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Il partito dei padroni

 

Un saggio di denuncia non è esattamente una lettura estiva , ma a chi vuole alternare a gialli e fantascienza qualcosa di più impegnativo, consiglieremmo “il partito dei padroni” di Filippo Astone , saggista giornalista del periodico Mondo.

Il libro, che esplicitamente  trae ispirazione dalla denuncia della classe imprenditoriale da parte di Ernesto Rossi in “i Padroni del vapore” (1955), è una pesante critica a quello che viene definito “uno dei più potenti partiti italiani”,.

Astone ne descrive la complessità burocratica e la capacità di influire sulla vita politica e sociale italiana , sino a considerare la presidenza di Confindustria “la quinta carica dello stato” , tra l' altro eletta con metodi molto bizantini, all' insegna della cooptazione, tanto da scontentare fortemente anche esponenti imprenditoriali, di successo, ma estranei alla “nomenclatura”

Una struttura che parla di modernità, dice Astone, ma è caparbiamente attaccata a pratiche di un capitalismo che si penserebbe superato.

Non a caso Astone inizia il suo libro con un agghiacciante racconto di una impresa di Perugia che con il sostegno della locale confindustria e il silenzio della struttura nazionale ha chiesto alle famiglie di quattro operai morti bruciati vivi e di uno divenuto invalido totale un risarcimento di 35 milioni di euro considerandoli responsabili dell' incidente che oltre alle morti provocò danni anche agli impianti .

La Confindustria è descritta come una struttura mastodontica e costosa : 506 milioni di euro versati nel 2008 dalle imprese associate. A questo proposito l' autore stranamente non sottolinea che , come per tutte le associazioni imprenditoriali, tali contributi sono totalmente deducibili e se questo è comprensibile per le attività di servizio che le associazioni svolgono per gli aderenti , è meno chiaro per la quota destinata alle attività di lobbying , creando una evidente disparità con i sindacati dei lavoratori , per i quali invece è stata fortemente stigmatizzata la prassi dei distacchi di dipendenti pubblici.

Astone invece evidenzia un incongruità , per così dire, parallela a questa : tra il 93 e il 94 le imprese pubbliche prima aderenti all' intersind (ENI, ENEL, Poste, Ferrovie...) sono confluite in confindustria ovviamente portando una rilevante quota di contributi alle strutture locali e nazionali.

E qui avremmo una prima riflessione sul fatto che risorse pubbliche servano ad alimentare una attività politica atta, legittimamente, ad influenzare le istituzioni, ma in oltre al momento della confluenza fu permesso che - in deroga allo statuto confindustriale che prevede una proporzione fra contributi versati e voti assembleari – i voti delle imprese pubbliche in qualsiasi assemblea non potessero superare complessivamente il 10% .

Il saggio comunque sottolinea come tutto ciò abbia potentemente incrementato l' intreccio fra carriera in confindustria, carriera politica ( particolarmente nel centro destra, ma anche nel PD), responsabilità retribuite nelle imprese pubbliche .

Vengono poi descritte vicende sia di singoli imprenditori da Paolo Scaroni, ad Emma Marcegaglia a Guidalberto e Federica Guidi, che di avventure imprenditoriali come l' Alitalia o l' Expo che potremo approfondire singolarmente.

 

 

aggiungiamo alcune recensioni professionali

http://www.gliitaliani.it/2010/07/il-partito-dei-padroni-filippo-astone-e-il-tabu-confindustria/

http://www.illibraio.it/gw/producer/producer.aspx?t=/blog/ilpartitodeipadroni/home.htm

http://www.radioradicale.it/scheda/304348/il-partito-dei-padroni-come-confindustria-e-la-casta-comandano-in-italia

 

 

NON SOLO LA CASTA SPOGLIA L'ITALIA

NON SOLO LA CASTA SPOGLIA L'ITALIA, Marco Alfieri , direttore del giornale on line Linkiesta, già collaboratore del sole 24 ore , della Stampa e del Riformista , autore di vari saggi fra cui "Nord Terra ostile perchè la sinistra non vince", per cui certo non un anticapitalista , scrive un coraggioso editoriale dove pur senza far sconti alla classe politica ricorda come molte delle polemiche su quest' ultima e sulla pubblica amministrazione siano in realtà un mezzo per distrarre dai disastri che stanno facendo all' Italia i ceti imprenditoriali . Riportiamo qui i brani essenziali dell' editoriale consigliando comunque la lettura integrale

