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IL PARTITO DEMOCRATICO E' IN CRISI ?

 

Urne piene e sezioni vuote così viene descritta la situazione del PD nell' anno della grande vittoria alle Europee, il fenomeno è descritto da Repubblica: Nel Pd è sparita la base. Gli iscritti, i militanti, quelli che si facevano autografare la tessera plastificata dal segretario e dai dirigenti alle feste dell'Unità. Gli elettori ci sono, tantissimi, fino a raggiungere la cifra record del 40,8 per cento delle Europee. Le tessere non più. L'allarme è scattato dopo il flop di affluenza alle primarie dell'Emilia Romagna, la storica regione rossa: solo 58 mila elettori ai gazebo. Ma il dato non ha sorpreso chi conosce i numeri segreti del Nazareno: siamo sotto quota 100 mila iscritti in tutta Italia, 5 volte meno del 2013 quando i tesserati erano 539.354. Nei corridoi, forse per colpa del panico, si diffondono voci ancora più catastrofiche. Qualcuno parla infatti di 60 mila iscritti. Significherebbe che poco più di un militante su 10 ha rinnovato la sua fede nel Partito democratico. Come dire: la spina dorsale del Pd non esiste più.

Quello che è stato definito come l' ultimo partito italiano si starebbe trasformando in un partito all' americana , le cui princiapli funzioni sono l' organizzazione delle primarie e la raccolta fondi, da chi può spendere

Ieri il tesoriere Francesco Bonifazi ha spedito una mail a tutti i parlamentari settentrionali. Oggetto: "Cena del Nord". Ognuno deve portare 5 imprenditori, che pagheranno 1000 euro a testa, a un evento in programma a novembre. Dove la star ovviamente sarà Renzi. Obiettivo: raccogliere 1 milione. Si chiama fundraising, il modello sono gli Usa, Obama. La rottamazione è anche di sistema, non solo delle persone.

 

http://www.repubblica.it/politica/2014/10/03/news/pd_crollo_iscrizioni-97212221/?ref=HREA-1

 

Le reazioni non si sono fatte attendere  il segretario organizzativo si difende   "Spiace che qualcuno, basandosi su proiezioni inventate, apra una polemica inutile", scrive in una nota il vice segretario del partito e responsabile organizzazione Lorenzo Guerini, aggiungendo che l'obiettivo "è superare i 300mila iscritti a fine anno, veri". Stima che comunque risulterebbe decisamente inferiore a quella dello scorso anno, quando le tessere del Pd erano 539.354 (un livello sicuramente favorito dalla scadenza congressuale) e anche molto inferiore alla media degli anni precedenti, sempre intorno ai 500mila iscritti. "Il vero tema del nostro confronto - sostiene il vice segretario - non dovrebbe riguardare il numero degli iscritti, bensì l'apertura di questi iscritti agli elettori delle primarie".

Il Pd comunque in una nota spiega che "il tesseramento è iniziato il 25 aprile del 2014, le tessere sono state distribuite a partire dal mese di giugno, e terminerà il 31 dicembre 2014. Al momento le cifre sugli iscritti che provengono dai territori sono comunque decisamente superiori ai dati riportati". Per il partito il calo è dovuto all'impegno dei circoli per la campagna elettorale europea che ha messo in secondo piano l'attività ordinaria: "I risultati ci hanno dato ragione".

Ovviamente le minoranze sono molto critiche "Un partito fatto solo di elettori e non più di iscritti, non è più un partito. Lo Statuto dice che il Pd è un partito 'di iscritti e di elettori'. Ovviamente - dice Bersani - se diventasse solo un partito di elettori diventerebbe un'altra cosa... Uno spazio politico e non un soggetto politico. Ma non siamo a questo e - assicura - non finiremo lì"....Per Alfredo D'Attore bisogna fermarsi un attimo e riflettere sul futuro del partito altrimenti si rischia di finire "per diventare un mero spazio elettorale, nel quale le sorti della collettività si riducono alla sorte del leader di turno". Renzi, per D'Attore, ha le sue responsabilità sul crollo delle tessere: "In questi mesi si è acuito un processo per cui l'iscritto ha la sensazione di non contare nulla, non c'è alcuna discussione alla base che preceda la scelta della leadership"....Per Pippo Civati il problema c'è e va affrontato: "Non sono io a volere la scissione, ma la condotta di Renzi che rischia di allontanare pezzi di partito come dimostrano anche i dati del tesseramento. L'atteggiamento del premier sembra guardare altrove piuttosto che al nostro campo".

