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IL PROGETTO DI FABRIZIO BARCA

Fra le varie interviste che il ministro Fabrizio Barca ha concesso in questo giorni sul suo documento per la riforma del partito/dei partiti della sinsitra italiana questa a RaiNews ci sembra una delle più interessanti.

Mette in luci molti apetti del lungo documento , altri sono completati e integrati.

Sopratutto sono ci sono prese di posizione chiare e che non si adagiano sul conformismo, in primo luogo l' affermazione dell' importanza dei partiti e della loro dimensione territoriale e di luogo di discussione e proposizione , non di mero apprendimento . Tra l' altro qui vogliamo segnalare una citazione (14.10)  di Willy Brant sul partito portatore di metodi e non soluzioni preconfezionate . Se ci è concesso uan volta tanto che si cita un grande vedere che non deve essere per forza un Papa ci rincuora un pò. E poi la centralità che viene data al lavoro , rivendicando la legittimità di affermare la differenza di interessi fra capitale e lavoro , a cui ovviamente bisogna dare una soluzione sperimentale e non dogmatica. Ed ancora il ruolo della macchian pubblica , da rigenerare per poltiche pubbliche senza la ripetizione del mero ritornello di tagliare per purchessia soluzione  

 

qui il link al documento

http://www.repubblica.it/politica/2013/04/12/news/fabrizio_barca_manifesto_per_un_buon_governo-56470527/

Si rifà vivo Barca

Fabrizio Barca la cui dichiarata disponibilità ad occuparsi di poltica nel PD all' inizio del 2013 desto molto interesse ed anche speranze, per molti mesi è apparso eclissato , preso inrealtà nel suo progetto "luoghi ideali", confrontandosi con la base del PD su nuovi modelli di partecipazione politica che rilanciassesro il ruolo dei partiti

Huffington post riporta un giudizio molto duro sulla segreteria di Matteo Renzi , anche se lo difende almeni formalmente dalle accuse de Bortoli

Intervistato da Libero, Barca parla a tutto campo. A partire, inevitabilmente dal Pd che - spiega - "non è il partito di Renzi. È ancora il Pd di Prodi e di Veltroni, con una direzione pletorica a e uno statuto che che prevede l'identità tra il candidato premier e il segretario e che per questo deve essere cambiato".

"Nel Pd non c'è democrazia". Barca critica la guida dell'attuale presidente del Consiglio: "C'è bisogno di una gestione democratica, che oggi nel Pd non c'è".

"Su editoriale Corsera difendo Renzi". Sul durissimo editoriale di Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera però, l'ex ministro si schiera dalla parte del premier: "Mi ha molto sorpreso il suo linguaggio. Quando leggo articoli così sul Corriere tendo a simpatizzare con chi è attaccato".

 

Sul tema della politica del lavoro era già intervenuto in una sua visita alla Sardegna.

E sul lavoro?
"La legge delega del governo conteneva una brillante idea che era quella della riduzione da 40 a 3 delle forme di lavoro a tempo determinato, adesso questa idea rischia di essere rovinata dalla riapertura di un dibattito che credevo chiuso con il governo Monti e che tocca una questione, quella dell'uscita dall'azienda, che non rappresenta certo, specie in una fase di crisi, dove aimè i lavoratori vengono mandati via a gruppi, la motivazione per cui non si aprono nuove imprese. Non si aprono perché non c'è domanda, non c'è innovazione, le risorse umane non sono adeguatamente formate. L'ultimo problema riguarda quello dell'uscita, non si possono cambiare continuamente le regole del mercato perché si crea uno stato di incertezza e uno scontro pubblico inutile per cui si perde tempo."

Quindi non articolo 18 ma articolo 19 come oggetto di modifica?
"Se c'è qualcosa da fare sul diritto sindacale ci sono da scrivere le regole della rappresentanza, la mancata scrittura rende debole la voce dei lavoratori all'interno delle fabbriche soprattutto nel settore manifatturiero che resta la chiave di volta della competitività del Paese di cui non vedo parlare più nessuno."

