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I Repubblicani, l’intervento dello stato nell’economia e il mercato

Come previsto dalle nostre pagine di presentazione abbiamo chiesto ad alcuni amici di descrivere uno dei  valori che hanno caratterizzato il repubblicanesimo, l'azionismo, e il mazzinianesimo, sia nelle costruzioni teoriche che nelle realizzazioni di governo,calato nel presente contesto politico, economico e sociale. Ecco i primi interventi.

I Repubblicani, l’intervento dello stato nell’economia e il mercato

La costituzione della repubblica romana al terzo principio fondamentale dichiarava: III. La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

E ‘ un concetto  molto innovativo per quei tempi , l’ idea che l’ uguaglianza fra i cittadini non fosse solo un fatto di uguaglianza di fronte alla legge ma di condizioni morali e materiale , e che non si dovesse solo proclamarla , ma che le istituzioni dovessero attivamente agire . E ‘ quanto ripreso dalla nostra costituzione al comma 2 dell’ articolo 3 È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

D’ altra parte uno dei contrasti maggiori fra repubblicani e liberali nella storia è stata proprio il senso e i limiti dell’ intervento pubblica nell’ economia .

Per un repubblicano non sarà mai valida un’ espressione come “ Lo stato non è la soluzione, è il problema”. Per i Repubblicani uno stato deve funzionare nel suo ruolo di regolatore degli interessi, In questo modo  è la soluzione, diventa un problema quando non funziona e può non funzionare quando è troppo pesante , ma anche quando è troppo leggero.

Noi riteniamo che compito delle istituzioni sia la difesa e la promozione dell’ interesse pubblico, e che l’ interesse pubblico stabilmente contenga la difesa dei ceti deboli, parlando in termini di mercato del contraente più debole, dal consumatore al dipendente, al risparmiatore , all’ utente … Per noi il sistema europeo di stato sociale, pur con tutti i  necessari adattamenti e un bene da tutelare, . L’ impresa è il motore dello sviluppo , e deve potersi espandere e creare ricchezza senza ingiustificati ostacoli, che ovviamente non sono rappresentati solo dalla burocrazia , ma anche da posizioni dominanti e accordi che falsano la concorrenza ..

Comunque i fenomeni  che si sono sviluppati  negli ultimi decenni in gran parte dell’ occidente industrializzato dove si è enormemente allargata la forbice sociale , e si è diffusa ( ultimamente anche in USA) la sensazione di molti strati sociali che la nuove generazioni staranno peggio delle precedenti devono far riflettere. Si viene a spezzare la base di una visione ottimistica della società su cui si era fondata dall’ ‘800 la società liberale.

Nel bellissimo “Repubblicanesimo” (Editori Laterza 1999), Maurizio Viroli illustra ( pagg. 19 e segg.) con una prosa complessa ma esemplare la differenza fra il concetto di libertà per i Liberali e i Repubblicani. Per i repubblicani la libertà non è assenza di interferenze , ma di dominazione “Un tiranno o una oligarchia che possono opprimere senza paura di incorrere in sanzioni, una moglie che può essere maltrattata dal marito senza poter resistere o ottenere riparazione; dei lavoratori che possono subire ogni sorta di abusi , meschini e gravi, da parte del datore di lavoro , un pensionato che deve dipendere dal capriccio di un funzionario…..non ho parlato di un tiranno o di un oligarchia che opprimono, ma che possono opprimere, non ho detto che il marito maltratta la moglie, ma che può maltrattarla…Mentre l’ interferenza è un azione o un ostacolo all’ azione , la dipendenza è un condizionamento della volontà…”

Se  il nostro concetto di libertà che non è libertà da interferenza , ma libertà dalla soggezione il compito della repubblica non è solo di far funzionare meglio il mercato , ma di intervenire nei suoi meccanismi.

Ed in particolare nell’ istituto più tipico del mercato il contratto.

La parità fra i contraenti è una delle più diffuse menzogne liberiste. Quando la signora Pina   stipula un mutuo con la una banca non c’è parità contrattuale. Ora il mondo si sta svegliando dagli isterismi più fanatici del liberismo , l’ idea che togliere lacci e lacciali ad un mercato come quello finanziario avrebbe creato più ricchezza ci ha regalato la crisi dei subprime, e molti pensatori che si definiscono liberali ammettono che le regole sono necessarie per far funzionare il mercato.

Ma le regole , e in particolare quelle in difesa del contraente più debole non sono solo un modo per far funzionar meglio la concorrenza , ma anche per attuare “gli immortali principi” a cui non abdichiamo.