http://www.repubblica.it/politica/2014/10/03/news/pd_tessere_renzi_bersani_partito-97237039/?ref=HREA-1

Come commento vorremmo riportare quello di un forumista di "storia e poltica forum" che nella sua sintesi sembra molto azzeccato

Siamo di fronte a un evento importante per la storia della nostra politica nazionale: il partito principale della sinistra si sta sempre più trasformando, volente o nolente, in un partito liquido, privo di struttura, segnando un solco con la propria storia.
Questa trasformazione è chiaramente figlia della perdita di identità di partito "di sinistra" del PD; in questo senso hanno ragione gli esponenti di minoranza dei Democratici.
La cosa apparentemente strana è che questo sgretolamento della base avviene proprio nel momento storico in cui il partito ha raggiunto il proprio massimo picco elettorale. La contraddizione, però, a un'analisi più attenta, non appare poi così forte: l'annacquamento del profilo di sinistra del PD certamente ha allontanato molti storici attivisti dal loro impegno verso il partito, basato sulla pura passione politica, ma altrettanto certamente ha reso il Partito Democratico molto più accettabile per vasti strati dell'elettorato che non si possono definire di sinistra.
Urne piene e circoli vuoti: sembra questa la strada intrapresa dal PD di Renzi. Finché questa formula continuerà a essere valida nella sua interezza molto difficilmente le critiche degli esponenti della minoranza potranno mettere in pericolo la leadership del partito da parte del presidente del Consiglio. Se però il PD dovesse perdere voti nei prossimi appuntamenti elettorali stiamo certi che questo calo degli iscritti, francamente sorprendente nella sua portata, sarà una forte arma nelle mani dei detrattori dell'ex sindaco di Firenze.OSKAR

http://storiaepolitica.forumfree.it/?t=69598418#lastpost

A questo ci sentiremmo di aggiungere solo un altra osservazione : quando si cerca di assottigliare sempre più la differenza nei momenti decisionali fra iscritto e simpatizzante perchè mai qualcuno dovrebbe iscriversi ? Mentre è comprensibile la partecipazione dei non iscritti all' individuazione di candidati alle cariche istituzionali (anche se un minimo di filtro sarebbe logico) , quando anche il segretario del partito viene eletto anche dai non iscritti che senso ha iscriversi. Tra l' altro non dimentichiamo che il segretario non è solo chi decide la linea ,ma anche colui che legittimamente prende decisioni che coinvolgono gli iscritti si e i simpatizzanti no , ad iniziare dal regolamente disciplinare , dall'onere del tesseramente e la destinazione del patrimonio . Quest' ultima argoemntazione è normalmente considerata coem una quisquilia giuridica, ma è anche emblematica del livello di distorsione di certe pratiche .Infine è difficile negare che mentre un tempo la militanza e quindi la possibilità di ricoprire cariche di partito rappresentava anche la possibilità di più agevolmente presentarsi per cariche istituzionali , nell' attuale ci si conforma alla communis opinio che chi ha cariche di partito è "apparato" e quindi sarebbe meglio che non fosse amministratore pubblico .

Il sindaco PD di Faenza per la "famiglia naturale"

Brutta vicenda al consiglio comunale di Faenza dove è stato approvato  un ordine del giorno proposto da Forza Italia in difesa della famiglia tradizionale, "fondata sul matrimonio fra uomo e donna". Un ordine del giorno - approvato a maggioranza, col Pd spaccato a metà: sette a favore, sette contrari -fra i favorevoli n membro della direzione nazionale del Pd, Manuela Rontini, neoeletta in consiglio regionale, oltre al sindaco Giovanni Malpezzi. i due esponeti si sono poi scusati dopo che è infuriata la polemica  "Ho sottovalutato la cosa, ne sono dispiaciuta e mi scuso", scrive Rontini. "Chi mi conosce sa che ho sempre cercato di lavorare per unire, considerando il rispetto per le diversità la migliore risorsa che abbiamo. Non solo in politica". Retromarcia anche per Giovanni Malpezzi, che guida la città di Faenza. "Così come presentato inizialmente, l'odg di Forza Italia conteneva considerazioni del tutto inaccettabili, frutto di un'impostazione ideologica sbagliata e retrograda. Il voto favorevole mio e di altri consiglieri comunali- assicura Malpezzi in una nota- è scaturito solo dopo lo stralcio dal documento di queste considerazioni, e dall'invito alla Giunta Comunale ad introdurre il 'fattore famiglia' che ricalca la proposta di quoziente familare presente nel programma di mandato di questa amministrazione. Ho temuto che un voto contrario su questo aspetto sarebbe stato letto come una evidente incoerenza. Il motivo del mio voto sta solamente qui". "Visto quanto accaduto - annuncia Malpezzi - mi farò promotore di un nuovo documento".

