indire un referendum, anche se per ora previsto nel 2017, per uscire dall’Unione Europea se questa non accoglierà la richiesta di ricontrattare quasi tutte le clausole di adesione; che a mio parere equivale a dire all’Europa: o io ottengo quello che mi interessa e conviene oppure esco dalla UE. Personalmente mi verrebbe da dire: Si accomodi pure sua maestà, le uscite le conosce e sono già aperte; si chiamano canale della Manica e mare del Nord. Per quanto riguarda il Tunnel, non occorre distruggerlo: basta chiudere a chiave i cancelli e scambiarsi le chiavi in ottemperanza al detto del doman non v’è certezza.

A distanza di oltre 60 anni dal primo trattato firmato da sei paesi; Belgio, Francia, Germania, Italia. Lussemburgo e Paesi Bassi, attraverso i loro rispettivi rappresentanti, Paul-Henri Spaak, Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Joseph Beck, Willem Beyen; viene da chiedersi se il completamento della unione politica dell’Europa stia andando troppo a rilento o se gli anni che ci separano dal 1950 siano ancora pochi per essere sicuri che ciò che dovrà farsi sia duraturo seppur non eterno.

Il prossimo anno; forse un mese prima della scadenza naturale di giugno, si andrà all’elezione del nuovo parlamento europeo.

Dalla prima elezione diretta del Parlamento europeo, nel 1979, la partecipazione dei cittadini è diminuita in maniera graduale ma costante. Dal 1979 al 2009, l’astensionismo è aumentato dal 38 al 57 per cento, sebbene il ruolo del parlamento di Strasburgo si sia rafforzato.

Per invertire la tendenza, ad un anno dalla chiamata alle urne, l’esecutivo di Bruxelles riflette su come rendere le elezioni realmente europee.
A partire dalle prossime elezioni europee del 2014, potremmo essere chiamati a votare 25 deputati in più, su liste transnazionali. La proposta è stata approvata a larga maggioranza dalla Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo, che spera in questo modo di accrescere l’interesse dei cittadini dell’Unione per le istituzioni comunitarie.

Prima proposta: votare tutti in contemporanea, o meglio costringere i britannici a esprimersi durante il weekend, come la più parte degli Stati membri, e non di giovedì, come da loro tradizione. Per la prima volta, poi, le famiglie politiche europee potrebbero indicare i candidati alla Presidenza della Commissione europea, presentandoli in dibattiti televisivi.

Obiettivi meritevoli, dato che le liste transnazionali servirebbero a contrastare l’astensionismo, sottraendo le elezioni europee a dibattiti troppo spesso focalizzati su questioni interne ai singoli paesi. Per essere adottata, la proposta dovrà comunque piacere a tutti i 27 governi europei, a cui spetta l’ultima parola.

Oltremodo i dibattiti televisivi e i confronti tra le diverse formazioni politiche servirebbero a smascherare coloro che partecipano alle elezioni europee; come il gruppo Europa della libertà e della democrazia, che ha dimostrato che le parole libertà e democrazia sanno solo scriverle e leggerle ma non usare e che nei dibattiti sarebbero obbligati a definirsi anti europei pur prendendone lo stipendio e occupando posti che devono essere occupati da persone consapevoli che solo con l’Unione Europea; quella che sappia mettere assieme politica estera, difesa, fiscalità e tesoro, si può avere maggior sicurezza interna per tutti e internazionale verso tutti.

 

Per i dibattiti televisivi, che si possono trasmettere su tutti i canali delle singole nazioni, si potrebbe usare come sala delle conferenze il canale televisivo Euronews che, pur essendo attivo da 20 anni, come ci ricorda Jacques Delors, è ancora poco conosciuto e poco seguito dagli abitanti dell’Unione, come dimostrato le interviste che vengono fatte a caso e per differenti fasce di età tra la popolazione.

