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Benigni e l' inno di Mameli e finalmente un commento del PRI da condividere

 

Aderiamo volentieri alla proposta di alcuni amici di "caricare" la bella esibizione di Benigni per l' esegesi dell' inno di Mameli .

Il video che avevamo caricato qualche settimana fa era stato ritirato da youtube, ora ne abbiamo ritrovato un altro integrale

Ci fa piacere infine segnalare un commento ufficiale del PRI da condividere pienamente, date alcune squallide polemiche sollevate in alcuni ambienti di centro destra è una notizia positiva 

 

 

 

http://www.pri.it/new/html/notapolitica/notapolitica.htm

Edera Rossa sui viscidi commenti di Feltri su Mameli

Il fatto che finalmente  da sinistra si guardi con occhi nuovi al risorgimento porta i commentatori della destra pura e dura a sminuirlo , ne è un esempio questo incipit di un "fondo" ( in tutti i sensi ) di Vittrorio Feltri a cui facciamos eguire il commento di Edera Rossa  

L' editoriale di feltri su "libero" per il 17 marzo

Una festa non si nega a nessuno, figuriamoci alla cosiddetta patria, sostantivo fino ad alcuni anni fa all’Indice perché in contrasto con la grammatica dell’internazionalismo comunista. Nel 1961, dopo un secolo di unità d’Italia, non vi furono celebrazioni memorabili, solo qualche sbrigativo discorso ufficiale dentro e fuori Palazzo, e poco altro. A Torino inaugurarono una breve linea ferroviaria percorsa da un trenino che viaggiava a dieci metri dal suolo. Ignoro che fine abbia fatto la tratta; brutta, immagino, dato che la Frecciarossa (al top della tecnologia) mi risulta abbia le ruote a terra. Non ho ricordi più importanti del primo centenario che coincideva con i preparativi per cooptare i socialisti nella coalizione del governo a denominazione democristiana. Segno che il popolo e i suoi rappresentanti non organizzarono grandi cose per dare risalto all’evento.Oggi è diverso. L’inno del signor Mameli (che non morì affatto in battaglia, ma nel suo letto a causa di una infezione provocata dalla baionetta di un commilitone distratto) non è più considerato una mediocre marcetta bensì un capolavoro anche letterario meritevole dell’esegesi di Benigni. E se l’insigne e ricco comico toscano si è occupato di “Fratelli d’Italia” addirittura al festival di Sanremo, vera capitale della nazione, vuol dire che la canzoncina del ragazzo perito di setticemia ....( il brano è tronco per motivi di diritto di autore, ma pensiamo che sia sufficiente così)

 http://www.libero-news.it/news/693087/L_editoriale.html

IL COMMENTO DI EDERA ROSSA

La seconda parte dell'articolo di Feltri non è "in chiaro"; ma penso di non aver perso poi molto. Se Montanelli indugiava a guardare alla storia con una antiretorica che sfiorava lo scetticismo e che era così preso da gettare giù da cavallo chi vi era stato messo da qualche sculture e da dimenticare talora la grandezza del personaggio, Feltri sembra interessato a demolire quelle memorie che sono troppo grandi per chi è abituato a svilire il presente perchè, nella logica del "sono tutti sono eguali "la gente finisca con lo scegliere il peggiore. Dai libri che mi ritrovo per casa non ho trovasto alcun accenno ad una ferita ad opera di un compagno d'arme. Ma certamente quella ferita, che poi si rivelò mortale, avenne nel corso della battaglia del 3 giugno e se anche fosse stato un combattente che accanto a lui , magari nel mentre stava cadendo ferito od ucciso, finì con l'incidere sul corpo di Mameli cosa mai cambierebbe? Tra l'altro una ferita al ginocchio , che di questo si trattò, non sembra propria di un toccamento incidentale come può avvenire più facilmente per mani, avambracci o parte inferiore delle gambe o piedi. Ma Feltri aggiunge che sarebbe poi morto nel suo letto. A parte che il suo letto, come la sua casa, lo aveva abbandonato da un bel pezzo per raggiungere Roma, egli morì in un letto d'ospedale e più precisamente l'Ospedale della Trinità dei Pellegrini assistito dalla presenza della Belgioioso

Mameli viene dunque citato, al pari di parecchi altri, tra i feriti di quella gloriosa quanto infelice giornata , mentre a leggere Feltri sembrerebbe che Mameli fosse stato ferito da una bravata tra commilitoni, mentre stavano ridendo e scherzando sul come avrebbero passato la serata. E poi pervenne una "banale" setticemia; già la setticemia era allora cosa di tutti i giorni per molti feriti che avevano messo anche questo nel conto quando avevano deciso di partire volontari. Certo, si poteva morire con una palla in fronte o di setticemia da ferita in una misera branda di fortuna. Ma evidentemente per Feltri tutto questo può essere solo oggetto di ironia da strapazzo.
Rimane però la curiosità di sapere da dove avrebbe preso spunto per questa geniata, le ipotesi, specie con quello che gira per internet, certo non mancano,; spetta a chi fa mestiere di informatore ragionarci un poì su e cercar di capire se vale la pena di fare dell'ironia attacandosi a particolari irrilevani, quando non risultino completamente falsi.
Già ma per fare dell'ironia occorre essere animati da spirito , intelligenza e cultura, come affermava un mio amico; e magari anche , mi permetto di aggiungere, che occorre anche 'avere il senso della differenza che ci separa dalla persona sulla quale stiamo ironizzando, per indicarci i confini della stessa. Potremo anche ironizzare sul carattere di mIchelangelo , ma credo pochi di noi possano ironizzare sulla sua arte, si potrà forse ironizzare su alcuni versi di Mameli ( e già su questo ho seri dubbi che Feltri abbiale credenziali per farlo); ma quanto all'ironizzare sulla conclusione della sua vita, lascio agli amici che ci leggono il decidere cosa manca a Feltri per riuscire ad essere coinvolgente in certe volgarità