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RIFORME BUONE E CATTIVE

 

Una frase che sentiamo spessissimo da parte dei sostenitori del governo Renzi e dallo stesso premier è "dopo tanti anni di immobilismo, finalmente qualcuno cambia qualcosa ma i conservatori non lo fanno lavorare  ..."

Ma da dove viene questa leggenda dell' immobilismo ? del fatto che non si è fatto nulla ? Il problema dell' Italia non è che non si è fatto nulla è che non si è fatto nulla di buono

 

Le riforme sulla giustizia di Berlusconi , dall' abolizione del falso in bilancio , all' accorciamento delle prescrizioni erano azioni sbagliate non immobilismo, le riforme sulla PA di Brunetta erano azioni sbagliate che peggiorarono una situazione già caotica e fortunatamente furono fermate nella parte più distruttiva, la riforma del titolo V del centro sinistra ebbe luci , ma anche molte ombre, la riforma della legge elettorale toscana voluta dal centro sinistra fu spaventosa perchè aprì la strada alla riforma della legge nazionale il porcellum, la riforma universitaria della Gelmini è stata un disastro , il taglio del cuneo fiscale voluto da Prodianche a settori non esposti alla concorrenza internazionale – su questo sono d'accordo con il senatore Musi - fu uno spreco, il rientro dei capitali all' estero e i condoni di Tremonti un insulto agli onesti, gli ulteriori interventi riformatori sul fisco sempre di Tremonti che detassavano gli straordinari all' inizio della più grave crisi economica del dopoguerra furono follia, le riforme sulla immigrazione e sul contrasto alla tossicodipendenza rispettivamente di Fini Bossi e Fini Giovannardi hanno peggiorato al situazione che volevano curare, gli interventi sulle procedure in deroga per le grandi opere pubbliche hanno ampliato le possibilità di ruberie e corruzione , l'abolizione dell' ICI ha portato disastri che non si è ancora riusciti a sanare….

Dobbiamo continuare ? L' Italia non ha sofferto di immobilismo ma di cattiva politica , quella cattiva poltica che - sulla base di “adesso bisogna intervenire” - ha dissestato il paese . C'è qualcuno che di fronte all' elenco riportato qui sopra si sente onestamente di negare che piuttosto che mettere in cantiere quelle riforme era meglio non fare nulla ? C'è qualcuno che può onostamente non rimpiangere che i frenatori abbiano fallito ? Certo l'optimum sarebbe stato intervenire ed intervenire bene . Ma tra una cattiva riforma e nessuna riforma è largamente preferibile la seconda  

 

 

Da Renzi nuova stangata sulle vittime della Fornero

Il governo Renzi zitto zitto ha predisposto una nuova stangata su chi a causa della legge Fornero ha continuato e continuerà a lavorare . Per i particolari tecnici rimandiamo all' articolo dell' IPSOA , ma la questione è pressappoco questa. Fino alla riforma del 2011 si andava in pensione dopo 40 anni di contributi , più un periodo detto di finestra durante il quale si poteva lasciare il lavoro ma si era senza assegno. La riforma Fornero ha allungato la anzianità necessaria, 41 anni per le donne 42 per gli uomini, più un ulteriore periodo , attualemnte di 6 mesi e in crecita anno dopo anno. Fino a tale scadenza è necessario lavorare , lavoratore e datore di lavoro  pagano i contributi, ma disse la Fornero , la vostra pensione migliorerà. Ora il governo Renzi ha deciso che questi anni in più , ripetiamo sono via via crescenti, non sono utili per determinare l'entità della pensione che sarà calcolata fino al limite massimo di anni pre Fornero. La norma è retroattiva dal gennaio 2012 . Tu e il tuo datore di lavoro avete pagato i contributi ? Magari hai pagato solo tu i contributi figurativi perchè eri un esodato ? chi se ne frega ! l'incremento per il maggior numero di anni se lo tengono Renzi e Poletti.

http://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/pensioni/quotidiano/2015/01/08/legge-di-stabilita-2015-tetto-all-importo-delle-pensioni

il pasticciaccio brutto del condono fiscale

 

Mentre scende il fragore sulle terribili giornate parigine in Italia riprende il dibattito politico che era stato attraversato dalla vicenda della delega fiscale che fu presentato come una maniera per dare maggiore certezza al diritto del contribuente .

