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LA VICENDA RUBY

La dichiarazione di bersani sulla vicenda Ruby, il tono e le parole giuste 

Youtube aveva cancellato il video "dietro insistenze di terzi che lamentavano la violazione dei diritti d' autore", ne abbiamo trovato un altro

Castruccio Ruby, ultimo atto ?

Caso Ruby ultimo atto (si spera)

 
Depositate le motivazioni della sentenza. A leggerle si coglie che il corpo diplomatico italico è stato scippato di  una grande risorsa dalla magistratura . Il presidente della corte si dimette. L’ex capo di gabinetto della Questura di Milano non ci fa una gran figura. Ma questa neanche altri che però se ne fregano.
 A tre mesi (quasi) esatti dalla assoluzione del domiciliato di Arcore è stata depositata la sentenza con le relative motivazioni. Si tratta di 330 pagine e si può facilmente immaginare che chi le ha scritte abbia ampiamente usato i famosi 15 giorni di ferie (aggiunte) che toccano ai magistrati. Giorni dati, e questo Renzi Matteo dovrebbe coglierlo al volo, proprio per scrivere le sentenze. Durante le vacanze. Se di solito luglio e agosto, per il clima, son mesi che invitano i normali a non aver pensieri per i magistrati sono al contrario il tempo giusto per scrivere. 
 
Trecentotrenta pagine sono un bel malloppetto, un romanzo cicciottello, e per renderne piacevole e scorrevole la lettura bisogna avere una certa qual arte. Che nel caso specifico pare, a legger i resoconti dei quotidiani, sia stata dispensata a piene mani. Sempre a dedurre da quello che è riportato dai giornali, la trama in taluni punti viene dipanata quasi si trattasse di un romanzo giallo laddove le premesse servono solo a sviare l’attenzione dal maggiordomo  assassino mentre in talaltri il tocco rammenta la leggerezza di Wodhouse quando narra del cameriere Jeeves. Poi ci sono le parti e sembrano le più in cui l’abilità diplomatica la fa da padrona. Verrebbe da dire che la magistratura abbia scippato una promettente risorsa al corpo diplomatico. Alla fine un meraviglioso esempio di complessità.
 
Per la logica sequenziale è ovvio che due più due faccia quattro mentre invece quando si ragiona per complessità due più due può fare cammello o cicoria. E questo è il caso. Il fatto che il Capo del governo abbia chiamato 7 volte in poco meno di due ore il funzionario della Questura non significa fare «minaccia esplicita o implicita» ma più semplicemente «una richiesta». E neanche (troppo) pressante. Soprattutto se dall’altra parte del telefono c’è un funzionario che vuol «compiacere» per «timore autoindotto.» Perché l’Ostuni Piero, oggi vicario del questore sempre a Milano, che forse è una promozione rispetto al ruolo di capo di gabinetto, «sacrificando l’interesse obiettivo della minore» dimostra una «accondiscendenza incautamente e frettolosamente accordata» al primo ministro e lo fa «per timore reverenziale, compiacenza o timore autoindotto, debolezza o desiderio di non sfigurare a fronte della rappresentazione soggettiva, condizionata dall’autorevole accreditamento del premier, di una effettiva possibilità di affidamento di Ruby consona al suo interesse.» Bingo. Le giuste doti del vicario del questore. Rassicurante.
 
A questo si aggiunga che tutto il contorno viene appurato: le cene non erano propriamente eleganti, un qualche lezzo di prostituzione è sentito, e Karima El Mahroug vi ha partecipato almeno 8 volte con quel che ne segue. Ma, ma c’è un ma. Anzi di ma ce ne sono due. Il primo è che il padrone di casa non sapesse della minore età di Ruby. Credibile. E il secondo è che chi l’aveva procurata, Emilio Fede, «non aveva alcun interesse a rivelarla a Berlusconi.» Questo invece molto credibile. Soprattutto alla luce di talune intercettazioni telefoniche. Ma è proprio per ciò che i romanzi di Wodhouse e il suo cameriere Jeeves sono piaciuti tanto. È il nonsense che acchiappa. E quindi in questa miscela di pesi e contrappesi, di senso e di nonsenso, tutto si tiene, tutto quadra e tutto si salva. Magari si spera che alla corte di Strasburgo, dove il domiciliato di Arcore ha presentato ricorso, si trovi meno ambizione letteraria, meno diplomazia e meno spirito umoristico.
 

