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A FIANCO DELLA TURCHIA LAICA E DEMOCRATICA

 

ragazza colpita idranti turchia

 

La ragazza che resiste al getto dell' idrante è diventata il simbolo della rivolta in Turchia contro l'involuzione autoritaria e religiosa del governo Erdogan . Sul significato della rivolta che parte dalla difesa di un parco , polmone verde della città di Istambul , minacciato dalla costruzione di un centro commerciale, una caserma ed una moschea, una triade il cui simbolismo è facilmente individuabile . Sul fatto quotidiano quegli alberi sono collegati all' albero della libertà , ma “È la nostra Kulturkampf”, la nostra battaglia culturale o di civiltà, scrive uno degli opinionisti di Hurriyet (“Libertà”), quotidiano secolarista di centro-sinistra, ricordando la sfida del regime prussiano di Bismarck all’influenza della Chiesa cattolica alla fine del XIX secolo.

E come dice Limes on line : È importante ripetere che questa rivolta consiste nella lotta contro le politiche del governo, nella paura che si possa andare alla deriva verso una Repubblica Islamica, nella perdita delle libertà di cui l’attuale costituzione, frutto di una guerra di liberazione, è diretta emanazione e garanzia. L'ultimo esempio riguarda le bevande alcoliche, prima aumentate di prezzo poi proibite tra le 22 e le 6 di mattina. L’Atatürk Cultural Center (Akm), anch’esso in Taksim Square, dev’essere demolito, annuncia il premier. Il messaggio è chiaro a tutti: Atatürk è stato il fondatore della Repubblica e, nonostante la sua figura sia controversa, rimane il simbolo di una Turchia che guarda a Occidente, ispirata da valori democratici. La sterzata non è soltanto islamica. Come già scritto, lo spazio urbano viene ripianificato secondo il modello americano. Siamo di fronte a un capitalismo di matrice islamica: un centro commerciale e una nuova moschea. Tra gli accademici si parla di postmoderno, di modello Akp, fully modern and fully religious, ma c’è una differenza tra la teoria e la pratica. I dimostranti parlano di dittatura, di repressione, di negazione dei diritti di espressione.

Da ultimo una preoccupata domanda da euronew : quale sarà la risposta dei militari, da sempre custodi dell' ortodossia laica ? Per fortuna il dialogo non è interrotto il presidente della repubblica Gul ha ricevuto il capo del partito di opposizione , nazionalista , ma ma da ultimo molto spostata su posizione socialdemocratiche e hanno dato modo ad art 21 di lanciarsi in un commento forse anche troppo ottimistico , ma che comuqneu rappresetna uan speranza . Gul sarà probabilemnte il contendente di Erdogan per la prossime elezioni presidenziali

 

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/02/scontri-in-turchia-lalbero-della-lliberta-laica/613466/

http://temi.repubblica.it/limes/turchia-il-gezi-park-di-istanbul-e-soltanto-un-pretesto/47683

http://it.euronews.com/2013/06/03/turchia-quale-sara-adesso-il-ruolo-dei-militari/

http://www.articolo21.org/2013/06/come-gul-ha-salvato-la-turchia/

 

 

 

Le donne turche in lotta per la loro dignità

 

Le donne turche in lotta per la loro dignità

 

Il barometro della democrazia in Turchia segna sempre più tempesta , sul Internazionale di questa settimana (1091, 27 2 5 3 2015) è tradotto un articolo apparso su Hurriyet, giornale di opposizione ,in merito al pacchetto di emendamenti alla legge sulla sicurezza nazionale fatto approvare dal governo . Come ha denunciato Amnesty international queste modiiche “minacciano i diritti umani e potrebbero portare ad arresti arbitrari, uso eccessivo delle armi da parte della polizia e inchieste motivate da ragioni politiche”. In particolare, autorizzare la polizia a usare armi da fuoco contro i manifestanti è molto preoccupante. Finora gli agenti potevano usare solo lacrimogeni, proiettili di gomma e manganelli, che sono bastati a causare diverse vittime durante le manifestazioni di piazza Taksim a Istanbul nel giugno del