Difendere l’ assicurato (ad esempio in tema di cure mediche) da un repentino disimpegno dell’ assicurazione non serve solo per un mercato delle assicurazioni più solido a lungo termine, ma per salvare un cittadino dalla disperazione . Per questo non credo che il rimedio contro ricatti sessuali o sull’ utilizzo dei mezzi di sicurezza  di cui sia vittima un lavoratore non sia il sistema degli armonizzatori sociali, ma l’ istituto del licenziamento per giusta causa, ovviamente con una formulazione che impedisca abusi al contrario.

In un momento in cui la crisi di tutto l’ ideologia marxista è crollata sarebbe opportuno ricordare che ci sono tradizioni ideali e culturali che comunque si oppongono al liberismo , ma non ricadano nella collegata lotta di classe, che non negano il mercato , ma non lo considerano “il valore “ in assoluto.

Democrazia Pura : Mazzini e il concetto di libertà

Mazzini: quale idea di libertà?

In questa sede si è ritenuto di analizzare il pensiero di Mazzini limitatamente alla sua idea di libertà e alla sua collocazione nell’ambito del Repubblicanesimo. Nella sottosezione “Storici contemporanei e repubblicanesimo moderno” si è visto che l’idea repubblicana di libertà comprende almeno due orientamenti. Secondo Pocock questa idea risale alla Polis aristotelica nella quale l’uomo è zoon politikon, animale politico nel quale è connaturata l’esigenza di operare per il bene comune. Come tutte le concezioni nelle quali prevale l’autodeterminazione, questa idea può essere considerata di tipo comunitario ed assume la forma positiva in quanto caratterizzata dalla libertà di scelta (la “libertà di” definita da Isaiah Berlin). Pettit e Skinner, gli altri teorici del neo-repubblicanesimo, sottolineano invece nell’idea repubblicana il carattere di non dipendenza che risale alla Res pubblica romana andando così oltre il concetto liberale di non interferenza da assumere individualità propria. Questa concezione della libertà è detta negativa in quanto si caratterizza per l’assenza di forme di dominio (la “libertà da” di Berlin). Tutti gli autori concordano sugli sviluppi successivi dell’idea repubblicana di libertà: la virtù nella rielaborazione di Machiavelli e nell’uso che ne fa James Harrington, la teorizzazione che sta alla base della rivoluzione americana.

Gli autori anglosassoni hanno ritenuto di fermare la loro analisi alla rivoluzione americana, trascurando l’Ottocento e le vicende europee dalla rivoluzione francese in poi. Tra gli storici contemporanei solo Maurizio Viroli ha allargato l’orizzonte del repubblicanesimo sino a comprenderne le varianti italiane di Mazzini e Cattaneo.

Su Mazzini manca ancora uno studio sistematico finalizzato ad analizzare la sua idea di libertà alla luce dei criteri proposti per identificare il repubblicanesimo. In linea generale, egli sembra andare oltre la classica distinzione tra forma positiva e negativa o meglio sembra utilizzare ambedue i concetti. Tra i numeri scritti, i “Doveri dell’uomo” sono il testo che forse meglio si presta ad inquadrare il pensiero mazziniano nel contesto proposto dagli autori anglosassoni prima citati. Infatti a fronte di un liberalismo che esaspera i diritti, il repubblicanesimo ha nel proprio DNA la valorizzazione del dovere intrinseco al concetto di virtù civica (sul rapporto diritto-dovere nel repubblicanesimo si veda: Luca Baccelli. Repubblicanesimo, neorepubblicanesimo, In: Il senso della repubblica. Frontiere del repubblicanesimo. Franco Angeli, Milano, 2007, pp. 20-26).

Quando Mazzini pubblica i “Doveri dell’uomo”, a Londra, nel 1860, si trova nella condizione di dover precisare il suo pensiero sia rispetto al liberalismo sul quale si sta modellando l’unità d’Italia sia rispetto al socialismo scientifico che sta facendo proseliti tra gli operai, ai quali, non a caso, è rivolto espressamente il testo.