Da notare invece la posizione della neo eletta consigliera PD Silvia Prodi Ben vengano i ripensamenti postumi, ma come partito non ci possiamo sottrarre a una riflessione unitaria e seria su questi temi", contrastando "con forza posizioni retrograde e oggi fuori tempo massimo"Secondo Prodi, quel documento è stato "sciaguratamente appoggiato da alcuni della maggioranza, salvo (saggi) postumi ripensamenti". La consigliera regionale Pd ci tiene però a sottolineare anche "l'ennesimo insidioso tentativo da parte della destra di creare o mantenere una gerarchia di beneficiari dei diritti civili". Ma proprio su questi temi, insiste Prodi, "un partito di sinistra deve avere al contrario una voce unitaria, chiara e riconoscibile, lontana da posizioni antisociali e antistoriche, oltre che antidemocratiche. I diritti civili non possono essere appannaggio di una singola categoria e come Pd non possiamo che impegnarci a portare avanti un progetto politico che promuova misure e interventi inclusivi e non di esclusione". Inoltre, aggiunge la consigliera regionale Pd, "colpisce come il documento si concluda con il rifiuto di aderire alle linee guida in materia di educazione sessuale dell'Oms. Ci si oppone all'insegnamento dell'educazione sessuale nelle scuole? - si chiede Prodi - siamo davvero ancora a un punto di tale arretratezza?".

Da notare che la stessa Silvia Prodi nell' incotnro organizzato da Pippo Civati a Bologna aveva fortemente difeso il ruolo della scuola pubblica

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/12/17/news/faenza-103109846/

http://www.romagnanoi.it/news/home/1212740/Famiglia-naturale--il-Pd-accetta.html

 

 

Ma qual'è la famiglia naturale ?

Fortunatamente al contrario di una parte del partito democratico di Faenza quello Veneto sembra aver più presente che siamo in uno stato laico e democratico

Premessa la Regione Veneto su inizaitiva dell' Assessore Elena Donazzan (ex fronte della Gioventù ed ex AN, distintasi qualche anno fa con la proposta di proibire nelle biblioteche i libri di autori che si erano dichiarati solidali con il latitante Battisti) ha approvato la promozione della «Festa della Famiglia Naturale», da tenersi l’ultimo giorno di scuola, nelle scuole, prima della sosta natalizia.

 L’Onorevole del Partito Democratico, Sara Moretto, ha presentato un’interrogazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Istruzione e al Ministro per gli Affari Regionali, chiedendo un loro intervento per far rispettare i principi sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dagli atti del Parlamento Europeo, con i quali contrasta in modo palese la decisione della Regione Veneto di istituire la Festa della Famiglia Naturale.
“La Regione Veneto, intendendo come famiglia naturale quella fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna – afferma Moretto – commette un’azione discriminatoria verso tutte quelle famiglie adottive e affidatarie, monoparentali (es. ragazze madri), omoparentali (famiglie composte da genitori dello stesso sesso), quelle composte da genitori non sposati, quelle composte da persone vedove, separate e/o da parenti (es. una madre e una nonna) e di conseguenza mette in profonda difficoltà – prima di tutto – i bambini e i ragazzi e, successivamente, i genitori e gli insegnanti che dovrebbero, su indicazione dei dirigenti scolastici, promuovere la Festa nelle scuole prima del Natale. Con questa iniziativa la Regione Veneto – conclude Moretto – impone sostanzialmente un modello sociale, senza rispettare le diversità oggettive, culturali e religiose, strumentalizzando di fatto la scuola pubblica”.