2013. Dio sa cosa potrà succedere adesso. Il governo si giustifica dicendo che in Turchia

ci sono movimenti di protesta violenti, come quello dei nazionalisti curdi. Non è del tutto falso,

e gli emendamenti prevedono che la polizia possa sparare solo contro i dimostranti che usano “molotov,

esplosivi e altre armi offensive”. Ma c’è il rischio che le nuove norme possano essere prese

dalla polizia come un assegno in bianco per sparare contro manifestanti che impugnano “armi

offensive” come le pietre, e che dimostranti assolutamente paciici possano essere presi di mira a

causa di pochi elementi violenti tra le loro file.Questi rischi sono stati sottolineati dalle opposizioni,

e persino l’ex presidente Abdullah Gül ha invitato i suoi compagni del Partito giustizia e sviluppo

(Akp) a “riconsiderare” la legge. Ma l’Akp, sostenuto dal presidente Recep Tayyip Erdoğan,

è andato avanti per la sua strada.

 

Ma in questi giorni che precedono l' 8 marzo sono le donne che hanno conquistato un posto di rilievo nel dibattito sulla preoccupante involuzione turca . Elif Safak è è una scrittrice turca, nata nel 1971 a Strasburgo. Ha scritto un articolo per lo stesso numero di Internazionale “ Le donne turche sono stanche di tacere

 

Tutto è cominciato l’11 febbraio, quando Özgecan Aslan, una studentessa di psicologia della

provincia meridionale di Mersin, è stata trovata morta nel letto di un iume. Dopo un tentativo di stupro era stata accoltellata e bruciata. L’assassino, l’autista dell’autobus su cui Aslan era salita, ha confessato il delitto. Era stato aiutato da un amico e dal padre. Il brutale omicidio ha scatenato un’ondata di proteste senza precedenti in tutta la Turchia. Il presidente dell’associazione degli avvocati di Mersin ha annunciato che nessuno dei suoi 1.600 iscritti rappresenterà l’assassino e i suoi complici. Gli studenti dell’università

si sono vestiti di nero da capo a piedi e le donne hanno indossato un nastro nero. Al funerale di Aslan hanno partecipato migliaia di donne. Secondo l’interpretazione dell’islam che prevale

in Turchia, ai funerali le donne devono stare in fondo al corteo e lasciare che siano gli uomini a portare la bara. Ma stavolta le cose sono andate diversamente.

Nonostante gli ammonimenti dell’imam, le donne si sono rifiutate di farsi da parte e hanno deciso

che “nessun uomo avrebbe più toccato quella ragazza”.

Sono state loro a portare la bara e a seppellirla

Ma continua Safak illustrando al difficile situazione

Dal 2003 al 2013 gli episodi di violenza domestica sono aumentati del 1.400 per cento. Nel Global gender gap report, che misura la disparità di genere, la Turchia è al 125esimo posto su 142. È ancora l’ultimo tra i paesi dell’Ocse. Il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) ha sostituito il ministero delle donne e degli afari familiari con il ministero della famiglia e delle politiche sociali.....Come molti altri partiti turchi presenti e passati, l’Akp è profondamente patriarcale. In Turchia la rappresentanza femminile in politica è una delle più basse del mondo.

In secondo luogo, l’Akp si è talmente estraniato da una parte della popolazione che non sa più come collaborare con le organizzazioni femminili. La violenza di genere è un problema così diffuso e radicato che può essere eliminato solo con provvedimenti che superino le divisioni tra i partiti. Ma la Turchia è così polarizzata a livello politico che nessuno sembra disposto a provarci.

