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Berlusconi al Senato : facciamo un pò come c. ci pare !

UN VIDEO DEL 1994 DI GUZZANTI ESPRIME AL MEGLIO COSA E' SUCCESSO OGGI 2 ottobre 2013 DURANTE LE VOTAZIONI AL SENATO

(ANSA) - ROMA, 2 OTT 12.10- Silvio Berlusconi insieme con il gruppo del Pdl ha confermato la decisione di votare no alla fiducia decidendo di restare in Aula: ''Se uscissimo fuori sarebbe un gesto ambiguo e gli elettori non lo capirebbero''. E' quanto si apprende dalla riunione dei senatori pdiellini in corso a Palazzo Madama. Una decisione che, ovviamente, non riguarda i 23 (forse 25) senatori Pdl che hanno sottoscritto la mozione di fiducia.

ANSA) - ROMA, 2 OTT 13.45- "Votiamo la fiducia a Letta". Lo ha annunciato Silvio Berlusconi. ''Mettendo insieme le aspettative e il fatto che l'Italia ha bisogno di un governo che produca riforme istituzionali e strutturali abbiamo deciso non senza interno travaglio per il voto di fiducia'', ha detto nel suo intervento al dibattito sulla fiducia al governo Letta al Senato.

 

 

Berlusconi al senato , i commenti di Castruccio e Luca Craia

Gli amici Castruccio sui rispettivi blog hanno sagacemente commentato le imprese i berlusconi al Senato

buona lettura

E così, senza parere e senza neppure un accenno di rossore Silvio Berlusconi ha detto sì.  Neanche fosse l’uomo del Monte davanti a una banana. 

Ebbene sì, Berlusconi Silvio dopo aver ammorbato l’estate degli italiani con il tormentone  «sarà crisi» alternata dal suo contrario «non sarà crisi» ha deciso, lì sui due piedi, e molto probabilmente senza neanche aver informato i suoi di votare la fiducia a Enrico Letta e al suo governo. L’ha fatto parlando (forse per l’ultima volta) dal suo posto di senatore, con le mani giunte all’altezza dell’inguine. Che se, come dicono quelli che hanno studiato, anche il corpo ha il suo linguaggio e manda messaggi, c’è poco da stare allegri. Comunque si vedrà. Anche perché dice l’adagio: «sarà seren e se non sarà seren si rasserenerà.» Che poi è come dire, per chi gioca la schedina, che il risultato potrà essere 1X2.  Bella forza.
 
Comunque Berlusconi Silvio da presidente, re, monarca, imperatore, unico gestore (apparentemente) e chissà che altro ha disposto di mantenere il suo gregge nell’area governativa. E questo dopo aver deciso, poche ore prima, in sede di gruppo parlamentare di non votare la fiducia. E dopo aver liberato e dato il via al mite Sandro Bondi che si è trasformato da delicato amanuense in pericoloso estremista. Lo si è visto scatenato e anche un po’ eccitato e lo si è sentito gridare con voce stentorea: «fallirete, fallirete.». Oddio non è che Bondi gridasse proprio e la sua voce non era certo stentorea ma si sforzava, gli va dato atto, e comunque ognuno fa con quel che ha. Pareva, il novello monaco di Arcore, uno di quei frati apostolici d’inizio primo millennio allorquando seguendo fra Dolcino urlavano «penitenziagite, penitenziagite.»  E per Bondi forse il senso è lo stesso. A quelli di allora gli andò male: la più parte fu passata a fil di spada dai soldati della Chiesa e i rimasti finirono bruciati nelle pubbliche piazze.  A Sandro Bondi è andata meglio, ha rimediato solo una miserrima figura di palta, non è la prima e non sarà l’ultima, Come del resto è toccato a Schifani Renato. Ma si sa che i re, monarchi, imperatori e unici gestori rimangono sempre ragazzi .Sono volubili e facili agli innamoramenti (e di questo Bondi e company hanno avuto abbondanti prove) e altrettanto repentini nei cambiamenti.
 