L’interrogazione è stata sottoscritta da altri deputati veneti del Partito Democratico.

 

Alle giuste osservazioni dell' on Moretto vorremmo aggiungere alcune statistiche apparse recentemente su Left

L’ultima fotografia scattata dall’Istat alle relazioni tra cittadini è ben diversa da quella immaginata dalla Regione Veneto. La famiglia nucleare composta da padre, madre e figli infatti rappresenta sempre meno la realtà italiana. Le famiglie coniugate con figli che, nel 1998 per esempio erano il 46 %, nel 2011 sono scese al 36,4 per cento. In Italia una famiglia su tre è ormai costituita da una sola persona: erano il 24,9 per cento del totale nel 2001 mentre nel 2011 sono arrivate a 31,2 % (7 milioni e 667mila). Le cause sono il progressivo invecchiamento e quindi l’alto numero di vedovi (4 milioni e 600mila nel 2011) ma anche la libera scelta di vivere da soli e un massiccio aumento delle separazioni e dei divorzi. In dieci anni, dal 2001 al 2011, il numero dei matrimoni falliti è quasi raddoppiato: da 1 milione e 530mila a 2 milioni e 658mila. Le famiglie di unioni libere, con o senza figli, interessano circa 2 milioni e mezzo di persone. Mentre aumenta il numero delle famiglie (da 23 milioni e 216mila del 2006-2007 a 24 milioni e 979 mila del 2012-2013) si assiste ad un progressivo calo del numero dei loro componenti. Nel 1951 erano 4, per passare a 3,3 nel 1971 a 2,6 nel 2001 fino ai 2,4 del 2011, con punte massime in Campania (2,8) e minime in Liguria (2,1).

 

 

http://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=2799671

http://www.giornalettismo.com/archives/1678759/il-veneto-di-zaia-e-lincredibile-festa-della-famiglia-naturale/

http://www.partitodemocraticovenezia.it/2014/12/festa-famiglia-naturale-veneto-moretto/

http://www.left.it/2014/12/19/un-paradosso-chiamato-famiglia/

 

Civati per una sinistra laica , moderna , repubblicana

Pippo Civati ha raccolto a Bologna qualche centinaio di esponenti della sinistra interna ed esterna al PD con lo slogan "per una sinistra laica, moderna , repubblicana". Questa un intervista dove illustra il suo progetto

Pippo Civati: “Renzi ha deciso di combattere la sinistra”

Il deputato del PD spiega a Giornalettismo come la strategia del presidente del Consiglio sia il contrasto al mondo progressista, imposto in un campagna autunnale durissima contro gli esponenti dei sindacati, del mondo della cultura e di chi difenda la rappresentanza. Una linea politica favorita dall'isolamento del M5S di Grillo e Casaleggio, i garanti del patto del Nazareno.

Pippo Civati un anno fa è arrivato terzo alle primarie del Partito Democratico che hanno eletto segretario Matteo Renzi. Da allora la distanza tra il deputato di Monza e il leader del PD, poi diventato presidente del Consiglio, si è sempre più ampliata. Civati ha più volte evocato il rischio di una scissione, e ieri a Bologna ha lanciato una sua nuova organizzazione,Possibile, per rilanciare una sinistra laica, moderna e repubblicana a suo dire ormai impossibile nel partito di Matteo Renzi. Ecco la sua intervista a Giornalettismo.

A un anno dal terzo posto alle primarie a Bologna è stata lanciata la Sinistra “Possibile”, laica, moderna e repubblicana, preceduta da una ricognizione via web tra iscritti e simpatizzanti. Il PD guidato da Renzi non è definibile con queste parole?
Il Pd di Renzi ha scelto le larghe intese, la prospettiva del partito della nazione, ha scelto di combattere la sinistra, quella dei sindacati e quella degli intellettuali, quella delle persone di cultura (professoroni gufi e rosiconi), quella che si richiama ai valori della rappresentanza, con parole pesanti e una campagna d’autunno durissima.