Noi dell’Associazione Mazziniana Italiana, che abbiamo come faro la fondazione da parte di Mazzini della Giovine Europa, riproposta oggi con lo stesso vigore e stesso entusiasmo, saremo in prima fila a far da schermo a coloro che da sempre promuovono il ritorno al Nazionalismo; ovvero a malcelate quando non esplicite forme di dittatura.

 

Giuseppe Cotta

Socio isolato A.M.I. Nazionale

 

 

 

 

La falsa laicità di m.de Le Pen

Un coraggioso articolo del sito on line dell' UAAR, su unap resa diposizione apparentemente laica della stella delal destra Francese Marine Le Pen che si rivela in realtà solo intolleranza , l' opposto della laicità

Nell’ultima tornata di elezioni amministrative il Front National ha raggiunto risultati senza precedenti, conquistando tredici città. Marine Le Pen è sulla cresta dell’onda e comincia già a mettere in pratica la linea, calando sui sindaci neo-eletti una richiesta che ha già scatenato numerose polemiche. Secondo la leader dell’estrema destra francese le scuole dei Comuni amministrati dal Fronte devono servire carne di maiale.

Senza se e senza ma. Queste le sue parole: “Non accetteremo alcuna pretesa religiosa nei menu delle scuole. Non c’è alcuna ragione perché la religione entri nella sfera pubblica, è la legge. Troppo spesso la laicità non è applicata, chiudere gli occhi sulle violazioni della laicità è nello spirito di molti sindaci Ump e Ps che vogliono assicurarsi la benevolenza delle comunità”. Tanto che il Corriere della Sera ha titolato L’erede della Vandea scopre la laicità. In realtà anche la laicità di Le Pen è un pochino strabica, nonché molto strumentale. Perché ha sempre preso di mira quasi esclusivamente islamici e (in misura minore) ebrei. Sono loro ad avere il tabù della carne di maiale, e sono loro ad avere precetti alimentari (halal e kasher) che oggettivamente pongono diversi problemi alle mense scolastiche. Spesso vengono accontentati, anche se la legge non istituisce alcun obbligo in merito. Gli stessi nutrizionisti consigliano di mangiare carne di maiale con moderazione.

Ma islam ed ebraismo non sono certo le uniche religioni che, soprattutto in virtù dell’immigrazione, cominciano a creare difficoltà: gli induisti ostracizzano la carne di manzo, i buddhisti sono generalmente vegetariani. A conti fatti, è forse più difficile trovare religioni che non pongono alcun problema in materia alimentare. Di ieri è la notizia che nel paesino inglese di Stoke Poges molti studenti sono stati iscritti d’ufficio in una scuola sikh. L’istituto è finanziato dallo Stato in ottemperanza al sostegno governativo alle faith schools, ma la conseguenza è che sono obbligatorie le preghiere sikh e che i menu sono strettamente vegetariani. Hanno protestato sia genitori atei che cristiani. Ma quanto accade a Stoke Poges non è molto diverso da quanto per esempio accade in paesini veneti dove l’unica scuola primaria è una paritaria cattolica sostenuta con fondi pubblici. Il problema è meno frequente ma c’è, ogni venerdì e in Quaresima. Marine Le Pen non risulta aver mai fatto riferimento ai tabù cattolici.

Gli atei e gli agnostici non hanno precetti alimentari (del resto non hanno proprio precetti). Per quanto vi siano anche anticlericali vogliosi di imporre menu di carne il venerdì o – per restare in Francia – aperitivi saucisson et pinard (“vino e salsicce”) il loro approccio è quasi sempre laico e rispettoso in egual misura di tutte le convinzioni. Ciò che più conta per loro, molto probabilmente, è la qualità del cibo servito e che il menu sia basato su criteri nutrizionali adeguati. Forse non è poi così difficile approntare due menu, uno valido per tutti e uno “accomodato” per i figli dei fedeli più zelanti. Laicamente ci potrebbe anche stare. Sicuramente è una scelta meno razionale e più costosa. Come la stessa religione, del resto.