 

Per anni, in Italia, si è deciso chirurgicamente di sparare addosso alla croce rossa della politica: la “casta”, le auto blu, i rimborsi elettorali, gli stipendi faraonici, i (pochi) giorni lavorati in Parlamento e nei consigli regionali etc. Ogni gesto, ogni scandaletto o scandalone dei politici è stato giustamente passato al microscopio come se tutto il marcio del paese venisse da quei palazzi. In questo senso l'operazione “anti casta” partorita dal Corriere della Sera di Paolo Mieli è stata di un cinismo esemplare. Invece di fare inchieste (anche) sui protagonisti di questo sistema economico-finanziario omertoso e in disfacimento, caccia al peones in auto blu che fa cassetta e non disturba i piani superiori.

Certo la politica non fa nulla per difendersi, è arrogante, immobile, paludosa, irriformabile, litigiosa, pletorica, si merita quasi sempre le accuse che riceve, ma davanti a sfaceli come quelli del nostro capitalismo sgangherato la “casta” appare composta da un manipolo di dilettanti. Quanta distruzione di valore c'è in avventure industriali come quella di Telecom Italia? Quanti imprenditori di sistema fallimentari (Ligresti, Zaleski, Zunino) hanno finanziato banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca o Mps? La verità è che l’irriformabilità della Pubblica amministrazione, gli statali fannulloni e gli sprechi di una politica che non decide sono diventati spesso un alibi comodo per coprire la mancanza di idee, la mala-gestione, le inefficienze elevate a operazioni di sistema e i fallimenti di un capitalismo nostrano afflitto dalla sindrome dei Buddenbrook.

Quasi nessuno ne parla ma la scomparsa delle grandi imprese in Italia, che va completandosi con la cessione di Telecom, è qualcosa di stupefacente. «In pochi paesi sono caduti tanti idoli e tanti poteri forti», ha ricordato Stefano Cingolani su questo giornale....In Italia, invece, chi era al comando 20-30 anni fa oggi è alternativamente sul viale del tramonto, scomparso, fallito o ha cambiato pelle senza alcun ricambio. In poco meno di trent'anni abbiamo diserbato un intero panorama industriale, da Snia a Falck, da Bastogi a Ferruzzi alla Carlo Erba. «Sono entrati in un cono d’ombra protagonisti del miracolo economico come i Lucchini e gli Orlando, altri si sono ridimensionati come i Marzotto, lacerati da una faida dinastica»

 

Se prendiamo la classifica dei gruppi privati italiani con oltre diecimila dipendenti di metà anni Settanta e la confrontiamo con quella di oggi, in vetta troviamo sempre la Fiat che però oscilla tra la testa, gli interessi, gli investimenti e i ricavi ormai a Detroit e la vetero ambizione da salotto di una partecipazione forte (non si capisce in che modo strategica) dentro Rcs; la numero due, la Montedison, non c’è più da un pezzo. Pirelli, al terzo posto, si è letteralmente dimezzata dopo aver giocato per anni con la politica e le frequenze telefoniche. La numero quattro, la Olivetti, è un ricordo romantico, una scatola vuota. Chi invece si è affermato a cavallo dei Settanta/Ottanta come Benetton, dopo una stagione di grande successo nell'abbigliamento – sono stati Zara vent'anni prima -, ha preferito infilarsi nel mercato delle tariffe e dei servizi regolati perdendo molta della propria capacità innovativa. Mentre i due rivali Berlusconi e De Benedetti hanno deciso di fare politica, direttamente il Cavaliere, indirettamente l'ingegnere alla guida del gruppo l’Espresso-Repubblica. 

