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Keynesiani vs fanatici della austerità e della disuguaglianza

L'amico Paolo Sassetti ci segnala questo video dove con molta chiarezza viene speigata l'impostazione keynesiana di critica agli eccessi di austerità imposti all' europa dai governi conservatori. La posizione viene illustrata da Armando Carcaterra direttore investimenti di ANIMA, società del settore risparmio gestito , non certo quindi uno statalista di professione

 

Austerità : tesi smontata da Keynes nel 1933

Da Keynes Blog

Keynes sull’assurdità dei sacrifici: “La riduzione della spesa statale è una follia oltraggiosa”

 

TullioC USA e l' Europa Progressista

Come ho altre volte accennato credo che l'unita politica dell'Europa preoccupi molto gli USA in modo particolare un'Europa progressista con partecipazione del PSE e di tutti i movimenti progressisti. Per gli americani prevale il principio del divide et impera Vogliono un accordo commerciale con abolizioni di dazi totale per meglio giocare sulle ectoplasmiche nazionalita'. Ecco perche' attaccano Hollande che ultimamente si e' convertito in un'europa politica dei popoli e non dei governi. Nel frattempo vogliono spiarci comodamente non per antiterrorismo ma per aiutare le aziende antieuropeiste e favovorire quelle americano e contemporaneamente colpire gli ambiti culturali dove si sviluppa l'europeismo solidale patria dei diritti individuali. La finanza internazionale vuole la libera e anonima circolazione dei capitali mentre gli uomini non possono circolare.La Germania spiata e a mio parere colpevole di mancata solidarieta' europa e' stata immediatamente e strumentalmente punita. I media americani hanno subito scritto che col surplus commerciale affama l'Europa Insomma sempre divide et impera

 

TullioC si Repubblica e Progresso pagina di facebook

Krugman : un complotto contro la francia

 

Paul Krugman , docente di economia e relazioni internazionali alla Princeton University (dove insegna anche Maurizio Viroli, per inciso) , columnist del new York Times, e premio nobel per l' economia nel 2008 ha scritto un durissimo articolo contro la cappa di liberismo e attacco al welfare che domina l' occidente, complici anche le agenzia di rating , e prende spunto dal downgrating ai danni della Francia per parlare di un vero e proprio comlotto ai danni di quel paese , colpevole di non essersi piegato al pensiero unico di tagli e sacrifici per i soliti ignoti

In Italia ha parlato dell' articolo il Fatto Quotidiano,

 

Krugman titola addirittura il suo articolo: “Il complotto contro la Francia”, e unisce in questa manovra destabilizzante, oltre a S&P, “la rivista The Economist, che un anno fa equiparava la Francia a una bomba a orologeria nel cuore dell’Europa“ e i politici conservatori americani che predicano in continuazione politiche di austerità per ridurre il deficit, “ma ai quali non interessa in realtà niente del deficit avendo come solo interesse quello di incutere paura al fine di imporre la loro piattaforma ideologica”. Quindi questo declassamento è solo la conseguenza della cocciutaggine di Hollande, che non vuole piegarsi allo smantellamento del welfare francese. Krugman naturalmente non si limita alle semplici affermazioni, ma le sostiene con dati di fatto sull’efficacia delle politiche di riduzione del deficit operate dalla Francia negli ultimi tre anni, politiche che sono accompagnate, secondo Krugman, da dati economici e demografici confortanti. Persino, su alcuni aspetti, migliori di Olanda e Germania

 

Ma, dice Krugman, tutto questo non basta ai petulanti critici europei e americani (Rehn e Ryan), perché loro conoscono un solo parametro utilizzabile al fine di ridurre l’indebitamento: quello dei drastici tagli alla spesa pubblica. Siccome Hollande ha voluto invece accompagnare i tagli possibili a un necessario incremento dell’imposizione fiscale, ecco che si è reso necessario punire quel “socialista sovversivo“ (In America tutti i socialisti sono, per definizione, “sovversivi” – ndr). Non faccio fatica a “sposare” questa tesi di Krugman, dato che anch’io, da almeno un paio di anni a questa parte, dico più o meno le stesse cose sulle reali finalità dell’austerity. Ma è ancora Krugman ad avvertire di fare attenzione a quando si sente pronunciare, nelle dichiarazioni dei politici, la necessità delle “riforme strutturali“. E’ una frase “codificata” che significa semplicemente “deregolamentazione”

 

Dall' articolo originario proponiamo la traduzione di una riflessione molto attuale anche in Italia dove tutti si riempiono la bocca con la frase “riforme strutturali”

 

Oh, e quando la gente inizia a parlare delle meraviglie delle "riforme di struttura", prendetela cum grano salis. E 'soprattutto una frase in codice per la deregolamentazione - e le prove sulle virtù della deregolamentazione sono decisamente contrastanti. Ricordate, l'Irlanda ha ricevuto elogi per le sue riforme strutturali negli anni 1990 e 2000, nel 2006 George Osborne, adesso cancelliere britannico dello Scacchiere, ha definito un "esempio luminoso". Cosa è accaduto dopo ?