La redazione

http://www.uaar.it/news/2014/04/07/menu-ideologico-madame-pen/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=menu-ideologico-madame-pen

 

ANTARES Oltre il dualismo PPE - PSE.

Cari amici mazziniani.
L’occasione per il mio intervento sul sito riguarda il dibattito politico sulle prossime elezioni elettorali europee. La candidatura positiva del PSE di martin Schultz  fa ben sperare in un virtuale cambio di rotta dell’amministrazione Barroso (centro destra-PPE) troppo incentrata nel seguire le misure repressive economiche di Angela Merkel.
Le belle parole di Schultz purtroppo a mio avviso resteranno tali per il semplice motivo che in Europa serve un drastico cambio di rotta che il PSE concedendo l’appoggio alla formazione del governo Barroso, non potrebbe dare.
Il discorso che evidenzia il divario economico non solo tra gli stati membri ma anche all’interno di ciascuno stato è da condividere, come lo è la nota su come le misure di austerità e rigore blocchino la crescita e aggravino lo stato di indigenza di una larghissima fascia di popolazione. La domanda è la seguente: proprio tenendo presente che il PSE ha contribuito alla nascita per così dire di un governo a larghe intese affidato a Barroso, esso può presentarsi come l’alternativa al PPE? Cinque anni fa non è stato così e proprio per questo è nato il governo in carica e dunque a distanza di alcuni anni non credo che le cose siano cambiate, il PSE potrebbe diventare il primo partito ma l’effetto Merkel ridurrebbe ai minimi il divario col PPE riproponendo non solo l’impossibilità di creare un governo socialdemocratico, ma l’ipotesi di chiedere l’appoggio a quella zona politica che è fautrice della demolizione del welfare state.
La questione è un’altra. La svolta sta all’interno dei programmi: per combattere l’austerità serve un programma incisivo che cambi le regole del gioco.
Basta con le privatizzazioni selvagge: le banche autrici di uno dei più colossali fallimenti capitalistici devono essere nazionalizzate in tutta Europa, i direttori e i presidenti degli istituti sbattuti senza complimenti davanti alla Corte internazionale e posti sotto processo, il loro operato analizzato in ogni dettaglio, la struttura finanziaria malata che tiene in ostaggio milioni di cittadini, crollare definitivamente.
varare un piano energico e a tutto campo per una legge che imponga un tetto stretto ai manager privati e pubblici in tutti gli stati dell’Euro zona, a cui gli stati devono adeguarsi ed obbedire, i governi accusati di essere paradisi fiscali allontanati diplomaticamente da ogni relazione con gli Stati dell’Euro, abolire il segreto bancario, i conti e le transazioni di manager e direttori privati devono essere sempre disponibili on line e conoscere esattamente gli spostamenti di denaro e beni degli stessi.
pene molto più dure per i trasgressori: parola d’ordine è colpire duro, ai delinquenti finanziari confiscare beni mobili e immobili oltre all’arresto (senza possibilità alcuna di domiciliari o riduzione di pena) e condannarli al risarcimento miliardario per le porcate commesse.
Non si tratta solo di questione finanziaria, ma anche di cambiare il sistema capitalistico alla radice introducendo per esempio una quota di dividendi ai lavoratori, la reintroiduzione obbligatoria sul posto di lavoro con indennizzo per licenziamento senza giusta causa e giustificato motivo, abolizione dei contratti part- time o a tempo e a qualsiasi contratto flessibile sostituiti da contratti di apprendistato e da contratti a tempo indeterminato.
Per quanto riguarda il restante, aumentare gli investimenti in scuola pubblica e servizi pubblici abolendo ticket sanitari e tasse, e ridurre fortemente la tassazione su materiale scolastico e generi alimentari di prima necessità e medicinali salvavita.
Insomma l’esatto contrario del PPE e un programma radicale anche per il Partito Socialista Europeo, con ciò non voglio dire che Schultz è il meno peggio tra PSE E PPE, ma serve rendersi conto che la politica delle toppe non porta da nessuna parte e nemmeno consolarsi con il fatto che Barroso fino al 1989 e prima del crollo del Muro era un maoista convinto, ma si sa taluni seguono la politica come se fosse la moda del momento dimentichi che è passione e convinzione e parte di noi stessi e non un abito di gala da indossare per essere più “dritti” degli altri.

