Salta navigazione.
Home
sito repubblicano nella sinistra

8 SETTEMBRE 1943 IL RE, LA FAMIGLIA REALE E BADOGLIO IN SALVO, I SOLDATI LASCIATI ALLO SBANDO

L'ULTIMA VERGOGNA DELLA MONARCHIA

Il dibattito su FB su Monarchia e fascismo

 

Il Pezzo dell' Amico Antares ha dato il via ad un interessante ed informale dibattito su Facebook

EdoardoP

Non so, il Re se avesse voluto impedire l'avvento di Mussolini avrebbe fatto mitragliare quei quattro imbecilli in camicia nera e basta, possibilmente con qualche bomba chimica, allora sì che avrai ululato "W il Re"

Edera Rossa: imbarazzante , ma Mola sembra divertirsi a dare agli aspetti secondari ruoli illuminanti anche quando occorre gran buona volontà a seguirlo. Almeno questa è l'idea che mi sono fatto di lui dalla sua storia della Massoneria in Italia

MassimoC Forse Mola dimentica che era in corso una guerra civile, sia pure con centinaia e non con migliaia di morti, in cui la parte fascista stava prevalendo da anni. E' però vero che la Marcia su Roma non fu colpo di stato non perché il re non firmò lo stato di assedio, ma perché tutti i partiti del parlamento entrarono nel gabinetto Mussolini salvo i socialisti, e credo il psu di Matteotti: colpo di stato ci fu nel 1925. E non si cita mai il telegramma dei vari Pirelli Conti e milano bene cantando al re per un incarico a Mussolini. Quanto all'appoggio a Mussolini della massoneria di piazza del Gesù, intrinseca al Vaticano, e al collegamento dell'altra loggia con i demo-liberali, credo che ci sia moltissimo di vero

Edera Rossa per la verità all'opposizione c'erano anche i repubblicani. Quanto all'altra massoneria, se alludi a Palazzo Giustiniani, credo che prevalesse , per quel che poteva contare, l'elemento repubblicano e socialdemocratico, anche se Torrigiani rappresentò un po' una storia a parte, pur con una discreta presenza di liberali delle varie famiglie. Nel 1925 quanti ex socialisti o repubblicani continuavano ad appoggiare il fascismo , lo facevano ben sapendo che le posizioni dei partiti di appartenenza erano opposti. Credo che più che di appoggio alla massoneria di Raul Palermi ci sia stato un appoggio di senso opposto dettato più che altro da ambizioni personali di esponenti di quella obbedienza. Poi ci furono anche stranissimi movimenti di solidarietà al fascismo in nome di una sorta di riscoperta di un improbabile esoterismo dell'antica Roma repubblicana od imperiale che fosse; ma credo siano serviti solo a far passare a Mussolini qualche quarto d'ora di buon umore, ed a far scendere profonde ombre di sospetto anche su persone sufficientemente staccate da ambizioni personali e che magari poi si ricredettero

 

MassimoC Per l'omissione dei repubblicani chiedere allo psicanalista. Ok sul resto, i demoliberali non credo siano mai esistiti, intendevo qualcosa come demoplutogiudomassonici! Matteotti, Sforza... E delle balle se lo sono, sull'appartenenza a Pal. Giustiniani di Badoglio, del Re (con grado inferiore?), di molti esponenti dello squadrismo...? Ricordo di aver letto uno degli obliqui articoletti di Andreotti: piazza del Gesù è una delle piazze di Roma più difficili da capire, ci sono la Democrazia Cristiana, la Compagnia di Gesù e il Grande Oriente...

ANTARES Il revisionismo monarchico

Cari amici repubblicani.Vi posto un nuovo intervento dello storico Aldo Alessandro Mola (monarchico) sul "Giornale del Piemonte". Credo che non ci siano bisogno di parole per commentare quanto scritto dall'autore del testo. Lascio a voi giudicare e fare le dovute considerazioni. In passato avevo presentato un altro intervento dell'esimio storico che trattava del tricolore nazionale e dell'inno di Mameli. Non contento,Mola arriva addirttura a minimizzare il ventennio e le leggi contro gli ebrei del 1938. A voi far calare un velo pietoso. Io mi limito a non fare commenti al riguardo,il mio velo,è un silenzio carico di imbarazzo. 

ANTARES

 