Effetto collaterale, questa volta serio, di queste 330 pagine, stese in quest’ultima piovosa estate che se il tempo fosse stato bello forse sarebbero state di meno e magari più secche, è stata la lettera di dimissioni del dottor Enrico Tranfa, Presidente della Corte d’Appello di Milano. Che non era una toga rossa anzi, se proprio proprio quasi bianca, di centro. Probabilmente i suoi colleghi se ne faranno una ragione, magari anche velocemente, pensando che in fondo si libera un posto. Chi invece non se la farà tanto facilmente sarà proprio il dottor Tranfa ma da pensionato potrà, volendo e con sforzo, pensare ad altro.

 
 
 
 questo la spiegazione un pò tecnicistica di Travaglio su come ha influito la legge Severino sull' assoluzione
 

Antares : Lele Mora, le ragazze i festini: decadentismo morale

Navigando sul sito di discussione Politica in Rete  ho trovato una notizia postata da un utente del sito sulla probabile candidatura di Lele Mora tra le file del PdL.
Sappiamo tutti a quali trucchi sia ricorso il Presidente del Consiglio pur di evitare elezioni anticipate che avrebbero,il condizionale è d'obbligo,potuto bocciarlo come candidato Primo Ministro.
Sappiamo della attuale disfatta del neonato movimento Politico Futuro e Libertà che avendo fallito la spallata al governo Berlusconi sta perdendo pezzi e appena fondato rischia un tracollo precoce.
Per settimane i giornali e i telegiornali si sono e continuano a occuparsi del caso Ruby rubacuori,dei festini ad Arcore,del giro di donne che frequentava la residenza privata del Presidente del Consiglio allietandone le tristi e faticose giornate.
Esprimo tutto il mio disgusto verso personaggi del genere.
Lele Mora rischia seriamente l'interdizione dalla attività imprenditoriale e rischia di incorrere in una procedura di fallimento che riguarda le sue aziende,la professione di inventori di tronisti e personaggi da appioppare in tv sembra essere giunta al termine.
Quello che più mi preoccupa non è solo e soltanto il fatto che questo uomo si candidi,senza,intendiamoci,uno straccio di militanza politica e esperienza in questo campo,quanto il fatto molto ma molto grottesco che qualcuno e sopratutto qualcuna, lo voti.
Un parlamento centenario che ha visto partecipare ai dibattiti e alle votazioni gente del calibro di: Matteotti,De Gasperi,Togliatti,Nenni,Pertini e altri tantissimi nomi,si sta riducendo a un porto franco per personaggi del piccolo schermo falliti in cerca di una nuova verginità spacciandosi come volti nuovi ma già conosciuti dai più.
Una riflessione tocca anche il comportamento delle ragazze che partecipavano alle feste di Berlusconi.
Ragazze invitate e non cerco costrette e minacciate a fare il loro ingresso ad Arcore dove successivamente alla gozzoviglia della tavola subentrava la gozzoviglia sessuale o si presume tale.
Ragazze che intascavano la busta dei soldi e quello che è più preoccupante sono i loro discorsi cinici,partecipare a festini seppur privati,farsi pagare per sistemare il loro parentado che puntualmente aveva uno o più membri inguaiati.
Vero e proprio decadentismo sociale,una frase su tutti: "Io non mi metto a lavorare per mille euro al mese". Il lavoro visto come una atroce umiliazione da evitare,sempre se lo si riesce a trovare,o meglio,se si vuole trovarlo,sostituito da tentativi furbeschi di far carriere frequentando in maniera spudorata e senza fronzoli residenze di potenti da soddisfare sulle due piazze del letto matrimoniale o anche in piscina.
Pur di apparire si fanno casting per partecipare a reality di nessun valore culturale,dove si sgomita per emergere dalla massa e fare tendenza,diventare un personaggio discusso,ammirato e osannato da un pubblico fatto deviare dalla conoscenza,dalla cultura,dallo spirito critico. Ma la colpa non è solo della televisione che devia i suoi spettatori da cose importanti e anche gravi,la colpa è anche dell'utenza dormiente sempre pronta a ingurgitare qualsiasi cosa purchè sia divertente e attraente e abbagliata dallo specchietto delle allodole.
Il senso critico richiede riflessione,impegno in grosse quantità costanza quotidiana,anche rabbia e un senso di ira,il televoto per decidere chi tra due concorrenti sconosciuti deve abbandonare la catapecchia,dona un senso di potenza sovrannaturale,un motivo di discussione sterile e arido con cui condividere con amici e conoscenti e blaterare per ore.
Un tempo c'era la tv dei quiz,dei personaggi che con la loro cultura riuscivano a vincere nelle trasmissioni una certà quantità di denaro,oggi ci sono personaggi raccogliticci che per accaparrarsi fama e successo temporaneo,sbraitano,litigano,gigioneggiano tra quattro mura stracolme di telecamere con un pubblico non immune dal seguire certi programmi televisivi che non sono più in grado,se non in minima parte,di offrire sia l'intrattenimento con una buona dose di livello culturale.  ANTARES.
 