A questo elenco potremmo aggiungere l'ex impero Ligresti finito in dissesto: edilizia, finanza, assicurazioni. La crisi ha spazzato via tutto e senza più l'uomo che faceva il lavoro sporco per conto di Enrico Cuccia - lo ha fatto contro Michele Sindona, poi per proteggere Mediobanca dall'attacco democristiano di Andreotti e Prodi, e ancora per custodire pacchetti essenziali nel controllo di aziende strategiche -, nemmeno il sistema Mediobanca per come lo abbiamo conosciuto esiste più, anzi è parte integrante del problema italiano e in questi giorni di svendite lo si vede benissimo.

nvece negli ultimi vent'anni si è preferito spaccare il capello sui padroncini senza virtù civili, sul nanismo delle Pmi, sulle micro imprese poco patrimonializzate, sulla scarsa penetrazione della rivoluzione tecnologica dei nostri distretti industriali, sull'incapacità di terziarizzare le attività a valle e a monte della produzione di territorio. Non si rischiava nulla ed era politicamente corretto. Si è preferito dare sempre e solo la colpa alla burocrazia, al costo del lavoro, alla politica imbelle, alle tasse. Tutte cose vere e sacrosante ma c'entrano nulla con la scomparsa silenziosa, inesorabile, sottaciuta e imbarazzante della grande impresa italiana.

«I paesi che dispongono di una classe politica forte e competente usano la politica industriale e la moral suasion (e forse qualcosa in più) per fare in modo che chi monopolizza molte delle risorse finanziarie create dalla comunità si muova nell'interesse generale, paghi quando sbaglia e non si dedichi ad avventure e speculazioni con beneficio di pochi», ha scritto qualche settimana fa su Linkiesta Fulvio Coltorti. Da noi invece non succede nulla. Abbiamo un premier che dagli Stati Uniti si limita a dire che il governo vigila, «ma Telecom è un'azienda privata...» (sic!).

Se Coltorti ha ragione, e crediamo abbia ragione, è possibile in questo paese aprire una riflessione francae seria sulla fine delle grandi imprese, sull'impatto devastante che questa desertificazione ha avuto e continua ad avere sulla crescita del sistema Italia, la produttività, l'innovazione e la produzione di classe dirigente? E' possibile discutere di quali strumenti mettere in campo per aiutare a crearne di nuove oppure pensiamo di farcela solo con i campioncini del Quarto Capitalismo? Di certo, quel che non si può più fare, è passare tutto sotto silenzio, per cattiva coscienza, commistioni o semplice pigrizia che ci porta troppo spesso ad abbaiare, sdentati, contro lo straniero che ci invade...

TULLIOC Banche e Alitalia lo specchio della classe dirigente

L' amico Tullio su facebook ci ricorda mentre tutti ci appassioniamo alla decade come un a casta che non è solo politica continua ad arricchirsi alle nostre spalle

 

Mentre le banche chiudono il rubinetto del credito a piccole aziende imprenditori e privati ecco uno spaccato del malaffare economico e politico .Punto di Partenza Monte paschi siena e Banca Carige:Da Affari e Finanza :
Piero Fassino chiede a Mussari di fare il punto" alla banca,Franco Ceccuzzi con l'appoggio di D'Alema discute di alcune iniziative,Giuliano Amato chiede finanziamenti per il Tennis Club di Orbetello programmazione di incontri di Mussari conBersani,Enrico Letta,Latorre e Matteo renzi.Berlusconi invita Mussari aa cena a Palazzo Grazioli,Verdini a Siena tratta le nomine Gianni Letta chiede soldi per il Teatro Biondo di palermo Santanche' chiede aiuto per Angelucci (quello delle cliniche) Da carige una lunga serie di gente che prende fidi senza garanzie e non li rimborsa:il presidente del Genoa Preziosi,gli armatori Rosina e Rasero insomma tutto il giro di Scajola. Ci sono due mondi in cui vivere il nostro e il loro. Loro hanno una Banca i comuni mortali no.

Leggo dall'Espresso che la situazione dell'Alitalia e' disastrosa. I capitani coraggiosi scelti dal Caimano per non vendere Alitalia in fallimento ad Air France e dar fastidio a Prodi (una ventina) sono nei guai Tre sono stati arrestati (Emilio Riva,Salvatore Lifgresti, Caltagirone) Le accuse (frodi fiscali,truffe,vicende edilizie etc etc) sono pesanti Molti altri sono sull'orlo del fallimento o quasi (Colaninno per l'Immsi,Carlo Toto,Carboinelli Achille d'Avanzo Acqua Marcia, Antonella Orsero) Traglio e Fontana) Angelucci poi quello delle cliniche e' indagato per truffe allo stato e per rimborsi irregolari alle sue cliniche. Presto dovranno procedere ad un aumento di capitale ma non hanno i soldi. Piu' che capitani coraggiosi sembrano il circo Barnum o la Banda Bassotti. Se questi sono gli imprenditori italiani su cui puntare per salvare l'Italia e' forse meglio chiedere asilo politico alla Merkel.Dove arriva il Caimano immediatamente si sente un tipico e inconfondibile odore.

