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DEL BOCA CONTRO IL REVISIONISMO

“la storia negata: il revisionismo e il suo uso politico” a cura di Angelo del Boca .

 

 

Come dice il titolo è un opera che intende contestare le tendenze in atto , specie negli ultimi decenni , tese a “revisionare” molti periodi della nostra storia, dal risorgimento, al colonialismo, al fascismo , alla resistenza, alla storia della sinistra italiana , del PCI in particolare , ma anche del Partito d’ Azione

In particolare gli strali si appuntano contro gli ultimi scritti di Pansa dal “sangue dei vinti”! in poi , ma anche di autori di cui è riconosciuta una minore sguaiataggine , come Sergio Romano o la levatura come Renzo De Felice , che è considerato anzi il padre spirituale di tutto il revisionismo .

Il libro diviso in numerosi capitoli , ciascuno di un autore diverso e di diversa fattura , si va da quelli di effettiva contestazione delle tesi revisionisti a quelli che esprimono una mera sintesi delle tendenze storiografiche in materia , in particolare quello di Nicola La banca , sulla mancanza di memoria della nostra storia coloniale è (purtroppo) un esempio di questa ultima tipologia .

Di grande interesse Revisionismo e resistenza di Giovanni de Luna, e l’ ultimo capitolo, di Angelo d’Orsi “da revisionismo al rovesciamo” che sottolineano la differenza fra il revisionismo che è proprio della corretta storiografia , che deriva dall’ emergere di nuove fonti o di nuovi metodi di indagine , e quello che anche in mancanza di queste novità , risente del cambiamento del clima politico . E’ riporta una esplicita dichiarazione in tal senso di Sergio Romano “non è vero che il cambiamento di certi giudizi storici dipende soltanto dall’ apparizione di nuovi documenti. Dipende anche dall’ arrivo di nuove generazioni e dai loro rappresentanti politici. Esiste uno stretto rapporto fra la storia che un  paese racconta a se stesso e il clima politico della società… piaccia o no gli storici antifascisti si ridurranno nei prossimi anni ad una testarda e petulante battaglia di retroguardia”

Sull’ “uso politico della storia “ poi la televisione e i nuovi media in genere hanno un ruolo particolare , potendo, anzi in molti casi dovendo mostrare singoli alberi o no la foresta posso scegliere cosa far notare di emblematico , portano il grande pubblico a generalizzare l’ episodio visto a spiegazione di un intero fenomeno. Se è possibile aggiungere un esempio  le fiction o le biografie televisive con protagonisti dei sacerdoti partendo da casi reali o realistici , possono scegliere di rappresentare , come fanno adesso Don Matteo o Don Bosco, ma potrebbero invece scegliere anche esempi di cui si parla molto in questi giorni sui giornali di tutto il mondo. E la scelta non è neutrale

L’ opera che stiamo esaminando inoltre critica gli autori revisionisti per quella che considera una grave scorrettezza : si va da De Felice che pur sorreggendo le proprie tesi con una monumentale documentazione , quando contesta quella che lui chiama la “vulgata  antifascista” (332) , conviene citata l’ opera contestata , impedendo nei fatti un effettivo confronto . Ovviamente si conviene che fra De Felice e suoi indiretti continuatori , come Pansa , c’è una “distanza siderale “ , questi ultimi non citano proprio le fonti - continua D’ Orsi-  e riporta un significativo contrasto fra lui stesso e Giorgio Pisanò , autore delle prime apologetiche di Mussolini: durante un confronto pubblico D’Orsi domandò a Pisanò le fonti delle sue affermazioni e quest’ ultimo invitò il “professore” a inviare i suoi migliori discepoli a indagare se tali affermazioni fossero vere o meno . Curiosa inversione dell’ onere della prova.

Si osserva infine che molti di questi autori sono soliti definirsi come indipendenti  e portatori di imparzialità contro la faziosità di sinistra ed è riportata una frase di Salvenimi

“Lo storico che si dichiara obbiettivo o è uno stupido o un uomo in malafede” Salvenimi invitava alla probità , dichiarare le proprie passioni “e prendere le contro misure contro di esse”