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IL PARTITO DEMOCRATICO ALLA RESA DEI CONTI

 

Allora abbiamo il Napolitano bis , Berlusconi , dato per spacciato solo 6 mesi fa , domina la scena e spera di poter determinare quando ci saranno le prossime elezioni e vincerle. Tanto il prossimo governo di scopo farà più male , esattamente come il governo Monti, all' elettorato di centro sinistra che al blocco sociale di centro destra .

 

La segreteria del PD è dimissionaria , c'è chi è tutto contento per la prospettiva di un governo promosso da Napolitano di emergenza nazionale e propone di ricostruire il partito su queste basi . Ma c'è chi non la pensa così .

Rimane infatti il dubbio di perchè o il vertice del PD dopo essersi preso ignobili insulti per tre settimane per stabilire un dialogo con il M5S, di fronte alla prima proposta seria , la candidatura dell' ex presidente del PDS invece di aprire una discussione si sia precipitato a trattare con Berlusconi un nome condiviso .

Ovviamente la condotta di Grillo e i suoi non è stata limpida : che senso ha avuto da parte della capogruppo Lombardi lanciare un comunicato fra la terza e la quarta votazione alla mezzanotte (in modo che servizio pubblico lo rilanciasse) in cui si diceva che Prodi era nella rosa del M5S e poi la mattina dopo dopo dire che era solo una comunicazione di servizio e loro avrebbero votato Rodotà ? Come dice oggi el Pays Grillo pur di affondare Bersani si è assunto la responsabilità di rafforzare B. ( e non è la prima volta ricordate I VAFFA DAY contro Prodi ?) . Ma fatta la tara di tutto ciò rimane l' interrogativo di perchè correre a trattare con Berlusconi . Non è detto che Rodotà fosse la migliore soluzione in assoluto ; si ha l' impressione che molti dei militanti PD che stanno protestando contro la follia delle mosse del Partito fino alla settimana scorsa sapessero ben poco di chi fosse Rodotà: ma ora è diventato il simbolo dell' opposizione a chi vuole a tutti i costi l' accordo con il PdL , allora o la dirigenza PD era capace di perseguire una politica diversa dalle larghe intese con qualcuno diverso da Rodotà o doveva accettaree Rodotà : il problema non è mai stato che Marini è brutto e Rodotà è bello , alla stragrande maggioranza degli elettori di CS andava bene qualunque cosa non fosse l' accordo con Berlusconi , e quel qualcosa, qualunque fosse , bisognava darlo .

In quest' ottica ci pare il commento di Fabrizio Barca "Incomprensibile che il Pd non appoggi Stefano Rodotà o non proponga Emma Bonino". Che ha scatenato le obiezioni di varie componenti del partito “Nicola Latorre, già dalemiano d'ordinanza, commenta: "Posizione legittima, ma credo che Barca continui a confondere le elezioni presidenziali con un Congresso interno". E il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta, lo apostrofa così: "Mi piace Rodotà? Certo, ma perché non dovrebbe piacermi anche Napolitano?". Chiude il cerchio Roberto Giachetti: "Qualcuno avvisi Fabrizio Barca che siamo al sesto scrutinio. Dov'era nei cinque precedenti quando poteva servire cosi autorevole presa di posizione?". E sopratutto quella di Renzi che definisce l' intervento di Barca “Singolare e intempestivo” . Detto da una persona che non si è peritato di sparare addosso a buona parte dei candidati alla Pdr del proprio partito , lascia un po' interdetti

 

Un interessante approfondiemnto sul sito di Giuseppe Civati

 

Senza filtro

 

Ci manca solo che Grillo candidi Prodi a Palazzo Chigi

E che il Pd gli dica di no, perché sarebbe un «candidato di parte».

Lo scrivo sorridendo ma molto seriamente.

Perché il Pd che abbiamo visto in questi giorni ha dimostrato che si può riuscire a far diventare realtà le profezie di Grillo.

Tutto è stato realizzato, altro che Maya. Financo la prorogatio. Perché è la prorogatio totale. Di tutto quanto. In saecula saeculorum. E non c’è l’amen, perché non è ancora finita.

Certo, in quello che dice e fa c’è molta malizia. E c’è un gioco al rialzo e una competizione meramente elettorale, com’è naturale che sia. Fa sorridere che qualcuno che magari ha iniziato a far politica con Andreotti negli anni Settanta si offenda, esclamando risentiti: «perché Grillo ci vuole solo portare via i voti!» Accidenti.

C’è anche molta ingenuità, in alcune mosse, e in qualche caso, soprattutto da parte dei suoi parlamentari, anche un eccesso di buona fede: ieri una cittadina del M5S cercava di convincere personalmente Mario Monti a votare Rodotà. Ripeto: perorava presso Monti (che non aveva nemmeno votato Prodi, perché non si sentiva abbastanza garantito) la causa del loro candidato.

Il Pd però è rimasto così, tetragono.

Del resto, al Pd che abbiamo visto in questi giorni danno fastidio anche gli elettori (com’è ormai tradizione). I capi mandavano a dire e scrivevano sui giornali: non ascoltate chi vi scrive e vi pressa, non leggete Facebook, buttate via i telefonini!

Sospettati soprattutto quelli scelti con le primarie, perché hanno un rapporto con i loro elettori e non con i capi corrente come tutti gli altri. E sulla pagina di Facebook hanno i propri amici e sostenitori. Dei pocodibuono.

Una follia. Quegli elettori è meglio lasciarli a Grillo. Del resto, erano rimasti gli ultimi. Non preoccupatevi, però: il lavoro è quasi finito.

Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra

Michele Serra lo scrive oggi su Repubblica.

Nella sinistra parecchie persone odiano la sinistra.

Nel senso che la combattono e la temono.

Nel senso che ogni vero cambiamento degli assetti di potere, degli equilibri sociali, della distribuzione del reddito, metterebbe a rischio il loro potere, le loro aspirazioni, i loro interessi.

Purtroppo questo pezzo della sinistra è un pezzo del Pd.

Avremmo potuto partire da Prodi e Rodotà e invece siamo partiti da Marini o Amato o qualcun altro che parlasse a Berlusconi.

E non ci siamo fermati quando abbiamo capito che su Marini non avremmo retto. No, abbiamo deciso di andare in aula così.

Non abbiamo considerato la candidatura di Rodotà perché quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra non la volevano. Non perché ci fossero altri motivi, né altre questioni.

Del resto, nel 1992 ci fu il duello tra Napolitano e Rodotà sulla presidenza della Camera, che assomiglia moltissimo alla partita attuale.

Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra allora come oggi non se lo potevano permettere, evidentemente.

E non si potevano permettere Romano Prodi, nonostante fosse il più titolato tra i candidati e quello che avrebbe potuto evitare che il centrosinistra si dividesse.

Ora potremmo avere un presidente come lui e un premier come Fabrizio Barca e invece avremo Monti all’economia e magari Alfano a fare il vicepremier.

Perdendo Sel, per altro, il Pd sarà azionista di minoranza del nuovo governissimo (il Pdl avrà più peso elettorale, anche se sembra non averlo notato nessuno) e così il rovesciamento sarà completo.

A chi mi chiede come vorrei che fosse il Pd, rispondo così.

Che vorrei che quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra si levassero di torno, una volta per tutte. Che non è una rottamazione, ma una rivoluzione.

Che non lo vorrei spacchettato in due o tre pezzi, ma che lo terrei unito, su basi diverse, persone diverse, parole diverse.

Che chiederei a tutti quelli che se ne stanno andando di rientrare di corsa, perché possono diventare protagonisti della nuova stagione almeno quanto ora lo sono quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra.

Che non accadrà mai più che chi ha perso le elezioni rimanga a dettare legge dopo le elezioni, dicendo di voler salvare il Paese ma in realtà salvando solo se stesso.

Perché il 24 e 25 febbraio, le elezioni le hanno perse i partiti maggiori per colpa delle loro incertezze, le ha perse l’«operazione Monti» e tutti quelli che vi avevano partecipato, le hanno perse quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra, perché il M5S è nato per colpa loro.

E adesso quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra sono i più sollevati (qualcuno non riesce a celare un vero e proprio entusiasmo). Molti altri, invece, sono fuori dalla grazia di dio. O, semplicemente, fuori dal Pd.

Adinolfi che si candidò alla segreteria del PD

Da wikipedia un breve stralcio della carriera poltica di Mario Adinolfi

 

Il 18 luglio del 2007 si è candidato alla guida del Partito Democratico, presentando la sua candidatura alle elezioni primarie con una dichiarazione pubblicata su La Stampa[1]. Ottiene solo 5.906 voti, ma entra di diritto nell'assemblea costituente del partito, che lo ha eletto tra i cento componenti della commissione che ne scrive lo statuto. È stato membro della direzione nazionale del PD. È stato vicedirettore di RED TV, dove ha condotto il programma di interviste Finimondo, prima di diventare nel 2010 direttore del settimanale The Week.

Alle elezioni politiche del 2008 è candidato alla Camera con il Partito Democratico nella circoscrizione Lazio 1, al numero 18 della lista, risultando primo dei non eletti. Il 25 giugno 2009 si è candidato alla segreteria nazionale del PD, presentando una mozione congressuale pubblicata su Europa[2]; decide poi di confluire a sostegno di Dario Franceschini. Il 13 giugno 2012 diventa deputato subentrando a Pietro Tidei, dimissionario in quanto eletto sindaco di Civitavecchia.

Nel 2011 ha manifestato su Twitter il suo essere a favore della pregiudiziale di costituzionalità sollevata in Parlamento contro la proposta di legge di introdurre l'omofobia come aggravante per i crimini d'odio, commentando ironicamente di voler aggiungere inoltre una norma contro la "ciccionofobia"[3]. Nell'ottobre 2012 si candida alle primarie del centrosinistra indette per eleggere il candidato Sindaco di Roma, ma l'11 dicembre 2012 ritira la candidatura decidendo di appoggiare Paolo Gentiloni.[4]

Appoggia Matteo Renzi nella candidatura alle elezioni primarie per la premiership del centrosinistra. Alla vigilia delle elezioni politiche del febbraio 2013, decide di sostenere Scelta Civica "in continuità con le battaglie svolte insieme nel PD, le idee di Pietro Ichino e l'agenda Monti". Nel marzo 2014 pubblica il libro Voglio la mamma, in cui contesta i "falsi miti di progresso" (aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale, utero in affitto), invitando la sinistra a stare dalla parte dei più deboli: il bambino non ancora nato, l'anziano e il malato grave, la mamma.

http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Adinolfi

Dal fatto quotidiano apprendiamo maggiori particolari

 

Una rete di circolo territoriali contro il caos etico. Mario Adinolfi, ex deputato Pd e tra i primi sostenitori di Matteo Renzi, ha scelto il 25 aprile per presentare “Voglio la mamma”, un’associazione di gruppi locali che intendono battersi per la famiglia naturale. Ma non solo: “Sarà”, si legge in una nota, “una rete contro matrimonio omosessuale, aborto, eutanasia, utero in affitto e fecondazione eterologa. A formarla sono genitori provenienti da tutta Italia tra i 28 e i 52 anni”. L’idea arriva dopo la pubblicazione del libro di Adinolfi dal titolo “Voglio la mamma” e che sarà presentato il 5 maggio a Montecitorio. L’appello è al presidente del Consiglio: “Renzi rifletta. Serve a sinistra una nuova resistenza per tutelare vita e famiglia”.

 

….......

 

’ex deputato chiede ora al premier di intervenire sul tema e sbloccare la situazione. “Renzi fino al 25 maggio si occuperà di temi economici, capisco le ragioni di una campagna elettorale, ma dopo non potrà tralasciare i temi etici. Noi siamo in campo per dargli una mano, a partire dal 25 aprile che è una data simbolica: scarpe rotte eppur bisogna andar. Da domani, 26 aprile, partirà un tour in tutta Italia per testimoniare le nostre ragioni. Partiremo dal teatro Karol Wojtyla di Palagiano”. Per questo l’associazione “Voglio la mamma” si vuole battere per la difesa dei “deboli”: “Dei bambini che hanno diritto a una madre e a un padre e non a un ‘genitore 1 e genitore 2′, dei bambini che non possono essere abortiti per partecipare a un Grande Fratello o scambiati nell’utero per l’eterologa di qualche sciatto apprendista stregone, ma anche degli anziani malati che non possono essere eliminati con il cloruro di potassio pensando che quella sia una frontiera della libertà e della donna indiana o ucraina che non deve essere costretta a vendere la propria dignità di madre e il proprio figlio perché dei ricchi occidentali se li comprano, insomma a difesa dei senza voce erigiamo il muro della nostra nuova resistenza”.