 

 

rinviamo sia al commento del FQ che all'articolo originario

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/11/krugman-difende-la-francia-e-sconfessa-pubblicamente-sp/773111/

http://www.nytimes.com/2013/11/11/opinion/krugman-the-plot-against-france.html?ref=paulkrugman&_r=0

 

 

CRESCE IL RISPARMIO DELLE FAMIGLIE

45 MILIARDI DI RISPARMIO FAMILIARE  Occupati fra appelli contro il complotto delle toghe rosse e ricorsi alla corti sempre più esotiche forse non tutti hanno colto una notizia di qualche giorno fa " Non bastano i dati Istat che segnalano a giugno un calo di circa il 3% sia per le vendite di prodotti alimentari che per quelli di prodotti non alimentari. A confermare che gli italiani spendono meno è il centro studi Unimpresa. La recessione, i timori per nuovi scossoni della crisi finanziaria e per nuovi inasprimenti fiscali frenano i consumi e le uscite: a giugno 2013 sono arrivati a quota 849,6 miliardi di euro i «salvadanai» delle famiglie, in aumento di 44,6 miliardi rispetto a giugno 2012 (+5,5%)."

Il mercato interno quindi non cresce non solo perchè chi non ppuò non spende ma anche chi potrebbe preferisce risparmiare . Certo è la preoccupazione della situazione generale , ma forse dovrebbe essere oggetto di riflessione per i cantori dello smantellamento del welfare, della distruzione di tutele e garanzie: dopo che strombazzi per lustri e lustri la necessità di togliere qualsiasi tranquillità , dalla pensione alle tutela del licenziamento , alle persone normali vien voglia di spendere ? 

http://www.corriere.it/economia/13_agosto_28/crisi-spesa-istat-unimpresa_dc6b4c5e-0fc3-11e3-b921-7cfcbde2c622.shtml

Democrazia Pura : contro l'ineguagliana

 

Gli Amici di Democrazia pura hanno ripreso approfonditamente il tema della disuguaglianza segnaliamo il link e facciamo seguire l' introduzione dell' amico CarloDL

 

INEGUAGLIANZA

L’attuale crisi economica pone con forza, su scala planetaria, la questione della disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Su questo crinale si marca la differenza tra sinistra e destra e quella tra liberali e democratici. La questione dell’ineguaglianza porta con se quella relativa alla traslazione del livello decisionale dall’ambito politico a quello economico-finanziario e dalla conseguente trasformazione del potere da elemento identificabile e controllabile a fenomeno imperscrutabile ed arbitrario. In altri termini la discussione sull’ineguaglianza si trascina dietro quella sull’evoluzione in senso oligarchico delle liberaldemocrazie occidentali. Antiche differenze che sembravano essersi attenuate nel tempo si ripropongono oggi con forza rinnovata.
Persino il FMI, l’OECD e gli ambienti più liberali e liberisti (The Economist) sono ormai consapevoli che la ineguaglianza nella distribuzione del reddito, già in forte crescita prima della crisi del 2008, abbia ormai raggiunto un livello difficilmente sopportabile. La disuguaglianza in se non significa molto ed anzi diventa accettabile se si traduce in un vantaggio collettivo quanto a livello di reddito. Tuttavia l’impressione pressoché unanime è che nei Paesi occidentali la crescita della disuguaglianza stia spingendo ampie fasce della popolazione sotto una soglia critica di reddito oltre la quale i cittadini si limitano a consumare i beni di sussistenza (in qualche caso tornando ad essere produttori) disertando gli altri settori del mercato. In sostanza stiamo assistendo, mutatis mutandis, a nuove forme di carestia.

http://www.democraziapura.altervista.org/?page_id=3778

La forbice sociale ampia : è da paesi in declino

Sul sito di Giuseppe Civati un interessante analisi riportato dall' economist ( non dal qutidiano del fronte farabundo martì) in cui si mostra che nei paesi più avanzati e sviluppati economicamente la forbice fra alta dirigenza privata e lavoratori ordinari è costantemetne minore di quelli in difficoltà economica . Ma di questo i vari Alesina, Giavazzi , Monti , Ichino, Boeri sempre pronti ai confronti internazionali su pensioni e legislazione anti licenziamenti discriminatori nonc i hanno mai parlato .