Facciamo finta che nel 2013 molti ex elettori bersaniani e un po’ di renziani pentiti avessero votato Civati invece che Renzi alle primarie, incoronandola segretario del PD. Come sarebbe diversa la storia del PD e dell’Italia rispetto a quanto visto negli ultimi 12 mesi ?
Intanto Letta ci avrebbe portato alle elezioni, senza blitz e giochi di Palazzo, in modo onorevole e comprensibile. E poi alle elezioni saremmo andati per rappresentare il centrosinistra contro la destra, senza pasticci e senza ambiguità. Con un programma di governo scritto (ormai è tutto affidato alla tradizione orale, dello slogan e del tweet) e persone scelte direttamente dai cittadini, non come con il Porcellum o con l’Italicum.

L’inchiesta su Mafia Capitale ha evidenziato ancora una volta la diffusione della corruzione all’interno delle istituzioni italiane. Quali sono le responsabilità del PD secondo lei? Apprezza le decisioni prese per contrastare quanto emerso dal lavoro dei magistrati?
Quando dicevo che la legalità era pre-politica, che doveva arrivare prima della politica, tutti alzavano le spalle; quando facemmo le primarie, rifiutai il sostegno di tutti quelli che mi promettevano pacchetti di voti, il moltiplicarsi delle tessere, i pasticci dei capibastone. Chiesi a tutti di selezionare attentamente le persone, di perdere qualche congresso per alzare il tono e la qualità dei gruppi dirigenti. Non mi rispose nessuno, salvo poi – a congressi di circolo terminati – chiedere conto di comportamenti che non tornavano. Peccato ci si muova sempre dopo.

Il Governo Renzi cosa dovrebbe fare dopo un’inchiesta come quella su Mafia Capitale? Concorda con quanto annunciato dal presidente del Consiglio nel video?
Si dovrebbe cambiare tutto, a cominciare dalla trasparenza e tracciabilità, dal dichiarare tutti quanti ci sostengono senza nascondersi dietro la questione della privacy, costringendo le fondazioni a attenersi agli stessi criteri di pubblicità che pretendiamo dai partiti, pretendendo da tutti rigore – fino alla pedanteria. Quanto alle riforme promesse, vorrei che non fossero più promesse: le stesse parole erano state usate dopo il Mose: non è accaduto nulla. Se si vuole intervenire, si inizi dal falso in bilancio e dalla prescrizione. Subito.

http://www.giornalettismo.com/archives/1690073/pippo-civati-renzi-deciso-combattere-sinistra/

L. Zanetti Divorzio consensuale da PD

Con l' autorizzazione dell' autore proponiamo una lucida analisi di Lodovico Zanetti consigliere comunale PD di Forlì

Manifesto per una uscita cooperativa dal PD.
Il punto è che Matteo Renzi ha ragione, Non si può, in un partito votare contro su un tema portante del lavoro. Ma ha ragione anche Cuperlo che esce, e Civati che sta dentro, e vota contro. Perchè prima del partito vengono i valori. C'era chi lo sostenne nel 2007, non poteva funzionare. Non ci diederò retta, e fecero nascere l'ircocervo. A favorirne la nascita ci fu un tumore politico, che espandendosi da destra compresse in uno spazio politico angusto due visioni politiche incompatibili, quella popolare e quella socialdemocratica . Le forse laiche e liberali, che fanno da cuscinetto tra i due giganti, sono compatibili, in realtà con entrambe i mondi. Cosa succede, ci sono due opzioni, per la leadership di un simile mostro. La prima, è in sintesi il maanchismo veltroniano, l'incapacità totale di essere. Chi viene da una storia come quella comunista vive la ricerca di sintesi come necessità spasmodica. E lo stesso errore ha commesso, seppure in maniera più larvata Bersani. Non è stato duro su Leopolde e rottamazioni come avrebbe dovuto. Poi arriva Renzi. Non gli faccio l'esame del sangue, ma del DNA. 100% doroteo. E da doroteo, lui, il partito lo governa.E' disposto a usare il manuale Cencelli, e se non gli si rompe i coglioni, i posti ci sono per tutti. Recupera Bonaccini, ricicla Fassino, piazza Orfini alla presidenza. Ma dimentica un dettaglio. Metà del suo partito ha dei valori. E non è disposto a passarci sopra. E vive, in maniera drammatica la contraddizione. Novelli Thomas Beckett devono decidere se stare con il Re, anzi con il Renzi, o con Dio, anzi con le idee. E se all'inizio si cede, per la ditta, lo slittamento pare inevitabile . Prima parte Civati, che essendo speculare a Renzi, a sinistra, non soffre di tabù storici, e non ha problemi a votare contro. Seguono i Fassina, i Cuperlo. Restano i Bersani e gli Speranza per ora. Ma fino a quanto? Fino a quanto il filo di bava della fedeltà a una ditta che non ha più quella mission può tenere? E cosa succederà se si spezza. Nel frattempo, i vincenti, peggio di coglioni che segano il ramo dove sono seduti, sperano in una scissione. Dimenticano che una soluzione traumatica metterebbe in crisi non solo il parlamento, e se si votasse lo si farebbe con un proporzionale puro, ma decine di città, e qualche regione. Che fare? O si trova una soluzione che salvi i valori ideali di chi sta nel partito , o si deve arrivare a una soluzione che risolva il problema senza eccessive perdite di sangue. Si tratta di prendere atto che il matrimonio è fallito, e si devono cercare forme di convivenza politica meno ingessanti, e meno oppressive. Fare, insomma due partiti , magari federati, che abbiano finalmente, ciascuno un loro piano valoriale, e che possano, definiti chiaramente posizionamenti politici , dopo le elezioni, e non con consultazioni troppo aleatorie, come le nostre primarie (ai congressi votano i tesserati, sulle cariche monocratiche si fanno quei maledetti registri) . A quel punto si saprà se c'è, da una parte un 25% e dall'altra un 16% o viceversa...