Salvo scoprire che è inserito un articolo il 19 bis che recita: “Per i reati previsti dal presente decreto (che all’articolo 4 include la “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici”, il reato esatto per cui è stato condannato il leader di Forza Italia,ndr), la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al tre per cento del reddito imponibile dichiarato o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al tre per cento dell’imposta sul valore aggiunto dichiarata. Per tali fatti sono raddoppiate le sanzioni previste dal decreto legislativo n. 471 del 1997.” Permettendo, dicono i critici ampie possibilità di evasione a rischio limitato per i contribuenti più ricchi e sopratutto di salvare Berlusconi dalle conseguenze della unica condanna definitiva che ha subito .

Ora il problema non è tanto o non solo l'ennesimo escamotage per impedire che un potente sconti una sia pur ridottissima pena, e neppure l' incentivo alla evasione marginale mediante falsificazione ( perchè di questo si parla ), ma il caos che è scoppiato quando non si è ancora capito chi materialmente ha proposto al norma incriminata , perchè nel consiglio dei ministri tutti sostengono di non averla vista .

Proprio su questa vicenda si incentra un commento di Antonio Polito, certo non sospettabile di simpatie per la “ditta” e gli oppositori di Renzi, ma che a nostro avviso descrive bene il vero problema del metodo Renzi,

Anche se fosse solo un «incidente di percorso», la norma che depenalizzava le frodi fiscali sotto una certa soglia deve suonare come un campanello d’allarme per alcuni metodi del «renzismo». Il primo problema è il Consiglio dei ministri. Nel quale evidentemente, per fretta, timidezza o esibizione di decisionismo, le norme non si discutono più collegialmente con la necessaria attenzione; oppure i titolari dei dicasteri non sorvegliano ciò che accade dopo la riunione del Consiglio, nei margini di discrezionalità aperti dalla formuletta «salvo intese».

Il secondo problema è l’eccesso di leggi delega, che lasciano le mani dell’esecutivo un po’ troppo libere di legiferare al posto del Parlamento, ridotto ad esprimere semplici pareri consultivi. Il terzo problema è la responsabilità dei civil servants , qui da noi chiamati burocrati, accusati spesso dal premier di frenare: funzione che questa volta si sarebbe invece rivelata utilissima, se qualcuno l’avesse esercitata. L’ultimo problema consisterebbe in una rivalutazione dei cosiddetti gufi, perché meno male che in giro c’è qualcuno che i testi li legge, a differenza dei ministri che li approvano.

 

http://www.lastampa.it/2015/01/04/italia/politica/il-decreto-attuativo-della-delega-fiscale-sulla-certezza-del-diritto-NbYCnkrDzonAj06rgwTGPJ/pagina.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/06/salva-berlusconi-non-cosi-governo-renzi-grazia-gli-evasori-milionari/1317162/

http://www.corriere.it/editoriali/15_gennaio_06/sospetti-fugare-subito-50326530-9571-11e4-9391-39bd267bd3d5.shtml

Il 3% salva evasori

Il commercialista e il 3%: “Si creeranno enormi riserve di fondi neri”