 

 

CONFRONTO PER LE PRIMARIE soddisfazioni e delusioni

 

Il confronto dibattito di sky fra i 3 candidati alla elezione dirette del Segretario del PD (misteriosamente ed unanimemente chiamate primarie anche se non si sa prima di cosa siano fatte) è stato sicuramente interessante e a chi scrive ha dato più soddisfazione che delusioni. Soddisfazione in primo luogo perchè tutti e tre i candidati si sono dimostrati capaci, abbastanza preparati e senza posizioni inutilmente conflittuali.

Non ci sono stati colpi d'ala , se non nelle battute ( strepitosa quella di Civati sul centro destra che invece delle primarie organizza le ereditarie) , ma le esigenze di spettacolo con interventi al massimo di 180 secondi forse non permetteva altro.

Ci sono rimasto male per il fatto che parlando di tagli di spesa tutti si son ingegnati a trovare proposte che non facessero arrabbiare nessuno e quindi sopratutto tagli alla politica , nessuno ha citato il costo delle opere pubbliche . ( 45 miliardi all' anno solo in più per corruzione , ma se sono costate di più ci si potrà dare un'occhiata indipendentemente dalla ricerca di chi ha corrotto chi ?) .

Deludente anche lo scarso europeismo , al di là delle solite concessioni retoriche : di fronte all' affermazione di Renzi che dava tutta la colpa alle burocrazie di Bruxelles nessuno ha ricordato che i disastri degli ulotimi anni non vengono dalle burocrazie , ma dalle decisioni dei governi nazionali più forti e più conservatori .

Il punto più politico forse è stato raggiunto dal contrasto fra Cuperlo e Renzi sulla patrimoniale dove il sindaco di Firenze ha in qualche modo gettato al maschera , ha alzato i toni dicendo che prima di chiedere un sacrificio ai detentori di grandi capitali la politica e la burocrazia debbono emendarsi dai propri difetti. Dire questo uscendo da un periodo dove son o stati tagliati gli stipendi di milioni di lavoratori e pensionati, sconvolti i piani di fine vita di centinaia di migliaia di pensionandi, tagliati i servizi pubblici per i ceti più deboli , aumentate le tasse su generi di largo consumo... facendo capire che tutte queste cose possono essere fatte senza aspettare la palingenesi della politica e della burocrazia , mentre i sacrifici del 10% che possiede la metà della ricchezza nazionale no, ebbene fa capire chiaramente di chi da una parte e chi dall' altra .

Sintesi delle posizioni dei tre candidati alla segreteria del PD

Abbiamo provato a trarre dalle sintesi  degli interventi dei tre candidati alla segreteria del PD fornite dal sito ufficiale del partito  i punti con caratteristiche più programmatiche , tralasciando le polemiche sulla natura del partito

 

CIVATI

Abbiamo sbagliato a non votare la mozione Giachetti in primavera, ora ne siamo tutti convinti. Non rinvierei più alcune questioni, come quella del tetto massimo delle retribuzione dei dirigenti dello Stato.  In questo paese, dagli anni settanta, sono aumentate le tasse che pagano i poveri e diminuite quelle che pagano i ricchi.

Grillo parla di reddito minimo e noi ci ritraiamo, invece dobbiamo affrontare e discutere questi temi. Ci sono due italie tra uomini e donne, tra giovani e vecchi. Anchise si è scambiato posto con Enea, adesso sono i vecchi che sostengono i giovani.

Voglio dire a tutti i candidati, che dobbiamo riprendere l'iniziativa politica in modo più energico, affrontare i temi degli F-35, delle spese militari, della questione Europa. Riprendiamo a discutere come forza di Governo ma anche come forza di sinistra. Dobbiamo chiedere a Romano Prodi di iscriversi nel 2014 al Pd. Così come fare una telefonata a Stefano Rodotà riapriremo così il dibattito interno e attirare tutti quelli che a febbraio non ci hanno votato, quelli che richiedevano una maggiore radicalità, una maggiore incisività nelle scelte politiche.

CUPERLO

E di dire al governo, al nostro governo: troviamo assieme il coraggio di fare quello che il Paese si attende da noi. Ma buttiamole via, una volta per tutte, le ricette che ci hanno portato dove siamo. Non basta criticarle. Vanno cestinate.

E allora se tra noi c’è chi pensa che la via – dopo vent’anni – sia privatizzare le ferrovie e la Rai, prelevare 4 miliardi alle pensioni lorde sopra i 3.500 euro, avere un contratto unico e abolire l’articolo 18, tenersi la riforma Fornero al netto degli esodati, sposare la flessibilità e col Sindaco d’Italia passare da un regime parlamentare a una Repubblica presidenziale, è giusto che lo dica.

Ma è giusto dire – e io mi sento di dirlo qui – che quel disegno, quella visione, sono radicalmente sbagliati. E che parlare quella lingua e proseguire su quella strada non significa chiudere il ventennio. Vuol dire riprodurlo. Magari ammodernato. Con una nuova veste. Nuova scenografia. E nuovi testimoni. Ma riprodurlo. Dire che l’Italia è ridotta così per causa dei pensionati, per colpa dei sindacati, per colpa dei partiti, non è soltanto un’affermazione sbagliata. E’ una dichiarazione insopportabile.

E mica perché – al netto dei pensionati – partiti e sindacati non abbiano avuto limiti o compiuto errori. Anche gravi. Ma è proprio la cultura che quella frase sorregge a spingere verso un racconto che porta fuori strada. Cambiare tutto sì: questa è la sfida. Ma devi dire dove lo vuoi portare questo Paese e questo partito. Io non voglio riportarlo da dove siamo venuti. Vorrei portarlo dove non siamo mai riusciti ad andare.

 

RENZI

I nostri punti da cui vogliamo partire sono:


a) le riforme istituzionali compresa la riforma elettorale; b) adottare efficaci politiche sul lavoro; c) dare una vera svolta all’Europa

Ha ragione Gianni Cuperlo a dire che non siamo il volto buono della destra, ma non possiamo essere neppure il volto peggiore della sinistra, quello che non ha risolto il conflitto di interessi e che ha mandato a casa Prodi. Chiedere di cambiare non significa ignorare la storia. Come in Cile durante il Pinochet, per uscire dalle difficoltà dobbiamo usare la carta dell’allegria. Dobbiamo farci carico del passato e progettare il futuro.

Gli ultimi 20 anni, la parola valore ha smesso di essere un riferimento culturale. Il valore è diventato un aspetto economico: tutto è incentrato su ciò che si ha e non su ciò che si è!

Il PD deve fare una gigantesca campagna sulla scuola, per la scuola e nella scuola. Non si riparte dallo spread ma dalla cultura. La prima iniziativa che vorrei fare e su cui chiedo il voto esplicito di tutti è sulla scuola, un’iniziativa che porti a capire che l’Italia ha ancora un’anima.

Noi diciamo con forza al governo Letta che fa bene ad andare avanti, deve avere la certezza che in questo 2014 la legge ha tra caratteristiche.

La prima è che "chi vince, vince. Che non è mai chiaro in Italia, si sa sempre che non perde nessuno”. Due, “chi vince governa”. Infine, "chi vince governa per 5 anni, perché non è possibile che dal giorno dopo si cerchi di mandarlo a casa".

Non voglio fare il presidenzialismo, prima di ragionarne intanto facciamo una legge elettorale che non richiede una modifica costituzionale. Mettiamoci d'accordo sui paletti e diciamo alla maggioranza: su questi tre paletti non si transige. Lo facciamo per l'interesse del paese.

Le altre priorità sono la trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie (Senato e province possono pure restare in vita, purché "senza indennità e senza elezione diretta" dei rispettivi componenti);
- il dimezzamento dei costi della politica ("Che senso ha il Cnel che da 67 anni rende pareri? E la Corte costituzionale che costa il doppio degli organi analoghi in tutto il mondo? E che i dirigenti pubblici italiani guadagnino il doppio che in Europa?)

- pensare all’Europa in maniera diversa: Basta con la frase “ce lo chiede l'Europa”. Cominciamo a dire cosa chiediamo noi all'Europa

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Dal Blog di G.Lerner : Renzi torna al centrismo

DAL BLOG DI GAD LERNER , RENZI TORNA AL CENTRISMO Un  interessante analisi dal blog di Gad Lerner sulla nuova svolta della strategia di Matteo  Renzi , dopo aver provato a conquistare l' etettorato tradizionale del PD , con accenni "laburisti", dopo i deludenti esisti dei congressi provinciali ecco che il sidnaco di Firenze torna sulle proposte alla "Ichino"

Renzi ritorna a “destra” per spazzare via il “vecchio” PD

Matteo Renzi è minoranza all’interno del Partito Democratico, o è quantomeno molto lontano dalla chiara maggioranza che gli elettori gli consegneranno con ogni probabilità. I dati dei congressi provinciali hanno chiarito al sindaco di Firenze che la sua strategia inclusiva nei confronti degli iscritti è risultata perdente, almeno all’interno della macchina del PD. La correzione di rotta rispetto alle primarie era stata evidente fino a qualche settimana fa: via Zingales ed Ichino, e dentro il laburismo temperato di Gutgeld, con un manifesto che si chiamava il “rilancio parte da sinistra”. Al posto degli ex Margherita Reggi o Richetti, Renzi ha scelto come uomo chiave della sua campagna Stefano Bonaccini, segretario regionale dell’Emilia-Romagna e punto di riferimento dei giovani bersaniani. Una svolta cristallizzata dall’adesione al Partito socialista europeo, da sempre spartiacque tra la sinistra e l’anima centrista del PD. Negli ultimi dieci giorni però molto è cambiato. Il primo passo del ritorno al passato del Matteo Renzi delle primarie del 2012, quello “montiano” e moderato contro la socialdemocrazia temperata di Bersani, è stata la Leopolda. Sul palco della sua Convention sono sfilati praticamente solo imprenditori di successo, e l’intervento anti Cgil, anti pensionati, ed anti pubblico impiego del finanziere Davide Serra è stata la più netta presa di posizione contro il cuore del PD tradizionale.

