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UN GRANDE MISCONOSCIUTO RIFORMATORE MAZZINIANO

" SALVATORE MORELLI

"Ai generosi giusta di gloria dispensiera è morte" ,si afferma nel carme I Sepolcri. I versi foscoliani non si sono però verificati per Salvatore Morelli, incompreso in vita e dimenticato dopo la morte.
Carattere schivo e fiero, animo assetato di giustizia, Salvatore Morelli dispensò il suo eroismo non come "beau geste" ma come esigenza etica, un dovere che trovava in sè stesso il suo compenso.
Anche se questa sua legge morale lo consegnò a una vita da isolato e da "diverso", e a una morte in solitudine e miseria, "povero come era vissuto", secondo le parole del giornale romano "Fanfulla" del 24 ottobre 1880
.

 

Così il sito “noi donne.org” ricorda un grande purtroppo dimenticato patriota , politico , combattente dei diritti civile e della parità dei sessi , Salvatore Morelli , mazziniano  (Carovigno 1/5/1824 - Pozzuoli 22 10 1880)

 

Figlio di Casimiro Morelli impiegato statale e di Aurora Brandi casalinga, nel 1840 si trasferì a Napoli dove conseguì il diploma di laurea in giurisprudenza; qui cominciò a frequentare il salotto di Giuseppe De Cesare, punto di incontro di politici, avvocati e professori, e quello letterario di Giuseppina Guacci Nobili, frequentato da molte donne attive in vari settori dell’arte e della letteratura.

. In un primo tempo credette nelle dichiarazioni liberali e per la costituzione di Ferdinando secondo  , fino a dedicargli un libro, ma quando fu chiara la natura reazionaria del sovrano espresse la sua delusione l'immagine del Re nella piazza della città natale. Condannato a 10 anni per cospirazione al castello di Ischia prigione per i detenuti politici, subì una falsa fuciliazione , venne torturato e vide i suoi libri bruciati. Terminò il primo lungo periodo di prigionia sull’ isola di ventotene . Qui esaltò la sedizione finita nel sangue  di Pisacane   e, quindi, condannato ancora  dalla giustizia borbonica. A Ventotene salvò tre bambini dall' annegamento e per questo ottenne la grazia , che però rifiutò passandola ad un altro detenuto, padre di numerosi figli. Inviato a Lecce  in soggiorno obbligato ,nel gennaio 1860 fu di nuovo imprigionato per alcuni mesi, avendo rifiutato un incontro con Francesco II .

Uscito dal carcere dopo la spedizione dei mille fondò a Lecce, alla fine del 1860, la rivista mazziniana, ispirata alla figura di Garibaldi, Il Dittatore. Sul giornale, Morelli evidenziava le colpevoli negligenze del nuovo governo nazionale e illustrava quelle che erano, a suo avviso, le più urgenti riforme: decentramento, snellezza burocratica e istruzione del popolo.

Nel 1861 fu pubblicata la sua opera più importante, seconda edizione nel 1862, terza edizione nel 1869, dal titolo definitivo La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale , anticipatrice dell'emancipazione femminile, otto anni prima del libro di John Stuart Mill La servitù delle donne. Il libro di Salvatore Morelli venne tradotto in francese a Bruxelles e in inglese a Londra.

Profondamente convinto dell’uguaglianza tra i sessi che trovava fondamento nella comune personalità umana, Morelli pose l’accento sul ruolo pedagogico delle donne, con gli accenti tipici della cultura romantica: le donne parlavano al cuore della famiglia, erano meno logorate dalla corruzione del potere e avrebbero promosso il rinnovamento sociale. Nella sua prospettiva, l’uguaglianza dei diritti non avrebbe certo cancellato le specifiche virtù naturali legate all’esperienza della maternità.