Nel frattempo si sta verificando una trasformazione sociale. Un cambiamento che molti analisti, interessati più alla politica che alla cultura, non notano. In Turchia le donne stanno diventando più politicizzate degli uomini. Erano numerosissime tra i manifestanti di piazza Taksim e gestiscono la maggior parte delle campagne di critica sociale. Erdoğan ha criticato le donne che protestavano contro la violenza domestica e le molestie sessuali perché cantavano e ballavano insieme.

Il quotidiano filogovernativo Yeni Şafak ha scritto che gli stupri avvengono anche negli Stati Uniti e quindi bisognerebbe smettere di parlarne. Un giornalista ha suggerito: “State zitte e andate dal dottore”.

Come la società in cui vivono, le donne turche sono divise. Non tra turche e curde. Non tra musulmane e non musulmane. Neanche tra conservatrici e laiche. Da adesso in poi la spaccatura principale sarà tra quelle che difendono il silenzio e lo status quo e quelle che si riiutano di tacere di fronte all’aumento della violenza di genere.

 

In questo quadro disperante non c'è solo la resistenza di una gran parte delle donne a dare un barlume di speranza

Al funerale di Özgecan Aslan si sono visti gruppi di giovani uomini in minigonna , come riporta Huffington post “contro la violenza sulle donne, un gruppo di uomini ha deciso, per protesta, di sfilare per le strade di Istanbul con una minigonna : "Se questo indumento è il responsabile di tutto, se basta indossare un abito più corto per essere immorali, se una donna che indossa una minigonna manda dei segnali sessuali e provoca quello che poi è successo a lei, allora anche noi mandiamo questi segnali , si legge nella didascalia di una foto postata da un manifestante su Facebook.

"Indossiamo una gonna per Ozgecan", scrivono migliaia di uomini che, fotografati con un cartello in mano in supporto alla causa, hanno twittato la loro foto in minigonna. Nonostante la protesta sia partita dal vicino Azerbaijan, l'hashtag #sendeanlat è stato poi ripreso sia da uomini sia da donne, che ne hanno approfittato per raccontare le loro storie. "Non dire a tua figlia di non uscire, insegna a tuo figlio a comportarsi nel modo giusto", si legge su Twitterro

http://www.huffingtonpost.it/2015/02/23/turchia-uomini-minigonna-protesta-contro-stupro_n_6734122.html

 

Non deve essere stato facile per un maschio turco scegliere questo tipo di protesta. C'è una parte della società turca che non merita l' abbandono a cuis embra l'opinione pubblica europea l' abbia condannata

Vittoria legale di Taksin Platform ad Istambul

ERDOGAN PERDE (PER ORA) LA BATTAGLIA LEGALE SUL PARCO DI ISTAMBUL  Il tribunale di Istanbul ha detto no e se fra due mesi la decisione verrà confermata, Gezi Parki rimarrà un parco. Oggi nel primo pomeriggio i quotidiani della Mezzaluna hanno battutto la notizia che la Sesta Corte amministrativa di Istanbul ha respinto il ricorso del Ministero della Cultura, dichiarando così che il parco non può essere demolito. Stando a quanto riporta il quotidiano Hurriyet, la decisione è stata votata a maggioranza dai membri della Corte, trovando contrario il presidente. La decisione finale e le sue motivazioni saranno rese note solo fra due mesi, ma per la Taksim Platform, la piattaforma di oltre 100 associazioni che ha dato vita alla protesta, è una grandissima vittoria. 

Lo riporta Marta Ottaviani inviata della stampa nell' ex capitale ottomana

 

http://www.lastampa.it/2013/07/02/esteri/turchia-i-giudici-salvano-gli-alberi-di-gezi-park-uj3LAkpqJwRufQeDFXyzFM/pagina.html

Lo scrittore turco Gursel : lettera ad Erdogan

Signor Primo Ministro,

Questa è la seconda volta che le rivolgo una lettera aperta. Nella prima lettera alla quale lei non ha risposto facevo riferimento non al processo intentato al mio romanzo “Le figlie di Allah”, accusato di blasfemia, poiché la giustizia deve essere indipendente in una democrazia, bensì alla relazione che la direzione degli affari religiosi, dipendente da lei, aveva disposto per farmi condannare alla detenzione in carcere. Sono stato assolto dopo un anno di procedimento giudiziario, ma il compositore Fazil Say e lo scrittore Nisanyan sono stati recentemente condannati per lo stesso motivo, anche se il reato di blasfemia non esiste in linea di principio in uno stato laico. Oggi mi rivolgo a lei per prendere parte, a modo mio, a questo grande movimento di protesta contro la deriva autoritaria del suo governo.

