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MICROMEGA "l'inganno della sindone"

L’ indagine di MicroMega su “l’inganno della sindone”
 
Un commento per novefebbraio dell’ amico  Alberto Venni
 
Nella novella decima della sesta giornata del Decamerone, Giovanni Boccaccio sbeffeggia gli spacciatori di reliquie, e più ancora i babbei che da loro si lasciano menare per il naso. Frate Cipolla afferma di possedere una penna delle ali dell'angelo Gabriele, e i carboni sui quali fu arrostito san Lorenzo; ma anche di avere visto, in un reliquiario esotico, un dito dello Spirito Santo, un'ampolla con il sudore di san Michele (quando combatté con il diavolo), la mascella della Morte di Lazzaro (bellissimo!), un'ampolletta con il suono delle campane del tempio di Salomone ecc. ecc.
            Chissà se l'ignoto falsario francese che intorno al 1350 confezionò quel manufatto che oggi viene chiamato sindone di Torino, e viene esposto all'ammirazione dei fedeli, aveva potuto leggere la novella del Boccaccio. Forse no; ma la novella stessa è il prodotto letterario di un dato storico ben noto: l'arrivo nell'Europa occidentale, durante il tardo Medioevo o comunque dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei Crociati (1204), di un'infinità di presunte reliquie provenienti dalla Terra Santa, le più inverosimili e contraddittorie (il riformatore Giovanni Calvino contava ben otto prepuzi di Gesù bambino, religiosamente conservati in altrettanti edifici religiosi), che costituivano però una formidabile fonte di entrate per le strutture cultuali che le detenevano (pellegrinaggi, offerte, lasciti testamentari...).
            Il fascicolo monografico dell'ultimo numero di MicroMega è dedicato all'inganno della Sindone. La sua lettura è piuttosto agghiacciante anche per un ateo, e mi ha suggerito le considerazioni che seguono. Ritengo però che un credente dovrebbe provare uno sdegno e un disgusto anche maggiore. Ma spesso i credenti hanno ragioni che la ragione non conosce.
            Le frodi che ci preoccupano oggi sono soprattutto quelle informatiche (la carta di credito!), e quelle alimentari, nonché le contraffazioni di accessori griffati (la borsa Vuitton!). Le frodi storiche non fanno notizia più che tanto, forse perché l'impopolarità cui va soggetta la scienza in Italia si estende anche ad altre discipline, come la cultura storica. Ma allora, nel XIV secolo, doveva esserci maggiore sensibilità a questo tipo di frodi, soprattuto se a sfondo religioso, se è vero che pochissimi anni dopo la comparsa della sindone un vescovo francese affermava in un documento ufficiale (purtroppo senza entrare in dettagli) che si trattava di un falso, del quale gli erano noti l'autore e il metodo di confezionamento. Nel 1390 papa Clemente VII emanò una bolla con la quale si permetteva l'esposizione della sindone, a condizione che venisse precisato ad alta voce che si trattava di un falso, dell'opera di un artefice contemporaneo. Ma Clemente VII era il papa di Avignone, che all'epoca del Grande Scisma (1378-1417) si contrapponeva al papa di Roma: era insomma uno scismatico, un antipapa. Tant'è vero che per la Chiesa cattolica Clemente VII è un altro, vissuto più di un secolo dopo. Un anatema scagliato dal papa sbagliato si può tranquillamente ignorare.
            Poi la sindone divenne di proprietà di casa Savoia, molta acqua passò sotto i ponti, e piano piano la Chiesa cattolica ne introdusse sostanzialmente il culto, anche se non si è mai pronunciata per l'autenticità.
            L'autenticità?? Gli esami con il Carbonio 14 hanno datato il lenzuolo ai secoli XIII-XIV, guarda caso proprio all'epoca in cui l'oggetto appare improvvisamente, senza che ve ne sia alcuna testimonianza storica precedente. Gli storici e gli archeologi sono concordi nell'affermare che il tipo di tessitura è caratteristico dell'Europa medioevale, e non della Palestina antica, e che i costumi funerari degli Ebrei del I secolo erano completamente diversi da quelli suggeriti dal telo. La figura è anatomicamente improbabile (un solo dato: provate a stare distesi sulla schiena e a tenere le mani incrociate a coprire i genitali...). Infine della sindone sono state eseguite negli ultimi anni riproduzioni, con tecniche accessibili a un falsario medievale, che hanno portato a un manufatto sostanzialmente identico: piccole differenze di natura chimico-fisica si potrebbero correggere se si conoscesse il metodo usato dal suddetto falsario, ma quel vescovo non entrò in dettagli. E poi, anche se si dimostrasse che il lenzuolo proviene dalla Palestina del I secolo, e che l'impronta è quella di un cadavere umano, perché bisognerebbe per forza dargli il nome di un personaggio sulla cui effettiva esistenza storica non si è nemmeno certi? In Palestina allora vivevano diverse decine di migliaia di persone, e tutti sono morti.
            Ma per certi uomini di fede sembra che la scienza sia una specie di giocattolo che si può attivare o disattivare a piacimento: quando fa comodo la si accetta, sempre in compagnia della fede, e sempre in seconda posizione; quando è scomoda la si ignora, o la si combatte (vedi le opinioni che corrono in certi ambienti sull'evoluzione biologica, l'età dell'universo eccetera). Questo però non è ancora il peggio. Il peggio sono gli uomini di scienza che tradiscono se stessi prostituendo la loro rispettabilità, scoprendo pollini che non esistono e manipolando fotografie per "leggere" lettere dell'alfabeto greco rimaste impresse sul lenzuolo, quando in realtà si tratta di macchie originate dal trattamento fotografico. Contando sul fatto ovvio che la pseudoscoperta avrrà una risonanza mediatica incomparabilmente maggiore
            Questo per l'ateo. E il credente? che bisogno ha il credente di toccare o vedere oggetti fisici, di solito un po' disgustosi (lenzuoli funebri, cadaveri, ossa, sangue rappreso che si scioglie e simili schifezze) per confermare la propria fede in un Dio spirituale, ineffabile, inconoscibile, onnipotente? Dire che queste sono manifestazioni di religiosità pagana significa offendere i pagani; queste sono manifestazioni di una spaventosa arretratezza spirituale, che si accompagna a una radicale diffidenza, qando non è un vero e proprio disprezzo, verso la scienza e le sue realizzazioni. Diffidenza e disprezzo che vengono coltivati ad arte da chi ha interesse a mettere in secondo piano i dati scientifici che non fanno comodo, avviando, anche senza volerlo, la pubblica opinione su una strada in fondo alla quale ci sono gli oroscopi, il mago Otelma e Vanna Marchi.
 

ALTRE OPINIONI

 

Per completezza di informazione segnaliamo l' opinione del Giornale che vede il numero di MicroMega, se capiamo bene, all' interno di un complotto similare a quelli contro Berlusconi.

http://www.ilgiornale.it/interni/e_ora_giustizialismo_micromega_condanna_benedetto_xvi/26-04-2010/articolo-id=440674-page=0-comments=1

e un pezzo da  cronache laiche  , a dimostrazione di come il commento di Alberto sia, dopo tutto, abbastanza moderato

http://www.cronachelaiche.it/2010/04/la-sindone-e-un-falso-lo-dice-anche-micromega/