Perseguitato dal regime borbonico non ottenne migliore trattamento da quello liberale e monarchico dei Savoia , fu infatti colpito da mandato di cattura per la pubblicazione, su Il Popolo d’Italia del 24 maggio 1863, di un articolo sulle dure condizioni di vita dei ceti proletari, riuscì a sfuggire grazie all’elezione alla carica di consigliere comunale a Napoli nel luglio del 1863. In questo ruolo si impegnò nel campo dell’istruzione pubblica, della costruzione di varie linee ferroviarie, dell’igiene pubblica e contro il degrado della città. Sempre nel 1863 fondò il giornale Il pensiero in cui scrisse contributi – che spesso ebbero anche un’eco internazionale – molto severi contro i moderati e il regime monarchico.Una scomoda voce critica che subì ben 184 sequestri.
I più benevoli lo giudicavano un esaltato, un sognatore, gli altri un provocatore, un sovversivo; alcuni sacerdoti Gesuiti lo definirono addirittura “un pazzo”.

Aderì alla loggia massonica di Napoli, collegata al Grande Oriente di Palermo, dove tra gli affiliati risultavano altre personalità politiche della Sinistra quali Giuseppe Fanelli, Giovanni Nicotera, Nicola Mignogna. Dopo l’affiliazione alla Falange sacra, volta all’instaurazione della Repubblica, nel 1865 si iscrisse alla loggia «La massoneria popolare » ovvero «La Vita Nova» fondata da Saverio Friscia, che però non lo sostenne nelle sue battaglie in favore dell’emancipazione femminile. Nel luglio del 1865 fu nuovamente eletto al consiglio comunale di Napoli; un suo lavoro presentato nel 1866 per il comune partenopeo divenne il Progetto d’organico per la riforma dell’istruzione pubblica nel comune di Napoli in 35 articoli.

Nel 1867, fu eletto deputato al Parlamento per la Sinistra nel collegio di Sessa Aurunca, sconfiggendo il candidato della Destra Rodrigo Nolli, già sindaco di Napoli. La chiusura dei sifilocomi, la cancellazione per le spese di culto, la riforma del processo penale e la diminuzione della durata della carcerazione preventiva furono tra le sue principali battaglie. Nel giugno del 1867 presentò alla Camera tre disegni di legge:

per la riforma della pubblica istruzione, che, per favorire una società più matura e il "risorgimento della donna", punto centrale della visione culturale di Morelli, avrebbe dovuto essere gratuita, laica e obbligatoria per tutti, maschi e femmine; il catechismo avrebbe dovuto essere abolito mentre avrebbero dovuto essere introdotte le materie scientifiche, le lingue straniere, la geografia, la storia, e una sorta di Educazione civica chiamata “Galateo delle Libertà”, per insegnare al popolo a conoscere i propri diritti.

e per circoscrivere il culto cattolico nella Chiesa e sostituire ai campisanti il sistema della cremazione.

E sopratutto "Abolizione della schiavitù domestica con la reintegrazione giuridica della donna, accordando alla donna i diritti civili e politici" per la parità della donna con l'uomo, forte risposta al codice civile del 1865, che sottometteva la donna all'autorizzazione maritale, facendone una minorenne a vita".

Il progetto sulla reintegrazione giuridica della donna, che proponeva, primo in Europa, il riconoscimento dei diritti civili e politici, non fu neppure ammesso alla lettura.

Così scriveva Mazzini al Morelli dopo aver saputo dell'insuccesso:
"L’emancipazione della donna sancirebbe una grande verità base a tutte le altre, l’unità del genere umano, e assocerebbe nella ricerca del vero e del progresso comune una somma di facoltà e di forze, isterilite da quella inferiorità che dimezza l’anima.

Ma sperare di ottenerla alla Camera così come è costituita, e sotto l’istituzione che regge l’Italia, è come se i primi cristiani avessero sperato di ottenere dal paganesimo l’inaugurazione del monoteismo e l’abolizione della schiavitù".