Signor Primo Ministro, lei sbaglia a ritenere che questo movimento che segna a mio avviso il declino del suo potere sia composto da “alcuni teppisti e rapinatori “, come lei ha dichiarato. Si tratta di una reazione legittima alla sua politica repressiva che vuole imporci uno stile di vita conservatore e musulmano. I giovani, così come la società civile che manifestano non solo a Istanbul, ma anche in una cinquantina di altre città in Turchia, non hanno bisogno di lei per sapere cosa devono mangiare e bere. Lei non può dirmi, come ha fatto, di andarmi a bere il mio bicchiere di raki di nascosto a casa, come se fosse una cosa di cui vergognarsi. Voglio sorseggiare il mio bicchiere di raki in riva al Bosforo, Signor Primo Ministro, dove è situata la nostra casa di famiglia, e se possibile al tramonto. Perché amo la mia città di cui ho spesso parlato nei miei romanzi. Lei non ha il diritto di privarmi di quel piacere, anche se è stato eletto con il cinquanta percento dei voti. Lei non può neppure costruire in Piazza Taksim, uno dei simboli della Repubblica, una caserma ottomana, anche se trasformata in centro commerciale. Perché Istanbul, vede, non è Dubai, e la sua popolazione desidera che i siti storici e l’ambiente siano tutelati.

Signor Primo Ministro, quando i negoziati per l’adesione del nostro Paese all’Unione europea sono cominciati nell’ottobre 2005, lei ha dichiarato che si trattava del “progetto del secolo” per raggiungere, come era stato previsto da Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della nostra Repubblica, “il livello della civilizzazione contemporanea”. Oggi lei sembra avere voltato la pagina europea. Perché i valori della democrazia europea non sono mai stato un obiettivo per lei, bensì un mezzo per ostacolare il peso dell’esercito sulla scena politica. Devo riconoscerle che su questo punto ha avuto successo e me ne congratulo. Quanto al suo bilancio sul piano economico, non ho alcuna competenza per darne un giudizio. Per il resto, tuttavia, è un fallimento totale, particolarmente nell’ambito della libertà d’espressione e della laicità che sono la condizione sine qua non di una vera democrazia.

Signor Primo Ministro, lei governa il nostro Paese da più di dieci anni. E’ arrivato il momento di mettere in discussione la sua arroganza, la sua autosufficienza e soprattutto la sua politica autoritaria. Lei sembra confondere “il populismo plebiscitario” con la democrazia, che permette alla minoranza di criticare il potere e di conservare i propri diritti fondamentali. È ora che si prenda un po’ di riposo, perché dopo la sua operazione sta mostrando alcuni segni di affaticamento. Anche se non toglierà il disturbo come mi augurerei, provi almeno a “svincolare” i giovani del nostro paese che lei desiderava, per usare le sue stesse parole,”obbedienti e conservatori”. Oggi constato che così non è avvenuto, e me ne rallegro. Lei ha anche dichiarato, a proposito delle bevande alcoliche, che è meglio mangiare uva piuttosto che bere vino, trascurando di usare questo linguaggio arrogante nel paese di Dioniso. Lei ha anche considerato coloro che bevono vino, fosse anche un solo bicchiere, come degli alcolisti. E allora me ne andrò a bere un bicchiere di vino alla sua salute nei Paesi di Bordeaux e di Borgogna.