"Se non ora quando" anche a Londra, a Roma la Gelmini straparla

 

 

 

A Londra, un migliaio di persone ha preso parte al corteo della manifestazione 'Se non ora quando', muovendo da Downing Street a Hyde Park. Tra palloncini viola e ombrelli, mamme coi passeggini, giovani, uomini e donne di mezza età hanno ascoltato attenti i discorsi innalzando cartelloni. "Cercasi presidente del Consiglio onesto, dignitoso, rispettoso della Costituzione. Astenersi mitomani, sessodipendenti, collusi e ricattabili. Istrionismo non gradito", questo lo slogan di un poster con cornice tricolore affisso alla staccionata dentro cui si è svolta la manifestazione

 

 

http://www.repubblica.it/politica/2011/02/13/dirette/donne_piazza-12400706/

 

 

"Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne". Lo dichiara in una nota il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. "Non vengano a raccontarci - prosegue Gelmini - di voler difendere la loro dignità, quando sono le prime a bollare automaticamente come prostituta qualsiasi donna metta piede in casa del premier". "Oggi non va in scena la manifestazione 'delle donne' ma quella di militanti della sinistra contro il governo Berlusconi. Le organizzatrici se ne facciano una ragione, questa loro battaglia non monta nel Paese. Non c'è motivo e non c'è speranza che le donne italiane vedano la propria dignità minacciata da questo governo, nè che si sentano coinvolte in una speculazione politica che non capiscono, non condividono e non appoggiano"

INVECE MAZZINI E LE DONNE

"Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali.Abbiate dunque la Donna siccome compagna e partecipe, non solamente delle vostre gioie o dei vostri dolori, ma delle vostre aspirazioni, dei vostri pens...ieri, dei vostri studi, e dei vostri tentativi di miglioramento sociale. Abbiatela eguale nella vostra vita civile e politica. Siate le due ali dell'anima umana verso l'ideale che dobbiamo raggiungere. La Bibbia Mosaica ha detto : Dio creò l'uomo e dall'uomo la donna; ma la vostra Bibbia, la Bibbia dell'avvenire dirà : Dio creò l'Umanità, manifestata nella donna e nell'uomo". GIUSEPPE MAZZINI, dei "Doveri dell'Uomo".

Dal sito facebook dell' amica Roberta Culierzi

IL PRI E IL RISPETTO PER LE DONNE

In un articolo apparso sul sito del PRI sulla possibilità che Pannella si possa unire alla congrega berlusconiana nel pregustare l' evento e giustificandolo per combattere il PD cattocomunista, a dimostrazione della perfidia del medesimo se ne escono con questa frase 

 Anche perché riscontriamo come Marco sia rimasto, nel suo modo di concepire la vita e la realtà, ben poco conforme a quel pensiero cattocomunista che pure domina ancora il Pd e che l’onorevole Bersani ha elargito a piene mani nell’assemblea nazionale di domenica scorsa. Per considerare come una vittima una ragazza che guadagna duemila euro in una notte, ci vuole davvero beneficio di inventario

Ecco qui : una quasi ragazzina, lasciamo stare il caso delle minorenni, si vende ad alto prezzo , non sarà mica una vittima, perchè sia arrivata a vendersi, chi l' ha comprata non conta , l' importante è il prezzo

http://www.pri.it/new/html/notapolitica/notapolitica.htm

 

C. Fava il silenzio dei padri sulle notte di arcore

L' amico Eugenio Fusignani ha segnalato su Facebook questo bellissimo pezzo di Claudio Fava sull' argomento

Non solo il cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine…

 

Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità.

