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Per il nove febbraio una pagina di Mazzini su libertà e disuguaglianza

 

Dall'agosto 1846 al giugno 1847 Giuseppe Mazzini, esule a Londra, pubblica sul "People's Journal" otto articoli sulla democrazia.

 

Riportiamo qui la parte della voce Mazzini della Treccani sul quel periodo

 

Pensieri e dibattito sulla democrazia a Londra

 

Gli anni Quaranta, trascorsi da Mazzini a Londra fino a che l’esplodere della primavera dei popoli lo ricondusse in Italia, costituirono per il patriota un momento di immersione nel contesto politico britannico, di confronto con, ma anche di prima ricapitolazione delle, esperienze socialiste e del nascente comunismo, di approfondimento del concetto mazziniano di democrazia.

 

Il frutto teorico maggiore di questa fase furono gli scritti degli anni 1846-47 raccolti in seguito sotto il titolo Pensieri sulla democrazia in Europa. Ma fu di questo periodo anche la stesura di manifesti e contro manifesti usciti (spesso dalla stessa penna di Mazzini o su sua ispirazione) da quel laboratorio londinese di idee democratiche e rivoluzionarie in cui sarebbe nato anche, nel 1848, il Manifest der Kommunistischen Partei di Marx e Friedrich Engels. Dai Pensieri emergevano le impressioni, riflessioni e critiche di Mazzini sulla Gran Bretagna della rivoluzione industriale, sull’utilitarismo di Jeremy Bentham, sulle nuove rivendicazioni dei diritti sociali ed economici. La risposta di Mazzini a questo dibattito e la sua reazione al nuovo contesto erano caratterizzate da una critica della «dottrina dei diritti» che (nella sua visione) regnava in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e soprattutto da una concezione pedagogica della democrazia, e persino della rivoluzione, come «problema educativo» (Levi 1967, pp. 146 e 152). Mazzini riconduceva questa concezione agli antichi, austeri esempi del Vangelo e di Sparta e definiva il movimento democratico come movimento «religioso»; in questo periodo era tra l’altro particolarmente esposto a influenze e frequentazioni del mondo protestante inglese.

 

Quando gli uomini avranno più stretti rapporti attraverso le loro famiglie – scriveva – le loro proprietà, l’esercizio di una funzione politica nello Stato, nonché attraverso l’educazione, allora famiglia, proprietà, nazione, umanità diventeranno più onorate di quanto non lo siano ora (Pensieri sulla democrazia in Europa, a cura di S. Mastellone, 1997, p. 90).

 

La priorità era quindi sempre, per Mazzini, quella di fondare una comunità nazionale e garantirne la coesione, individuando una «guida», assicurando un’«autorità», mentre egli non mancava di sottolineare l’instabilità e le incertezze del suffragio popolare (pp. 93 e 86).

 

Nei Pensieri, inoltre, Mazzini da un lato rifletteva ancora una volta sul sansimonismo («la più avanzata manifestazione dello spirito di novità che ha soffiato nel nostro secolo», che egli dichiarava tuttavia «mort[a] e sepolt[a]»; p. 111), e dall’altro analizzava il comunismo, che aveva sopravanzato sansimonismo e fourierismo e che Mazzini rifiutava decisamente in quanto – come scriveva – «abolisce insieme la religione con l’indifferenza, e la libertà con il pesante assolutismo della sua formula organizzativa», oltre a decretare persino «l’abolizione della patria e della nazionalità» (pp. 132 e 133). Il contesto era quello di un confronto tra diverse visioni della democrazia e della politica: quella dei democratici polacchi, spronati proprio allora dell’insurrezione di Cracovia del febbraio 1846, dallo spiccato carattere sociale; quella di orientamento nettamente classista dei «comunisti democratici» tedeschi, promotori a Bruxelles, nel luglio 1846, di un manifesto a firma di Engels, Marx e Philippe Gigot (prodromo di quello del 1848); quella mazziniana, infine, di stampo nazionale e costituzionale, racchiusa da ultimo nei Pensieri sulla democrazia (Mastellone 2004).

 

 

 

Riportiamo qui di seguito il brani di critica della “dottrina dei diritti individuali”, una vera e propria , lucidissima , confutazione dei dogmi liberali , che ancora oggi sembrano indiscutibili ed indiscussi .

 

 

Quando guardate alle nazioni che già godono , più o meno , di libertà , ditemi , o miei compagni di lotta, da dove deriva questa crescente lagnanza del popolo , delle classi lavoratrici, dei milioni che che faticano e soffrono ? Non c'è qui un'energica protesta contro l'impotenza di questa imperfetta dottrina che fa dell' individua insieme il mezzo e il fine ? Prendiamo la Francia, per esempio. Lì per sessanta o sett'anni questa dottrina ha avuto i suoi filosofi, i suoi moralisti, i suoi apostoli ,i suoi soldati , i suoi trionfi: 1789, 1830. La libertà è stata conquistata , la dottrina dei diritti individuali è stata incarnata, si potrebbe dire in ogni uomo. Ma perchè solo pochi ne traggono profitto ? Perchè le ingiustizie verso le classi lavoratrici sono rimaste quasi le stesse ? Perchè le rivoluzioni condotte dalle classi medie , dalla borghesia sono state vantaggiose solo per questa classe ? La borghesia ha combattuto solo per i diritti ; è rimasta fedele al suo principio ; e una volta conquistati i suoi propri diritti , non ha sentito il bisogno di estenderli. Le masse sono rimaste escluse da tale conquista. Che cosa diventano i diritti per coloro che non hanno il poterei di esercitarli ? Che cosa diventa la libertà di istruzione per chi non ha tempo di apprendere ? Che cosa è la libertà di commercio per chi non ha capitale e credito?Per evitare che la dottrina dei diritti non divenisse un'amara ironia per quest'uomo – e il nome di quest' uomo è milioni – la classe media avrebbe dovuto pensare a diminuire le ore di lavoro, ad aumentare i salari , a dare un'uniforme e gratuita educazione alle moltitudini, a mettere gli strumenti di lavoro alla portata di tutti, a creare un sistema di crediti per i lavoratori onesti e dotati di talento. Le classi medie però non hanno pensato a tutto ciò . E perchè avrebbero dovuto farlo ? Perchè avrebbero dovuto limitare l'esercizio dei loro diritti a beneficio di altri ?

 

 

Dettagli prodotto

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-mazzini_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Filosofia%29/

 

https://books.google.it/books?id=g4bNQUhCxRgC&printsec=frontcover&dq=pensieri+sulla+democrazia+in+europa&hl=it&sa=X&ei=gkfXVJ6CHuO5ygP0gYLQCA&redir_esc=y#v=onepage&q=pensieri%20sulla%20democrazia%20in%20europa&f=false

 

 

Democrazia pura e i manifesti della repubblica romana

Segnaliamo dal sito degli amici di " Democrazia pura" questa straordinaria roccolta di manifesti della Repubblica Romana

 

http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=764