Si occupa da anni di diritto penale dell’economia, anche come consulente delle procure, per cui da anni redige rapporti in inchieste su reati finanziari e di mafia. “Ma io sono un commercialista”, dice Giangaetano Bellavia, “dunque, da idraulico del diritto, non capisco come invece tanti avvocati, al governo e in Parlamento, possano far finta di non sapere e di non capire”. Il riferimento è alla soglia del 3 per cento dell’imponibile, sotto la quale Matteo Renzi e Maria Elena Boschi (che è avvocato) vorrebbero non far scattare la punibilità penale. Lo hanno scritto nel decreto approvato la vigilia di Natale, poi ritirato dopo le polemiche sugli effetti “salva-Berlusconi”. Ma ora lo stanno riproponendo, forse con qualche ritocco, quale l’esclusione della frode fiscale. La soglia, ha detto il ministro Boschi, serve per sanare gli errori. “Ecco”, trasecola Bellavia, “come fa un avvocato a non sapere che la frode fiscale scatta soltanto quando c’è un intento fraudolento, cioè il dolo? Se è un errore, non scatta il reato. Non possono non saperlo: lo dichiarano perché tanto sanno che, come dice Crozza, ‘Si bevono tutto’. Gli errori non sono reati, sono già esclusi dalla punibilità penale”.
Ma la soglia, ha dichiarato il ministro Boschi, c’è anche in altri Paesi. La Francia, per esempio. “Sì, ma voi del Fatto avete giustamente replicato che, accanto alla percentuale, in Francia c’è una soglia in cifra assoluta, piuttosto bassa. E il bello è che c’è già anche in Italia! Non c’è per il reato di frode fiscale mediante fatture false. Ma per la frode senza false fatture sì, era di 150 milioni di lire, poi diventate 77 mila euro. Nel 2011 il governo Berlusconi l’ha ridotta a 30 mila euro. Per il reato di dichiarazione infedele, invece, era di 200 milioni di lire, diventati 100 mila euro. Anche qui, Berlusconi nel 2011 l’ha dimezzata, riducendola a 50 mila. È già una soglia generosa, visto che 50 mila euro d’imposta corrispondono ad almeno il triplo di soldi evasi”.
Quello che a Bellavia non va giù non è tanto la soglia in termini assoluti, ma la soglia in percentuale. “Privilegia i grossi contribuenti e penalizza i piccoli. Legittimare il 3 per cento a chi ha 1 miliardo di imponibile significa permettergli di frodare 30 milioni di euro l’anno. È mai possibile? E allora, perché non mettiamo una soglia alla rapina? O ai furti nei supermercati? E ai poveracci che rubano per mangiare? Il comandamento dice: non rubare. Non dice: non rubare sopra una certa soglia. Se vogliamo introdurre una percentuale, facciamo prima ad abolire i reati tributari”.
C’è poi un problema che rimane comunque irrisolto: “Segua il mio ragionamento. Un ufficiale tedesco durante la Seconda guerra mondiale porta via un quadro prezioso da una chiesa di Napoli. Oggi ritrovano il quadro: l’ufficiale è morto e non è più perseguibile, ma il quadro deve tornare a Napoli, non resta agli eredi del tedesco. E allora risponda alla mia domanda: il 3 per cento che viene depenalizzato che fine fa? Resta dello Stato? Lo confisco? Oppure resta nella disponibilità di chi ha frodato il fisco? Il quadro resta corpo di reato, e chiunque se lo passa di mano compie reato di ricettazione. Chi manovra invece i soldi sotto il 3 per cento è un riciclatore o no, visto che non ha commesso un reato? E pensi a che enormi riserve di nero possono fare le grosse aziende con il 3 per cento del loro fatturato: pronte per corrompere e per comprare chissà quanti senatori e deputati… ”.

(Il Fatto Quotidiano)

http://www.libertaegiustizia.it/2015/02/06/il-commercialista-e-il-3-si-creeranno-enormi-riserve-di-fondi-neri/

Salva Evasori , ben oltre il 3%

Altro che 3% nel decreto fiscale chiamato dal Governo "Certezza del diritto" sembra che la certezzasia anche un grosso regalo ai grandi evasori 

così spiega Fisco equo , la rivista telematica dell' associazione per la legalità e lì' equità fiscale

"Per i grandi evasori arriva un super condono a costo zero. Il governo del fare è fortemente impegnato a disfare una delle norme che negli ultimi anni ha contribuito in maniera più significativa al recupero dell'evasione. Quella che prevede il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in presenza di reati. Lo strumento utilizzato dall'esecutivo è sempre il decreto legislativo che attua la delega fiscale attualmente sospeso per via della norma salva Berlusconi. Il provvedimento, oltre a vanificare il raddoppio dei termini per il futuro prevedendo che il raddoppio opera solo a condizione che la denuncia sia trasmessa entro il termine ordinario per l'accertamento, azzera tutti gli accertamenti fatti sulla base della vecchia norma non ancora divenuti definitivi. In pratica ciò significa che tutti i maxiaccertamenti per i quali è in corso un contenzioso sono risolti a favore del presunto evasore per il solo fatto che l'accertamento non è ancora diventato definitivo. Si tratta in pratica di un condono a costo zero a favore dei grandi evasori. A questo punto non ci resta che rimpiangere Tremonti: almeno chiedeva di pagare il 5%."