Liberalizzazioni e blocco sociale

Il perchè Panorama , giornale della famiglia Berlusconi , pubblichi un articolo massimamente elogiativo di Bersani contropposto a Renzi può essere oggetto di varie spiegazioni, anche in connessione con il conflitto interno al centro destra tra chi vorrebbe continuare l' asse fra Berlusconi e Renzi e chi lo considera una scelta disastrosa.

L' articolo in questione è però intreressante per altri motivi , ricorda l' entità delle libweralizzazioni di Bersani , in fatto che l' attuale governo non sembra averne nessuna in cantiere , ricorda che le liberalizzazioni di Bersani colpirono il blocco sociale degli avversari poltici ( come è normale nella dialettica politica , basti ricordare il succedersi di nazionalizzazioni e privatizzazioni nel succedersi di governi laburisti e conservatori del dopo guerra) .

Aggiungiamo un'ulteriore osservazioni questo governo non solo non ha in cantiere nessuna liberalizzione , ma ha scelto tutte ipotesi "riformiste " che colpiscono il blocco sociale che aveva sostenuto il proprio partito e i partiti alleati: lavoratori stabilizzati, dipendenti pubblici , utenti di pubblici servizi , magistratura sisitema della autonomie (per ora pensionati rimangono in bilico e le coop non hanno problemi, immaginiamo perchè)  . Nulla che interessi il blocco sociale colpito dalle riforme di Bersani e che giustamente Panorama attribuisce al centro destra è previsto.

Appare evidente che ci sono fascie sociali che godono della attenzione  ( o per lo meno dell' assenza di attenzione negativa) di tutto lo schieramento e altre attualmente penalizzate a torto o a ragione da tutto lo schieramento. Prima o poi doveranno trovare una propria rappresentanza

http://www.panorama.it/economia/profiteroles/perche-bersani-vero-liberale/

 

CASTRUCCIO L'ipotesi Della Valle

Diego Della Valle parla bene ma come razzola?

 
La sua azienda va alla grande, conosce bene il mondo degli affari. Quando è entrato nei salotti buoni ha contestato i vecchi residenti. Con Italo perde soldi ma le FFSS non si sono comportate come gentiluomini inglesi- Ha amicizie varie e inimicizie molteplici. Nel Paese più dadaista del mondo c’è posto anche per lui.
 
Ormai è qualche tempo, dal 1994, che Diego Della Valle gironzola nei dintorni della politica quindi le sue presenze televisive, che nelle ultime settimane si sono intensificate, non devono suonare di sorpresa per alcuno. Di lui si dice che dopo essere stato elettore del partito repubblicano sia stato incantato da Berlusconi, ma fu fascinazione di breve durata. Pare che già dopo un paio d’anni fosse deluso dal domiciliato d’Arcore e decidesse di muoversi per altri lidi. La cosa di per sé fa già salire la colonna delle positività di un paio di punti.
 