ANTARES

EUROPA Il federalismo leggero

 

L' amico FrancescoS ci segnala un dibattito sul rilancio del federalismo Europeo, “un argomento – sostiene a ragione - tenuto nel dimenticatoio. La politica nazionale discute solo di b. mentre il paese ha bisogno di obiettivi a media e lunga scadenza. Approfondire significa affrontare temi di politica estera, difesa e diritti sociali, conoscendo bene quali ricadute economiche potrebbero avere in una Italia abituata a muoversi solo per emergenze.”

 

Europa federale: Bonino propone formula 'leggera'

Emma Bonino spezza un’ennesima lancia per un’Europa federale, sia pure ‘leggera’: lo fa intervenendo alla conferenza regionale a Roma del Council of Councils.

 

Il Council of Councils è un gruppo creato dal Council on Foreign relations e che riunisce 20 fra i maggiori think tanks di tutto il mondo. L’evento regionale è stato organizzato dallo IAI, l’Istituto Affari Internazionali, che - unico think tank italiano - fa parte del Council, e i lavori si sono svolti al Ministero degli Esteri.

La giornata conclusiva è stata aperta dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e conclusa dal ministro degli Esteri. Visco ha ha individuato “le chiavi della ripresa nella determinazione condivisa a procedere verso un'Unione europea a tutti gli effetti e nella costruzione di un'Unione bancaria efficace".

Nell'intervento di chiusura, la Bonino ha denunciato la debolezza e l’inadeguatezza dell’attuale governance globale, citando ad esempio le vicende dell’Egitto e della Siria, ed ha anche rilevato che l’Europa non è attualmente all’altezza delle attese e dei compiti, anche se “bisogna andare avanti sulla via dell’integrazione istituzionale, perché non c’è altra alternativa agli unilateralismi e ai nazionalismi”.

“C’è chi vede l’Unione come mercato e basta –ha detto il ministro-, chi la vede come Unione intergovernativa, chi la vede come Unione federale. Io la vedo così, come una Federazione ‘leggera’, perché non vedo altro sistema che possa garantire democrazia, efficienza, responsabilità e diversità.”.: una scelta non solo razionale, né tutta emotiva, ma dettata dalla necessità.

La prospettiva è quella di un’Europa federale che abbia fra le proprie competenze anche la politica estera, la difesa e i diritti civili: “Un’Europa del genere sarebbe un attore più solido sulla scena internazionale, e in grado di contribuire alla governance globale in un mondo sempre più interdipendente e multipolare”, ha sostenuto la Bonino. E un’Europa del genere sarebbe pure un antidoto alle spinte, che nascono dalla crisi, a chiudersi in se stessi ed a negarsi alla solidarietà.

Il ministro riconosce le difficoltà nel passare dal dire al fare. Ma trova un motivo d’ottimismo nel constatare che, nonostante l’avanzare dell’euro-scetticismo, anche in Italia, “nessuno, alla prova dei fatti, vuole poi lasciare davvero l’Unione”.

 http://www.euractiv.it/it/news/istituzioni/7713-europa-federale-bonino-propone-formula-leggera.html#.UjLF23C1VlA.facebook

 

L' idea è interessante , l' amico Edera Rossa d'altra parte si chiede se il federalismo democratico-repubblicano non sia sempre, per sua natura, federalismo-leggero