 

Incredibile.

Più leggo questa tabella e più la ritengo davvero incredibile.

Parto dal valore medio di retribuzione oraria dei CEO (Chief executive officier), l’Italia è ampiamente in testa con 957 $/ora, seguito dalla Spagna con 792, mentre paesi con economie più sviluppate delle nostre sono molto indietro (Germania 546 $/h – Francia 551 $/h – Gran Bretagna 616 $/h), e comincio a non capire quale sia la ratio che regola queste retribuzioni.

Ma l’incredulità aumenta quando si cominciano a prendere in considerazione i dati centrali della tabella, quelli che paragonano un’ora di retribuzione del CEO con i giorni di retribuzione del dipendente medio e di quello più basso, ripeto ore contro giorni.

Tralasciando ogni considerazione di tipo etico (e ce ne sarebbero diverse da fare), quello che immediatamente salta all’occhio è certamente il fatto che le economie più sviluppate siano tutte nella parte bassa della tabella, mentre i paesi più in difficoltà (dalla crisi o da problemi strutturali del paese, tipo noi e la Spagna) si trovano nella parte più alta assieme a paesi dell’Europa dell’Est, che sono di fatto paesi in via di sviluppo, con retribuzioni molto più basse delle nostre e spesso con sistemi di welfare tutti da sviluppare.

La domanda che mi sorge spontanea è: ma i nostri manager sono davvero così più bravi dei colleghi francesi e tedeschi da meritarsi quasi il 100% in più di retribuzione, le nostre aziende sono più efficienti delle loro? E perché di fronte a questi guadagni così alti dei top manager, le retribuzioni medie e minime sono così basse rispetto agli altri paesi, e comunque non riusciamo ad essere competitivi sui mercati internazionali?

Chissà perché conosco diverse aziende in cui l’amministratore delegato guadagna poco di più della media dei suoi collaboratori (5 volte) che hanno sentito pochissimo gli effetti della crisi mondiale… non voglio dire che dipenda “soltanto” da questo, ma sicuramente dipende “anche” da questo.

Forse sarebbe il caso di farci una riflessione tutti insieme, soprattutto in un momento in cui tutti devono fare dei sacrifici. Forse un po’ più di uguaglianza, o se volete, un avvicinamento ai comportamenti delle economie più sviluppate, un’attenzione anche alle componenti etiche e morali della retribuzione non guasterebbe. Anzi.

 

,http://www.ciwati.it/

http://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2013/06/daily-chart-6?fsrc=scn/tw/te/dc/weekswages

 

Stiglitz : la disuguaglianza ammazza la crescita

Il premio Nobel Stiglitz continua nell' opera di demolizione della castrafiche teoria liberiste / antistataliste che negli ultimi decenni hanno creato l' attuale disastro

 

Il teorema di Stiglitz dal fronte keynesiano getta una bomba oltre le trincee liberiste. Si fonda sul meccanismo di quella che gli economisti chiamano "propensione al consumo": i ricchi ce l'hanno più bassa del ceto medio, dunque se la distribuzione del reddito li favorisce lo shopping, contrariamente a quanto si potrebbe pensare intuitivamente, si deprime. E' invece il ceto medio a consumare quasi tutto quello che ha in tasca e a spingere Pil ed economia, quando la distribuzione del reddito lo favorisce.

La prova? Il grafico di Stiglitz è inattaccabile: quando i ricchi (ovvero l'1 per cento più ricco della popolazione) si è appropriano del 25 per cento del reddito scoppia la "bomba atomica economica". E' successo con la Grande Crisi degli Anni Trenta e con la Grande Recessione di questo secolo. Altro che teorie liberiste che hanno segnato gli ultimi trent'anni: "Gli apologeti della diseguaglianza sostengono che dare più soldi ai più ricchi  -  scrive Stiglitz nella sua relazione  -  sarà un vantaggio per tutti, perché porterebbe ad una maggiore crescita. Si tratta di una idea chiamata "trickle-down economics" (economia dell'effetto a cascata). Essa ha un lungo pedigree e da tempo è stata screditata".

qui l'articolo completo

http://www.repubblica.it/economia/2013/05/31/news/la_disuguaglianza_uccide_la_crescita_ecco_la_dimostrazione_di_stiglitz-60056705/