http://www.fiscoequo.it/2015/index.php/analisi/item/970-delega-fiscale-in-arrivo-super-condono-selettivo-per-grandi-evasori

la notizia è riportato anche da La Stampa , che la ricollega alla possibilità che sia vanificata la perseguibilità deglie vasori scoperti con al "lista Falciani"

http://www.lastampa.it/2015/02/10/economia/ma-con-la-nuova-delega-la-caccia-agli-evasori-pi-difficile-JXXELTItDv5bp37tNmkFvL/pagina.html

 

 

Quando anche Sabino Cassese scivola sul centralismo

Sabino Cassese è un grandissimo esperto di pubblica amministrazione, ma il fatto che anche lui si confonda quando parla di competenze centrali e locali da un 'idea dell' ubriacatura centralistica che sta attraversando il Paese. L' ex ministro della funzione pubblica con Ciampi pubblica oggi 10 dicembre un articolo sul corriere dal titolo "punire i corrotti , ma più prevenzione" , con moltissime osservazioni più che condivisibili, tra cui una critica all' eccesso di affidamenti al proivato , sia profit che non profit , di funzioni dell' amministrazione pubblica . Poi se ne esce con questa frase "in Italia abbiamo una eccessiva ramificazione , le frange periferiche di un sistema di poteri pubblici troppo estesi " e fin qui c'è solo da convenire , ma poi continua "Perchè ad esempio, la gestione dell'immigrazione , che è problema nazionale (anzi europeo ) è affidata agli enti locali ?". Pare incredibile ma cotanto esperto confonde le politiche di immigrazione con quelle di accoglienza. le politiche di immigrazione , chi può entrare a che condizione e di fronte a quali necessità , chi deve essere considerato regolare  e chi no sono compiti dello stato e ci vorrebbe più supervisione europea, e l' Italia ovviamente non fa eccezione . Quello di cui si occupano gli enti locali sono le poltiche di accoglienza , su vari filoni programmi di alfabetizzazione , la formazione degli operatori pubblici che interagiscono con gli immigrati, l'assistenza ai minori non accompagnati, asssitenza ai rifiugiati (ovviamente dopo che lo stato centrale li ha localizzati su un territorio) campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione.... queste sono le cose di cui si dovrebbe occupare lo stato o addirittura la UE ?

Corporazioni e sviluppo

 

Torna timidamente sui giornali il tema di come nel momento attuale le riforme per sbloccare il paese sembrino riguardare solo il lavoro dipendente .

Stefano Feltri sul fatto quotidiano si chiede se non valga la pena di tern conto anche di altri ambiti lavorativi e di come al crescita sia bloccata da norme che, aggiungiamo noi, risalgono più che all' epoca dei gettoni telefonici a quelli dei messaggeri del Re .

Feltri ricorda come ultimamente l' autorità antitrust abbia multato l' ordine nazionale degli avvocati di 912.000 euro “ La vicenda risale al 2008: il sito AmicaCard offre agli avvocati la possibilità di farsi pubblicità on line, sfruttando le liberalizzazioni del decreto Bersani che eliminano le tariffe minime. Il Consiglio nazionale forense dichiara guerra ad AmicaCard e rivendica la possibilità di introdurre comunque una soglia sotto la quale non si può scendere perché il compenso “seppur rimesso alla libera contrattazione delle parti”, deve essere “comunque adeguato all’importanza dell’opera e al decoro della professione”. E il decoro lo stabilisce il Consiglio, che ritiene la concorrenza indecorosa ma accetta senza problemi che i praticanti o i giovani avvocati siano remunerati brevi manu dai loro dominus con poche centinaia di euro (per i fortunati, gli altri lavorano gratis) e di fatto in nero.

l'Antitrust pertanto ha multato il Consiglio nazionale forense per aver ristretto la concorrenza, limitando l'autonomia degli avvocati in materia di compensi professionali. La decisione dell'Autorità chiude così un'istruttoria sulle condotte del Cnf per violazione dell'art. 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

D'altra parte che la crescita non provenga solo dalle norme sul lavoro dipendente lo riconosce un imprenditorie tutto di un pezzo come Caprotti dell' Esselunga .(tradizionalmente uno dei maggiori finanziatori di Forza Italia ) propone come esempi di liberalizzazioni che hanno prodotto crescita varie leggi tra cui le due riforme di Bersani sulla superficie dei negozi (1998) e sulla produzione del Pane (2006).