Da quel che dice sembra uomo di buon senso piuttosto che partigiano di una parte (sinistra) piuttosto che dell’altra (destra). Con un po’ di civetteria si definisce ciabattino e non gli dispiace ricordare d’essere figlio e nipote di operai e quindi qualche ricordo, foss’anche lontano, di cosa si debba fare per arrivare alla fine del mese deve averlo mantenuto. E forse per lo stesso motivo pare che conosca bene i disagi dei pendolari che spesso cita. Indubbiamente è uomo che sa far funzionare la sua azienda e oltre alla produzione conosce bene il mondo degli affari. Ammette che star fuori da certe stanze non aiuta il business e per questo, alla fine degli anni novanta, acquistò quote di Banca Nazionale del Lavoro ed entrò nel consiglio d’amministrazione della Comit, poi in Mediobanca e quindi in Rcs. Senza voler dimenticare la Fiorentina. Una squadra di calcio fa status anche se, dopo i primi incontri, la compagnia non gli deve essere piaciuta molto e ha passato la mano al fratello.  Ma d’altra parte non sempre si possono scegliere i vicini.
 
Dovunque è stato ha svolto la parte del contestatore del sistema esistente. Essendo del ’53 gli deve essere rimasta attaccata qualche scoria del tardo ’68. Comunque a dare un’occhiata anche superficiale al sistema economico-finanziario italiano vien difficile dargli torto. Dopo di che lui avrà i suoi obiettivi, tutti legittimi e retti, si immagina, ma al momento non sono questi in discussione. Li si analizzerà a tempo debito.
 
Oltre che ai salotti sedicenti buoni della finanza italica si è dato da fare sul campo sia in Italia che negli Usa. Ha fondato un fondo di investimento dedicato al lusso (Charme), ha partecipazioni in molte aziende: Piaggio, Bialetti, Ferrari (e bisognerà vedere per quanto ancora) e Cinecittà. Negli Usa ha comprato e venduto quote di Saks Fifth Avenue. E pare abbia sempre guadagnato dalle sue operazioni. L’unica che gli va in perdita è Italo, la compagnia ferroviaria. Ma ad onor del vero sono da dire due cose. La prima è che Italo corre solo sulle tratte ricche e non si occupa affatto dei percorsi dei pendolari. E questo lascia un po’ di amaro. La seconda e che  le FFSS gli hanno creato un sacco di problemi e, per dirla come va detta, non si sono comportate come dei gentiluomini inglesi. Ma d’altra parte Mauro Moretti non ha mai preteso di esserlo. Oltre a tutto viene dalla Cgil.
 
Qualche volta ha detto di non essere contro la patrimoniale, se fatta con equità, talaltra ha confermato che le tasse dovrebbero essere pagate secondo i propri redditi. Non è una gran novità ma detta da un miliardario suona meglio.  
 
Le sue amicizie sono varie: da Luca Cordero di Montezemolo a Luigi Abete a Clemente Mastella e , forse, D'Alema Massimo. Non sono proprio la stessa cosa ma lui che li conosce di persona vi ha trovato del buono. Magari un giorno dirà dove stà. I nemici invece, come capita a molti, sono tanti: Marchionne, da sempre, poi Elkan John, che lui chiama Jaki, Berlusconi, Verdini e poi Renzi e poi il già citato Moretti. Quelli di seconda schiera non sono considerati.
 

Accusa Renzi di aver fatto tonnellate di promesse mentre i fatti conclusi si pesano ad etti. E anche qui dargli torto viene difficile. A sentire i beni informati starebbe pensando ad un governo fatto solo da esperti che non vuol dire tecnici. Di quelli ne ha avuto abbastanza anche lui. Il suo nuovo slogan è: «questa non è l’ultima spiaggia.» Che tradotto significa: «ci sono alternative a Renzi (ed io sono una di quelle. Se non l'unica.).» 
 

A questo punto restano due interrogativi: come fa ha racimolare i voti per governare e poi quali sono i suoi esperti. Dopodiché nel paese più dadaista che c’è una chance la si può dare anche a lui. Che un conto è parlare un altro è razzolare.