Questa volta a far cambiare opinione a Berlusconi Silvio è stata la replica di Enrico Letta. Non che questi abbia detto nulla di molto diverso rispetto alla sua relazione ma questa volta l’ha convinto. Miracolo delle parole o forse dell’ora. Ormai si era vicino al pranzo e ad una certa età è meglio rispettare gli orari. E infatti subito dopo la dichiarazione è schizzato a casa. Forse la nostalgia di Dudù?
Ovviamente non si tratta di marcia indietro, quando mai s’è visto un piazzista ammettere di aver cambiato idea. L’ultima esibita è solo la naturale evoluzione della precedente che peraltro è figlia della precedente che è figlia della prima. Basta accontentarsi.
 
Il primo a cogliere la palla al balzo è stato, ovviamente, Maurizio Gasparri che felice come una pasqua dichiara in tv che è contento che il partito rimanga unito perché tanto «si vota in un giorno solo e poi la vita va avanti» e che in fondo «i governi passano mentre i partiti restano.» E lui ne sa qualcosa di partiti che restano, visto che il Pdl è il suo terzo e gli altri due sono scomparsi. Negli stessi momenti Roberto Forrmigoni diceva che lui e gli altri sono da considerarsi «pionieri lungimiranti»,  quindi non più «diversamente berlusconiani?,  e formeranno un nuovo gruppo parlamentale. Che per un partito unito non c’è male. Chissà come si comportano quando si dividono.
 
Adesso sarà da vedere e da ridere, quel che faranno «questi pionieri lungimiranti/diversamente berlusconiani», Ammesso che rimangano tali e non rientrino presto tra i normalmente berlusconiani. Che almeno questi ultimi si sa come sono fatti. Che poi la diversità tra i due è tutta da capire. Già a Ballarò (1/10/2013) s’è assistito alla esilarante esibizione del duo Cicchitto-Sallusti. Si insultavano come due ragazzini all’uscita dalla scuola e se avessero avuto le cartelle si sarebbero presi a cartellate, come ai tempi del libro Cuore. Comunque erano carini a vedersi così agguerriti l’uno contro l’altro nel comune nome del berlusconismo. Si stentava a credere che entrambi avessero sostenuto con forza che la crisi non c’era, per via che non trovavano posto nel loro ristorante preferito, o del fatto della magrebina rubacuori o delle tasse che andavano tolte, cambiate di nome e ripresentate. Uno spasso.

Comunque non è finita. La serie degli sketch sarà ancora lunga peraltro da un paio di settimane non si sente nulla sul versante Pd. Ma non bisogna disperare. Si ride anche da quelle parti.

http://ilvicarioimperiale.blogspot.it/2013/10/il-ruggito-del-piazzista.html

 

È tristissimo l’epilogo della crisi politica e istituzionale (sempre che sia davvero l’ultimo capitolo) innescata da Berlusconi per l’ennesimo tentativo di salvarsi dalla galera. Tenta il colpo di mano, il Cavaliere, ma non gli riesce. Gli si spacca il partito, gli sfuggono personalità finora sempre fedelissime come Cicchitto e Quaglierello, comincia a formarsi un nuovo gruppo che può e vuole fare a meno di lui. Uomo mediocre a Berlusconi manca il coraggio di andare fino in fondo e vota anche lui la fiducia a Letta, spiazzando i superfalchi come Bondi e Nitto Palma. Ma il danno è fatto: il partito si sta sbriciolando, la sua leadership è finita, persino il suo “popolo”, quello con le bandiere e  quello che, con seri problemi grammaticali, opera  sui social network, sembra abbandonarlo. Anche i giornali di sua proprietà e contrattualmente costretti a sostenerlo fanno fatica a trovare un solo argomento serio in sua difesa. Risorgerà? Non credo. Potrà avere un futuro politico, galera permettendo, ma molto minoritario. C’era gente che non aspettava altro, Formigoni, Casini, e ora che il re è nudo chi vuoi che vada a rivestirlo?

 

Luca Craia

http://laperonza.myblog.it/