Alla Leopolda Renzi ha esibito una retorica meno “rottamatrice” rispetto alle primarie, con la sfida allargata all’establishment come ha fatto all’esordio della sua campagna elettorale a Bari, ma questo in realtà è abbastanza fedele alle contraddizioni che hanno sempre caratterizzato il suo messaggio. Negli ultimi giorni, mentre i dati dei congressi locali erano sempre più deludenti, Renzi ha riabbracciato i temi, “ichiniani”, che avevano caratterizzato la sua ascesa nazionale. Sì all’azzeramento delle norme sul mercato del lavoro, ed un convinto appoggio alla riforma Fornero, rivendicata nonostante la sua impopolarità nella base del PD, quantomeno quella più legata alla base del partito. Il sindaco di Firenze ha inoltre rilanciato la riforma della giustizia, con il suo appoggio alla responsabilità civile dei magistrati, tema storicamente berlusconiano. Una svolta simboleggiata dalle contorsioni verbali di uno dei suoi uomini più fidati, Dario Nardella. Sull’Unità di inizio ottobre l’ex vice sindaco di Firenze parlava di un taglio del cuneo fiscale da concedere esclusivamente ai lavoratori. Ora invece Nardella parla di “nuova sinistra” che non deve difendere i lavoratori a tutti i costi. Una svolta a U in poche settimane necessaria per il nuovo posizionamento di Matteo Renzi. Visto che i toni più laburisti non hanno convinto il “corpaccione” del PD, ancora molto diffidente nei suoi confronti, il sindaco di Firenze ritorna al passato timoroso di perdere quel consenso nell’elettorato moderato che l’ha fatto diventare uno dei leader più apprezzati del nostro paese. La mancanza di forti avversari alle primarie non dovrebbe impedirgli la vittoria, visto il desiderio dell’elettorato del PD di affidarsi al candidato più competitivo nella sfida contro Grillo e Berlusconi. Quando Renzi sarà segretario, bisognerà capire come riuscirà a convivere con un’organizzazione in parte ostile, ma forse questo neppure interessa al sindaco di Firenze proiettato già su Palazzo Chigi.

http://www.gadlerner.it/2013/11/02/renzi-ritorna-a-destra-per-spazzare-via-il-vecchio-pd-alle-primarie

AZIONE CIVICA AL CONGRESSO PD DI RAVENNA

L' associazione culturale di Ispirazione mazziniana Azione Civica ha portato un articolato documento come prorpio contributo al congresso del Partito democratico di Ravenna, gli spunti sono molti e ritenianiamo che anche quando non condivisibili siano un' importante occasione di discussione per i repubblicani del centro sinistra

DOCUMENTO DELL’ASSOCIAZONE “AZIONE CIVICA” COME CONTRIBUTO AL CONGRESSO PROVINCIALE PD

 

Azione civica è una associazione culturale che cerca, di indicare un modello di società. Lo fa ispirandosi ai principi laici e mazziniani, che hanno sempre contraddistinto - direttamente o indirettamente – iniziative, documenti, azioni intraprese dall’Associazione. Molti componenti del direttivo di Azione civica sono iscritti al Pd. Tutti gli iscritti ne sono simpatizzanti. Riteniamo per questo, durante questo periodo congressuale, di consegnare ai due candidati alla segreteria del Pd di Ravenna questo contributo, sperando che possa essere loro utile, perché auspichiamo che entrambe i candidati lavoreranno assieme nel concretizzare il programma di chi, dei due, sarà il segretario. Confidiamo inoltre che entrambe si avvalgano dei concetti e dei temi che sottolineiamo in questo documento.

 

 

IL LAVORO:

Il tema del Lavoro per un Partito della sinistra democratica è centrale e lo anche per la rinascita del Paese. La recente riforma Fornero, con tutti i suoi limiti, ha fatto scelte importanti anche se impopolari, ma riteniamo che il PD debba fare scelte più radicali ed avere più coraggio. Pensare ancora il mercato del lavoro come risultato di una lotta sociale tra le classi padronali ed i lavoratori è una visione vecchia, riferita ad una cultura ed a momenti storici passati e, soprattutto ad una realtà sociale enormemente diversa da quella attuale. Non esiste più una classe operaia come il marxismo ha descritto, la disinformazione ed una diffusa mancanza di cultura, ha portato alla perdita delle radici dell’educazione al vivere civile. L’egoismo aspro e diffuso, sia personale che a livello delle masse popolari, è diventata la caratteristica più evidente del nostro tempo, cosi come la nascita, a livello mondiale, di centri di potere nascosti che hanno un peso decisivo, più degli stessi governi di grandi nazioni. Di fronte a questa realtà che si è andata formando negli ultimi tempi, una forza politica che vuole mantenere le promesse di democrazia insite nella nostra Costituzione, e che pensa alla Politica come il massimo esercizio della Responsabilità di ognuno verso tutti, non può fare altro che assumersi la Responsabilità del cambiamento.

Dopo il fallimento del sindacato come snodo tra datori di lavoro e lavoratori in termini prevalentemente di conflitto di classe, crediamo che i lavoratori possano e debbano assumersi la Responsabilità di cogestire le imprese ed il sindacato assumere un ruolo non solo rivendicativo; Una esperienza peraltro già presente in altre realtà europee e nel movimento cooperativo anche in Italia. In questo modo, con una rivoluzionaria, diretta assunzione di responsabilità dei lavoratori e dei sindacati, il tema del Lavoro potrebbe essere uno stimolo al cambiamento ed alla rinascita dell’economia, se supportato da una efficace legislazione nazionale in un contesto europeo.

 

L’articolo 1° della Costituzione parla di Lavoro, non di lavoratori, e quindi pensare al lavoro per il nostro Partito non può limitarsi a considerare i soli lavoratori dipendenti. Deve riuscire a parlare oltre che a questi ultimi, anche a tutti coloro che dipendenti non sono ma che sono anch’essi costruttori della nostra economia, parliamo degli imprenditori, degli agricoltori, degli artigiani, dei cooperatori, dei professionisti, dei commercianti che lavorano per il loro reddito e contribuiscono a rendere migliore il nostro paese. Anche a questi dobbiamo riuscire a parlare concretamente, affidando a loro, come ai lavoratori dipendenti, la Responsabilità di gestire in trasparenza le loro aziende ricordando il ruolo sociale dell’impresa che affida loro la Costituzione. La promozione di una politica fiscale adeguata ed equa, e di una giustizia più veloce e riformata, il nostro Partito dovrebbe favorire l’ascolto, in estrema autonomia, di tutte queste istanze, e favorire la costruzione di un blocco sociale omogeneo a cui fare riferimento per le proprie politiche.

 

Negli anni, la classe dirigente della nostra democrazia, nei vari governi ed amministrazioni che si sono succedute, ha progressivamente fatto scelte rivolte più ad ottenere il consenso per mantenere il potere ed a tutelare un particolare elettorato, che a risolvere i problemi del paese e dei Cittadini. Anche se il nostro Partito è stato il più lontano da questa logica, tuttavia, il tema dell’ascolto delle vere esigenze dell’economia e dei singoli Cittadini, è stato carente anche nel PD. Ascoltare tutte le Associazioni di categoria ed i sindacati ed impostare poi autonomamente le politiche e le scelte delle Amministrazioni ad ogni livello, anche in funzione delle esigenze da loro espresse, con un respiro di carattere generale e senza l’assillo dell’emergenza o di singoli accadimenti, deve essere la caratteristica delle politiche del PD. Fare politica per il PD dovrà significare prevedere i problemi e cercarne le soluzioni prima che si manifestino in maniera patologica, non rincorrere l’emergenza con scelte populistiche, ad ogni livello. Il metodo della programmazione delle attività e delle politiche dovrà essere fondante per le amministrazioni guidate dal PD.

 

LA COMUNICAZIONE

Sin dalla sua nascita il Pd sconta una difficoltà quasi genetica nel dettare l’agenda politica, spesso stritolato fra media dichiaratamente berlusconiani e altri anti-berlusconiani, più interessati alla sopravvivenza del “nemico giurato” che all’emergere di una reale proposta alternativa.

La forza di una stampa, di una televisione ed in generale di un sistema di media organico al premier è comunque il problema principe nella “fenomenologia” di questa difficoltà ed ha una radice non solo inerente al mondo dell’informazione, ma anche in generale della cultura.

 

I limiti della sinistra nel comunicare e la loro genesi

Proprio nel momento in cui infatti andava in crisi, negli anni ‘80, la figura dell’“editore puro” si registrava contestualmente l’affanno economico di aziende e cooperative dell’informazione vicine alla sinistra, ma anche l’accreditarsi prepotente dell’allora Fininvest nel contesto dell’editoria grazie alla capacità dinamica, innovativa e sistematica nella raccolta pubblicitaria.

Ed in quel periodo si faceva sempre più evidente l’incrinarsi dell’egemonia di una sinistra che da un lato faticava a produrre intellettuali del calibro di quelli che l’avevano portata ad essere il motore culturale del Paese (Pasolini, Sciascia, Moravia per citarne alcuni, o Pannunzio, per incorporare anche la sinistra più “eretica” e liberaldemocratica, che noi vediamo con particolare simpatia), e d’altro canto aveva via via perso la certezza della propria ideologia.

Da allora la sinistra, ed in seguito il centrosinistra, non è più riuscita a recuperare un ruolo attivo nel mondo dell’informazione e, soprattutto, nel far sentire con autorevolezza la propria voce nei contesti dove si forma l’opinione pubblica e dove, per non girarci attorno, la si condiziona.

Questi aspetti si ripercuotono anche nelle azioni più semplici dell’agire del Partito Democratico, come per esempio la partecipazione di suoi esponenti ai talk show.

 

Televisione e public speaking: selezionare e formare i nostri dirigenti

Bisogna partire da un concetto elementare: quando in TV si presenta un politico targato PD l’immaginario collettivo percepisce che quella persona rappresenta il partito. Questo vale soprattutto, è chiaro, per il livello nazionale ma anche per quello locale.

Questo avviene principalmente per il Partito Democratico perché è l’unico dei partiti rappresentati in parlamento che non si poggia su una singola persona (di fatti è l’unico che a fianco al simbolo non ha il cognome del proprio “leader”).

Partendo da questa considerazione il Partito, a tutti i livelli, deve trovare il modo di gestire la partecipazione televisiva dei nostri esponenti, in base all’argomento in discussione ed alla preparazione dei singoli, partendo dai responsabili tematici.

Coloro che dovranno rappresentare il partito in TV e in pubblico devono inoltre essere formati dal punto di vista comunicativo. Concetto questo importante anche a livello locale. Un tempo, in alcuni partiti c’erano le scuole di formazione quadri; ora bisogna trovare qualche cosa che abbia le stesse funzioni soprattutto nel preparare i nostri rappresentanti a questo compito: il public speaking, in particolare televisivo.

 

Il sesto potere: internet

Altro aspetto fondamentale della comunicazione è la presenza del partito nel web. Anche il Pd provinciale ha un sito internet che non attrae. Ha tutte le caratteristiche proprie di un portale nel quale sono invogliati a navigare solo coloro che hanno esigenze contingenti. Certo, il sito nazionale potrebbe essere addirittura “wiki”, aperto soprattutto agli stimoli dei circoli ma anche a quelli del singolo cittadino. Come fu, per esempio, quello di Segolene Royal.

Segolene è riuscita a costruire il suo programma elettorale avvalendosi di decine e decine di forum interattivi in cui moltissimi si sentivano coinvolti come costruttori del programma. C’è la reale possibilità di far sentire moltissima gente coinvolta nell’elaborazione politica e nella scelta dei gruppi dirigenti: usiamola!

Tuttavia anche il sito web, fino a pochi anni fa unica e più che esaustiva piattaforma virtuale, cede ora il passo a nuovi e più interattivi strumenti di comunicazione: nel web 2.0 sono i social networks a costituire il faro e la misura della presenza di un’organizzazione sul web.

I social networks non sono più “mezzi dell’effimero”, ma emergono sempre più come capaci d’indirizzare e costruire il consenso, svolgendo parimenti una funzione d’informazione e di confronto anche se, come sappiamo, urgono attenzione, per non lasciare campo libero al movimentismo, spesso contestatorio, che ne ha fatto il mezzo principale di veicolo delle proprie idee.

Il Pd di Ravenna è scarsamente attivo su facebook e assente su twitter. Dovrebbe usarli con maggiore incisività tenendo conto che, al contrario del format televisivo e del sito web, i social networks pongono il protagonismo dei singoli e la capacità d’interazione come paradigma fondamentale.

In questo senso la comunicazione “dal basso”, proveniente dagli attivisti e dagli elettori, dai referenti dei circoli, non va trascurata. La capacità di iscritti e cittadini di farsi co-promotori della comunicazione politica è fondamentale per riconoscere alle risorse web una funzione non solo passiva di veicolo informativo, ma generativa di stimoli e talenti. Non sarebbe male se la segreteria provinciale stimolasse la nascita di responsabili web nei circoli che possano coordinarsi per sostenere con coesione alcuni selezionati post sui social network. Buone prassi adottate più dai comitati che nascono durante le primarie che dal partito nella sua interezza. Dovremmo spendere questa opportunità anche durante le campagne elettorali e durante le campagne tematiche, purtroppo sempre più mancanti.

 

Al di là dello schermo

Oltre la rete il coinvolgimento fisico e reale degli iscritti è centrale nell’idea di un Partito orizzontale che si crea a partire dalle espressioni della base.

A questo proposito non sono che i Circoli, insieme agli organi direttivi ed esecutivi, gli strumenti deputati alla discussione ed all’elaborazione di un modello di comunicazione politica.
Ripristinare i momenti di confronto e di elaborazione collettiva fra la base del Partito e la cittadinanza è un’esigenza a cui va data una risposta.

