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Repubblicani da non dimenticare Cipriano Facchinetti

 

Cipriano Facchinetti una vita per la democrazia , senza la paura di essere in minoranza

 

«Parlo a nome della « pattuglia » repubblicana come l'ha definita, senza offenderci, un deputato fascista. In un'epoca in cui la fortuna appartiene alla maggioranza pletorica delle persone che amano cambiare di frequente opinione, noi salutiamo questa nostra brevità di Gruppo come l'omaggio più fervido che possiamo rendere alla nostra grande passione»

Così Cipriano Facchinetti , deputato repubblicano di Trieste alla camera nel 1924.

 

Nacque a Capobasso il 13 gennaio del 1889 da madre calabrese e padre bergamasco, giovanissimo militante del Partito repubblicano, Facchinetti fu redattore, nei primi anni del Novecento, de Il Secolo di Milano e direttore di Il cacciatore delle Alpi di Varese. Nel 1912, accorse volontario garibaldino in Grecia.

Interventista e combattente nella Prima guerra mondiale, nel 1917 fu gravemente ferito agli occhi sul Carso e, rimasto quasi cieco, fu decorato di Medaglia d'argento al valor militare.

Fece parte sind a subito dell' ala democratica e non nazionalista dell'interventismo , fu infatti tra i promotori, con Bissolati e Ghisleri, della Famiglia Italiana della Lega Universale per la Società delle Libere Nazioni, che prosegue la sua azione negli anni successivi in appoggio alla creazione della Società delle Nazioni, collegandosi in tal modo alle simili iniziative prese negli altri paesi

 

Sempre con Bissolati fonda “L’Italia del popolo” E’, questo, l'organo dei Fascio wilsoniano d'azione, cui aderiscono repubblicani milanesi, alcuni socialisti riformisti dell'Unione Socialista Italiana (USI) e numerosi combattenti. L'organizzazione si richiama a quegli stessi principi indicati dal presidente statunitense W. Wilson L'Italia del popolo nasce in funzione antimussoliniana, Fra i due quotidiani, si sviluppa una violenta polemica, suscitata anche dalla serata al teatro della Scala di Milano del gennaio 1919, durante la quale Bissolati e Facchinetti sono bersaglio degli insulti di Mussolini e Marinetti sulla questione della "pace mutilata"

 

Al XIV congresso nazionale del PRI ad Ancona presenta un ordine del giorno sulla politica estera che esprime la sua opposizione alla politica di D'Annunzio su Fiume, di cui Facchinetti comprende i risvolti nazionalisti e militaristi. Alla fine di quel congresso il Facchinetti viene eletto nella commissione esecutiva del partito, facendo parte della corrente maggioritaria che si è schierata a favore della promozione politica e sociale dei lavoratori

 

Nelle elezioni del 6 aprile 1924 fu eletto deputato per il collegio di Trieste e fu tra i parlamentari che, nel novembre, parteciparono, per protestare contro Mussolini, alla "secessione dell'Aventino". Tra i deputati dichiarati decaduti dal fascismo, Facchinetti continuò ad essere perseguitato. Dopo un arresto e rilascio Facchinetti riuscì a espatriare in Francia. A Parigi fu eletto, con Mario Angeloni, segretario del PRI, che veniva diretto dall'estero. Quando, nella Seconda guerra mondiale, i tedeschi occuparono la Francia, il governo di Vichy si affrettò a consegnare il repubblicano fuoriuscito alla polizia italiana. Facchinetti, processato dal Tribunale speciale, fu condannato a 30 anni di carcere.

Fu liberato alla caduta di Mussolini e, dopo l'annuncio dell'armistizio, riparò in Svizzera. Tornato a Roma nel novembre del 1944, dopo la Liberazione Facchinetti fu membro della Consulta nazionale in rappresentanza del Partito d'Azione. Allo scioglimento di questa formazione politica, aderì al partito che aveva diretto da esule in Francia. Deputato alla Costituente, senatore di diritto nella prima Legislatura della Repubblica e rieletto nelle legislature che la seguirono, Facchinetti fu chiamato da Alcide De Gasperi a far parte del suo secondo Gabinetto come ministro della Difesa (allora della Guerra).

Fu lui che propose l'adozione di quello di Mameli come inno nazionale. Lo stesso incarico ministeriale Facchinetti lo ebbe, dal maggio 1947 al maggio 1948, nel quarto Governo De Gasperi, che lo sostituì con Randolfo Pacciardi . Dal 1945 al 1949 Facchinetti è stato presidente della Federazione nazionale della stampa e, in seguito, presidente del Consiglio di amministrazione dell'agenzia giornalistica ANSA.

 

Morì a Roma il 17 febbraio 1952

 

Riportiamo alcune delle parole pronunciate nella successiva commerazione parlamentare

 

 

Sandro Pertini

...

apparteneva a quella categoria di idealisti che intendono pagare di persona per la loro

idea... non trasformò le sofferenze e le persecuzioni patite in una cambiale da farsi pagare.

Gli bastava la consapevolezza, egli puro mazziniano, di avere sempre compiuto il proprio dovere. ... Egli considerava, come noi consideriamo, la politica un’alta missione, che più che procurar diritti impone doveri.

...”

 

Enrico De Nicola

...Cipriano Facchinetti era l’animatore amato e rispettato di tutte le cause nobili aveva

un’alta coscienza morale, una saldezza di carattere, una generosa bontà, una indomita energia, una fede inestinguibile nella libertà non chiedeva altra ricompensa alle buone azioni che quotidianamente compiva che quella di averle compiute pareva che si inspirasse in ogni istante al monito di Giuseppe Mazzini : la vita è dovere, il dovere è sacrificio. Egli ci lascia la sola eredità ideale veramente efficace : l’esempio”

...”

http://www.anpi.it/donne-e-uomini/cipriano-facchinetti/

 

http://www.isisfacchinetti.it/wp-content/doc-isis/facchinetti/Fascicolo_Facchinetti_scuolaCastellanza.pdf