TULLIOC su facebook

Gli industriali che si spartitvano le commesse autostradali

Il fatto quotidiano riferisce di ingenti cifre ( anche se immaginiano che l' espressione miliardi di miliardi di euro sia frutto di un refuso) sottratte all' erario da un cartello di industriali fornitori delle autostrade tra cui l'impresa della Marcegaglia . E dalle notizia fornite sembra che  siamo di fornte ad una tipologia diversa dai 60.000.000.000 di euro che dalle casse dello stato andavano ai privati per la corruzione di funzionari e poltici infedeli. Questi sembrerebbero soldi ulteriori che i privati si prendono senza bisongo di mollare mazzette , ma solo con accordi truffaldini fra di loro. Però per ripianare i deficit bisogna tassare i funerali, togleire i buoni pasto, ridurre le detrazioni per i mutui prima casa.... e ovviamnete non tassare i patrimoni

 

Un’autentica cricca dei furbetti del guard rail che, per oltre quattro anni – dal 2003 al 2007 – si è spartita il mercato della produzione e vendita delle barriere stradali, pilotando la ripartizione, tra gli appartenenti alla cricca, di gare pubbliche e vendite dirette e, soprattutto, fissando artificiosamente i prezzi in modo che si stabilizzassero su valori più alti rispetto a quelli di mercato.

Miliardi di miliardi di euro guadagnati in danno dei concorrenti e della pubblica amministrazione italiana per effetto degli illeciti condizionamenti e restrizioni del gioco della concorrenza.

E’ questo il quadro accusatorio sulla cui base l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato ha appena condannato i compagni di merenda del guard rail a sanzioni complessive per oltre quaranta milioni di euro.

La vicenda, di per sé grave, diviene allarmante e sconcertante se si considera che tra i membri della cricca del guard rail compaiono anche – ed hanno, anzi, un ruolo determinante – le società dell’ex Presidente degli industriali italiani Emma Marcegaglia.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/16/marcegaglia-ed-furbetti-del-guard-rail/383807/

 

I Bilanci segreti di Confindustria

Il fatto quotidiano riprende il tema dei bilanci della Confindustria , che qaulcuno chiama il quarto potere dello stato e considerato l' attuale governo non è neppure così sicuro l'uso del termine quarto .

Bilanci non solo segreti ma che rivelano sacche di inefficienza molto simili a quelle che via dell' astronomia rimprovera un giorno si e l' altro pure all' odiato sistema pubblico. Rcordiamo l' osservazione che abbiamo fatto nel precedente commento di questa rubrica

Non sono soldi pubblici dirà qualcuno . Vale la pena di approfondire : come ricorda il saggio di Astone da cui prende il titolo questa discussione , i contributi che le imprese versano alla proprie associazioni di rappresentanza sono detraibili dal reddito di impresa , e se ciò è logico per i servizi associativi , lo è molto meno per le attività di rappresentanza politica, anche perchè lo stesso non accade per i sindacati dei lavoratori. Chiedere per lo meno un pò di trasparenza è chiedere troppo ?

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/08/confindustria-ecco-conti-segreti/375663/

Squinzi e i bilanci segreti

Alberto Crepaldi su Linkiesta lancia una pesante critica al vertice della Confindustria sempre pronto a fare la morale a tutti , ma che tiene rigorosamente riservato il proprio bilancio . Non sono soldi pubblici dirà qualcuno . Vale la pena di approfondire : come ricorda il saggio di Astone da cui prende il titolo questa discussione , i contributi che le imprese versano alla proprie associazioni di rappresentanza sono detraibili dal reddito di impresa , e se ciò è logico per i servizi associativi , lo è molto meno per le attività di rappresentanza politica, anche perchè lo stesso non accade per i sindacati dei lavoratori. Chiedere per lo meno un pò di trasparenza è chiedere troppo ?

http://www.linkiesta.it/blogs/cazza-la-randa/presidente-squinziche-scand...