Le liberalizzazioni di Bersani come motore di sviluppo sono contenute anche in un recente articolo di Panorama “Eppure è stato il "vecchio arnese" Bersani che ha permesso ai supermercati di vendere farmaci allargando la concorrenza, facendo scendere i prezzi, creano nuovi posti di lavoro e togliendo la terra sotto ai piedi alla casta dei farmacisti. E' Bersani che ha colpito la casta dei notai abolendo l'obbligo di avere una loro firma quando si vende un'auto o una moto. E' Bersani che ha iniziato ad abolire le tariffe minime per i professionisti (eliminate definitivamente da Monti), consentendo a un giovane avvocato di fare concorrenza al vecchio avvocato proponendo costi più bassi dei suoi consentendogli, per di più, di fare pubblicità al suo studio (prima era vietato).

E' Bersani che ha colpito il potere forte delle banche vietando le penali di estinzione dei mutui e l'addebito dei costi della chiusura di un conto corrente, facilitando enormemente il passaggio da un istituto all'altro aumentando così la concorrenza nel settore del credito. Ha provato a colpire la casta dei tassisti ed ha fallito, ma ha vinto contro il potere forte delle assicurazioni abolendo la figura dell'agente monomandatario. E' Bersani che ha imposto a quel potere fortissimo che si chiama Enel di scorporare e vendere una parte consistente di centrali elettriche (15mila Megawatt) in modo da creare il mercato dove prima c'era un semi-monopolio. E' Bersani che ha scorporato la rete di trasmissione elettrica (Terna) che ora è quotata in borsa. Se Renzi volesse continuare nell'opera potrebbe privatizzare il 29,8% di Terna ancora in mano alla Cassa Depositi e Prestiti oppure, a scelta, privatizzare la rete ferroviaria, ora ancora sotto il controllo pubblico, in modo che i nuovi entranti non debbano subìre gli ostacoli all'ingresso nel mercato ferroviario che ha dovuto subìre Ntv o, addirittura, fallire, come successe ad Arenaways.”

In tutte queste riflessioni il tema trasversale è : per far ripartire l' Italia si deve guardare solo al mercato del lavoro dipendente ?

 http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/20/professioni-colpe-blocca-crescita/1222673/

http://www.anmvioggi.it/rubriche/attualita/61079-avvocati-multati-per-912mila-euro-hanno-reintrodotto-le-tariffe.html

http://archiviostorico.corriere.it/2014/luglio/30/gualtiero_deve_sua_cotoletta__co_0_20140730_54f6c4e6-17ac-11e4-8384-65df190393b0.shtml

http://www.panorama.it/economia/profiteroles/perche-bersani-vero-liberale/

Maurizio Viroli , una "riforma " costituzionale improponibile !

Intervento di Maurizio Viroli nel dibattito "difendiamo la Costituzione" alla festa del fatto quotidiano Domenica 7 settembre 2014

 