I Forum tematici avevano provato a colmare questa richiesta ma si sono esauriti per il loro carattere esclusivo, per la loro fruizione sempre e soltanto da parte degli “addetti ai lavori”.

Pensare ad analoghi strumenti, orientati più all’ascolto ed al dialogo col “cittadino della strada” che al confronto alto fra tecnici ed esperti, nonché ad appuntamenti stabili di discussione fra i Circoli su precisi temi, potrebbero costituire le prime fondamenta di una comunicazione che si articola alla base.

Ci troviamo quindi davanti ad una comunicazione che come un’idra ha molteplici teste, ognuna delle quali agisce a volte in maniera totalmente indipendente dalle altre.

Non più un messaggio unidirezionale, la classica dichiarazione od il comunicato stampa, ma uno spettro variegatissimo di strumenti e format, ognuno dei quali si riferisce ad una specifica parte di popolazione e che fra loro si compendiano a vicenda. Padroneggiarli significa costruire una comunicazione a tuttotondo che non presta il fianco ai qualunquismi ed ai populismi dell’ultimora.

A questo proposito è oltremodo necessario riconoscere alla Comunicazione un ruolo primario al pari dell’Organizzazione. È inoltre chiaro che, per la sua natura poliedrica, può essere affrontato in maniera organica soltanto attraverso il lavoro di un dipartimento ad hoc e non di singoli funzionari cui spetta la direzione politica della comunicazione ma che non hanno possibilità di tradurla sul campo in un progetto completo su tutti i fronti.

Pare evidente che la potenza dell’organizzazione da sola non è in grado di rappresentarsi a pieno titolo, finendo vittima di buchi mediatici, oscuramenti e gap informativi.

Un Dipartimento comunicazione fungerebbe allora da “cinghia di trasmissione” fra la dirigenza, l’organizzazione, il Partito e l’opinione pubblica, la cittadinanza, l’elettore.

 

IL PARTITO

 

Noi crediamo nella costruzione di un partito che abbia al suo centro e sia in costante contatto con il Cittadino e le sue esigenze, che sia il luogo per individuare i valori ed i principi alla base di un progetto di società, elaborare proposte coerenti con quei principi per dare risposte ai problemi reali dei Cittadini. Le Amministrazioni hanno il ruolo di tradurre in Leggi o norme da applicare le soluzioni e di scegliere le priorità a cui è possibile dare delle risposte. Questo è ciò che chiediamo al PD, a Ravenna come nel Paese.

Un partito che sia al servizio delle esigenze reali dei Cittadini, deve essere in grado di avere contatti con tutte le istanze della società e trarre le sintesi politiche più vicine alla cultura che esprime e soprattutto alle esigenze generali del Paese.

Crediamo che la Politica, assieme alla Scuola, siano i veri motori della cultura pubblica, dell’educazione verso l’etica della lealtà ed il rispetto delle regole; assegniamo pertanto al nostro Partito il ruolo di propulsore di una cultura che combatta l’egoismo di massa ed il deperimento dei vincoli sociali. Riteniamo che questo sia il vero punto distintivo di una politica di sinistra che possa riaprire il cammino verso un mondo bisognoso di una giustizia pacificatrice che soltanto la solidarietà può produrre.

Come si evince da vari tratti di questo documento, peraltro, riteniamo che i circoli siano il vero cuore pulsante del partito. Il luogo dove spostare una parte del potere decisionale. Promuovendo e non temendo iniziative congiunte di più circoli, avendo il polso di ciò che si discute nei direttivi attraverso il dialogo con i segretari ma anche attraverso la convocazione a cadenze regolari di tutti i componenti dei direttivi di circolo della provincia. Questa assise permanente dei componenti dei direttivi di circolo dovrebbe poter assumere un ruolo complementare a quello della direzione. Nominando, magari, un presidente di questa assemblea che possa riferire in direzione provinciale dell’andamento del dibattito avvenuto fra i rappresentanti dei circoli. Perché lo spazio della decisione sia più diffuso, compartecipe, integrato. Caratteristiche che, nonostante tutto, riteniamo ancora siano deficitarie nel Partito.

 

 

MC : GLI AMICI DI AZIONE CIVICA E IL LAVORO

Il documento di Azione civica contiene molti spunti interessanti e condivisibili specie per l' ispirazione associativa e associazionistica che l' informa per la gran parte, quando parla della comunicazione , delle prospettive di partito, e nella seconda parte della riflessione sul lavoro, visto giustamente nella sua globalità e non segmentato.

Chi scrive, ma è una posizione assolutamente personale, SI èa trovato invece profondamente, ma amichevolvente in dissenso sulla prima parte del paragrafo sul lavoro : sembrerebbe che i problemi in questo campo essenziale derivano da una supposta impostazione classista dei sindacati e che la soluzione (oltre quella associazionistica ovviamente più che condivisibile) parta da pretese riforma come quella Fornero definita importante anche se impopolare e dalla necessità di scelte ancora più radicali (si immagina quindi nella stessa direzione).Vorrei soffermarmi su questo argomento perchè a mio modo di vedere è emblematica e discriminante sul senso della partecipazione repubblicana nella politica sociale

 

Ad avviso di chi scrive la cd riforma Fornero in primo luogo è un capolavoro di incompetenza tecnica e di arrogante incapacità di leggere la realtà sociale del paese, la palese stupidità con cui sono stati fatti gli errori relativi non solo agli esodati , ma ai quindicennali, ai donatori di sangue , ai familiari di handicappati dimostrano l'ignoranza di chi ha ispirato e attuato quella sciagurata normativa , impudentemente rifiutando un confronto con quei sindacati che gli amici di scelta civica considerano classisti , ma che certe scempiaggini avrebbero certo evitato .

Ma non è solo la palese incompetenza tecnica che colpisce ; è l' impostazione di certe pretese riforme , propagandate dai vari Boeri , Ichino , Giavazzi e fatte proprie dal più importante candidato alla segreteria del PD , Matteo Renzi .

In primo luogo se il problema sociale più disastroso della nostra economia è l'' evasione fiscale( e la tradizione repubblicana ha scritto alcune delle più belle pagine proprio nella lotta all'' evasione , basti il nome di Visentini) la scelta ormai decennale di ricavare risorse da chi ha sicuramente pagato l'IRPEF per tutta la nazione, per se e per gli altri ( non si può avere o aspirare a una buona pensione se non avendo pagato per circa 40 anni contributi e quindi IRPEF) la dice lunga sugli interessi che certe riforme vogliono tutelare.

Ma andiamo oltre : l' innegabile necessità di allungare la vita lavorativa non può essere realizzata prolungando puramente e semplicemente il tempo di lavoro senza preoccuparsi di una politica dell' impiego per la terza età .Non si può pensare di agevolare per lo meno alla fine della vita il passaggio da “assalariato” a “libero produttore” costringendo un cittadino a prolungare fine ai 70 anni le attività che svolgeva sui 40. La flessibilità in uscita , l'idea di combinare sistemi di previdenza e part time , su cui studia da anni una persona onesta e competente come Cesare Damiano sono l'alternativa alla scempiaggine dei cd riformisti delle varie sfumature liberal .

Ma ancora questa politica è emblematica della riuscita strategia di contrapporre ultimi e penultimi della scala sociale : precari contro stabilizzati, lavoratori privati contro pubblici , disoccupati contro pensionandi … il tutto purchè non si parli di un problema che come ha detto giustamente Gad Lerner il maggiore partito di sinistra non tocca e c'è voluto un ricco industriale ,( ulteriormente e felicemente arricchito da 500 milioni provenienti dal patrimonio di Berlusconi ) Carlo De Benedetti per ricordarlo : il 10% della popolazione possiede metà della ricchezza nazionale, e dalle sanguinarie manovre di questi anni sono stati toccati solo per gli spiccioli

. Molti hanno conseguito quella ricchezza onestamente e meritatamente , mi sento di dire, ma nella nazione dei 100 miliardi annui di evasione fiscale, dei 60 miliardi annui di maggiori costi di opere pubbliche causa corruzione , di 180 miliardi esportati illegalmente e scudati in 10 anni con qualche elemosina , in questa nazione che i problemi principali siano i sindacati classisti e i pensionati mi sembra un po' eccessivo

 

Il documento di Azione Civica è molto bello , ed ho voluto insistere sull' unico puntio di dissenso proprio perchè credo che ci sinao le basi per giungere a un confronto costruttivo

MC

CarloDL la classe dirigente selezionata per meriti accademici

Condivido il giudizio negativo sulla riforma della Fornero. Aggiungo che essa è espressione di un fenomeno che sta diventanto purtroppo prevalente nelle democrazie occidentali: l'emergere di classi dirigenti non selezionate per merito ma sulla base dell'appartenenza ad una corrente accademica (la Bocconi in Italia, la Yale University negli USA, l'Eton College in Gran Bretagna, l'Ena in Francia). Classi dirigenti sempre più omogenee perchè provenienti da pochi centri, estranee alla società civile, insensibili ai problemi reali dei cittadini, fondamentalmente autoreferenziali. L'antidoto all'istruzione di élite non può che essere una ristrutturazione profonda dell'assistenza scolastica pubblica perchè essa torni a fornire un'educazione equa e di qualità.

CarlDL su facebook

Aprile 2013 Renzi possibilista sulle larghe intese

Renzi ha duramente attaccato le larghe intese, molto bene  , ma non era stato lui il primo a proporle o quanto meno ad essere possibilista sulle stesse ? Possibile che la coerenza debba essere sempre un lusso ?

Quindi il Pd secondo lei dovrebbe fare un accordo con Berlusconi.
«Non necessariamente. Deve smettere di fare melina. Non parto dall'accordo con Berlusconi. Parto dal fatto che si devono avere idee chiare. O si va a votare, e la cosa non mi spaventa; anche se, ad andare in Parlamento, non trovi un deputato convinto in cuor suo che si debbano sciogliere le Camere, per quanto nessuno abbia il coraggio di dirlo fuori. Altrimenti si fa un patto costituente da cui nasce la Terza Repubblica. Qui invece si punta a prendere tempo e a eleggere un capo dello Stato che ci dia più facilmente l'incarico di fare il nuovo governo».

Comunque il patto costituzionale passa attraverso un accordo di governo con il Pdl. Proprio quello che Bersani esclude.
«Andare al governo con Gasparri fa spavento, lo so. Non a caso io sono pronto a votare subito. Ma se il Pd ha paura delle urne deve dialogare con chi ha i numeri. Il Pd avanzi la sua proposta, senza farsi umiliare andando in streaming a elemosinare mezzi consensi a persone come la capogruppo dei 5 Stelle, che hanno dimostrato arroganza e tracotanza nei nostri confronti».

http://www.corriere.it/politica/13_aprile_04/intervista-renzi-bersani-si-e-fatto-umiliare_d6de1dac-9ce6-11e2-a96c-45d048d6d7eb.shtml

Un Finanziere per appoggiare Renzi chiama ladri i pensionati

 e.

 
 

 

Un Finanziere accusa i pensionati di essere ladri . Può succedere , alla convention di Matteo Renzi .Ricordate Davide Serra , il finanziere con forti interessi nelle isole Cayman , considerate un paradiso fiscale ? Fu al centro di una cena per finanziare la campagna di Renzi per le primarie del 2012 , seguì una polemica sia con Bersani , a cui si attibuì la definzione nei confronti del finanziare di Bandito , definizione poi smentita , e con il corriere delle sera , sulle accuse di poca trasparenza delle attività dello stesso Serra.

 

Dopo la vittoria di Bersani Serra passò a Monti, sostenendo che questi rappresentava il nuovo .