Marcegaglia spa condannata per illegittime riduzioni dei salari

L' azienda  della Presidente della Confindustria Marcegaglia è stata condannata per aver posto in essere illegittimi artifizi per non pagare i salario di ingresso di 40 lavoratori .

La vicenda è riportata da linkiesta e oggi bologna 

Emma Marcegaglia ha recentemente invitato i sindacati a non difendere i ladri .

http://www.linkiesta.it/marcegaglia-fiom-condanna

http://www.oggibologna.it/cronaca/bologna/3945-ravenna-marcegaglia-spa-condannata-per-condotta-antisindacale-la-fiom-esulta.html

già un paio di ani fa il fatto quotidiano aveva pubblicato un reportage sui problemi giudiziari della Marcegalia SpA

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/08/questa-volta-non-ci-sono-case-a-montecarlo/69979/

Luca Craia su 150° e un nostro commento

 

 

Festa dell'Unità D'Italia: si, non si fa, che tristezza

bandiera.jpgL’Italia è una nazione litigiosa. Si litiga su tutto e in questi ultimi anni, con l’avvento del berlusconesimo, la litigiosità degli Italiani è ancor più cresciuta. Ma che si litighi anche sul fare o non fare festa il 17 marzo per celebrare il 150° anniversario dell’unità nazionale è di una tristezza infinita. Primo perché denota uno scarsissimo senso dello stato e un’identità nazionale pressoché inesistente; secondo perché si riduce tutto, come sempre, in termini economici, anche la storia del nostro paese e il rispetto che le dobbiamo; terzo perché, in fin dei conti, parliamo di un giorno soltanto e che non si celebra tutti gli anni, al massimo ogni cinquanta. E allora sentire la Marcegaglia che sbraita di soldi persi dalle imprese, di Bonanni che non perde occasione per dimostrare il suo pressappochismo proponendo di accorpare tutte le feste nazionali in una sola unica data, di Calderoli, cui non pare vero di poter oltraggiare un altro po’ quegli Italiani che invece a queste cose tengono, in primis il Presidente della Repubblica. Manca poco più di un mese al 17 marzo e ancora non si sa se sarà festa o meno. Mi pareva che la decisione fosse stata presa dal governo, ma trattandosi di gente abituata a rimangiarsi quotidianamente la parola non suscita meraviglia che ci ripensino.

 Luca Craia

http://laperonza.myblog.it/archive/2011/02/08/festa-dell-unita-d-italia-si-non-si-fa-che-tristezza.html

 Dice bene Luca,  appare chiaro che quando il governo ha deciso la festività non ha fatto fare un minimo di analisi tecnica , sui costi, le controindicazioni, i possibili oppositori ...
Qui non si tratta più di critiche politiche o morali, quando si hanno dei pasticcioni al governo può capitare di tutto

PS comunque se avessero dato retta ai Mazziniani e festeggiavano il 18 febbraio ( riunione del parlamento) e non il 17 marzo ( proclamazione del re) facevano un compromesso perchè evitavano il ponte

A.M.I. in difesa della festività per il 150°

Festivita' del 17 marzo: Ass. Mazziniana ''lo scippo della Festa Nazionale''

Roma, 10 febbraio 2011 – ''L'Associazione Mazziniana Italiana manifesta il piu' vivo sdegno per l'indecente spettacolo inscenato dal Governo nazionale in occasione della ricorrenza del 150enario dell'Unita' d'Italia''.

''Dopo avere in tutti i modi snobbato politicamente l’evento ed avere comunque confermato la data sbagliata per celebrarlo - la data di promulgazione di una legge e non la ben più simbolica data della riunione del primo parlamento nazionale a Torino, il 18 febbraio 1861 - si mette in dubbio il carattere festivo del prossimo 17 marzo, nonostante che sia stato proclamato in una legge votata dalle due Camere.''

''E' bastato un appello di una potente associazione di categoria perche' una decisione gia' assunta dal Consiglio dei ministri - e presentata come avallata dalla Presidenza della Repubblica - sia ora messa in dubbio!''

