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MACHIAVELLI IN POLITICA SCEGLIERE CON LE MANI

Presentazione del libro 'Scegliere il Principe' di Maurizio Viroli

 

MACHIAVELLI SCEGLIERE CON LE MANI

 

In “Scegliere il principe” Maurizio Viroli spiega il perchè della sua “idea bizzarra” di chiedere a Niccolò Machiavelli di aiutarci , quando andiamo a votare , a scegliere bene il nostro principe .

La risposta è articolata nella introduzione al saggio, cogliamo solo un passaggio . Machiavelli “per tutta al vita dedicò le sue migliori energie a difendere la libertà della sua Firenze e dell' Italia”...”anche nei momenti più difficili della vita mantenne viva la speranza che l' Italia fosse in grado di rinascere e di diventare una patria libera e ammirata “

Il saggio poi si snoda in una serie di capitoli che partendo da una affermazione di Machiavelli sviluppano idee e principi sulle virtù repubblicane che Viroli ci ha insegnato a conoscere

Decisamente attuale il capitolo “Giudica alle mani non agli occhi” (pag 15), si parte da un brano del Principe (XVIII) gli uomini, in universale, giudicano più agli occhi che alle mani , perchè tocca a vedere a ciascuno , a sentire a pochi. Ognuno vede ciò che tu pari; pochi sentono quel che tu sei”

Come spiega Viroli il volgo la massa ignorante , per Machiavelli , bada all' apparenza , ma i cittadini che vogliono preservare al libertà della loro repubblica usano le mani, cioè l' esperienza per capire chi si propone loro , anche e sopratutto sulla base di ciò che ha fatto che ha realizzato

 

Usciamo appena da una campagna elettorale tutta puntata sugli occhi : le performance televisive , la capacità della battuta e dell' insulto, lo slogan . Ma anche i programmi e le promesse , ma l' esperienza di ciascuno tutta nascosta nelo generale “hanno fallito tutti” , la capacità di governo è stato l' ultimo dei criteri di giudizio che ad iniziare dalla grandi mezzi di comunicazione sia stato utilizzato o suggerito.

E abbiamo visto i risultati

Democrazia pura: il repubblicanesimo di Machiavelli

Il repubblicanesimo di Machiavelli: un’eredità discussa,

Machiavelli è considerato una autore fondamentale da tutti gli storici contemporanei del repubblicanesimo. Tuttavia, alcuni aspetti fondamentali del suo pensiero sono stati variamente interpretati al punto da divenire oggetto di contesa ed elemento di differenziazione tra le diverse famiglie repubblicane. Due gli argomenti particolarmente discussi che risultano discriminanti: l’accezione positiva o negativa della libertà machiavelliana e l’idea di conflitto. (CarloDL su facebook)

da sito democrazia pura

http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=5747

Viroli : lo scetticismo dei giovani

Una preoccupata e profonda riflessione di Maurizio Viroli sulla rete due della Televisione ( Svizzera ovviamente , all' inizio mi ero positivamente stupito , pensando di essere stato troppo severo su RAI2) , sullo scetticismo dei giovani.Certo quello che vedono i giovani e il mondo che stiamo lasciando noi anziani e maturi non porta certo all' idealismo , ma c'è anche chi ci ha messo, come usa dire, il carico da undici, per una società dove regna solo il successo individuale non c'è molto spazio per una Fede laica