 

Ora che si profila la vittoria di Renzi , già celebrata da mesi da tutta al stampa , Davide Serra ritorna alla Leopolda invitato dal candidato Fiorentino  , e pur suscitando qualche malumore , prende uragani di applausi sostenendo che «I sindacati, i politici hanno distrutto l’Italia e rubato il futuro alle nuove generazioni ». Alcune agenzie avrebbero anche riportato la frase secondo cui “i pensionati che percepiscono la pensione con il metodo retributivo sono persone che rubano “ . Il presidente della commissione lavoro ed ex ministro Cesare Damiano si chiede se queste sono anche le idee di Renzi

 

http://www.giornalettismo.com/archives/554073/davide-serra-algebris-e-i-soldi-alle-cayman-la-verita/

http://www.huffingtonpost.it/2013/01/23/davide-serra-il-fondatore-algrebis-renzi-monti_n_2534704.html

http://www.europaquotidiano.it/2013/10/26/il-ritorno-di-davide-serra/#

http://www.notizie23e59.it/2013/10/27/renzi-perdona-davide-serra-no-%C2%93matteo-sbaglia-a-stare-sul-palco-con-chi-ha-distrutto-l%C2%92italia%C2%94/

http://www.cesaredamiano.org/2013/10/26/damiano-da-leopolda-spero-non-arrivino-solo-accuse-a-pensionati/

 

 

 

Barca:scegliamo progetti di società o capitani di ventura?

DAL BLOG DI FABRIZIO BARCA
 
L’Italia non può permettersi pause di riflessione né di essere sviata dal doveroso e inevitabile decorso di una sentenza giudiziaria definitiva. Al governo, entro i confini di manovra stretti delle pubbliche finanze, sta il compito di selezionare le misure che hanno il massimo impatto sui consumi, sulla produttività’ e sull’inclusione sociale, non certo di accumulare punti per le prossime elezioni. Ai partiti, a tutti i partiti, sta il compito di costruire in questo spazio di tempo strategie per il rilancio e lo sviluppo del paese. Strategie che rispondano, come in ogni luogo democratico del mondo, ai sentimenti diversi con cui a quei partiti si guarda. Affinché gli elettori, a un certo punto, quando sara’, possano scegliere non fra capitani di ventura ma fra progetti di società’.
Ė il compito al quale i partiti non hanno assolto durante il governo di cui ho fatto parte. Producendo il risultato che conosciamo. Sarebbe inammissibile che la storia si ripetesse.
Questo messaggio in bottiglia riguarda anche il Partito democratico, di cui ho scelto di far parte. C’é un Congresso in preparazione, ma non vedo dibattito. Né su come governare, né su quale partito costruire per governare. Nel mio “viaggio” ho detto la mia, da iscritto. Sul metodo per governare, sulla forma di partito, sul senso di “sinistra”. Ci tornerò. Altri hanno detto la loro. Altri lo faranno. Ma veniamo da un deserto di cultura politica. E per ricostruire una strategia nessuna di queste idee é matura. Non ci sono formule pronte. Credo a ciò che ho scritto, ma per farlo succedere (o per respingerlo, o per cambiarlo) ci vuole altro. Ci vuole un confronto duro, un conflitto di idee. Aperto. Faticoso. Nei 100 luoghi, nei circoli, nei gruppi che ho incontrato ho trovato grande voglia di confronto. Al centro ho trovato silenzio. Ovunque sento l’illusione di scorciatoie e di un “deus ex machina”. Non ci sono.
L’esperienza di altri paesi ci dice che la traversata é lunga. Che i gruppi dirigenti nuovi non cascano dal cielo. Vengono proprio dalla selezione che opera il conflitto delle idee. Ragione in più’ per cominciare questa traversata. In ogni luogo dove c’é nel paese forza innovativa. Reintermediando l’intelligenza del mondo del lavoro. Richiamando in servizio attivo gli “intellettuali”: sul campo, a sporcarsi le mani. Dedicando ognuno di noi una parte del nostro tempo alla ricostruzione. Senza attendere ognuno che altri si muovano.
 

FABRIZIO BARCA A BOLOGNA

 

 Ieri , 7 settembre, Fabrizio Barca ha parlato alla festa dell' Unità a Bologna , qui sotto un ' intervista che riassume alcuni dei temi sviluppati.

 

I più significativi ad avviso di chi scrive sono stati:    

 

  1. La sinistra deve rifuggire dall' idea che per vincere deve conquistare il mitico luogo chiamato centro , il partito democratico americano ha ricominciato a vincere quando piuttosto che al centro si è rivolto ai bisogni della propria gente

  2. Segni alla fine della prima repubblica ha lanciato lo slogan , per far uscire l' italia dalla crisi si deve dare più potere ad un uomo che guidi il paese , i partiti sono il passato , il governo dialoga direttamente con la società civile, questo è alla base dei disastri degli ultimi 20 anni . Il problema non è un deficit di potere , ma un deficit di partecipazione

  3. L' idea che si possa governare con tecnocrati slegati dalla realtà sociale è stata propria di una grande esperienza come il new labour , ma ha mostrato anche grandi limiti

  4. I partiti sono necessari , devono coinvolgere la società , i suoi interessi , devono essere legittimante di parte nel senso di leggere i problemi e le soluzioni secondo i propri valori. Per questo non possono essere comitati elettorali , ma laboratori sul territorio anche e sopratutto quando non ci sono elezioni , ma bisogna governare

  5. Mettere al centro della proposta politica il lavoro non significa candidadare qualche operaio e poi non aver nessun lavoratore salariato nei circoli. La distinzione fra lavoratore salariato e capitale non è superata e la sinsitra deve vederla . Ma lavoro salariato non è solo l' operaio o l' impiegato è ance la partita IVA o il piccolo imprenditore che vede il risultato del proprio lavoro non controllato da lui ma da un capitale rispetto al quale egli è estraneo

  6. Esistono diversi titpi di partito democratico, c'è il partito che contiene le storie personali di chi è stato comunista, cristiano sociale oppure azionista e repubblicano. E questo deve rimanere. C'è poi il partito di chi vede l' impegno come la strada per ottenere un impiego o un incarco e questo deve sparire . C'è il partito luogo di partecipazione, anche di scontro dove si individuano soluzioni da portare all' attenzione di chi governa , e questo deve nascere

    http://www.youtube.com/watch?v=n2hBy8st_1s

     

 

 

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GAD LERNER UNA LEALE ALTERNATIVA (MINORITARIA) A RENZI

GAD LERNER SUL SUO SITO PRENDE DIGNiTOSAMENTE LE DISTANZE DALLA CORSA DEI "RENZIANI DELL' ULTIMA ORA"

Quelli che… non mi fido di Renzi ma mi adeguo

giovedì, 29 agosto 2013

La corsa per salire sul carro del vincitore annunciato, Matteo Renzi, si è già tradotta in una raffica di pronunciamenti per non rimanere tagliati fuori. Non occorre attendere il congresso -ora non ci sono più scuse per rinviarlo, scongiurata l’eventualità di elezioni anticipate in autunno- per calcolare che si tratterà di un vero e proprio plebiscito pro-Renzi. Plebiscito nel quale già si distinguono in prima fila molti ex bersaniani, fra i più solleciti nel dichiararsi. Non mi stupirebbe che alla fine lo stesso Bersani, in nome dell’unità del Pd e in rottura con D’Alema, ingoi l’amara pillola di una segreteria Renzi. Da Vendola a Pisapia, da Leoluca Orlando a Enzo Bianco, il sindaco di Firenze rastrella adesioni davvero trasversali che si sommano a outing più improbabili come quello di Briatore.
E’ fatta, dunque? Credo di sì, non ci sono chances di vittoria per chi, all’interno del Pd, si proponga come alternativa a Renzi. Ma… come sempre, c’è un ma. In questo caso è il tono rassegnato (e un po’ ipocrita) con cui i novelli sostenitori di Renzi ti confidano in privato che la loro è un’adesione rassegnata, piena di diffidenza. Lo voteranno perchè è vincente, ma non si fidano. Riconoscono la sua capacità di attrarre consensi ma dubitano della sua capacità di tenuta. In tanti si propongono di supplire alle sue carenze di preparazione suggerendogli i consulenti giusti.
Mi ricorda molto l’andazzo scettico che accompagnò la corsa alla leadership di Veltroni, durata solo una breve stagione. Personalmente ho apprezzato fin dall’inizio il coraggio, il fiuto politico e la legittima ambizione di Renzi, con il quale ho polemizzato apertamente ma nella massima cordialità (fino al punto di partecipare come “spalla critica” all’ultima iniziativa della sua campagna elettorale per le primarie del novembre 2012). Di conseguenza, per il rispetto che ritengo gli sia dovuto, eviterò la pantomima di votarlo senza condividerne il programma. Trovo più utile che all’interno del Pd si consolidi una posizione alternativa, sociale e di sinistra, ben motivata culturalmente anche se minoritaria. Lo spettacolo di tutti “Quelli che… non mi fido di Renzi ma mi adeguo” è esteticamente sgradevole e politicamente diseducativo.

- http://www.gadlerner.it/2013/08/29/quelli-che-non-mi-fido-di-renzi-ma-mi-adeguo

 

ANTARES a sinistra oltre il PD

Cari amici repubblicani.
Personalmente non riesco a trovare aggettivi per definire il Partito Democratico e tantomeno la sua classe dirigente per tacere delle sue scelte politiche. Evitando frasi offensive mi concentrerò sulle riflessioni.
La resa del Presidente letta a riguardo la rimozione dell’IMU è la goccia che ha fatto ormai traboccare un vaso ormai colmo. La creazione nel 2007 di un unico grande partito che riunisse insieme la componente socialdemocratica e quella cristiano liberale e sociale è stata un completo fallimento e una operazione sciagurata.
In Italia serviva e serve un partito che sia collocato su posizioni socialdemocratiche e di Sinistra che sia una alternativa forte e credibile a un partito antagonista creato a immagine e modello del suo capo Berlusconi. Le ragioni di una situazione economicamente e socialmente fallimentare sono arcinote e partono ancora prima dalla creazione dell’aborto PD.
Inizia tutto con la scellerata, sciagurata, balorda decisione di porre fine a un sistema elettorale proporzionale puro a favore di un sistema maggioritario che ha portato alla legge elettorale Calderoli. Occorre fermarsi un momento.
La legge elettorale Calderoli con tutte le sue conseguenze fu firmata senza battito di ciglia dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi mentre l’opposizione di centro sinistra urlando a vuoto era già con la mente alle elezioni politiche del 2006.
Poi è arrivata la vittoria della coalizione di Romano Prodi il cui governo litigiosissimo durato poco meno di due anni retto, con patemi d’animo e ansia da due, tre senatori si è infranto non per le polemiche di Bertinotti (PRC) ma per le dimissioni del democrisitiano Mastella allora ministro di Grazia e Giustizia. Insomma cari amici repubblicani, la fine dell’ultima esperienza di governo del centro sinistra è arrivata dal centro, quello che una volta i rivoluzionari francesi etichettavano in maniera spregiativa come “Palude”.
I recenti sviluppi sono arcinoti: sconfitta del solitario PD nel 2008, appoggio al governo tecnico di macelleria sociale (riforma Fornero) Monti, infine un governo con il peggior nemico di sempre e poi il pastrocchio sull’ elezione del Presidente della Repubblica con i nomi di Prodi e Marini (fondatori di quel partito democratico) mandati a un rogo politico e il non voto concesso a una personalità di spicco della Sinistra Italiana come Stefano Rodotà.
Chiedo agli amici del sito novefebbraio.it e a tutti i repubblicani progressisti e di sinistra: Si può ancora pervicacemente insistere su questo partito democratico che al suo interno miscela l’impossibile? No. E obiettare sul fatto che il PD sia l’unico partito in grado di vincere le elezioni è una tesi ridicola per il semplice motivo che il partito di Epifani non è riuscito a vincere le elezioni nemmeno lo scorso febbraio quando Berlusconi era dato per spacciato e non è riuscito a proporre una legge elettorale quando in carica sosteneva Monti insieme al PdL di Alfano.
Proseguire inseguendo le chimere del Partito Democratico è inutile e frustrante, è il momento di guardare a Sinistra chiedendo che si crei un Partito veramente di Sinistra i cui capisaldi siano: SOCIALDEMOCRAZIA, ECOSOCIALISMO, EGUALITARISMO, PROGRESSISMO. Abbandonando fondali come altre idee politiche che rischiano di far naufragare ogni progetto. Insomma un Partito Socialista come in Francia o come più marcatamente in Nord Europa che punti decisamente sul finanziamento allo stato sociale e combatti il neoliberismo in qualsiasi forma esso si presenti.
Un partito di Sinistra che si collochi all’interno dell’ Internazionale Socialista e stringa accordi politici con la Sinistra radicale come accade in alcuni Paesi scandinavi per esempio la Norvegia. Sperando che anche tenendo in mano le idee Mazziniane si svolti a Sinistra abbandonando quel rottame di PD ormai costola marcia del liberalismo conservatore e del liberismo economico.