 

http://www.huffingtonpost.it/2014/09/28/fabrizio-barca-renzi_n_5895158.html?utm_hp_ref=italy

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=63008&typeb=0

 

 

Governo monstrum : un'alternativa c'era

GOVERNO MONSTRUM , UN'ALTERNATIVA C'ERA : Sentiamo dire in queste ore che il governo organico fra PD e PdL con il rischio di ritorni come Brunetta Gelmini indigeribili per gli elettori di sinistra , era inevitabile  , ora due personaggi che stanno emergendo nel caotico magma del Partito democratico e cha al contrario dei vari Renzi o Fassina , sostengono che un'alternativa ci sarebbe stata . Riportiamo qui sotto un intervento video di Fabrizio Barca ( ci sembra molto interessante la se conda ipotesi che alla fine del video propone sui franchi tiratori anti Prodi) e un post di Giuseppe Civati sul suo blog

 

http://youtu.be/lwarebx95XI

 

 

Sì, Civati, ma qual è l’alternativa?

Questa è la domanda che mi viene più rivolta in queste ore (la settimana scorsa era «perché non Rodotà?», che sembra passato un secolo).

Ora, le alternative erano molte fino al voto di Prodi, come ormai sapete. I famigerati 101 hanno decimato le speranze degli elettori del Pd e anche le alternative, questo è vero, e lo hanno fatto apposta. Ma qualche alternativa, quella sera, era rimasta ancora.

Se i ‘giovani’ del Pd, invece di dividersi come al solito, chi facendo precipitare la discussione a pochi minuti dal voto, chi rivendicando una posizione di corrente, chi schierandosi per l’ennesima volta dietro al capo (che nel frattempo era cambiato), avessero chiesto di riunirsi per discutere di quello che era accaduto per colpa dei soliti strateghi e avessero fatto una proposta tutti insieme, non ci saremmo trovati a votare il Presidente uscente su nostra insistente richiesta, come se non ci fossero alternative (perché questa storia delle «alternative che non ci sono» è iniziata quella sera).

Se poi, invece di dare la colpa a Twitter e aver discusso di espellere questo o quella, avessimo ragionato su quello che stava accadendo, non avremmo fatto nomi di possibili premier, senza prima chiarirci in che direzione si stava andando, una direzione per altro perfettamente contraria a quello che avevamo sempre detto (quasi) tutti quanti.

Avremmo, per esempio, individuato un percorso più rigoroso e sensato: un governo di pochi mesi, rivolto a tutte le forze politiche e non dichiaratamente al Pdl, con pochissime priorità, una legge elettorale da presentare contestualmente alla presentazione del governo stesso (a meno che non vogliamo credere che quelli che non l’hanno fatta l’anno scorso e l’anno prima e quello prima ancora, la facciano in tre settimane), un premier al di sopra delle parti, ministri che non avessero già fatto i ministri, e un gruppo dirigente del Pd veramente dimissionario. Perché si sono dimessi tutti (tranne il premier incaricato), ma non mi pare che sia cambiato alcunché, nelle dinamiche del Pd. Anzi. E stiamo parlando di un governo di legislatura, con ministri (già ministri) politici, condiviso nel programma con Berlusconi, che sembra quello più ‘tonico’, tra l’altro.

Se me l’avessero chiesto, in una qualche riunione del Pd che non c’è stata, l’avrei detto, e avrei chiesto di votare su questa posizione. Ma in ragione dell’autonomia spesso rivendicata dal partito (sì, ciao), ha deciso tutto Napolitano e non ci sono più state alternative.

Peccato che le alternative le avessimo distrutte noi, e poi abbiamo semplicemente deciso che la brutta notizia da dare agli elettori era meglio se toccava a Napolitano, perché per noi era un po’ dura spiegarla di persona.

Certo, c’era il rischio di non vederlo varare, quel governo che non abbiamo provato a fare. E c’era il rischio di andare a votare prestissimo. Un rischio che ci saremmo assunti, se fossimo stati davvero ‘giovani’. E invece si sono ‘posizionati’ quasi tutti. E i risultati li vediamo. E anche il fatto che in pochissimi minuti tutti si siano allineati, come sempre.

Le alternative nella vita ci sono: se però si escludono una dopo l’altra e volutamente, poi non ce ne sono più.

 

  http://www.ciwati.it/