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Edizione del 1923

Mazzini scrive: “Svilupparvi , agire, vivere secondo la vostra legge, è il primo, anzi l’unico vostro Dovere”. In queste parole è riconoscibile quella concezione di dovere come imperativo categorico morale già contenuto nella virtù di Machiavelli e che discende più dalla Polis greca che dalla Res publicaromana. Da questo punto di vista Mazzini sembra collocarsi più sul versante della forma positiva di libertà come la intende Pocock. L’aggettivo “vostra” affida agli uomini la responsabilità della legge che perde così l’aura di entità nosologica superiore. Subito dopo Mazzini precisava: Non basta limitarsi a non operare contro la Legge; bisogna operare seconda della Legge. Non basta il non nuocere: bisogna giovare ai vostri fratelli. Pur troppo finora la morale s’è presentata ai più fra gli uomini in una forma più negativa che affermativa. Gl’interpreti della Legge hanno detto: non ruberai, non ammazzerai ; pochi , o nessuno, hanno insegnato gli obblighi che spettano all’uomo, e il come egli debba giovare ai suoi simili e al disegno di Dio nella creazione”. In queste parole si esprime tutta la religiosità di Mazzini che è cristiana perché si nutre dell’amore verso il prossimo ma non cattolica in quanto (in altri passi)  rifugge dagli insegnamenti della Chiesa e non fa riferimento alcuno alla vita ultraterrena. Invece Mazzini cita Dante per definire un amore che non è  carità ma un’empatia verso gli altri che non è affidata alla buona volontà ma ad un’organizzazione sociale che assicuri la dignità di tutti gli uomini ed il progresso non solo dell’individuo ma dell’intera umanità. Anche questa concezione va nel senso di quel concetto aristotelico di uomo come essere politico che tende a costruire il bene comune e che, secondo Pocock, attribuisce forma positiva alla libertà repubblicana.

Ma Mazzini utilizza espressamente e ripetutamente anche lo strumentario dell’idea negativa di libertà come la intendono Pettit e Skinner. Continuo è il richiamo alla necessità di sottrarsi all’arbitrio dei “padroni”, il termine più spesso usato per rappresentare figurativamente l’oppressione. Pure ricorrente è l’utilizzo del termine romano di “dominio”. A proposito della libertà Mazzini non si sofferma nemmeno sulla concezione liberale di non interferenza mentre si preoccupa di ribadire e definire persino in dettaglio l’esigenza primordiale di liberarsi da ogni forma di dipendenza. Esplicito il richiamo alla schiavitù dei neri d’America così come alle nuove servitù determinate dalle condizioni sociali: “Oggi, la miseria, gli errori inveterati da secoli, e la volontà dei vostri padroni, vi contrastano fin la possibilità d’educarlo (l’intelletto, nda) e per questo v’ènecessario rovesciare quegli ostacoli colla forza”.

In conclusione Mazzini utilizza in via preliminare la concezione positiva della libertà nell’aspetto di quel dovere civile finalizzato al bene comune che evoca l’essere politico della Polis aristotelica e l’uomo virtuoso di Machiavelli. Lo fa per dimostrare la necessità che la comunità si costituisca e si riconosca come tale sulla base di valori condivisi comunque riferiti, religiosamente, all’amore verso gli altri. In un momento successivo Mazzini utilizza la concezione negativa di libertà per identificare le regole che possano assicurare a ciascun membro della comunità l’emancipazione da ogni forma di dipendenza sia morale che sociale. Ed è questa filosofia di Mazzini che spiega la scala di priorità della sua azione politica: l’unità della patria, l’indipendenza della nazione, il progresso sociale del popolo.

Giuseppe Mazzini. Doveri dell’Uomo. Londra, 1860.

http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=293

 

Edera Rossa:il patrimonio avito e l'uguaglianza di opportunità

 

A pagina 9 del corriere della sera del 2 aprile leggo:" I 10 più ricchi come tre milioni di poveri. E in fondo alla scala finiscono i giovini. Bankitalia: il reddito conta poco, i patrimoni si "conquistano" con l'eredità." La tanto sbandierata efficenza della mano invisibile del libero mercato, la tanto sbandierata validità della libera concorrenza come modo per far emergere ciò che è migliore per tutti, si incagliano dinnanzi allo scoglio della successione ereditaria . Gia Stuart Mills aveva indicato la necessità di imposte sulle successioni ereditarie come strumento utile alla stessa economia capitalistica. Credo che persino la "mano invisibile del mercato" e l'idea di concorrenza come emergere di ciò che è migliore,potrebbero ritrovare una loro dignità concettuale se la gara com...inciasse veramente per tutti dalla stessa linea di partenza, altrimenti sono solo meri paraventi di interessi precostituiti. Ed allora viene da ricordare il primo programma politico ed economico uscito da un congresso repubblicano ( era il 1897 ed i repubblicani si erano da poco tempo fondati come partito politico) ; in questo programma si auspicano imposte fortemente progressive sulle successioni ed eventualmente , per i patrimoni più grossi, la possibilità di limitare lo stesso diritto alle stesse. Certo che il repubblicanesimo sa offrire risposte ai problemi della modernità, basta non aver paura di tornare all'antico.