<< Le parole hanno molta importanza in politica: qui stiamo parlando di una riforma costituzionale. La parola riforma nel linguaggio politico indica un mutamento radicale per il quale un'istituzione assume una nuova forma o riprende la forma del passato. Comunque nasce o rinasce qualcosa di profondamente diverso da ciò che esisteva. La revisione costituzionale è un'altra cosa: è il mutamento di alcuni dettagli, non la nascita di una nuova Costituzione. In questo caso invece si parla esplicitamente di riforma costituzionale: il ministro Boschi nel suo intervento del 21 luglio 2014 ha parlato esplicitamente di riforma, anzi ha usato toni di grande enfasi ed eloquenza parlando della riforma costituzionale come "madre di tutte le riforme istituzionali, politiche e civili che stiamo affrontando". I costituenti avevano un'altra idea quando discutevano dell'articolo 138: parlavano di revisione costituzionale, come si legge ad esempio nell'intervento del 10 gennaio 1947 ad opera del relatore Paolo Rossi. E' chiarissimo che intendevano modifiche circoscritte: uno, al massimo, articolo della Costituzione. Questa invece è appunto una riforma, ma è chiaro che l'articolo 138 , a mio parere, autorizza la revisione della Costituzione ma non la sua riforma. Nessun parlamento, tantomeno questo che è eletto sulla base di una legge elettorale incostituzionale, ha l'autorità di riformare la Costituzione per l'ovvia ragione che non si possono cambiare le regole del gioco mentre si sta giocando e non le possono cambiare i giocatori, in quanto saggezza politica ti impone di considerare che chi cambia e sta giocando probabilmente lo fa per il proprio interesse. Del resto esiste un altro punto su cui occorre riflettere: l'atto di riscrivere una Costituzione, di creare una nuova Costituzione, è l'atto per eccellenza del potere sovrano. E, signori riformatori, il sovrano è ancora il popolo in Italia: dunque voi non potete cambiare la Costituzione, anche perchè nessuno vi ha eletto per farlo.

Ho cercato di esaminare gli argomenti dei riformatori e mi sono posto una domanda banalissima: perchè vogliono riformare la Costituzione con tanta determinazione? Mi sono andato a rileggere alcuni interventi, per esempio quello del professor Quagliariello, il quale - all'avvio del lavoro del comitato dei saggi - spiegava che il paese attende da troppo tempo questa riforma. Quagliariello dimentica che nel 2006 il paese ha rifiutato con una notevole maggioranza la riforma costituzionale proposta dal governo di allora. Non vedo questa attesa spasmodica, questo trauma e questa sofferenza degli animi degli italiani per avere una nuova riforma costituzionale. Quagliariello aggiunge che "c'è la competizione globale e noi abbiamo istituzioni inadeguate, mentre le altre democrazie occidentali che hanno saputo affrontare tale competizione hanno riformato le loro istituzioni. Noi no". Prendiamo ad esempio gli Stati Uniti: in realtà non hanno cambiato un bel niente. Hanno cambiato chi governa, questo sì. E siccome hanno eletto una maggioranza che ha una correttezza di comportamento istituzionale altissima, hanno cambiato le politiche economiche e hanno superato la crisi. Non hanno affatto cambiato la loro Costituzione. Vorrei chiedere a Quagliariello: non sarà piuttosto che il problema di questa crisi italiana che ci consuma e ci corrode è dovuto non alla Costituzione ma alla corruzione, all'evasione fiscale e alla vostra spaventosa arroganza e incompetenza? Dicono che il sistema bicamerale è farraginoso e lento. Ho fatto qualche conto: il governo Letta è rimasto in carica 300 giorni approvando 35 leggi, il governo Monti 529 giorni con 92 leggi, l'ultimo governo Berlusconi 1280 giorni con 37 leggi. In media una legge ogni dieci giorni. Questo sarebbe lento? Non è affatto lento, la qualità delle leggi è un discorso diverso: con questa costituzione è possibile fare le leggi. Asserire che non si può legiferare perchè c'è il bicameralismo è assolutamente falso, sulla base dei dati di fatto. La domanda che vorrei porre ai formidabili riformatori è questa: cos'è questa vostra mania della velocità? Non avete letto la storia del pensiero politico dove si capisce che la libertà esige lentezza, dibattito, riflessione? Disegnare e deliberare una legge è opera difficile: è meglio sottoporla a due esami piuttosto che uno. E' questa la ragione fondamentale per cui le grandi democrazie moderne hanno adottato il sistema del bicameralismo. Il confronto tra i costituzionalisti del 1946 e i riformatori di oggi è rivelatore: i termini più ricorrenti nei documenti dell'epoca sono serio, severo, arduo. Addirittura il presidente della Commissione dei 75 diceva "avvicinarsi alla Costituzione richiede un sentimento religioso". Cosa significa in questo caso "religioso"? Significa basato sul principio morale, cioè la volontà di costruire qualcosa sulla base dell'impegno con la propria coscienza. Qualcosa che possa restare, che non sia dettato dagli interessi del momento o da ambizioni particolari. Leggendo i documenti dei riformatori ho trovato una sola volta la parola "difficile" pronunciata dal ministro Boschi: non intendeva dire che è difficile riformare la Costituzione ma che è difficile far approvare la loro riforma. Parlando dell'impresa nella quale si stanno impegnando l'ha definita "affascinante", quasi fosse un'avventura. La politica è fatta da esseri umani, uomini e donne con passioni, interessi, ambizioni, ideali. I padri costituenti avevano visto morire lo stato liberale, consumare dall'interno lo Statuto Albertino. Molti di loro hanno sofferto il carcere e l'esilio. Quando leggo i testi dei riformatori ci vedo dentro baldanza giovanile, una sicurezza sconfinata, senso di irresponsabilità e onnipotenza. Io tra la riforma di Calamandrei e quella di Calderoli non riesco nemmeno a immaginare un confronto. E se penso che la Costituzione repubblicana viene devastata sulla base di un accordo segreto con un delinquente, allora il mio sdegno diventa assoluto. Ci chiamano gufi, ma i gufi vedono bene di notte. E questa è la notte della Repubblica. Qual è il punto di tutto questo? Non importa che sia Renzi o un altro: chiunque abbia un potere enorme è pericoloso per la libertà repubblicana, e per questo motivo queste riforme devono essere contrastate. Il fine è quello di avere il potere di un esecutivo senza validi contrappesi, il metodo per arrivarci è creare l'illusione: far vedere ciò che non c'è. In questo Renzi è molto simile a Berlusconi. Per questo servono dei gufi, dei gufi che parlino>>.