ANTARES.

La sinistra che ha deciso di sparire

RIFLESSIONE DI LUCA TELESE SU UN PD CHE DEVE SCEGLIERE FRA DUE DEMOCRISTIANI : Una lunga riflessione di Luca Telese su Linkiesta, con una cavalcata sui drammi delle scelta del candidato premier del centro sinistra durante la seconda repubblica .

Ma il punto fondamentale del ragionamento ci sembra questo , e sembra altamente condivisibile

Se il Pd non può prendere posizioni chiare sui diritti civili, se non può avere un profilo riformatore e laburista sul piano sociale, se non può dire o non dice più cose “di sinistra”, se non ha nemmeno un uomo che possa gridare che le larghe intese sono uno schifo, infatti, perché mai dovrebbe rivendicare un candidato premier? In nome di quale diversità dovrebbe governare meglio degli ex democristiani cresciuti tra De Gasperi e gli U2? Se la lotta per la premiership diventa una rapace ma scolorita corsa al centro, allora un ex ragazzo dello scudocrociato non può che essere l’uomo giusto per palazzo Chigi. Il che per il centrosinistra non solo è una nemesi, ma anche una follia, la rinuncia alla propria identità.

Provo ad immaginare il trauma di un elettore progressista tipo che deve decidere se votare il cattolico che aveva annunciato il sostegno al decreto di Berlusconi su Eluana Englaro in nome dei valori cattolici, e quello che aveva detto: «Io sto con Marchionne senza se e senza ma». Provo ad immaginare l’elettore democratico tipo che si vede costretto a sceglier tra la seriosità ciellina della messa per le larghe intese che ha celebrato la comunione tra Lupi e Letta, oppure la spregiudicatezza pop con cui Renzi alterna il giubbotto di Fonzie e i pranzi mediatici con Flavio Briatore.

Renzi e Letta fanno benissimo quello che fanno, perché questa è la loro storia, la loro natura, la loro identità. Ma mi chiedo che senso ha questa alternativa per gli elettori che vorrebbero una forza e un leader ragionevolmente di sinistra, come esistono in tutti i paesi d’Europa. Non so cosa rispondere. Ha scritto una volta il grande Stefano Benni: «Ci fu una grande battaglia di uomini e di idee, e alla fine non rimasero né vincitori, né vinti, né idee».

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/letta-renzi-partito-democratico-candidati#ixzz2d1LAeMC6

r.

rissa

la discussione sul futuro leader del centro sinistra

 

In una discussione con alcuni amici su FB uno degli amici più attenti e riflessivi spiegava la sua preferenza per la parte del PD che si riconosce in Renzi sostenendo che le riforme di cui ha bisogno il paese :(da lui individuate nell' abolizione delle province, privatizzazione di moti servizi comunali, riduzione dei costi della politica o della diminuzione dei parlamentari , taglio della spesa pubblica improduttiva) troverebbero nell' ala più tradizionale del PD fortissime resistenze.

Il metodo che il nostro amico ci propone è sicuramente quello giusto : discutiamo delle priorità del paese e vediamo quale parte della classe dirigente del paese può fare il meglio o almeno il meno peggio .

Provando a riassumere molte delle posizioni che gli amici di Repubblica e Progresso hanno espresso sull' argomento in questi mesi , mi sentirei di proporre queste priorità

  1. L' attuale crisi che attraversa il nord america e l' europa si fa fatica a non collegare a decenni di prevalenza del pensiero liberista, (specie in campo finanziario ) e da ultimo dal fondamentalismo rigorista di bilancio .. In questo quadro non è pensabile una soluzione tutta interna all Italia . L' Italia deve contribuire ad un a correzione di rotta , e può farlo solo in collegamento le forze che in in Europa iniziano una riflessione in questo senso , in sostanza i partiti , al governo o all' opposizione che formano il PSE. Un leader del centro sinistra italiano deve chiaramente prendere le distanze dal pensiero liberista e rigorista e dimostrare di saper dialogare con le forze di progresso europee

  2. La crisi economica italiana è anche se non sopratutto crisi del mercato interno , le manovre finanziarie che si sono succeduto in questi anni, spacciate con il nome di riforme , hanno sostanzialmente colpito i ceti che sostenevano il mercato interno , allargando a dismisura al forbice sociale . Per anni è stata alimentata una rivalità fra ceti poveri e ceti disperati, fra lavoratori garantiti e non, fra dipendenti pubblici e privati , fra disoccupati e pensionati, fra piccoli contribuenti e utenti dei servizi pubblici, spacciando l' idea che la colpa della condizione degli ultimi della scala sociale fosse dei penultimi e lasciando che i primi migliorassero il proprio status Non solo la riduzione di reddito dei ceti medi medi o bassi , ma anche la forsennata lotta a certezze e tutele ha ridotto enormemente la propensione al consumo di quei ceti .Un leader del centro sinistra italiano deve chiaramente rigettare ogni accondiscendenza al concetto di riforma come ulteriore smantellamento del benessere dei ceti medi.

  3. La pubblica amministrazione è notoriamente uno dei talloni d'achille del sistema italia . In essa convivono ampie zone di inefficienza e spesso di malaffare a punte di eccellenza anche di livello mondiale . Le inefficienze e le illegalità hanno comportato sprechi e appropriazioni ingiustificate , ma anche una crescita esponenziale dei costi degli approvvigionamenti e delle opere pubbliche nel nostro paese , larghissime parti dell' imprenditoria e delle professioni nel nostro Paese hanno accumulato patrimoni grazie all' inefficienza e la disonestà di parte dell' apparato pubblico . Difficilmente si può affermare che le cd riforme che si sono succedute in questi anni hanno migliorato la situazione , esse per lo più sono consistite intagli lineari e provvedimenti punitivi erga omnes , senza nessuna analisi di cosa comportasse nei confronti della aree di eccellenza , come pure in quelle di accettabile funzionamento . Nel migliore dei casi si sono inseguite parole d'ordine senza nessuna serie strategia , come nella pretesa di abolire le provincie senza una piano di riordino delle competenze di governo locale , che si basasse , quanto meno sull' esperienza europea dei tre livelli di decentramento ( Regioni , Provincie , Comuni) . La non procrastinabile azione per la qualificazione della PA deve partire da una disamina seria e necessariamente lunga e approfondito su cosa funzioni e cosa no , con interventi adeguati e per ogni situazione Un leader del centro sinistra italiano deve dare la massima assicurazione di contrastare qualsiasi impostazione demogocica e semplicistica sull' argomento

  4. L' Italia dimostra di essere il fanalino di coda dell' occidente nelle battaglie dei diritti civili e della secolarizzazione della società, (esigenza quest' ultima sempre più stringente anche per il diffondersi di più religioni sul territorio nazionale) . Sarebbe sufficiente l' elencazione di episodi come quelli del testamento biologico, della fecondazione assistita , dei diritti delle coppie di fatto, dei privilegi fiscali per la Chiesa ...Un leader del centro sinistra italiano deve dimostrare, pur senza estremismi la capacità di distaccarsi dal tradizionale potere ecclesiale nel nostra paese

     

    MC

 

La scelta del Leader continua la discussione

Riportiamo qui la continuazione della discussione 

 

NICOLA R

Sito sottoscrivo l'analisi contenuta nel post. Mi permetterai però non già di soffermarmi sui punti di contatto ma su altre cose che potrebbero essere meno unificanti. Secondo me, se c'è una crisi a livello mondiale determinata da una finanziarizzazione che ormai controlla anche le politiche delle nazioni, è evidente che -mentre si tenta di cambiare le cose insieme agli altri Paesi - con lo schema attuale ci devi convivere per non rimanerne schiacciati e ricacciati indietro di decenni. Invece bisogna intraprendere politiche di risanamento strutturale e non episodico come fatto sin qui in Italia sotto il l'incombenza del default finanziario.E allora il punto è: mentre si attende una palingenesi mondiale che forse non ci sarà, come si ottiene la riduzione del fabbisogno pubblico senza ammazzare la gente e ridurre i servizi? Secondo me è di una semplicità sciocca: aumentando il prelievo sulle fasce alte (reddito e patrimonio) abbassandolo sulle povere, riducendo in modo drastico il cuneo fiscale, semplificando le procedure amministrative, privatizzando quello che non è assolutamente strategico, lotta senza quartiere contro gli evasori. Ma soprattutto ponendo mano a diminuire il costo di quello che è una piovra oramai incontrollabile: il sistema pubblico. Qui gli interventi sono infiniti: eliminazione delle Province, togliere alcune competenze alle regioni (sanità e trasporti) eliminazione delle competenze plurime tra le varie articolazioni dello Stato, semplificazione burocratica e delle procedure amministrative. E, sulla giustizia: velocizzare i processi con procedure snelle, depenalizzazione dei reati minori, pene alternative al carcere. Si potrebbe continuare a lungo. Ma vedi, caro Sito, come tu sai meglio di me, le vuote chiacchiere programmatiche sono carta straccia e stanno a zero quando non hai due condizioni: un partito snello e deciso sulle cose da fare e soprattutto VINCERE LE ELEZIONI. Ma se hai un partito che campa ancora su una pletora di funzionari di medio livello i quali faranno di TUTTO per difendere il proprio posto o strapuntino di potere rappresentato dai comuni, e dai loro posti nelle municipalizzate o dai politici regionali o regionali con la stessa vocazione......tu sai meglio di me, caro Sito che tutte le vuote parole programmatiche stanno a zero. Per ritornare a bomba: gli italiani (e noi stessi: io e te) hanno capito perfettamente che con questa Casta (compresa quella di sinistra) non c'è nulla da fare. Perchè costoro sono capaci non solo di mantenere le province, ma di proporre che i deputati diminuiscano non della metà ma di un misero 15% o giù di lì. E vorrebbero spacciare questa cretineria per riforma! Grillo è stato l'ultima, inutile speranza (per i gonzi) ovviamente miseramente fallita. Voi ritenete che gli eredi del vecchio PCI e dei vecchi democristiani siano in grado di fare le cose sceme nella loro semplicità che ho detto prima? NO: NON LO FARANNO MAI.Non lo faranno mai per gli stessi motivi per cui gli evasori votano a destra: nessuno sega da sè stesso l'albero su cui sfrutta il resto del Paese. Bisogna allora buttarli giù. Non c'è alternativa. Vedi, caro Sito: se Renzi verrà distrutto come stanno facendo in modo scientifico, scomparirà il tipo di società nel quale siamo vissuti. Ma non perchè adesso io reputi Renzi il messia. Niente di più alieno dalla mia mentalità. Ma solo perchè TUTTI GLI ALTRI sono abbarbicati ai loro privilegi, grandi o piccoli. E faranno come quelli d destra, che sono disposti a bersi tutto l'orridume ch egli viene ammannito dai loro dirigenti pur di tutelare i lo beni e le loro evasioni. Caro Sito: Renzi è l'ultima possibilità che abbiamo di ALMENO TENTARE la modernizzazione di questo Paese. Altrimenti mi puoi credere: meglio emigrare. E non scherzo.