  ,Nedim Gursel

* Scrittore turco, Direttore di ricerca presso il CNRS. Il suo ultimo romanzo “L’angelo rosso”, pubblicato nell’ottobre 2012, ha appena ottenuto il Prix Méditerranée.

 

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/06/14/lettera-aperta-di-uno-scrittore-a-erdogan-comprenda-quei-ragazzi-sono-la-democrazia/

Turchia , secondo i sondaggi Erdogan in forte calo

Turchia: Sondaggio, partito di Erdogan in forte calo

E' la prima indagine dopo inizio proteste per Gezi Park

(ANSAmed) - ANKARA, 10 GIU - Il partito islamico Akp del premier turco Recep Tayyip Erdogan e' in forte calo rispetto al 50% delle politiche del 2011: secondo un sondaggio reso pubblico oggi, se si votasse ora otterrebbe il 38,5%.

Il sondaggio dell'istituto Gezici, il primo dall'inizio della protesta anti-Erdogan, assegna il 31,8% al principale partito di opposizione, il Chp, il 19,5% ai nazionalisti del Mhp e l'8,2% al partito curdo Bdp. Il sondaggio e' stato pubblicato dal quotidiano Sozcu vicino all'opposizione. (ANSAmed).

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2013/06/10/Turchia-Sondaggio-partito-Erdogan-forte-calo_8847362.html

alle scorse elezioni 2011 i risultati erano stati

AKP 49,83

CHP 25,44

Mhp 13,01

curdi 6,57

http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_parlamentari_turche_del_2011

Turchia , gli approndimenti

ALCUNI SPUNTI DA COMMENTATORI E GIORNALI ESTERI

Il protrarsi delle proteste in Turchia fa affiorare molti tentativi di interpretazione , qualche giorno fa ne è apparso uno di Ian Buruma , che propone una lettura abbastanza originale : parte dal presupposto che “I dimostranti, che si tratti di persone di ampie vedute o di gente di sinistra, appartengono di norma all’élite urbana, occidentalizzata, istruita e secolare. Erdogan, dal canto suo, rimane invece assai popolare nelle zone rurali e provinciali del Paese, tra i cittadini meno scolarizzati, più poveri, più conservatori e più religiosi. “ sostiene che Erdogan al di là del piglio autoritaria , ha effettivamente aumentato il tasso di democratizzazione del paese , ma questo ha permesso l'emersione di quei ceti sociali che dalla rivoluzione Kemalista in poi erano stati emarginati. . Ma

“Affermare che la Turchia oggi è più democratica non equivale però a dire che è anche un Paese di più ampie vedute. Questo è uno dei paradossi evidenziati dalla primavera araba. Assicurare a tutti una voce all’interno del governo è considerato essenziale in ogni democrazia. Raramente però quelle voci sono tolleranti – soprattutto in tempi di rivoluzione.
Ciò a cui assistiamo in Paesi come l’Egitto (ma anche in Turchia, e persino in Siria), è quello che il grande filosofo britannico Isaiah Berlin definiva “l’incompatibilità tra beni equivalenti”. È un errore credere che tutte le cose buone arrivino sempre contemporaneamente. Talvolta cose altrettanto buone si scontrano le une con le altre. “Ed è questo che accade durante le dolorose transizioni politiche del Medio Oriente. La democrazia è una cosa buona, così come l’ampiezza di vedute e la tolleranza. Certo: idealmente dovrebbero coincidere. Oggi però nella maggior parte del Medio Oriente non è così. Più democrazia può significare, di fatto, minore ampiezza di vedute e minore tolleranza.
È facile, ad esempio, prendere le parti dei ribelli che in Siria si oppongono alla dittatura di Bashar al-Assad. Ma quando Bashar se ne sarà andato le classi più agiate di Damasco, gli uomini e le donne in grado di apprezzare la musica e i film occidentali, che in alcuni casi appartengono alle minoranze religiose dei cristiani e degli alawiti, faranno fatica a sopravvivere. Il baathismo era oppressivo, dittatoriale e spesso violento, ma tutelava le minoranze e le élite laiche.
È forse questo un motivo per sostenere i dittatori? Solo perché tengono a bada l’islamismo? Non proprio. Poiché la violenza dell’islam politico è in gran parte il prodotto di questi regimi oppressivi. Più rimangono al potere, più le rivolte islamiste saranno violente.
Ma non è nemmeno un motivo per sostenere Erdogan e i suoi palazzinari a scapito dei dimostranti turchi. I manifestanti fanno bene ad opporsi alla sua sprezzante noncuranza dell’opinione pubblica e alla repressione che esercita sulla stampa. Ma sarebbe altrettanto sbagliato interpretare gli scontri come una lotta virtuosa contro il manifestarsi della religione. La maggiore visibilità dell’Islam è l’inevitabile conseguenza della diffusione della democrazia. Fare in modo che questa maggiore visibilità non vada a scapito della tolleranza rappresenta il compito più importante a cui i popoli del Medio Oriente devono fare fronte. Erdogan non è certo un liberale, ma la Turchia è ancora una democrazia. C’è da augurarsi che le proteste contro di lui la rendano anche più tollerante. “