 

Ecco perché accanto ai dieci milioni di firme contro Berlusconi andrebbero raccolti altri dieci milioni di firme contro noi italiani. Quelle notti ad Arcore sono lo specchio del paese. Di ragazzine invecchiate in fretta e di padri ottusi e contenti. Convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate. Dici: colpa della periferia, della televisione, della povertà che pesa come un cilicio, della ricchezza di pochi che offende come uno sputo e autorizza pensieri impuri. Balle. Bernardo Viola, voi non vi ricordate chi sia stato. Ve lo racconto io. Era il padre di Franca Viola, la ragazzina di diciassette anni di Alcamo che, a metà degli anni sessanta, fu rapita per ordine del suo corteggiatore respinto, tenuta prigioniera per una settimana in un casolare di campagna e a lungo violentata. Era un preludio alle nozze, nell’Italia e nel codice penale di quei tempi. Se ti piaceva una ragazza, e tu a quella ragazza non piacevi, avevi due strade: o ti rassegnavi o te la prendevi. La sequestravi, la stupravi, la sposavi. Secondo le leggi dell’epoca, il matrimonio sanava ogni reato: era l’amore che trionfava, era il senso buono della famiglia e pazienza se per arrivarci dovevi passare sul corpo e sulla dignità di una donna.

A Franca Viola fu riservato lo stesso trattamento. Lui, Filippo Melodia, un picciotto di paese, ricco e figlio di gente dal cognome pesante, aveva offerto in dote a Franca la spider, la terra e il rispetto degli amici. Tutto quello che una ragazza di paese poteva desiderare da un uomo e da un matrimonio nella Sicilia degli anni sessanta. E quando Franca gli disse di no, lui se l’andò a prendere, com’era costume dei tempi. Solo che Franca gli disse di no anche dopo, glielo disse quando fece arrestare lui e i suoi amici, glielo urlò il giorno della sentenza, quando Filippo si sentì condannare a dodici anni di galera.

 

Il costume morale e sessuale dell’Italia cominciò a cambiare quel giorno, cambiò anche il codice penale, venne cancellato il diritto di rapire e violentare all’ombra di un matrimonio riparatore. Fu per il coraggio di quella ragazzina siciliana. E per suo padre: Bernardo, appunto. Un contadino semianalfabeta, cresciuto a pane e fame zappando la terra degli altri. Gli tagliarono gli alberi, gli ammazzarono le bestie, gli tolsero il lavoro: convinci tua figlia a sposarsi, gli fecero sapere. E lui invece la convinse a tener duro, a denunziare, a pretendere il rispetto della verità. Tu gli metti una mano e io gliene metto altre cento, disse Bernardo a sua figlia Franca. Atto d’amore, più che di coraggio. Era povero, Bernardo, più povero dei padri di alcune squinzie di Arcore, quelli che s’informano se le loro figlie sono state prescelte per il letto del drago. Ma forse era solo un’altra Italia.

 

                                                                                                                                                                     (Claudio Fava)

  

 

22 gennaio 2011

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000231868936#!/notes/eugenio-fusignani/il-silenzio-dei-padri-per-le-notti-di-arcore/10150131882840820

C. Fava il silenzio dei padri sulle notte di arcore

L' amico Fusignani ha segnalato su Facebook questo bellissimo pezzo di Claudio Fava sull' argomento

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000231868936#!/notes/eugenio-fusignani/il-silenzio-dei-padri-per-le-notti-di-arcore/10150131882840820

C.De Gregorio: ci sono anche altre Donne

L' amico Gianluca ci segnala questo commento di Concita de Gregorio

 

Le altre donne

di Concita De Gregorio 
 
Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».

Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché. 

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.

Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.

Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.
 
18 gennaio 2011

http://www.unita.it/firmedonne/