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SCOZIA TUTTO COMINCIO' CON UNA SPECULAZIONE COLONIALE SBAGLIATA , di Antares

LE RAGIONI DELLA SCOZIA

 
 

 

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Comunque vada il risultato del referendum Scozzese, i discendenti dei Pitti e dei Caledoni hanno le loro buone ragioni per secedere (termine in questo caso assai appropriato) dalla Gran Bretagna.
ragioni innanzitutto di orgoglio: i Pitti furono l’unica popolazione dell’isola britannica a resistere all’invasione romana che sottomise gran parte dell’isola ma si fermò al confine delimitato dal vallo di Adriano. Non solo, riuscirono persino a effettuare scorrerie, senza conseguenze postume all’interno del territorio dell’impero romano sempre all’interno dell’isola.
Ragioni storiche: per 1600 anni la Scozia è stata un Regno indipendente e sovrano (scusate i termini sgradevoli...) con un proprio re, una propria amministrazione, una propria moneta, un proprio esercito che di volersi annettere ai “fratelli” britannici non voleva proprio saperne.

Scozia formalmente indipendente ma con lo stesso sovrano (il figlio di Maria Stuarda, Giacomo che unì i due regni nella sua persona) ma con un proprio parlamento diverso da quello inglese. per tutto il XVII secolo i due regni separati da ciò che restava del Vallo, ebbero vita propria anche se per tre volte l’Inghilterra tentò di incorporare il vicino creando un unico stato, ossia nel 1607, 1667 e 1689, ma i tre tentativi fallirono per la decisa opposizione scozzese fino a quando il secolo successivo vide il coronamento del sogno inglese.
A porre le condizioni per una unione tra i due regni ci pensò un disastro economico dovuto a un tentativo maldestro passato alla storia come “Schema di Darien” che mise praticamente in ginocchio l’economia scozzese e costrinse lo stesso parlamento caledone ad accettare l’unione con l’Inghilterra, la chiusura del suo parlamento e la fine di qualsiasi autonomia. Due secoli dopo l’Inghilterra con la scoperta del petrolio scozzese ebbe ragione dei tentativi fatti in precedenza e benedisse il disastro economico che rese possibile l’Unione.

Di che cosa si tratta il cosiddetto “Schema di Darien”?
Di un tentativo fallito di creare una colonia scozzese sull’istmo di Panama in America centrale. Partiamo dall’inizio.
La Scozia della fine del XVII secolo attraversa una gravissima crisi economica e una grave carestia ne ha fiaccato morale e resistenza. dotata di una modesta marina, provvista di un commercio assai limitato messo in difficoltà dall’aumento dei dazi doganali e quasi impossibilitata a soddisfare le richieste del mercato interno del lusso,il regno caledone cercò di porre un rimedio a una difficile situazione che peggiorava sensibilmente.
Nel 1695 fu fondata la Banca di scozia e avviato un sistema scolastico basato sulla suddivisione parrocchiale e venne costituita con capitale pubblico la “Company of Scotland” che aveva il compito di avviare un ambizioso programma per il commercio con l’Africa e le Indie.

Fallito un tentativo di creare una colonia o comunque una comunità scozzese nei futuri Usa nel territorio della Carolina del Sud, la Company of Scotland accolse il cosiddetto “Schema di Darien” escogitato dal banchiere William Paterson che prevedeva la creazione di una colonia scozzese sull’istmo di Panama in modo da  permettere alla marina scozzese un più agevole commercio con l’estremo oriente. Fallita qualsiasi richiesta di un aiuto alla Corona Inglese impegnata in guerra contro la Francia, la Company of Scotland si rivolse al pubblico per finanziare l’impresa.
La richiesta ottenne un successo strepitoso: in poche settimane furono raccolte 400 mila sterline per finanziare l’impresa versati dai cittadini scozzesi di ogni ceto sociale. La “quota della speranza” era un terzo della ricchezza dell’intera Scozia.

La prima spedizione era composta da cinque grosse navi per un totale di 1200 persone (credo fossero volontari) per creare una colonia scozzese oltre oceano, partiti da Leith il 14 luglio del 1698, la flotta arrivò sul Golfo di Darien attuale panama il 2 novembre dello stesso anno. I nuovi colonizzatori battezzarono il territorio Nuova Caledonia. Cominciarono i lavori per la costruzione di un canale, un forte e per ospitare la piccola comunità, ma ben presto la spedizione si rivelerà un autentico flop.

L’agricoltura divenne estremamente difficoltosa e il clima torrido e umido scatenò una fortissima epidemia che prese a decimare spietatamente la comunità, gli indigeni, seppur pacifici e miti non accettavano, come merce di scambio semplici oggetti e la situazione prese a diventare insostenibile, il flop divenne un calvario quando il re Guglielmo III di Inghilterra, proibì ai sudditi inglesi e ai soldati inglesi oltre oceano di fornire assistenza e aiuto alla comunità scozzese che presto rimase in balia degli eventi e della epidemia (i decessi arrivarono alla decina al giorno).
I sopravvissuti abbandonarono la località cercando disperatamente un approdo in Giamaica senza ottenere aiuti dagli inglesi per espresso ordine del governo britannico. Solo in pochi riuscirono a tornare in patria non prima che fosse organizzata una seconda altra fallimentare spedizione con oltre 1000 persone.