Ad avviso di chi scrive , inoltre sarebbe necessario esplicitare che se mai ci si riuscisse nonsi potrebbe attendere che tutti fossero d'accordo , come ha osservato Romano Prodi "Due delle decisioni piu importanti – spiega Prodi – sono state gia prese a “velocita diverse”: Schengen e l’euro. Penso che questa sara una regola generale per l’Europa in futuro, perche in questo modo faremo progressi e, allo stesso tempo, rispetteremo la democrazia. Non c’e alternativa”

http://www.romanoprodi.it/notizie/europa-a-due-velocita-per-progredire-e-rispettare-la-democrazia_5903.html

 

Le nuove camicie brune in Europa

 

 

 

Su micromega un interessante disamina tratta dal libro di Guido Caldiron "Estrema destra" della nuova minaccia nera sull' europa, che potrà essere rilevante anche alla elezionid el 2014. Gruppi e gruppuscoli che specie dopo l' 11 settembre hanno saputo sfruttare la paranoica paura del diverso, specie se mussulmano . L' autore del libro nell' intervista illustra il fenomeno

 

"Nel corso dell'ultimo decennio - data simbolo di partenza è l’11 settembre - si è assistito allo sviluppo di potenti movimenti populisti di destra che prendendo completamente le distanze dal repertorio neofascista o neonazista hanno saputo costruire un vocabolario politico dell'intolleranza e del pregiudizio che è stato accettato dalla società: il nuovo razzismo, che si traveste da difesa della democrazia dalla "minaccia" islamica, da protezione del welfare per gli autoctoni contro "i costi" dell'immigrazione o, come si è visto di recente in Francia, da baluardo della famiglia tradizionale contro i diritti di gay e lesbiche, ha imposto così nei fatti una vera e propria normalizzazione di idee che in realtà si basano sull'odio e il disprezzo dell'"altro". All'ombra di questo fenomeno di massa, rispuntano poi anche i gruppi apertamente neofascisti o neonazisti. Il libro descrive entrambi i percorsi delle estreme destre attuali: quello che punta al riconoscimento pubblico e alla legittimazione politica e quello che continua ad incarnare soprattutto gli aspetti identitari e di riproposizione della cultura che deriva direttamente dalle pagine più buie del Novecento."

Qui sotto il link all' intero articolo

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-nuova-internazionale-nera/

La Merkel contro un'europa democratica

Almeno De Gaulle era per l' Europa delle Nazioni , la Merkel è per l' Europa dei governi : "Non vedo l’immediata necessità di trasferire nei prossimi anni delle altre prerogative alla Commissione di Bruxelles”, ha detto in un intervista a Der Spiegel .  La ricetta di Frau Merkel è un miglior coordinamento fra gli stati. Fra i governi nazionali. E per l' elezione del presidente della commissione , abbiamo visto come la commissione affari costituzionali dell' europarlamento raccomandi che i partiti europei presentino ale elezioni un candidato alla presidenza della commissione . Ma l' ultima parola ce l' hanno gli stati nazionali . Questa intanto al parola della Merkel : “Un presidente della Commissione eletto dal popolo dovrebbe avere poteri ben differenti rispetto agli attuali”, precisa la Merkel, che chiude ogni discussione e fa capire che gli sforzi saranno inutili. Le regole non cambieranno, se non per qualche maquillage di facciata. Il numero uno dell’istituzione a cui non vuol dare più competenze, lascia intendere, deve essere scelto attraverso un processo in cui Berlino intende avere un parare dirimente. 

L' europa del metodo intergovernativa , ci ha regalato una visione talebana della austerità ,gli stolidi ritardi nell' intervenire per glis tati in crisi ... ma c'è chi persiste 

http://www.lastampa.it/2013/06/03/blogs/straneuropa/angela-e-l-ue-dei-governi-0cEAdY4FizgXllFS00fAxM/pagina.html

fortunatamente non tutti i tedeschi sono così

http://www.novefebbraio.it/dibattiti/contro-la-miopia-dei-governi-europei