La volontà di non credere

di Maurizio Viroli

La volontà di non credere: così definirei, parafrasando il titolo del celebre libro di William James, The Will to Believe (La volontà di credere, 1896), l’atteggiamento morale di molti giovani del nostro tempo. Il filosofo pragmatista sosteneva nella sua opera che è razionale credere in ideali o principi religiosi anche se non possiamo indicare le basi razionali delle nostre credenze. Riteneva inoltre che le credenze ‘irrazionali’ siano di grande importanza nella vita pratica e agevolano il successo degli individui e la realizzazione di grandi risultati politici.
Un numero davvero considerevole di giovani che incontro nelle aule universitarie, luogo davvero privilegiato per conoscere i loro pensieri, ritiene al contrario che si debba credere con molta cautela agli ideali politici, anche ai più nobili, e che sia più saggio un sano scetticismo e perfino un moderato cinismo.
Ne ho avuta prova durante una lezione dedicata al discorso pronunciato da Obama la notte della sua seconda vittoria nella campagna per la Casa Bianca. In quell’occasione il Presidente americano ha proposto, con grande rigore ed eloquenza, un vero e proprio elogio della politica democratica. Con accenti che ricordavano i discorsi di John Fitzgerald Kennedy e di Martin Luther King, Obama ha sostenuto che in democrazia i cittadini hanno il dovere di partecipare attivamente alla vita pubblica e che per quanto sia inevitabilmente caotica e a tratti anche meschina, la politica democratica ha una sua dignità e pregio.
Alla mia domanda che cosa pensassero del discorso, quasi tutti gli studenti hanno risposto che si trattava di un rituale scontato, che Obama probabilmente non era sincero, che le sue parole nascondevano una politica di potenza, che gli ideali proposti erano sì validi, ma troppo elevati, che c’era troppo patriottismo: insomma meglio non credere e soprattutto meglio non lasciarsi trasportare dall’entusiasmo.
Nell’ascoltare i commenti degli studenti, ho pensato a quanto il grande giurista italiano Pietro Calamandrei scriveva nel suo diario a proposito del crollo della libertà in Europa, il 9 settembre 1939 “è questa incapacità di credere alla serietà della vita, questa mancanza di fede, e, direi di fede nella fede, che ha reso possibile in Italia il fascismo”. Sia chiaro: lo scetticismo dei giovani è del tutto rispettabile e in larga misura comprensibile. Ma resta la domanda: abituati alla volontà di non credere, saprebbero opporsi a uomini e a regimi che offendono la dignità umana? Mi auguro di sì, ma il dubbio è lecito, ed è un dubbio che deve preoccupare.

http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/oggilastoria/2013/05/30/non-credere.html#Audio

VIROLI SULLA ELEZIONE DEL PRESIDENTE

 

UN PATTO IMMORALE E DISSENNATO (di Maurizio Viroli)

 
No! Il voto delle Camere riunite che ha eletto Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica non ha offeso la democrazia, e non c’è stato alcun colpo di Stato. Democrazia vuol dire che le decisioni sovrane sono prese a maggioranza nel rispetto delle fondamentali libertà civili e
politiche. Il Parlamento si è attenuto alle regole e a nessuno è stato impedito di votare o di manifestare la propria opinione.
Il voto del 20 aprile ha ferito gravemente valori molto più importanti delle regole democratiche,
vale a dire lo spirito repubblicano, e quel poco di coscienza civile che cerca faticosamente di sopravvivere in questo disgraziato paese che fa di tutto per farsi odiare dalle persone oneste e amare dai delinquenti.
 

Lo spirito repubblicano – si rammenti che ‘repubblica’ deriva da res publica – è quella particolare saggezza e grandezza d’animo che sollecita i cittadini a porre il bene comune al di sopra degli interessi individuali e particolari. Orbene, cos’altro hanno fatto i parlamentari e i grandi elettori che hanno scelto di non eleggere un uomo probo e intelligente come Stefano Rodotà se non porre l’interesse privato e particolare al di sopra del bene comune della Repubblica?
Perché i servi di Berlusconi non abbiano votato per Rodotà è talmente ovvio da non richiedere commento: sarebbe stato come aspettarsi che un capo mafioso volesse uomini della tempra di Falcone e Borsellino ministri dell’Interno. Ma quale considerazione può aver spinto i deputati e i senatori del Pd alla loro scelta se non la caparbia e cieca determinazione di tutelare (male) il loro interesse di parte contro il movimento di sdegno per la politica degli intrighi e degli accordi con Berlusconi?
Quella dei parlamentari del Pd non è stata soltanto una decisione immorale, perché è immorale non sostenere un uomo che al Quirinale avrebbe fatto un gran bene all’Italia. È stata pure una scelta dissennata. Con un solo voto hanno:
1) distrutto il Pd senza possibilità di riscatto perché troppa è la vergogna di cui si sono coperti;
2) rafforzato ulteriormente Berlusconi rendendolo uno dei perni dell’equilibrio istituzionale e aprendogli la via per il ritorno al governo;
3) creato le condizioni affinché Grillo, se non commetterà sciocchezze, guadagni ai loro danni altri consensi;
4) indebolito l’istituzione della Presidenza della Repubblica che appare adesso non potere neutrale di garanzia, ma forza di parte opposta per di più a un uomo che rappresenta in modo esemplare la fedeltà alla Costituzione.

Per tragica ironia della sorte, tutto ciò è avvenuto alla vigilia della Festa Nazionale della Liberazione che aprì la strada alla nascita della Repubblica e alla Costituzione. Allora uomini e donne di diverse convinzioni politiche e ideologiche trovarono la saggezza per operare insieme per il bene comune dell’Italia. Oggi il Pdl e il Pd il bene comune lo hanno messo sotto i piedi, con il sorriso compiaciuto e beffardo del vecchio padrone che non ha mai fatto mistero di ammirare Mussolini.

Maurizio Viroli - 24 aprile 2013 -
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