Il disastroso esito dello schema di Darien fu il colpo di grazia all’indipendentismo scozzese. Travolta dai debiti e da una situazione interna difficile, il parlamento scozzese in accordo con quello britannico firmarono nel 1707 l’Atto che riunì i due regni creando il Regno di Gran Bretagna. Le motivazione dell’Unione furono essenzialmente economiche: L’Inghilterra fornì i soldi necessari e l’aiuto per risollevare l’ex regno dei Pitti oltre a denaro consegnato sottobanco e esponenti scozzesi che vedevano riparate le loro perdite nel disastro della spedizione oltre oceano.

La popolazione scozzese protestò vivamente sia a Glasgow che a Edimburgo cosa che costrinse il parlamento scozzese in via di scioglimento a proclamare la legge marziale che comunque non fece cessare le manifestazioni e le agitazioni contro un atto subdolo e ingiusto, soprattutto per il comportamento tenuto dagli inglesi nella vicenda dello Schema di Darien e per il traffico di soldi sborsato dal governo inglese per portare alla firma dell’Atto.
Trecento anni dopo il popolo scozzese ha l’occasione per tornare a essere ciò che è stato un paese e una nazione indipendente. Indipendente dal terrore psicologico di certi presidente di oltre oceano che si stracciano le vesti e chiamano alla coesione quando l’alleato fa comodo per dividere le infognature militari in mezzo mondo. Indipendente dai catastrofisti che vedono un atto legittimo di un popolo fiero come l’inizio di una catastrofe finanziaria ed economica, catastrofisti del momento visto che in altre circostanze tacciono.
Insomma un giorno per riportare le cose al loro posto e dare una lezione al governo inglese che teme di perdere solo il petrolio caledone e nient’altro. Un giorno per partire dall’indipendenza e completare con una Repubblica come l’Irlanda degli anni ‘20 del secolo scorso. E se non dovesse riuscirci, altre occasioni saranno più favorevoli, del resto il regno d’Inghilterra non ha dovuto aspettare 100 anni prima di vedere soddisfatte le sue pretese unioniste?  Allora al popolo scozzese auguriamo che già venerdì 19 settembre 2014 sia ricordato come L’Indipendence day della Scozia.

ANTARES.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Schema_di_Dari%C3%A9n

I risultati del referndum in Scozia, Pietro Caruso

Quel no all'indipendenza della Scozia rinvia ma non risolve la crisi

Ero abbastanza sicuro, ma non certo, che la pressione politica, mediatica, finanziaria contro il sì all'indipendenza della Scozia avrebbe prevalso. E i risultati si sono visti. Ora dalle urne è venuto il responso e va rispettato. Avevo scritto che la scarsa chiarezza sulle reali intenzioni nel dopo indipendenza del fronte nazionalista scozzese rendevano arduo il risultato e non va dimenticato il porta a porta che l'ex-premier Gordon Brown originario scozzese ha fatto nell'elettorato laburista delle Terre Alte per scongiurare il pericolo di rottura del Regno Unito. Personalmente, per le mie convinzioni culturali, politiche e sociali la crisi dello stato nazionale e soprattutto della monarchia anche britannica sono una parte del problema generale della rottura di equilibri storici. Il mondo di oggi è talmente interconnesso fra nazioni, regioni, aziende, popoli da rendere ardua la stretta appartenenza, la rigida identità. Quando un scozzese diventa parlamentare britannico per due o tre legislature o accetta di diventare un baronetto della corona elisabettiana quanto gli rimane dell'orgoglio del suo clan e della voglia di assoluta indipendenza? Per non parlare della City di Londra che funziona per lucrare, spesso, senza distinzioni di nazioni, lingue o popoli all'insegna del motto business are business. E allora? Senza un progetto di governo sovranazionale come la Federazione Europea e la Federazione Mondiale i vantaggi del micro-nazionalismo non vengono percepiti come realistici. Diventa dunque determinante fare capire quali vantaggi avrebbero gli Stati Uniti d'Europa e gli Stati Uniti del Mondo per gli abitanti delle attuali nazioni, delle storiche regioni. E' del tutto arbitrario e assolutamente non progressista pensare che l'unità degli interessi della corona britannica facciano evolvere il popolo. La concezione filantropica non è certo la condizione di uguaglianza delle opportunità che dovrebbero reclamare i cittadini sotto ogni cielo. L'assunzione del repubblicanesimo e del federalismo sovranazionale intuite da Giuseppe Mazzini e dai suoi seguaci nella prima metà del XIX hanno un vivo valore soprattutto oggi. Non costruiremo il paradiso con le Repubbliche e la Federazione Europea e Mondiale ma potremo osare ampliare l'orizzonte dei grandi ideali di umanità e di progresso nel quadro di una maggiore consapevolezza del destino del nostro pianeta e dei gravissimi rischi ecologici che sta vivendo nella colpevole negligenza di gretti governi capaci solo di garantire la loro perpetuazione di potere ma non la costruzione della speranza e di nuovi orizzonti per gli smarriti abitanti di nazioni storiche in crisi di fronte alle enormi trasformazioni in corso. Per questo il problema scozzese, mal posto dai nazionalisti, resta aperto.