Gli anni Settanta dell’Ottocento furono per Morelli quelli di massimo impegno in favore dell’uguaglianza giuridica tra i sessi: rieletto deputato nel novembre del 1870 e ancora nel 1874 e nel 1876, si impegnò per abolire il divieto per i militari di sposare ragazze prive di una dote adeguata e, nel 1872, per introdurre il voto amministrativo alle donne e l’indennità ai deputati; si batté inoltre per l’introduzione del rito della cremazione dei cadaveri. Le precedenti proposte trovarono una più organica sintesi nei disegni di legge presentati nel 1875 volti a diffondere le Scuole Normali per le ragazze, l’introduzione della completa parità tra i coniugi all’interno della famiglia, il divorzio, la tutela dei figli illegittimi, il diritto elettorale amministrativo e politico per le donne. E l'istituzione di una Società delle Nazioni, per preservare la pace nel mondo. Nel 1876, intervenendo sul progetto di Agostino Bertani per l’Inchiesta agraria sollecitò lo studio delle condizioni di vita quotidiana dei contadini così come di quelle lavorative delle donne e dei minori. Si batté inoltre contro il regolamento che vietava alle donne impiegate del telegrafo di contrarre matrimonio

Nessuna di queste leggi venne presa in considerazione, però, nel 1877 il Parlamento approvò il suo progetto , "legge Morelli n. 4176 del 9 dicembre 1877", per riconoscere alle donne il diritto di essere testimoni negli atti normati dal Codice civile, come i testamenti

Si batté, inoltre, contro la Legge delle Guarantige per l' eccesso di privilegi che concedeva alla Chiesa .

Grazie al suo impegno, le ragazze furono ammesse a frequentare i primi due anni del Ginnasio lottò contro la pena di morte

Sempre nel 1877 presentò proposta globale di 7 articoli per un nuovo Diritto di Famiglia che prevedeva l'eguaglianza dei coniugi nel matrimonio abolendo il concetto dell'uomo capofamiglia, sostenendo i diritti dei figli illegittimi, introducendo il divorzio, e il doppio cognome per la donna sposata

Salvatore Morelli, incompreso dalla maggioranza dei contemporanei, fu però apprezzato da personaggi come Victor Hugo, Mazzini, Garibaldi, e Stuart Mill, con cui ebbe un intenso scambio epistolare e che sanciva la loro affinità culturale scrivendogli: “le questioni di cui fate cenno nella vostra lettera, la libertà di coscienza, la libertà dell’insegnamento, e l’uguaglianza giuridica della donna, mi stanno a cuore più d’ogni altra questione sociale e politica”. Fu ammirato dalle suffragettes inglesi e americane, che alla sua morte scrissero una lettera a un quotidiano italiano dove ne piangevano la perdita.

Morì in miseria, non esistendo allora l'indennità parlamentare, nella camera di una piccola locanda di Pozzuoli. Le emancipatrici americane scrissero che era morto il più grande difensore dei diritti delle donne nel mondo.

Questo il testo del disegno di legge "Abolizione della schiavitù domestica con la reintegrazione giuridica della donna, accordando alla donna i diritti civili e politici"

«Art.1. Riconoscendo nella donna identità di tipo e facoltà eguali all' uomo, giustizia vuole che essa sia eguagliata al medesimo nei diritti civili e politici. Quindi le donne italiane, dalla pubblicazione di questa legge, sono facultate ad esercitare i diritti civili e politici nello stesso modo e con le medesime condizioni che li esercitano gli altri cittadini del regno d' Italia.

«Art.2. Le divergenze degli interessi, che potranno verificarsi nel passaggio dal vecchio a questo nuovo regime, verranno composte ed ordinate da appositi decreti.

«Art.3. Tutte le disposizioni del codice e di altre leggi suppletorie, che circoscrivevano e limitavano i diritti della donna, rimangono abolite.

«Art.4. Le donne italiane, che si mostreranno più diligenti al miglioramento della razza umana, dando alla patria figlioli di belli e robusti tipi, e li educheranno in modo da farli divenire eroi, pensatori e produttori distinti, avranno conferiti dallo Stato titoli di onore, pubblici uffici, ed anche pensioni vitalizie, secondo il maggior bene che hanno arrecato colla loro opera».

Le notizie su Salvatore Morelli sono tratte da

http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Morelli

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=2093

http://cronologia.leonardo.it/biogra2/morelli.htm

http://archiviostorico.corriere.it/2006/giugno/12/Salvatore_Morelli_primo_femminista_italiano_co_9_060612108.shtml