''Si dice di temere un ponte che influenzi negativamente il processo produttivo in un periodo di crisi: ma non lo si sapeva un anno fa quando si e' votata la legge? non c'era la crisi due settimane
fa quando il Consiglio dei ministri ha deliberato? Non e' invece vero che quest'anno alcune feste - come il primo maggio - sono gia' festive?''

''Insomma. gli italiani hanno il diritto di celebrare il centocinquantenario dell'unita' con quella solennita' che nelle precedenti ricorrenze non e' mai stata contestata!''

''La giornata festiva serve perche' le amministrazioni nazionali e locali, le stesse scuole, le forze culturali e sociali possano organizzare in tutto il paese le manifestazioni gia' programmate e avere la partecipazione che si meritano.''

''Ma evidentemente si ha paura di verificare quanto questa nostra Italia sia unita e voglia restarlo nell'ottica dell'integrazione europea e della fratellanza universale dei popoli, la cifra che Giuseppe Mazzini impresse al Risorgimento e per cui i nostri avi hanno combattuto con sprezzo del pericolo per lasciarci una nazione capace di essere moderna e progressiva''.

Associazione Mazziniana Italiana
Presidenza Nazionale

     

Mattarelli, Missiroli la Marcegaglia e il 17 marzo

Gli amici Sauro Mattarelli e Fulvia Missiroli hanno preso un posizione molto netta sulle lamentele di Emma Marcegaglia, persidente della Confindustria in merito alla festività straordinaria del 17 marzo con due lettere apparse anche su Ravenna Notizie

Mattarelli: "La Marcegaglia sbaglia nell'opporsi alla festività per i 150 anni dell'Unità italiana"

sabato 05 febbraio 2011

"L'intervento di Emma Marcegaglia contro la scelta di rendere festivo il
Centocinquantesimo dell'Unità d'Italia - afferma Sauro Mattarelli - pone la misura del dramma culturale, economico, sociale e morale dell'Italia.
Se una delle figura più "illuminate" dell'imprenditoria nazionale non prova alcun imbarazzo ad affiancarsi alla becere derive neoborboniche, neovandeane e separatiste prendendo come capro espiatorio per la inefficienza italiana una festività che cade ogni centocinquanta anni e che simboleggia la coesione nazionale, vuol dire che davvero non c'è speranza.
Viviamo in un paese dove  ciascuno dallo stato pretende di arraffare quel che si può, senza scrupoli, oltre ogni limite di decenza, buon senso e pudore".

LA POSTA DEI LETTORI/ Unità d'Italia, sorpresa per la posizione di Emma Marcegaglia

lunedì 07 febbraio 2011

"Sono davvero sorpresa, amaramente sorpresa, della contrarietà espressa dalla signora Emma Marcegaglia all'istituzione di una giornata festiva nella ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
Una giornata di lavoro in meno !!! È forse anche un poco disattenta, la signora Marcegaglia, perché proprio in quest'anno ben due festività (25 aprile e 1 maggio) coincidono con giorni che sarebbero comunque festivi: contro un giorno 'perso' due sono 'guadagnati': l'economia italiana è salva!!! Al di là dell'ironia, ciò che mi amareggia ancor di più come donna è che questa posizione sia presa proprio da una donna la quale certo non ignorerà quanto sacrificio, quanto dolore  sia costato alle donne quel bisogno di sentirsi partecipi delle lotte che fecero di un'Italia di Sette Stati divisi e alle dipendenze di potenze straniere un'Italia comune. Ma, per le donne, nella rivendicazione di libertà, di uguaglianza, di giustizia, ben si inseriva il desiderio di riscatto della condizione femminile. Nella loro lotta c'era un valore aggiunto: c'era l'affermazione del diritto di parità tra i generi, tanto che si può ben dire che dalle donne del Risorgimento prende l'avvio il risorgimento delle donne, il lento, faticoso, contrastato risorgimento delle donne. Credo che ricordare con una giornata di festa l'Unità d'Italia possa portare a riflettere anche su tutto questo.

Fulvia Missiroli

http://www.ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=42186

Il comitato in difesa della costituzione si è associato alla presa di posizione dei nostri amici

http://ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=42262