http://alessandromenabue.blogspot.it/2014/09/perche-le-riforme-di-renzi-devono.html

 

Ainis la cucina delle riforme e il cuoco miope

 

Michele Ainis, docente costituzionalista di Roma Tre e firma del corriere della sera , con un brioso editoriale commenta l' attuale fase del processo di riforma istituzionale descrivendolo come una cucina , senza tanto ordine 

Ma per ottenere un piatto commestibile, bisogna anzitutto scegliere un'unica ricetta. È questo il nostro problema culinario: pencoliamo dalla nouvelle cuisine (il doppio turno in salsa francese) ai crauti (un Senato che scimmiotta il Bundesrat tedesco). Senza un'idea precisa, senza un progetto consapevole. Eppure in questi casi gli ingredienti sono solo due: rappresentanza e governabilità. Si tratta perciò di miscelarli per cavarne un buon sapore. Facile a dirsi, un po' meno a farsi. Specie in Italia, dove manca persino la bilancia. Come d’altronde testimonia la nostra stessa storia.

 

Dopo aver ricordato che nella prima repubblica l'equilibrio dei poteri aveva molto limitato il ricorso alla revisione costituzionale, nella seconda il maggioritario porta la tentazione per il vincitore di turno a riformarmarla a prorpio uso e consumo, e la situazione rischia di peggiorare

 Morale della favola: urge trovare un equilibrio fra rappresentanza e governabilità. Per esempio: il combinato disposto fra l’Italicum e il nuovo Senato permette al vincitore di mettere il cappello sul Quirinale. Non va bene, ma basta diminuire i deputati. E magari aumentare i collegi, per consentire all’elettore di conoscere il faccione dell’eletto. Abbassare le soglie di sbarramento, perché l’8% è una montagna. Innalzare il 37% con cui scatta la tombola elettorale: siccome un italiano su 2 marina ormai le urne, quella maggioranza è fin troppo presunta, e dunque presuntuosa. Ecco, la presunzione. È il nemico più temibile, perché nessuno può cucinare le riforme in solitudine. Mentre i 5 Stelle aprono al Pd, mentre Berlusconi offre collaborazione, sarebbe un delitto se il governo vedesse solo il proprio ombelico. Ma dopotutto, basta regalare al cuoco un paio d’occhiali. 

 

 

http://www.corriere.it/editoriali/14_luglio_07/c-cuoco-po-miope-cucina-riforme-96f2545e-059c-11e4-9ae2-2d514cff7f8f.shtml