 

 

MC
come hai visto ho diviso la mia analisi in 4 punti e provo a spiegarmi : 1) il cenno alla situazione internazionale non significava che bisogna aspettare la risoluzione a quel livello , ma che l' italia e la sinistra italiana non può non contribuire alla creazione di un polo progressista europeo e i meno inadatti (meno inadatti ho detto) sono proprio gli eredi del PCI , non certo i vari capetti provinciali che si addossano a Renzi , nè lui medismo che nel confronto a due con Bersani in un solo punto ha dimostrato una totale inferiorità : quando si parlava di temi europei ed internazionali 2) Situazione socio economica : Oltre al problema della riduzione del divario di reddito nel quale siamo d'accordo, c'è quello dello smantellamento delle tutele che ha ulteriormente contribuito a ridurre la proponsione al consumo ( un minacciato di licenziamento si indebita ?) ,chi è stato l' ultimo ad abbandonare la mitizzazione di Marchionne, chi vede ostacolo alla mobilità sociale la CGIL molto di più di ordini professionali e consorterie varie , chi si è contornato di di gente come Ichino e Zingales è credibile senza una totale e esplicita reiezione di quelle poltiche ? ( e ammissione che avevano ragione suoi critici come Damiano ), mettiamoci poi la demagogica proposta dei 100 euro a tutti coloro che guadagnano meno di 2000 euro al mese e siamo a posto 3) di riforma della PA non basta solo parlare , bisogna dire anche come , è necessaria una totale presa di distanza da tagli lineari e provvedimenti punitivi erga omnes , oltre alla già citata frequentazione con Ichino e Zingales c'è la ambigua metafora del trapano contrapposta a quella bersaniana del cacciavite , che preoccupa 4) laicità e diritti civili , qui non ci vuole molto : chi a fronte della proposta di cittadinanza onoraria a Englaro accusato di assassinio da gente come Sacconi , proponeva una specie di par condicio con generici parenti di malati terminali nonsaprei proprio cosa dire

Lerner : Renzi segretario del PD per fare cosa ?

Renzi ci spieghi cosa vuole farsene del Pd

 

Alla leadership di Matteo Renzi nel centrosinistra tutti, più o meno volentieri si stanno adeguando.  Da ultimo anche il sindaco milanese Pisapia.  Domani leggeremo quella che si preannuncia come l’unica visione organicamente alternativa al renzismo, cioè il documento di candidatura di Gianni Cuperlo. Ma nel frattempo resta inevasa una domanda: cosa vuole farsene del Pd, Matteo Renzi? Lo criticai quando pareva snobbarlo quasi si trattasse di un intralcio sul suo percorso verso Palazzo Chigi.  Dunque non posso che apprezzare il suo ripensamento, ora che non dice più che la segreteria del partito è faccenda che non lo riguarda.
Gli chiederei solo di esprimere, se ce l’ha, una visione non improvvisata sul partito alla cui guida è probabile si candidi. Lo ritiene necessario, provvisorio, che tipo di militanza e rappresentanza… oppure questo è solo un passaggio, uno scatto di carriera cui Renzi non può sottrarsi?

 

GAD LERNER SUL BLOG IL BASTARDO

http://www.gadlerner.it/2013/07/01/renzi-ci-spieghi-cosa-vuole-farsene-del-pd

il fenomeno occupy PD

Davanti alla assemblea nazionale del PD hanno manifestato i giovani di "occupy PD ", movimento spontaneo nato durante le convulse fasi dell'elezioni del presidente della repubblica , come protesta per il siluramento di Prodi a poche ore dall' investitura per acclamazione , e in contrasto con il governod elle larghe intese .

Le linee del movimento , che si riunirà a Prato il prossimo 19 maggio , incominciano a delinearsi , proponiamo qui sotto due servizi TV

della 7 e di youdem . ne escono fuori i 4 punti che vengono proposti all' assemblea : 1) reset della dirigenza del partito e lotta alle correnti 2) congresso aperto e senza filtri 3) partito aperto in grado di ascoltare la base 4) definizione di tempi e obbiettivi dell' attuale governo Letta .

Una prima osservazione potrebbe essere ovviamente di grande solidarietà per l' entusiasmo e l' impegno , per la voglia di indipendenza di giudizio . C'è da dire che le proposte sono molto metodologiche , si parla molto di partecipazione e dialogo , meno di valori (che nons ono i programmi) . In questo momento è chiaro che la richiesta di precisazione di valori verrebbe vista come "divisiva" per un usare un neologismo alla moda. Ma dalla sua nascita il PD discute di metodi e non di valori , forse anche questo , insieme al fatto che le correnti si sono trasformate in bande ( come acutamente dice un ragazzo di Bologna nel video de la 7)   , anche l' aver accantanota il problema dei valori , si diceva, è una delle cause del disastro

http://www.gadlerner.it/2013/05/11/occupy-pd-la-base-conta-piu-dei-101-franchi-tiratori?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A%20gadlerner-commenti%2Ffeed%20%28Commenti%20da%20Gad%20Lerner%20Blog%29

http://www.youdem.tv/doc/254084/occupypd-ecco-il-partito-che-vogliamo.htm

Civati e Barca fra contestazione e ufficialità

 

Giuseppe Civati e Fabrizio Barca continuano il tentativo di interloquire con l'ondata di indignazione che scuote i militanti , gli iscritti e gli elettori del PD e del centro sinistra e l'ufficialità del partito .

Barca ha inizaito un giro per l' Italia che lo ha portato a Firenze e a Proto , cosi come a Catanzaro , di questo incotnro è apparso su un giornale locale on line un lungo reseconto , interessante anche pr gli interventi che ci sono stati , sia nelle domande che nelle risposte di Barca si alternano i temi del correntismo che impedisce la aprtecipazione e della scarsa attenzione alla giustizia e all'equità

Civati lancia 101 punti che con linguaggio da Twitter si muove nelle medesima direzione : molta insistenza sul tema del aprtito aperto , ma anche qualche paletto sulla deriva moderata e para liberista

 