 

L' analisi di Buruma non è sostanzialmente contraddetta da una serie di articoli apparsi sul numero 7-13 giugno di Internazionale , ripresi dal Guardian, dal New York Times e da giornali turchi di opposizione e vicini alla maggioranza , ma tutti , compresi quelli vicini al partito di Erdogan come Zaman hanno una medesima interpretazione : Erdogan con le sue tre vittorie consecutive ha data voce ad alcune istanze di democrazia e rappresentanza, ha disarticolato il sistema precedente che nei militari e nella burocrazia aveva creato una élite in grado di soffocare una gran parte della popolazione , aveva dato espansione economica e profilo internazionale alla Turchia, e con questo aveva via via svuotato di una reale potenzialità di alternativa il partito kemalista ( Repubblicano del Popolo) , a questo punto scatena la sua arroganza , pensando di soddisfare solo quella parte della popolazione che lo elegge , compresi i nuovi imprenditori/speculatori provenienti dall' anatolai profonda e mussulmana , permettendo loro di sconvolgere la struttura urbanistica e sociale delle città in primo luogo Istambul . Non si tratta solo quindi di una rivolta di elite intellettuali ammalate di laicismo , ma di popolazioni urbane che non accettano sconvolgimenti della loro vita senza essere consultati

http://giovannitaurasi.wordpress.com/2013/06/05/le-democrazie-islamiche-e-i-ribelli-di-istanbul-di-ian-buruma-da-la-repubblica-del-5-6-2013/

PSassetti sulla situazione in Turchia

 
 

Paolo Sassettida facebook

Siamo tutti emozionati davanti agli eventi turchi perché è evidente che essi rappresentino un movimento di popolo e non la manifestazione di violenza di un piccolo gruppo di estremisti. Forse ci saranno anche quelli ma, nel suo complesso, è una grande manifestazione di sdegno popolare che monta tanto più monta la repressione ingiustificata.

Questo evento, insieme ad altri, mi porta a riflettere sul fatto che la grande rivoluzione della Rete aiuterà l'Umanità a percorrere più velocemente la segnata strada della sua evoluzione spirituale, non solo perché la Rete consentirà l'aggregazione delle coscienze ma, prima di tutto, perché consentirà l'evoluzione delle coscienze, pacifiste, ambientaliste, liberali, antirazziste ed antispeciste.

L'educazione delle coscienze si realizzerà con gli esempi positivi di comportamento che vengono quotidianamente consegnati alla nostra riflessione, ma anche con gli esempi negativi che fanno montare lo sdegno e la ripulsione contro ogni forma di violenza.

Le moltitudini umane non saranno più segregate nella ignoranza, la consapevolezza alimenterà le coscienze e l'evoluzione degli spiriti liberi e compassionevoli.

 

 

 

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