90 ANNI DOPO LA "MARCIA" CHE NON CI FU. MUSSOLINI: UN GOVERNO DI UNIONE NAZIONALE. Editoriale di Aldo Alessandro Mola pubblicato sul "Giornale del Piemonte". Il 28 ottobre del 1922 non ci fu affatto la “marcia su Roma”.Contrariamente a quanto tanti ripetono (è il caso di Emilio Gentile, E fu subito regime, Laterza; e  Antonio Di Piero, Il giorno che durò vent’anni, Mondadori) neppure il 30 ottobre 1922, quando il re nominò il governo,  segnò l’avvento della dittatura (mai esistita in Italia), di totalitarismo, leggi razziali del 1938 e tutto quello che viene addebitato al fascismo quale “Male Assoluto”: una giaculatoria infantile.
  Il 28 ottobre il governo era presieduto da, Luigi Facta, un avvocato di Pinerolo dalla mentalità di contabile, ed era formato da liberali, cattolici (partito popolare) e democratici sociali, guidati dal siciliano Antonio  Colonna di Cesarò, un duca massone e appassionato di teosofia come il “fratello” Giovanni Amendola,  ministro delle Colonie. Dopo quattro anni di guerra civile strisciante l’Italia era al bivio. Le sinistre (comunisti, socialmassimalisti e socialisti unitari di Filippo Turati e Giacomo Matteotti) continuavano a ripetere  litanie contro lo Stato reazionario e borghese. Il fascismo era un caleidoscopio di uomini  e idee senza capo né coda, a parte il trentanovenne Benito Mussolini, già socialmassimalista, che alternava azzardo e cautele. A metà ottobre Mussolini mobilitò i “fasci di combattimento” per ottenere l’ingresso al governo. Re Vittorio Emanuele III chiese invano a Facta di convocare il Parlamento che si era radunato solo il 7 agosto per dare una striminzita fiducia al suo secondo governo. Il 27 le squadre fasciste passarono all’azione, ma l’Esercito attuò le misure pronte da un mese e le fermò a ottanta chilometri da Roma. Era autorizzato  a usare le armi e ad arrestare i capi dell’eventuale insurrezione.
   Ma la sera del 27 il governo decise di dimettersi. Poi i ministri, Facta e Soleri in testa, andarono a dormire. Tirati giù dal letto in piena notte deliberarono di proporre al re la proclamazione dello stato d’assedio, comportante Tribunali Militari Straordinari e codici di guerra, lo diramarono a prefetti e alti comandi e lo affissero alle cantonate. Una follia, sia perché l’ordine pubblico era sotto controllo sia perché i fascisti volevano la restaurazione della dignità dello Stato. Fatta la frittata, Facta portò il decreto al re, che rifiutò di firmarlo, non per timore del duca d’Aosta o di dubbia lealtà dei militari. In realtà non ce n’era alcun bisogno. A quel punto il presidente dimissionario dovette smentire se stesso: un caso senza precedenti.  Vittorio Emanuele III fece fronte da solo. Non poté contare su Giovanni Giolitti, l’unico statista veramente capace, invitato a Roma solo il 28 mattina. Ottantenne, raffreddato, rimase a Cavour, aggirato da Facta. Altrettanto fece il cattolico Filippo Meda, fermo a Milano. Nessun socialriformista o democratico si fece vivo col re. Tutti  i politici da lui consultati  dissero che bisognava formare il governo con i fascisti. Dopo varie tergiversazioni, il sovrano chiamò a Roma Mussolini, che vi arrivò il 30 mattina, la sera gli presentò la lista dei ministri. In viaggio depennò  il socialista Gino Baldesi e il liberista Luigi Einaudi. Il 31 prestò giuramento.
  Il Governo Mussolini fu di unità nazionale. Oltre al duce comprese appena tre fascisti, affiancati da nazionalisti, liberali, come il giolittiano Teofilo Rossi di Montelera, popolari, democratici sociali e l’indipendente Giovanni Gentile, tutti costituzionali, incluso il sottosegretario Giovanni Gronchi futuro presidente della Repubblica.  All’opposizione rimasero repubblicani, socialisti, comunisti e qualche liberale malcontento. Lo stesso giorno, finalmente ammessi in Roma e preceduti dalla Banda musicale della Città Eterna come in una sagra di paese, gli squadristi sfilarono da Piazza del Popolo alla  Stazione Termini e se ne partirono.
 Il 1° novembre  il governo si insediò.  Mussolini  assicurò che entro 24 ore tutto sarebbe tornato nella norma.  Dette dieci giorni di tempo ai ministri per presentare il programma dei rispettivi dicasteri: tagli alle spese. Veri e subito.  Il governo ottenne i pieni poteri per riformare la pubblica amministrazione, invano chiesti da Giolitti. Per aumentare lo stipendio dei magistrati rinviò la fusione della quadriga in bronzo solo molto deopo issata sul Palazzaccio di Giustizia (oggi sede della Corte di Cassazione).  Rifiutò la nominatività dei titoli.
 In due mesi con Giovanni Gentile all’Istruzione e De Stefani alle Finanze, il governo fece quel che non era stato fatto in quattro anni. Ebbe il consenso di industriali, banche, chiesa cattolica, sindacati. Di tutto fu regista Vittorio Emanuele III che evitò la guerra civile. Il 4 novembre all’Altare della Patria l’Italia festeggiò l’anniversario della Vittoria  senza bisogno di d’Annunzio, messo fuori scena dalle cannonate di Giolitti su Fiume e dall’abilità di Mussolini, il“lesto-fante” (appellativo dannunziano) che lo surclassò. Il 5 il re tornò a San Rossore. L’Italia era tranquilla. Il 16 novembre la Camera eletta il 15 maggio 1921 dette 306 voti al governo Mussolini: stragrande maggioranza. Così fece il Senato. Era la continuità dello Stato, non il “regime”, che  albeggiò due anni  dopo.  Mussolini si affermò per   anni di errori altrui, molto più che per superiorità propria. E sino al 3 gennaio 1925 la partita rimase aperta. 
Aldo A. Mola

EDERA ROSSA le vergogne dei Savoia continuarono

 

ahimè, purtroppo non fu l'ultima vergogna di casa savoia; ma certamente fu quella che costò di più ai tanti poveri militari italiani spasrsi per i vari fronti di guerra.

Seguirono le trattative sottobanco con i separatisti siciliani, la truffa sul testo della legge sul referendum istituzionale, lo scatenamento della piazza contro la repubblica, Umberto che recita la parte del sovrano che si sacrifica per il bene della Patria e che si finge rassegnato ma che oltraggia la Repubblica continuando, fina poco prima di imbarcarsi per l'esilio, a rilasciare titolil nobiliari come fosse ancora in carica, le menzogne sugli aiuti alimentari alleati destinati a sparire in caso di vittoria della Repubblica, le dimissioni di sciaboletta a favore del figlio mentre ormai si stava per votare al referendum istituzionale, . Quello che accade dopo , da certi comportamentio di Titti, alla sparatoria di Cavallo, al carcere in Italia per il figlio di Umberto, al principe ballerino, servirono solo a farci ricordare quale pericolo e quali vergogne avesse scapolato l'Italia con la repubblica