http://www.catanzaroinforma.it/pgn/newslettura.php?id=53750

questi i 101 punti di Civati

1. Il Congresso deve essere aperto, oggi più che mai.
2. Deve essere partecipato dagli elettori vecchi e nuovi (nuovissimi) e rivolto in primo a luogo ai delusi, di una delusione che ha conosciuto strati geologici diversi (c’è quella antica, c’è quella dell’astensionismo crescente, quella del segnale-di-un-voto-dato-a-Grillo, quella del «perché non Rodotà?», quella di Prodi, quella per il governissimo tutto politico Pd-Pdl). Pare che in un mese abbiamo perso un milione e mezzo di voti. Per non parlare di quelli che avevamo perso in precedenza.
3. La questione della separazione delle carriere tra segretario e premier è una questione importante, ma il bello di un Congresso è che una discussione del genere si può affrontare al Congresso (non prima, non certo ora, sicuramente non da parte di chi sei mesi fa votò nella stessa assemblea nazionale per separare le due figure solo temporaneamente).
4. Chi ha governato il Pd negli ultimi anni deve lasciare ad altri, senza prefigurare nulla: l’azzeramento consentirà di scegliere un nuovo gruppo dirigente, nella massima libertà e autonomia.
5. Il problema del Pd non sono gli «indisciplinados» eletti con le primarie (come ha dichiarato Enrico Rossi), ma le logiche correntizie che ancora lo strutturano (se proprio c’è stato un limite di quelle primarie, è stato averle fatte tra Natale e Capodanno, come avevamo chiesto che non fosse fatto, guarda caso).
6. Il Pd si chiama così perché dovrebbe essere democratico: e invece il dibattito in questi giorni è stato annichilito, non sono stati consultati gli elettori, nei passaggi decisivi non sono stati consultati nemmeno i parlamentari.
7. A che cosa serve avere fatto partecipare tre milioni di elettori sei mesi fa, se poi si prescinde da loro nella partecipazione alla campagna elettorale e nella soluzione per cui si opta per il governo? Che fine ha fatto l’albo degli elettori del Pd? Lo vogliamo finalmente utilizzare per consultarli, gli elettori, e per farli partecipare al prossimo Congresso?
8. Il Pd deve diventare un luogo ospitale e trasparente e razionale, per tutti coloro che si muovono nella società. Non solo le organizzazioni tradizionali, eh, anche i soggetti nuovi e portatori di diritti e di cambiamento.
9. Il Pd è un partito dell’alternanza di governo: il governo con il Pdl deve immediatamente chiarire i propri obiettivi (quelli realistici, visto che siamo continuamente chiamati al realismo, giusto?).
10. Facile dire che non ci sono più alternative, dopo avere contribuito a demolirle tutte.
11. La rete è una straordinaria opportunità per organizzare la politica, altro che storie.
12. Cambiamento e governo, come abbiamo provato a spiegare, devono andare insieme. Non c’è uno senza l’altro. Due settimane fa lo ripetevamo tutti, spero che non ci siamo dimenticati anche di questo.
13. Prima di sciogliere una coalizione di governo, sarebbe il caso di discuterne. E il Congresso del Pd deve considerare Sel come il primo degli interlocutori. Fino a tre settimane fa avremmo dovuto costituire un unico partito, ora sembra che non ci siamo nemmeno mai conosciuti.
14. La prossima volta che si presenta un candidato come Stefano Rodotà, siete pregati di non rispondere con strani giri di parole, né con l’attribuzione del candidato stesso a questo o a quello. Ciò che conta – sempre – è la sostanza.
15. Le parole sono importanti: parlare per un mese di cambiamento, e poi riproporre l’alleanza politica che ha sostenuto Monti con l’elezione dello stesso Presidente della Repubblica suona paradossale, almeno un po’.
16. Riusciamo a mandare in tv qualcuno che spieghi che corruzione e conflitto d’interessi non sono solo soluzioni moralistiche (contro Berlusconi), ma questioni di senso politico ed economico e vere e proprie priorità per tutti (appunto, non solo per Berlusconi)?
17. La numero 17 è la legislatura presente, che non può durare all’infinito.
18. Sono opportuni e preziosi tutti i contributi alla discussione, ma si ricorda che la politica si fa, facendola.
19. Riusciamo a raccogliere tutti i progetti di legge che riteniamo essenziali per descrivere il profilo del Pd?
20. Se si sceglie un segretario ora (nel senso di sabato), per rispetto dell’intelligenza e della sensibilità di tutti, deve essere un segretario pro tempore, di garanzia e di scopo.
21. Evitiamo che il Pd adotti per il partito lo stesso metodo di discussione alla rovescia che è stato utilizzato per la formazione del governo.
22. Quelli del Pd negli ultimi giorni non sono stati errori (magari casuali), come si sente ripetere spesso: sono state scelte politiche.
23. Chi cita in continuazione Berlinguer e Moro, prende un po’ troppo seriamente l’attuale governo (per dirla gentilmente). E soprattutto il modo in cui ci siamo arrivati.
24. Non ho niente contro i nomi che sono stati fatti in questi giorni per guidare il Pd, purché si candidino al Congresso se vogliono fare i segretari, e all’assemblea se vogliono fare i ‘reggenti’ (brutta parola, ma ci siamo capiti).
25. Il richiamo all’ordine lo condivido solo se è preceduto dal dibattito e se il richiamo è, appunto, successivo al dibattito (per sua natura i dibattiti sono aperti, altrimenti si chiamano in un altro modo).
26. Come nel film citato nel titolo, mi pare che esista da qualche parte un gemello del Pd, lasciato ai margini, che dovrebbe finalmente irrompere sulla scena.
27. Al centrosinistra italiano, dopo i risultati elettorali, s’impone una profonda analisi del potere in questo Paese e sui legami tra politica e grandi gruppi industriali (Grillo è partito da lì).
28. L’Europa non può essere solo un termine di riferimento retorico o metafisico, ma un luogo di iniziativa politica.
29. Il Pd non adotterà più l’aureo argomento dell’emergenza e della necessità (anche nella versione perifrastica: «per il bene del Paese).
30. La questione dell’uguaglianza si deve imporre, perché la sinistra italiana è l’unica sinistra nel mondo che non ne parla quasi mai (non nel senso di «siete tutti uguali»: quello ce lo sentiamo ripetere spesso).
31. Uguaglianza per me è un sinonimo di concorrenza leale (vedi al punto 16).
32. Oltre ai costi della politica, ci sarebbero i costi della Pubblica Amministrazione, che valgono qualche miliardo in più, a cominciare dai super-stipendi che superano (appunto) quelli del Presidente della Repubblica.
33. Cambiare il sistema di finanziamento della politica, può cambiare il modo di fare politica. Anzi, lo impone, questo cambiamento.
34. Quando restituiremo i 34 milioni di euro di rimborso elettorale che non abbiamo speso (più dell’80% del totale)?
35. Non facciamo gli ipocriti: lo sapevamo anche prima che certi argomenti, al governo con Berlusconi, non avremmo potuto affrontarli.
36. Prima di tagliare anche una sola tassa sul patrimonio, è il caso di abbassare le tasse sul lavoro e sulla produzione.
37. Qualcuno aveva scritto un mese fa che c’erano 120 parlamentari che non volevano votare Prodi. Era una giornalista del Corriere, che diceva che esisteva una lettera già pronta contro l’ex premier. Secondo me, per arrivare al punto 101, si può chiederle un aiuto.
38. Perché nessuno parla più di contrasto all’evasione fiscale (capisco che quelli del Pdl non capirebbero, ma così non ci capiscono più i nostri)?
39. Senza il punto 38, è un po’ scandaloso andare a chiedere sconti agli altri Paesi europei.
40. A questo stesso proposito, come va la convenzione con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati?
41. Non bisogna spostare il Pd più a sinistra o più a destra (più a destra è difficile, di questi tempi): bisogna riposizionarlo nel campo che sta occupando, non sempre virtuosamente.
42. Il «mai» con il Pdl di qualche settimana fa rischia di trasformarsi in un «mai più» con il Pd, per molti elettori, vale la pena di ricordarlo.
43. La legge elettorale va presentata subito, altrimenti potrebbe diventare – com’è già accaduto in passato – uno straordinario alibi per ‘tirare avanti’ con la presente legislatura.
44. Lo so che non abbiamo vinto le elezioni. Appunto, mi verrebbe da aggiungere.
45. Oltre a perdere i voti di chi non ci capisce dal punto di vista politico, rischiamo di perdere tutti quelli che votano con il portafoglio (per usare un’espressione un po’ volgare ma comprensibile). L’obiettivo per i cittadini è arrivare alla fine del mese, non alla fine della legislatura.
46. L’argomento della concretezza è corretto: infatti, chi è scettico nei confronti di questo governo lo è soprattutto perché teme che non riuscirà a fare le cose più importanti e utili, anche per via dell’alleato principale.
47. Se si toglie l’Imu (per altro ideata da Berlusconi) e si introduce una tassa nuova, chiamiamola tassa Berlusconi. Non è una battuta.
48. Se Berlusconi è sinonimo di Imu, il Pd – che non vuole essere sinonimo di Berlusconi, giusto? – quali tormentoni dell’estate sceglierà?
49. Non citare più il giaguaro, potrebbe essere scambiato per un gattopardo. E noi con lui.
50. Nessuno giochi al «tanto peggio». Siccome il «meglio» è al di là della nostra portata, concentriamoci sul «bene». E sosteniamo tutte le cose buone che riusciremo a fare, al di là del giudizio più generale sulle scelte che abbiamo fatto in questi mesi.
51. Impegniamoci a fare nel partito quello che non siamo riusciti a fare in Parlamento.
52. Perché nessuno ha preso sul serio il piano C (governo Pd-M5S con premier scelto da entrambi), che avevo proposto in questa sede, prima di dire che con il M5S ci avevamo provato davvero?
53. La scissione più grave non è tra di noi, ma tra noi e gli elettori.
54. Chi si è dichiarato contrario al governo con il Pdl, poteva almeno evitare di entrare a farne parte (così, uno sfogo).
55. Se prima abbiamo presentato otto punti, quali sono quelli attuali?
56. Pluralismo è discutere prima, con calma e con finale aperto, e votare poi. Non il contrario.
57. Per il futuro, e per ridurre le emissioni, è il caso di spegnere i caminetti, semplificare la burocrazia del partito e rendere tutto esigibile (comprensibile, anche).
58. Né Blair, né altri modelli del passato: ci vuole una ricetta per l’Italia e per il suo futuro (a me viene sempre in mente quando Benigni si autodefiniva l’«Anna Magnani svizzera»).
59. Controcorrente (che poi è il titolo dell’ultimo libro di Massimo D’Alema, per dire).
60. I diritti non sono negoziabili, né rinviabili. In Parlamento, il Pd sosterrà Kyenge e don Ciotti e le battaglie sacrosante per la cittadinanza e la lotta alla corruzione, principale problema economico, civile, culturale e politico del Paese?
61. Ci vuole un rapporto costante con gli elettori. Siamo nel 3000. Si può fare, con poche e democraticissime soluzioni, che non negano il confronto né sostituiscono la relazione de visu, ma le danno altre possibilità.
62. Non è un caso, quello che è successo, ma il frutto di precise scelte politiche. Soprattutto quando queste scelte politiche sono maturate attraverso il voto segreto e non espresso.
63. Il partito deve essere ospitale, non esclusivo. Non è il momento di chiudersi, ma di spalancare le porte.
64. Non dimentichiamo che il nostro compito è precisare, spiegare, delimitare ciò che faremo al governo. Non ne abbiamo mai discusso ed è tutto ancora molto vago.
65. Rispetto al punto precedente, si fa notare che è saltata la convenzione per le riforme prima che ne potessimo discutere. Siamo arrivati tardi alla sua ideazione e anche al suo smantellamento.
66. Al congresso, basta con le liste utili solo a permettere alle correnti di contarsi: Socialdemocratici per Tizio, Liberisti per Caio, Cattolici per Sempronio. Non ha senso.
67. Con i tesserati che calano di anno in anno, i tre milioni di elettori delle primarie dobbiamo coinvolgerli di più, non di meno. E non mettere gli uni contro gli altri, come ancora – incredibilmente – si sta facendo.
68. Chi vuole un congresso aperto alla partecipazione dei nostri elettori non vuole affatto mortificare il ruolo dei militanti, al contrario: ne vorrebbe di più, più motivati, soprattutto più considerati.
69. Usiamo il compagno Excel (o foglio di lavoro, per chi si vuole sottrarre alle logiche ‘proprietarie’): raccogliamo nomi, cognomi, indirizzi mail e numeri di telefono da 10 anni, e li conserviamo nei sotterranei. Che spreco.
70. La campagna elettorale non si fa solo il giorno prima delle elezioni, si fa dal giorno dopo fino a quelle successive, contattando chi ci ha votato e coinvolgendolo sulle decisioni che dobbiamo prendere, raccogliendo le sue necessità.
71. I nostri circoli sono il nostro punto di ascolto verso la società, ma sono privi di mezzi e non sono degnati di attenzione. E così appassiscono.
72. I referendum sull’acqua pubblica sono l’esempio di scuola di cosa non va nel Pd. I nostri militanti raccolsero le firme e ne capirono subito l’importanza, i nostri vertici ci arrivarono all’ultimo minuto.
73. Mai più posizioni interscambiabili: non possiamo esser contro la corruzione in campagna elettorale, e poi dimenticarcene per non scontentare l’alleato Berlusconi.
74. Continuare a oscillare tra la protesta di piazza e di maniera e la retorica della governabilità, foss’anche con Berlusconi, non è opportuno. Si può avere un partito di sinistra e di governo, alternativo alla destra, come c’è in tutti gli altri Paesi normali?
75. Un partito forte nella sua organizzazione, ma più snello nel suo apparato, e che soprattutto non abbia la necessità di occupare sottogoverno e partecipate per l’esigenza di far mantenere (allo Stato) la sua classe dirigente.
76. Per cortesia, mai più dibattiti vuoti tra modello socialdemocratico e liberale. Non se ne può più.
77. Negli anni pari sostenitori di rigorosa austerità, in quelli dispari promotori della spesa pubblica. Tra finte e controfinte, possiamo tutelare i servizi ai cittadini, sempre più degradati, e tagliare le sacche di spreco nella PA che ci sono, è inutile far finta di no? Il debito pubblico non è un’invenzione dei media, dopotutto.
78. Possiamo, allo stesso modo, combattere le oligarchie e le consorterie aprendo i troppi mercati chiusi di questo Paese, e tutelare chi invece in questi anni si è visto la propria attività venire spazzata via dalla deregulation?
79. Prendiamone atto, siamo al governo con uno che non è solo un tycoon dei media, ma anche un signore del mattone. Non proprio il modello di sviluppo che dovremmo perseguire. Almeno cerchiamo di resistere alla retorica secondo cui l’edilizia è l’unica fonte di sviluppo, perché la difesa dell’ambiente e del suolo lo sarebbe allo stesso modo e anche di più (il consumo di suolo era uno degli otto punti, già).
80. Speriamo che non si ripresenti in aula un voto riguardante giovani ragazze a proposito delle quali bisogna certificare o meno il grado di parentela con capi di Stato stranieri. Non si sa mai.
81. La domanda ricorrente: «sì, ma qual era l’alternativa?». L’alternativa era puntare i piedi per un governo leggero, con scopi chiari, durata breve, personalità neutre. Non si è voluto. Ora ci cucchiamo Formigoni, Lupi, Biancofiore e compagnia. Cosa pensavamo, che Berlusconi tenesse in cantina una riserva della Repubblica?
82. «Riduzione del danno», l’avevamo chiamata. Perché deve essere chiaro, come ha scritto Veltroni, che questa è un’emergenza, non una soluzione auspicabile, né una svolta epocale (e chi lo dice, dovrebbe trattenere la gioia).
83. Il voto a Grillo è legato certamente alla casta e al sistema di potere della politica tradizionale, ma le sue ragioni vanno ricercate nel disagio sociale ed economico che vive larga parte della popolazione. Non scambiamo le cause per gli effetti.
84. Non adottare più in futuro l’argomento: «se fate così, mandate Berlusconi al governo». Ha già funzionato.
85. Se ci fossimo scusati, tutti quanti, come ha chiesto di fare qualche nostro circolo, i nostri elettori avrebbero apprezzato.
86. Dopo il tramonto della convenzione per le riforme, siamo intenzionati a rivedere le stime di durata di questo governo (si è parlato di 18 mesi: confermiamo?).
87. Se il governo farà buone cose, gli scettici di oggi saranno i primi a riconoscerlo.
88. Se il governo riconoscesse gli scettici di oggi, farebbe cose buone per il mortificatissimo popolo che lo sostiene (almeno una sua parte).
89. «Non è colpa delle stelle (o di Twitter) se servi siamo, ma nostra», Shakespeare.
90. Il problema non sono Ds e Margherita, ma che ancora se ne parli e si ragioni in questi termini.
91. Segue la precedente: se Letta è premier, non ci vuole un segretario che venga dalla sinistra, come si sente ripetere. Ci vuole un segretario del Pd.
92. Il prossimo segretario del Pd deve parlare con Grillo. Sì. Gli chieda un caffè, in streaming, in mondovisione, ma ci parli. E si confronti. Più o meno come si è fatto con Berlusconi (sic). Non averlo fatto, è stato uno stupido errore.
93. #OccupyPd lo usammo nel 2011. Tanto tempo fa. L’idea era che del Pd ci si dovesse occupare, entrarci, per cambiarlo. Idea ancora valida, se il Pd non deciderà di chiudersi (esattamente per lo stesso motivo, ma al rovescio).
94. Quanti sono gli elettori del Pd che hanno scelto il M5S? Sono troppi per poterci parlare?
95. Nessuno gioca al tanto peggio, tanto meglio, ma al tanto prima, tanto meglio (in tutti i sensi, per il governo e per il partito) sì.
96. Perché siamo stati così lenti e precipitosi nello stesso tempo?
97. Scusate le ripetizioni: vale per questi 101 punti, ma anche per quanto è successo in Parlamento (coazione a ripetere).
98. Chissà perché quello che è successo nelle ultime tre settimane mi ha ricordato così da vicino il 1998.
99. Dov’è finita la riflessione sul 99%? Il Pd, oltre a dare concretezza e senso alle politiche europee, ha intenzione di occuparsi di ciò che succede nel mondo?
100. Il numero massimo dei membri della direzione politica nazionale.
101. Chi sono i 101? E perché, caso unico nella storia dell’umanità, non si dichiarano? Hanno pure vinto, perché schermirsi?

    http://www.ciwati.it/

 

Civati precisa il suo ruolo nel PD

In un intervista ad Huffpost  Giuseppe Civati precisa la sua linea molto critica nei confronti del PD,in particolare alla tendenza in atto di strutturare il partito in funzione dell' attuale governo . Proposta su una pasticciata convenzione costituzionale compresa In coda all' articolo vi è anche il link all' intervento dello stesso Civati al convegno della rivista Left "Left incontra Rodotà", la registrazione è artigianale e l' audio è pessimo , ma l'intervento è brillante e conciso e  risulta comunque interessante

http://www.huffingtonpost.it/2013/05/04/pd-pippo-civati-lancia-la-sfida-in-vista-dellassemblea_n_3214782.html?utm_hp_ref=italy